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29 March 2025

Paranoie belliche: zaini, kit di sopravvivenza e oro alla patria


Ormai è chiaro che  qui in Ue dobbiamo sottostare alla "dittatura delle donnette". E  non mi sento affatto rassicurata da questo "inferno rosa" che si agita contro tutti noi. Fuori i nomi, tanto per non restare sul vago: in primis, la baronessa Ursula von der Leyen (ha iniziato lei con la dittatura sanitaria prima, e con il concetto di "permacrisi" dopo; ovvero l'idea aberrante che dobbiamo aspettarci crisi permanenti). Senza contare il RearmEurope appena trasformato con la nuova etichetta Readiness 2030. Che è come dire pronti, partenza, via che il 2030 (ovvero l'anno degli espropri) è già qui.  Oltre a ciò,  Christine Lagarde la strozzina che dal FMI è passata alla BCE,  con dei dei mutui-cappio; l'estone Kaia Kallas, le cui proposte  irrazionali e il suo velleitarismo bellicista di chi vorrebbe attaccare la Russia,  hanno stancato perfino i suoi. Poi volendo arriva la Metzola da Malta, e ora sentiamo  pronunciare un nome che suona ben poco belga: né vallone né fiammingo, per intenderci.  Ovvero quello di   Hadja Lahbib, nome di origine berbera, tenuto conto che i suoi genitori sono degli algerini. Ma è Commissaria  europea per la parità e per la Gestione della crisi, più che integrata nell'apparato istituzionale, perciò si sente in diritto di spaventare  e intimorire con un video che parla di zaini, di kit di sopravvivenza e di rifugi entro i quali rimpiattarci come topi, in caso di "emergenza bellica".  Sempre in modalità "fate presto! fate presto!". Cosa mettere nello zaino della salvezza, secondo lei? Carte da gioco per passare il tempo (72 ore) in assenza di Netflix, fiammiferi, accendino, pilette, medicine e cibo in scatola. Per pagare, usare solo contanti in caso di guerra perché "la carta di credito diventa un pezzo di plastica". Tutto questo, mentre fino a poco tempo fa, ci intimavano di prendere persino un caffè e un gelato con "il pezzo di plastica". Nel mentre,  la rapace Lagarde, non fa mistero di voler introdurre quell'euro elettronico, previsto per questo autunno.  Ma la confusione, l'incoerenza e l'irrazionalità, il dispotismo ottuso e contradditorio,  sono le armi tipiche dei tiranni, e già li abbiamo visti all'opera durante i confinamenti  e le varie "misure" nel 2020-21-22. E' dunque questo il nuovo volto  della nuova Europa che avanza? Sono tutte buone ragioni per uscirne fuori a gambe levate.

 

Hadja Lahbib e il kit per la sopravvivenza

Questa Ue si  è messa di buzzo buono nella situazione di suicidarsi da sé e i peggiori "parassiti" (copyright Vance) noi  li abbiamo direttamente in casa. Non prima di aver fatto fuori i suoi cittadini che perseguita e malversa in tutti i modi. E se devo dirvi tutta la sacrosanta verità, al momento mi fanno più paura gli zaini, i kit per la sopravvivenza macronista, gli elmetti e la mimetica della von der Leyen, le cosiddette "linee-guida" a base di parole insopportabili come le 72 ore di "resilienza", di quanto non me ne faccia lo stesso Trump coi dazi e lo stesso di Putin messi insieme. Non so voi, ma io rivedo e riascolto  lo stesso pessimo film della pandemenza in salsa bellicista. Non prima di aver realizzato l'Agenda di Davos con la nuova etichetta da legge marziale Prontezza 2030. Cioè quando non avremo più nulla, ma faremo finta di essere felici. Sempreché saremo ancora vivi.

Passiamo dalle "donnette" agli "omiciattoli". Non poteva mancare Macron, i suoi scudi nucleari e le sue richieste di oro alla patria sotto forma di bond, le sue continue assillanti riunioni dei cosiddetti volenterosi  (diventati poi "rassicuratori"), nel tentativo di accreditarsi come leader del continente europeo.  Ma soprattutto la guerra è per lui la polizza assicurativa per la sua sopravvivenza politica, tenuto conto che non ha vinto le elezioni e ha un situazione ingarbugliata in casa. Perciò scatena la parodia bellica  un po' come in  quel filmetto di Brigitte Bardot, "Babette va alla guerra" dove si finge di sconfiggere i tedeschi,  in realtà grazie al supporto inglese. Meglio la Bardot di lui - si dirà. Non c'è dubbio, se non altro si occupa solo di animali.

L'Eliseo vuole ora una forza battezzata come "forza di rassicurazione" franco-bitannica, modo edulcorato per intendere soldati al fronte. Ma temo che saranno in molti a defilarsi. Del resto, mettersi al di fuori dell'ombrello americano per inseguire le velleità di Macron, potrebbe costarci caro. Appartiene al novero di chi sgomita per accreditarsi all'estero, poiché impopolare in patria, anche il primo ministro britannico Keir Starmer.  Macron e il bigio Premier laburista devono focalizzare bene se sono disposti a permettere che continui il massacro  dei popoli russo e ucraino, solo per non finire cecchinati, alle prossime elezioni. 

Leggo, non senza  un certo divertimento, che l'uomo dell'Eliseo avrebbe tenuto il 5 marzo scorso, un memorabile discorso alla nazione: "La Patrie a besoin de vous". In realtà è dei portafogli dei suoi cittadini che ha bisogno. Pertanto sarebbe pronto a creare un fondo di 450 milioni per finanziare le aziende del settore della difesa "su base volontaria". Un fondo sottoscritto da "piccoli risparmiatori" laddove il denaro investito non potrà essere mosso per 5 anni. Garanzie? Non se ne  conosce ancora il rendimento. Mi piacerebbe sapere in quanti si precipiteranno a sottoscrivere questi titoli, ma andiamo avanti.

 


Sullo sfondo, si agita  quello che viene già indicato  come il "Quarto Reich tedesco"; ovvero,  quelli che non fanno tante chiacchiere ma fiutano gli affari, e  si organizzano di conseguenza. Si parla, da parte di Berlino, di un fondo da mille miliardi, equamente ripartito fra opere, infrastrutture e mezzi militari nel cui programma ci sarebbero carri armati, caccia di ultima fabbricazione, bombardieri, sottomarini potenti e droni -  una mossa che deve aver fatto agitare Macron, smanioso  com'è di non essere da meno.  La narrazione che anima questo "armarsi con prontezza" è sempre la stessa: la Russia è pronta ad attaccare l'Europa, pertanto occorre aumentare la sua forza militare. I sacerdoti  tedeschi dell'Austerità e del  Rigore da "spread" (ve li ricordate?) ora scoprono che si può fare debito sano. Cioè bellico. Ursula benedice. 

Si ha l'impressione di dover essere costretti a nuotare in acque torbide infestate da alligatori con le fauci spalancate che non sappiamo come evitare. Più che "parassiti", tutti predatori e predoni.

San Secondo

21 March 2025

Un Manifesto alquanto sospetto




Ho letto in passato, e in tempi non sospetti il Manifesto di Ventotene scaricandomi il Pdf da Internet. Oggi tutti ne parlano alla luce di quanto è avvenuto qualche giorno fa alla Camera, ma tra quelli che sventolano la loro bibbia come è avvenuto durante il Michele Serra Pride, temo che pochi si siano presi la briga di analizzarlo nei singoli passaggi. Già, la parola "manifesto" dovrebbe insospettire e non mancano gli esempi: il Manifesto dei Comunisti di Karl Marx, il Manifesto quotidiano comunista, e via elencando. Perché in fondo un Manifesto, per sua stessa natura, è un documento fatto per non essere discusso. Basta l'ipse dixit.  Non mi stupisce pertanto, la squallida caciara alla Camera contro la lettura di alcuni passaggi critici della Meloni sul citato documento. Compagnucci e vetero-compagnucci in lacrime, manco fosse stato profanato il Vangelo, i quali intimavano la presidente del Consiglio di "inginocchiarsi", al cospetto di questi santi e martiri canonizzati dalla chiesa rossa che sono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni. Spiccavano, fra tutti gli esagitati, Fornaro e Speranza, entrambi del Pd.
Arrivano pure le dietrologie sul fatto che la Meloni avrebbe abilmente gettato l'osso con una ricca polpa a questi ossessi per depistarli dai suoi problemi di compattezza politica all'interno della sua maggioranza, riuscendoci alla perfezione (versione di Giordano Bruno Guerri). 
Quale che sia stato lo scopo per cui Giorgia Meloni abbia voluto riprendere un tema relativo a un documento del 1941 (cioè di quasi 90 anni fa), personalmente reputo che prima o poi, una critica a questo "simulacro" andava fatta. 
La fece già Ida Magli nel silenzio più assordante la quale scrisse della vocazione autoritaria di Altiero Spinelli, uomo del Bilderberg.e fondatore insieme ad Agnelli dell'Istituto per gli Affari Internazionali Italiano. Qui  sotto potete leggere uno stralcio dal suo libro "La dittatura europea" (pag. 147 ed. BUR Rizzoli 2010) nel quale ne fa riferimento. Non mi risulta che fosse giunta qualche querela alla nota antropologa, per aver svelato le radici massonico-comuniste di Spinelli & Co. 

Pag.147 - Ida Magli su Altiero Spinelli (La dittatura europea)


Né è un mistero che l'edificio del parlamento Ue a Bruxelles abbia un'importante aula titolata Sala Spinelli ed un'altra sala sede dell'emiciclo, intitolata al massone di alto grado già ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak (zio dell'attrice Catherine). Ma la natura elitaria ed elitarista del Manifesto di Ventotene permea per tutte le sue pagine. 
Spetterebbe secondo questo testo,  a un'élite organizzare le forze progressiste "attingendo visione e sicurezza, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna".
E ancora: "Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo Stato, e attorno a questo, la nuova democrazia". Ecco dunque riapparire il mito del partito di classe che guida tutte le altre forze rivoluzionarie.
Quali tendenze avrà la nuova Europa preconizzata dai tre Re Magi di Ventotene?
 "La rivoluzione europea per rispondere alle nuove esigenze, dovrà essere socialista..."

Ricordo che l'URSS di allora si chiamava per l'appunto Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. E che la Ue ha avuto a lungo dirigenze ed euro-commissari socialisti, facendo uso di termini come "troika", "commissari", "tecnici", di bolscevica memoria. Ci manca solo la "duma" (parlamento, in russo), tenuto conto della natura burlesca del parlamento europeo in cui i parlamentari hanno diritto di parola solo per pochi minuti. Ricordo che per il ReArm-Europe, hanno privato detto parlamento del ruolo decisionale, limitandosi ad una consultazione formale, priva di valore. Ma ecco il passaggio più specificamente comunista di tutto il Manifesto: 

"La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio...". 
 
Capirete bene che in un contesto di indebitamento generale degli attuali stati europei e della discussione su come spalmare il debito fino a farne un Debito Unico (questa è l'idea), il passaggio storico sugli espropri degli immobili suona sinistro come una campana a martello.
Perfetto! Questo è dunque l'atto fondativo dell'attuale Ue, contro il quale non si può ricorrere né discutere, altrimenti si è dei pericolosi "fascisti"  di ritorno con tanto di camicia nera e di braccino alzato. 

Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere nuovi cortei azzurro-stellati da parte degli "splendidi settantenni" come Michele Serra e Nanni Moretti con l'aiutino dell'altro settantenne Benigni e dei suoi "comiziacci" sempre così comicamente e giullarescamente corretti che tanto piacciono a  Mattarella. Tutti in piazza, i vecchi e i nuovi rossi tinti di azzurro stellato come tante Madonne Pellegrine, con meeting e raduni a spese dei cittadini dei vari comuni. Poi magari, tutti insieme appassionatamente per una visita guidata all'isola di Ventotene, che per l'occasione diventerà un'acclamata mèta turistica per tour operator in cerca di luoghi ameni, con tanto di "pacchetti d'agenzia". Repubblica-Elkann avrà già pronti i suoi opuscoletti su Ventotene da distribuire durante il tragitto, insieme ai  fatidici cestini delle merende di cigiellina memoria.

21 marzo S. Benedetto (Primo giorno di Primavera)


17 March 2025

Eutanasia, finta compassione e cultura della morte




A questo tema delicato del fine vita ho già dedicato alcuni post durante il caso Englaro e purtroppo mi tocca ritornarci. Aborto, eutanasia, guerre guerreggiate più o meno per procura, sieri genici...fanno tutti parte integrante di un unico malvagio disegno: i piani neomalthusiani di Davos e dintorni. Inoltre, varare un'eutanasia di stato è quanto mai pericoloso per i risvolti politici ed etici che può presentare. Vi ricordate Milosevic, morto "suicidato"? Sì, beato a chi se l'è bevuta! Esiste sempre un'ombra di ambiguità e  di mistero nel referto di suicidio di personaggi  politicamente "scomodi".

Non ci siamo fidati degli ospedali ai tempi della "pandemia", figuriamoci se c'è da fidarsi in questi casi con un tema così delicato come l'eutanasia chiamata col nome "ossimorico", ipocrita e fuorviante di "suicidio assistito", dal momento che chi assiste l'aspirante suicida, in realtà collabora alla sua morte. E non è esente da un qualcosa che rassomiglia molto a un omicidio. Si può ancora pensare? Si può ancora dire? 
L'eutanasia è in realtà un'arma caricata e messa bene in vista sul comodino. Un depresso cronico può essere più facilmente incoraggiato ad usarla. Un anziano malato, sarà indotto a togliersi di torno prima possibile, perché sarà il primo ad auto-considerarsi un peso insostenibile per sé e per gli altri.
Non a caso, si iniziò a parlare di questo tema così delicato ed eticamente sensibile ai tempi della grande crisi sanitaria,  con uno Speranza già fautore di questa pratica ...senza speranza.

Ci sono da segnalare le fughe in avanti  di Attilio Fontana, governatore della Regione Lombardia, che arde dalla smania di non sembrare abbastanza "moderno" e non vuole farsi superare dal suo collega piddino Giani in materia eutanasica. Ma non doveva essere competenza dello stato e non già delle Regioni? Se passano certi "tavoli tecnici"  regionali dove nei fatti, alle strutture sanitarie locali viene dato mandato sulla possibilità di certe pratiche, avremo una sorta di eutanasia à la carte , a seconda delle regioni. In proposito, non scherza nemmeno Zaia che spinge per la sua regione in eguale direzione, come pure Fedriga.  Così, avremo destra e sinistra unite nella lotta per la dolce morte. Quasi come ai tempi della Sars-Cov2 quando  tutti i presidenti di regione, facevano a gara a chi ne vaccinava di più, a chi ne rinchiudeva di più in casa, a chi ne controllava di più e a chi applicava con più solerzia le misure repressive. Da sinistra a destra, da Nord a Sud.
Non importa se governatori di un colore politico e di un altro - contrapposizioni nelle quali credono ormai solo i più gonzi, dato che tutti finiranno col buttarsi nel lucroso supermercato della morte.  Complimenti o Governatori! 
Così come tutto lascia pensare che improvvisamente aumenteranno  i "casi disperati" (complici i  media con la loro assillante ridondanza) sul tipo della paziente "Serena", nome di fantasia di una signora lombarda 50 enne affetta da sclerosi multipla progressiva. Casi che tanto piacciono a Marco Cappato, il Caronte traghettatore alla "morte dolce"; già autore del pronunciamento 242 del 2019, più noto, per l'appunto, come "sentenza Cappato". In tutto ciò, non manca né mancherà chi ci guadagna. Si tratta di associazioni attive nell'accompagnamento e assistenza al suicidio, con sempre più iscritti. Una molto famosa è la svizzera Exit che conta 150.000 iscritti.  
A proposito di radicali, mi urge aprire una parentesi. Marco Pannella fu un convinto eutanasista ante litteram, ma  -  guarda caso - non se ne servì per accorciare le sue sofferenze dovute alla sua malattia, fruendo fino all'ultimo respiro della possibilità di cure adeguate. Intendiamoci, fece bene, come fa bene Emma Bonino, eutanasista e abortista anche lei. Ma noto in tutto ciò, molta ipocrisia e un' ideologia laicista bigotta non dissimile a quella di certi cattivi preti. Della serie, fate quel che diciamo noi, ma non fate ciò che facciamo noi. In altre parole, predicare bene e razzolare male. La compagnia del "Et si omnes ego non" si allunga Oltralpe con Jacques Attali , mentore di Macron, per il quale dopo i 65 anni gli esseri umani dovrebbero togliersi di torno, poiché ritenuti improduttivi. Nel frattempo l'Eminenza grigia del rampollo Rothschild ha superato la boa degli 82 anni. In Olanda esiste anche l'eutanasia per i bambini con malformazioni.  Ciò significa che quando si mette in moto una simile deriva, poi finisce con  l'allargarsi a tutte le fasce anagrafiche. Si dia perciò uno sguardo a cosa è successo in tutti i paesi nei  quali è stata legalizzata l'eutanasia. Dapprima si è cominciato con pochi casi in condizioni stringenti e disperate: malati terminali, sofferenze insopportabili, casi limite.  Ma un po' alla volta tutti i paletti sono caduti e la platea degli "aventi diritto" (ovvero del diritto a morire) si allarga ai depressi, in un contesto di nascite zero, di guerre e di stragi (ovvero in un paesaggio mortifero) laddove hanno trovato un altro temibile sistema per "alleviare le sofferenze" con una falsa e fasulla compassione.  Non è escluso che avanti così, verrà censurato e magari sanzionato chi si oppone alla morte di stato definita "buona" e "dolce", giacché stiamo vivendo purtroppo, e non da oggi, anche l'Eutanasia del Diritto. 


 
Da ultimo, ecco giungere in soccorso  a detta causa, anche il cinema, mediante opportune finestre di Overton che cascano a fagiolo. Pedro Almodovar ha vinto il Leone d'oro al festival di Venezia con il film "La stanza accanto" (2024)  che tratta per l'appunto, di questo angoscioso delicato tema.  Il cinema è scivolato progressivamente da fabbrica del sogno a vetrina del Mondialismo. Il nuovo dogma cinematografico è indottrinare, manipolare le menti, accettare l'inevitabilità di certi nefasti fenomeni. Non c'è più spazio per la dilatazione dei sogni ad occhi aperti in una sala buia. E anche il recente film del citato regista spagnolo, ne è la riprova. 

Santa Gertrude di Nivelles

10 March 2025

(ri)Armiamoci e Partite!

Ce lo chiede l'Europa

Quando nacque questo blog correva l'ormai lontano anno 2005 e ci fu chi criticava questo logo del poliziotto Ue con lo scudo a 12 stelle e il manganello sguainato, posto in calce a sinistra del blog,  poiché considerato troppo "aggressivo". Esagerata! - mi dissero. Prima di me, la buonanima di Ida Magli venne considerata una paranoica complottista per aver smontato tutto ciò che allora veniva magnificato sul grande progetto Ue, nel suo saggio "Contro l'Europa" (1997) e "La dittatura europea" (2010). Come osa questa vecchia pazza smontare un simulacro che affratella le genti e con la "pax" mercantile nata sulle ceneri di Norimberga, garantisce ai popoli pace, benessere, stabilità, prosperità, ricchezza? I suoi libri, editi per Rizzoli, non ebbero grande diffusione e nessuna promozione pubblicitaria. La moneta unica e i parametri di Maastricht furono fin da subito quei tabù che nessuno poteva scalfire. Man mano che questa Grande Matrigna si espandeva fino a diventare - come si dice per una Banca d'Affari - too Big to Fail,  ecco affacciarsi inquietanti quesiti: siamo sicuri che l’Europa sia quel paradiso terrestre promesso? Il tenore di vita è davvero destinato a migliorare? E la disoccupazione a diminuire? E la cultura delle minoranze che spesso hanno la meglio sulla maggioranza, è in sé cosa sempre buona e giusta? E la nostra identità messa sempre più in precarietà, che fine farà? E l'immigrazione sempre più invasiva? Ci sarà più libertà, giustizia sociale e più democrazia? Qual è, in sostanza, il senso dell’Europa in questi 25 anni? In particolare di questa Europa...  



L’Ufficio elettorale centrale della Romania ha respinto la candidatura alle elezioni presidenziali del candidato sovranista Calin Gergescu con conseguenti disordini in Romania dopo che la commissione elettorale rumena ha rifiutato la sua  candidatura. Non esiste una valida ragione se non che Calin Georgescu non è uno dei soliti fantocci globalisti e vorrebbe fare gli interessi del suo Paese. Ma mentre ci indigniamo di ciò, dimentichiamo che la stessa Ue organizzò un commissariamento nel 2011-2012 per "sostituire" il governo Berlusconi (piaccia o meno, legittimamente eletto) con gli Androidi economici di Bruxelles a nome Mario Monti ed Elsa Fornero. Quindi,  alla fin fine, anche quello romeno è  scenario déjà vu. Non entro nel merito del Capitolo Immigrazione su cui ho fatto dozzine di post e di come questa, da invasiva, minaccia di divenire "sostitutiva", con conseguente degrado, insicurezza cittadina e decomposizione sociale nelle nostre città. E che dire delle norme sanitarie uniche con protocolli unici, quali risposte al "virus unico" con sieri non testati e mandati nel circuito distributivo, col pretesto dell'emergenza e del solito ansiogeno "fate presto! fate presto"? 

L'ultima minaccia è l'euro digitale previsto da Christine Lagarde per il prossimo ottobre. Dalla moneta battuta senza stato, alla moneta virtuale e smaterializzata dai pericolosi clic. Ma in mezzo c'è la guerra dei tre anni, i miliardi per il riarmo decretato dalla von der Leyen  (800 miliardi) col pretesto che la Russia potrebbe aggredirci. Le guerre sono sempre una risposta molto comoda alle crisi del capitalismo finanziario e questa in corso che abbiamo finanziato anche noi con le sanzioni contro la Russia (sanzioni in realtà dirette contro noi stessi), non è  certamente la prima.  

In buona sostanza, la spesa bellica (e ancora di più le guerre) rappresentano una sorta di “keynesismo militare” che, come prevede la versione originale di Keynes, si basa sulla spesa pubblica per sostenere l’economia capitalistica. Soltanto che tale spesa, invece di essere indirizzata verso il settore civile (infrastrutture, welfare state, ecc.), è indirizzata verso quello militare.  (Domenico Moro)

Assisteremo quindi a una "riconversione" di vari settori di quel che resta della nostra industria in funzione dell'industria pesante degli armamenti? Ma il curioso è che parlano di "riarmo" (Rearm Europe), quando dal dopoguerra ad oggi ci è stata promesso un irenico "mai più" sulle ceneri del "Male Assoluto" e della IIa Guerra Mondiale, altro "rimedio" sanguinoso alla crisi della Finanza. Ora a  portare scalogna e a peggiorare il quadro, salta fuori Prodi, uno dei peggiori scherani di questo sistema (colui che ci impose pure la tassa per entrare nella gabbia europea), affermare che occorre "l'esercito unico europeo ", quale "primo passo necessario". E' proprio vero che le disgrazie non vengono mai sole! Un'ultima cosa: la Meloni di fronte a questo disastro ne fa solo un problema semantico: "Non chiamatelo riarmo". Come no?! 

Ursula Bomb der Leyen o Ursula von der Bomben? 


Massì, chiamiamolo "calesse", o gambo di sedano. Ursula in divisa da Sturmtruppen invece, a differenza di lei,  parla chiaro, lo chiama per nome, e non fa nemmeno più mistero di affermare che se nei 27 stati della Ue, vince un candidato sgradito che non dà sufficienti garanzie di "democraticità", si possono invalidare le elezioni. E' già successo, dopotutto. In nome della "democrazia" si può invalidare, annullare e spazzar via la democrazia.  Così come in nome della Pace Mercantile, si deve fare la Guerra.   

San Macario

04 March 2025

Morire per Kiev? No, grazie



Abbiamo assistito alla messa in onda di quella che oramai passerà alla storia come  "l'anatomia di un disastro" relativo a Zelensky, la cui petulanza e smisurata presunzione lo portò a far uscire fuori dai gangheri perfino il vecchio Sleepy Joe, il che è tutto dire. Figurarsi con un caratteriale come Trump! Per quanto però il personaggio Zelensky mi risulti indigesto, come sgradevoli sono i suoi toni, la sua eterna richiesta di armi, di quattrini, di logistica, di appoggi, di baci e abbracci, delle sue mise militari ostentate anche davanti al Presidente della più grande superpotenza del mondo, davanti a Re Carlo del Regno Unito, così come davanti al Papa, non posso dimenticare la mano e le mani che lo hanno incoraggiato a intraprendere questo conflitto della disperazione -  guerra che non poteva essere vinta. Così come non posso dimenticare come  lo abbiano convinto a metterci i suoi morti, mentre loro (gli Anglo)  mettevano denari, logistica e armamenti. C'è chi dice che a Istanbul nel 2022 a un passo dagli accordi, Boris Johnson si fosse messo di mezzo precipitandosi a Kiev a convincere obtorto collo Zelensky a combattere fino all'ultimo ucraino.
Combattere la Russia finché non si otterrà la vittoria” sta  ormai scritto negli annali.  https://www.officinadeisaperi.it/materiali/ucraina-cosi-la-guerra-poteva-finire-subito-da-il-fatto/

Ma la cosa che mi preoccupa di più, è lo strappo americano verso un'entità irrilevante come la Ue, con conseguente aumento di esborso di spese militari europee. Intendiamoci, se io fossi americana mi andrebbe molto bene il motto "America first" con relativo ritiro dalla Nato e dai vari carrozzoni internazionali succhia-soldi. Ma la nuova "Pax Americana", peraltro non ancora varata, non sarà la nostra pace, ma la loro e per i loro tornaconti. In primis, neutralizzare il Dragone cinese e riportare la Russia in ambito europeo. Come pure la "guerra dei dazi" appena  scatenata. Non va dimenticato. C'è  solo da augurarsi che alcuni dei loro tornaconti, possano coincidere coi nostri.  
Noi, come ho già detto  altre volte, siamo ancora sotto la cortina di ferro (passatemi la metafora) della Ue. Ma non posso dimenticare che questa Nave dei Folli detta Ue con annesso il  premier canadese e un inviato turco, si sia trasferita armi e bagagli a  Londra (patria della City e longa manus di questo conflitto) a chiedere lumi ad un premier britannico, il quale oltretutto con la Brexit del referendum 2016, si colloca al di  fuori dall'Unione. E se dovesse passare la purga Ursula dello scudo difensivo, del riarmo europeo di 800 miliardi, dell'esercito unico europeo e di altri soldi da rastrellare dalle tasche dei cittadini per armarsi a sostegno dell'Ucraina, arrivando perfino a fare "deficit" dopo averci estenuato per decenni con la garrota del 3% che non si può e non si deve sforare (i famigerati parametri di Maastricht), allora SI', c'è davvero di che preoccuparsi! E'  questo il nostro vero interesse nazionale: non mandare l'Italia a gambe all'aria più di quanto non sia già. 

Chi non muore a Bruxelles si rivede a Londra

Da dove pensiamo che li preleverebbero questi soldi? Ma è ovvio: dal "risparmio privato" delle formichine italiote, dalle pensioni sempre più messe in precarietà, e dalle casette di proprietà costruite con grande sacrificio, dopo aver ingrassato le banche coi ns. mutui - immobili già da tempo nel mirino e già considerati "bottino di guerra".  Arrivo perfino a dire, che preferirei una svolta trasformista (l'ennesima)  pro Trump da parte della povera Meloni che non sa più come venirne a capo,  piuttosto che dover "morire per Kiev".
Tra l'altro, oggi mi è arrivata una bolletta della luce a dir poco stellare, per colpa di questa sporca guerra e del cosiddetto "mercato libero". E come a me, a migliaia di italiani. Sono tre anni che gli stipendi e le pensioni non crescono, che i prezzi dei generi alimentari sono sempre più alle stelle. Morire per Kiev è una medicina amara che nessuno di noi vuole  più trangugiare. In altre parole, in tre anni abbiamo già dato. 

San Casimiro