"Roma senza papa", è un romanzo di anticipazione teologica e di fantapolitica pubblicato postumo da Guido Morselli. Il romanzo è stato scritto nel 1966, ma venne pubblicato nel 1974 dopo il suicidio dell'autore. Pur conoscendo grosso modo la trama di questo romanzo, confesso di averne letto solo degli stralci, ma di esserne stata incuriosita al punto da ripropormi di farlo integralmente. Conosco l'autore riscoperto postumo come "caso letterario" per aver letto altri suoi libri (nella fattispecie, Dissipatio HG e e Un dramma borghese). Qui la trama del libro citato, scritta con l'acutezza ironica di una vicenda che allora pareva surreale. La padronanza con cui Morselli si muove nei meandri delle dottrine teologiche, vere e immaginarie, della Chiesa, i magistrali ritratti di ecclesiastici di alto e di basso rango, l’incessante invenzione satirica, fanno di quest'opera un felicissimo romanzo di ‘anticipazione teologica’. Morselli del resto, gode da tempo dell'attenzione di numerose pubblicazioni da parte della critica letteraria. Da Valentina Fortichiari che ha dato un grande contributo alla scoperta di questo caso letterario postumo, a Linda Terziroli una sensibile studiosa dell'autore, che ho avuto il piacere di conoscere. Qui, l'indagine di un'opera dimenticata, ma che oggi torna prepotentemente di attualità. Con una Chiesa sempre più sincretica e laica, le cui dispute teologiche somigliano ai dibattiti salottieri tra intellettuali di sinistra del film "La terrazza" (1980) di Ettore Scola, e con religiosi che assumono nel loro eloquio, psicologismi freudiani e sociologici, tralasciando ogni spiritualità:
https://www.arateacultura.com/roma-senza-papa-di-guido-morselli-indagine-su-unopera-dimenticata/
La buonanima di Morselli, nato a Bologna ma di stanza a Varese, del quale ho pure visitato la deliziosa "casina rosa", ovvero la sua dimora-museo al limitar dei boschi sulle alture di Gavirate (dimora che aprono al pubblico ogni anno), non me ne vorrà, se non posso fare a meno di accostare le vicende che stiamo vivendo a quanto ha descritto nel libro in tempi ormai lontani e non sospetti. E per descrivere il mio disappunto nel non comprendere le intenzioni dell'attuale papa, a ridosso della settimana pasquale Incomprensibili le sue apparizioni assai irrituali. Sappiamo che la Via Crucis non la reciterà lui e che ha dato mandato al cardinale argentino Leonardo Sandri (salvo mutamenti successivi). Sul poncho a righe da campesinos indossato a San Pietro, molti si sono già espressi (sottolineo l'articolo di Borgonovo sulla Verità e di Roberto Pecchioli). Sono d'accordo con loro quando asseriscono che non è un gesto di umiltà mostrarsi all'interno di San Pietro con la sciatteria dei pantaloni neri da parroco, i tubicini al naso e il poncho con la trama del "tarliso", ovvero quella rivestitura a rigoni dei materassi d'antan. Senza papalina in testa, senza anello e pure senza la croce in evidenza. E se si può e si deve provare humana pietas per l'anziano sofferente dal volto gonfio per i probabili cortisonici assunti, è pur vero che soffriva anche papa Wojtyla, ma questo non gli impediva di indossare con dignità l'abito talare bianco fino alla fine, e di aggrapparsi al suo pastorale quale conforto spirituale, nei momenti di maggior sofferenza fisica. E cioè ai simboli del Pontificato. Quanto alla spoliazione dei simboli religiosi (la croce, il crocefisso, i colori della pianeta e dei paramenti liturgici del sacerdote quando officia la Messa, l'incenso, i salmi e i riti), mi pare pacifico che un cristianesimo deprivato dei suoi segni e dei suoi simboli, sia la palese rinuncia alla sua esistenza, poiché mai come in questi casi, la forma è sostanza. Arrivati a questo punto, non sappiamo nulla del calendario delle funzioni di questa settimana e della presenza di Bergoglio. Questa strana indeterminatezza, tanto fa pensare a una sorta di sedevacantismo coperto e tenuto segreto, e mi ricorda quando nel 2020 ci trattennero rinchiusi in casa senza poter onorare la santa Pasqua, senza alcuna spiegazione logica. Del resto, non dimentichiamo che la grande spallata alla chiesa venne assestata proprio in occasione della cosiddetta "pandemia", quando le porte delle parrocchie restavano chiuse, alcuni carabinieri salivano sull'altare maggiore per fare le loro reprimende a qualche preticello coraggioso (don Lino Viola), reo di voler officiare la Messa nel giorno sacro della Resurrezione. E quando io stessa mi intrufolavo di nascosto in qualche cappelletta di campagna rimasta aperta per misericordia, mi pareva di essere quasi un sopravvissuto personaggio da catacombe. E' con profonda tristezza che ho appreso la tragica notizia della domenica delle Palme insanguinata a Sumy in Ucraina. E ovviamente, per quella serie ininterrotta di carneficine e di macerie senza fine che persiste a Gaza, dove anche le piccole missioni cristiane vengono prese d'assalto e non risparmiate dalla violenza cieca e ottusa. Non se ne può più di sentire scuse meschine e crudeli come quella degli "scudi umani". Le vite umane sono vite umane e non porri che se ne tagli la testa, poi magari ricrescono.
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Giotto - La Resurrezione |
In attesa che il mondo si riequilibri e scacci i demoni che lo rendono prigioniero, non rinunceremo, tuttavia, alle nostre tradizioni, ai nostri riti, ai nostri simboli, a qualche strenna pasquale, ai dolci fatti in casa (ogni regione ha i propri) da scambiarci insieme agli auguri ai nostri cari e ai nostri amici. Pertanto, non possiamo rassegnarci a questo quadro di desolazione, poiché credo che arrendersi e darsi per vinti (anche se intorno a noi tutto congiura a farci star male), è impedire che avvenga il miracolo della vita e del mondo che si rinnova.
Perciò, Buona Pasqua a tutti!
San Roberto (giovedi santo)
San Roberto (giovedi santo)