05 February 2011

Il capitalismo della de-crescita e dell'indebitamento

La ricchezza compromessa  e l'attacco al risparmio sono i temi di questo interessante ma apocalittico pezzo di Giulio Sapelli apparso sul Corriere di giovedi 3 febbraio. Il welfare "fai da te" (ovvero la famiglia, considerato ancora un potente ammortizzatore sociale) ancora funziona. Ma fino a quando? "La disoccupazione inizia a intaccare il reddito delle famiglie che si fanno carico dei giovani Il welfare «fai da te» ancora funziona Ma sta bruciando la ricchezza futura".
 Nel leggerlo ho provato lo stupore di chi certe cose le ha sempre paventate dentro di sé, anche se poi non potevo razionalizzarle chiaramente come l'autore, dato che non sono un'esperta in economia.  La domanda che sorge spontanea è: perché finalmente il Corriere della Sera, giornale dei poteri forti, si decide a pubblicare articoli come questi solo ora? perché i soloni dell'economia continuano a parlarci di espedienti per favorire la crescita, quando sanno perfettamente che per poter crescere dobbiamo uscire dal "mondo storto" che ci hanno propinato? E perché continuano a parlarci stolidamente di "patrimoniali" per deprimerci e deprimere ancor più un'economia già male in arnese?

Esistono dei sommovimenti sociali che non s`intravedono, che non sono apparenti. Anzi, a prima vista i comportamenti collettivi e le forze strutturali e nascoste della macchina della circolazione delle merci e dei capitali ci fanno balenare dinanzi immagini che non corrispondono alla realtà.
Come i miraggi nel deserto:città fantastiche s`innalzano tra scintillii e poi ci accorgiamo che erano solo dune sulla linea di fuga dell`orizzonte. Così è stato in Italia negli ultimi quindici anni.Intendiamoci: non è vero che non siamo cresciuti, anzi siamo più ricchi anche se più diseguali.Sarebbe impossibile la stessa riproduzione sociale se ciò non avvenisse.
Essa continua sebbene, come scopriamo dalle statistiche, sempre più lentamente e con fatica, seguendo le disuguaglianze territoriali storiche del nostro paese. Vengono in tal modo costruendosi equilibri sociali sempre più precari che possono spezzarsi all`improvviso, come 1` argine che si disfa per la pressione continua e invisibile dell` onda (Tunisia ed Egitto docent...). Sono, quindi, equilibri sempre più precari e a bassa intensità di capacità riproduttiva di quelle risorse prima evocate.
La crisi ha contribuito enormemente alla costruzione di questi equilibri sociali sempre più instabili. Gli effetti dispiegati della crisi, del resto, non si sono immediatamente manifestati per quel movimento d`inerzia che chiamiamo complessità sociale oppure modernità oppure fluidità delle reti, a seconda del nostro grado di fascinazione rispetto ai maghi della creazione di quei miraggi prima evocati. E questo perché più le società sono differenziate e complesse e più sono stratificate, le società stesse più mettono in moto dispositivi naturali, sociali appunto, di resistenza alla crisi. Per esempio: la famiglia come condivi- sione di redditi e di proprietà abitative, il prolungamento del periodo scolastico superiore come tempo di attesa di non si sa che cosa, la conservazione di una società di pari tra amici che condividono dei beni altrimenti non raggiungibili individualisticamente.Del resto, attorno a noi tutti parlano con i telefonini, tutti i fine settimana i treni per executive ad alta velocità si riempiono di giovani e di popolo. La crescita, quindi, pensiamo, continua: basta con ì profeti di sventura, diciamolo! Ma ecco che un forte vento si leva nel deserto e il miraggio sparisce e scopriamo, dati Istat alla mano, che se la crisi aveva fatto crescere di poco, il reddito nazionale degli italiani, oggi, ossia, statisticamente, nel 2009, lo scenario muta. Per la prima volta rispetto al 1995, infatti, il reddito delle famiglie smette di aumentare.Prima, infatti, cresceva, anche se con quella lentezza or ora descritta:oggi si passa, invece, dalla «lentezza in avanti» a un bel passo indietro.Addirittura, il reddito, diminuisce rispetto a quel fatidico 1995 e diminuisce di ben il 2,7%, mentre ancora nel 2006, pensate un po`, lo stesso reddito cresceva del 3,5%. Che cosa è successo? E semplice e drammatico insieme.
La crisi presenta i suoi conti:la cassa integrazione inizia a rarefarsi nonostante l`impegno profuso in tal senso dal governo e dai sindacati «partecipativi- non antagonisti», la disoccupazione giovanile inizia a intaccare lo stesso reddito delle famiglie che si fanno carico dei giovani che vivono a casa senza contribuire al bilancio famigliare. Sono appunto questi ultimi, i bilanci famigliari, a essere intaccati e lo sono senza pietà.Si stanno consumando risparmi di una o due generazioni sull`altare sacrificale di una disoccupazione strutturale di massa che accomuna ormai i giovani di tutto il mondo, dal Maghreb agli Usa passando per l` Europa.
Le macchine divorano gli uomini della globalizzazione così come le pecore degli appezzamenti privati divoravano gli uomini che trovavano nutrimento e riproduzione sociale grazie alle terre comuni: una sofferenza enorme che aprì, però, tra settecento e ottocento, la via alla formazione del proletariato della prima rivoluzione industriale inglese. Oggi solo in Asia le sofferenze aprono un mondo nuovo: quello del moderno capitalismo dell`indebitamento che, in ogni caso, se in quelle terre continua a divorare i contadini, però inizia a formare proletari. E l` inizio di un futuro.
La domanda è se, a partire da questo modesto ma importantissimo indicatore italico, si possa dire che questo arretramento sociale sia soltanto temporaneo e che ci sarà, in ogni caso, un futuro per tutti noi occidentali anche in questa nuova forma di capitalismo fondato sull`indebitamento e sulla disuguaglianza crescente.
E difficile rispondere positivamente.
E questo perché è lo stesso popolo a far ora parte di questo nuovo capitalismo della de-crescita. Pensate al dato (che sorprende solo i super ideologizzati) che ci svela che una buon parte del reddito famigliare di molti è arretrato perché in questi anni son discese di molto le rendite finanziarie, ossia i dividendi e gli utili distribuiti dalle società quotate in borsa.
Questo porta alla luce che anche nella periferica Italia, che sta a metà del mondo - ultima dei primi e prima degli ultimi - il popolo investe nel capitale finanziario e rischia in forme anni or sono assolutamente imprevedibili
Fare una patrimoniale in un mondo siffatto, con famiglie di tutte le classi e ceti sociali indebitate con i muti, invischiate, lo ripeto, con il rischio finanziario che come sappiamo è impazzito a vantaggio di un pugno di manager strapagati, vuol dire ancor più impoverire le famiglie italiane, non colpire i ricchi. C`è di che chinare il capo a terra, allora, porre l`orecchio ben fermo al suolo e umilmente. Porsi all`ascolto dei sommovimenti di una società che rischia un arretramento sociale, prima che economico, che può porre tutti noi in una situazione di sofferenza prima mai immaginata.

35 comments:

Huxley said...

Articolo interessante, ma l'autore non ci fornisce alcuna ricetta per uscire da questo stato di crisi. Al momento l'unica 'soluzione' trovata è la riduzione drastica dei costi.Tanto per fare un esempio, nella società per cui lavoro attualmente (come consulente) si stanno inserendo dei giovani laureandi (ingegneri) con contratto di praticantato; il salario è da fame 500/600 euro e qualora tra tre anni fossero assunti arriverebbero alla favolosa cifra di 1000 euro (..).
Ora qualcuno mi dica come questi giovani 'fortunati' (considerando i disoccupati e i precari) con queste favolose entrate possano mettere su famiglia e contribuire alla crescita (anche economica) della società.
Il comunismo ha fallito, il capitalismo sta fallendo,toccherà alle nuove generazioni trovare nuove soluzioni, quelle che non non siamo riusciti a trovare.
Quanto poi alle lacrime di coccodrillo degli scherani del grande capitale,basta ricordare la 'nuova finanza etica' stile Soros et similia.
Magari, per cominciare, si potrebbe fare piazza pulita di questa gentaglia.

Nessie said...

Huxley, ti devi accontentare: qui di ricette non ne ha nessuno. E l'unica ricetta possibile che secondo il mio modesto parere è di uscire dal mercato globale, è un tabù che non può violare nessuno.


Figuriamoci se il Corriere della BCE e delle banche in genere, può dirci papale papale che alle origini della crisi c'è proprio quel liberismo e quella deregulation, considerati invece come il volano della cosiddetta "crescita".
Caragrazia che almeno per una volta tanto siano stati costretti a scrivere che dopo essersi pappati tutto il pappabile possibile, ora si punta all'erosione del risparmio privato. Certo, una rondine non fa primavera, ma se qualcuno non si mette di buzzo buono per far saltare il tavolo, non ne usciremo vivi. Tieni presente che quei filantropi che hai testé nominato, oltre ad aver provocato la crisi, hanno già pronte le ribellioni e pure le "ricette". Dio ce ne salvi!

Anonymous said...

http://blog.ilgiornale.it/foa/2011/02/04/ma-perche-la-fed-non-parla-con-i-media/#comments

Nessie said...

Grazie, seguo spesso il blog Il Cuore del Mondo e vi leggo gli interventi. Questi criminali della Fed si sentono esenti da ogni trasparenza, mentre esportano rivoluzioni per il mondo "per la trasparenza altrui". Quando si dice, la democrazia!

Giovanni said...

Soluzione alla crisi? Semplice, basta sganciare una serie di bombe sulle seguenti istituzioni: FMI; BCE; WTO; FED e compagnia danzante, con tutti i dirigenti, presenti e passati dentro. E avremmo già risolto buona parte del problema. Poi che fare? Si potrebbe cominciare dal ritorno al "gold standard" per fare in modo che il denaro abbia un valore reale e non virtuale, cominciare a dire che "protezionismo" non è una parolaccia e cominciare così ad importare solo ciò che non può essere prodotto dal mercato interno. E via di questo passo. Per la FED comunque si annunciano tempi bui. Ron Paul è stato eletto presidente della commissione di controllo sulla FED della Camera e la sua mozione che chiede la revisione dei libri contabili della FED ha raccolto 230 firme tra i deputati. Tra l'altro vorrei procurarmi il libro di ron Paul sulla FED, "End the Fed" ma, chissà perchè, è introvabile.

Nessie said...

Ciao Giovanni, soluzioni radicali le tue :-).

Ho simpatia per Ron Paul e spero raggiunga i suoi obiettivi, ma la strategia di certa gentaglia è quella dell'infiltrazione e della conseguente disattivazione dei partiti indentitari. Sperèm.

Huxley said...

E' un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perchè se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina


[Henry Ford]

Anonymous said...

Due tra le ragioni che ci hanno finora consentito di reggere alla crisi a dispetto di un debito astronomico:
- Una è da ricercarsi nel fatto che il nostro più grande ammortizzatore sociale ha risposto ancora una volta alla grande. Parlo della sola istituzione funzionante in questo scalcagnato paese: la tanto derisa “famiglia italiana”, tuttora (miracolosamente) viva e vegeta, nonostante si cerchi in ogni modo di distruggerla.
- L'altra è nella politica della lesina attuata da Tremonti nei confronti del sistema bancario. Al contrario di tutti gli altri (Obama in testa) che si sono affrettati a rifornire di denaro sonante i veri artefici della crisi, permettendo loro di ricominciare più di prima e peggio di prima.

Ma ora le famiglie sono quasi alla canna del gas e Tremonti smentisce se stesso avendo dimenticato, ad esempio, le coraggiose parole pronunciate appena due anni fa al Tg1: «Se ne esce con più Stato e più decisamente».
Il thatcherismo sembra tornato di moda trent’anni dopo con la sua parola d’ordine, “deregulation”, in attesa che un novello Guizot si presenti in Parlamento a tuonare il suo «Enrichissez-vous!».
Arricchitevi!... “chi” e “di cosa”, se è lecito, visto che non è rimasto quasi più nulla?...

A detta degli organi di informazione, durante le ultime festività l’unico settore ad essere andato benissimo sembra sia stato quello degli apparecchi e ninnoli elettronici. Nessuno dei quali è prodotto in Italia.
Sono tutti “Made in Asia”. Tutti.
In altri tempi il genio italico avrebbe prontamente sortito imprenditori decisi a colmare (riuscendoci) il vuoto di offerta “indigena”. Oggi non è più possibile: lo impedisce la globalizzazione.
E allora le uniche parole serie e definitive da pronunciare sono quelle che dicono tutti, tranne chi si trova in alto loco: la crisi finirà quando finirà la globalizzazione, unica responsabile del disastro. Non ne veniamo fuori escogitando rimedi che alla fine varranno meno di un placebo.

E soprattutto, non è regalando corda e sapone a chi vuole impiccarci che porteremo a casa la pelle…
(no caste)

Anonymous said...

Uno spunto molto interessante Nessie perchè va a toccare uno dei dogmi, probabilmente IL DOGMA, del Pensiero Unico.
Sono assolutamente d'accordo con Huxley: il comunismo ha fallito (ma lì c'era anche qualche ragione strategica) e il capitalismo sta fallendo. Sfugge anche a me come si possa parlare di "sviluppo" e "futuro" con salari e precarietà endemiche come quelli esposti. Tenendo poi conto che
i maggiori sforzi delle "menti economiche più brillanti" del capitalismo nostrano odierno sono volti a studiare come ridurre progressivamente stipendi e posti di lavoro. E questo sarebbe sviluppo? E questp sarebbe avere un futuro? Pochissimi manager e professionisti strapagati che regnano su sterminate masse di abrutiti nel corpo e nella mente ridotti alla fame e alla disperazione (ma magari dotati di 8telefonini leopardati a testa...) ? Questa sarebbe la società ideale? Se l'alternativa è questa allora preferisco se non il comunismo almeno il socialismo.
E poi non dimentichiamo la farsa anzi, la truffa a cielo aperto, dei liberisti che per anni hanno invocato la distruzione di qualsiasi regola statale e sociale (anche i disoccupati dovevavano essere lasciati morire di fame fosse stato per loro) perchè loro erano bravi a creare valore (per se stessi e fuffa per gli altri), loro erano i migliori, perchè il loro mercato si autoregolava ecc ecc e chi non lo era doveva essere semplicemente eliminato. Ecco poi quegli stessi liberisti che hanno distrutto l'economia mondiale e decine di milioni di posti di lavoro farsi SALVARE con i soldi pubblici cioè quelli delle loro vittime e rimanere tutti saldi ai loro posti mentre gli Stati si svenano per sistemare i loro intrallazzi. Ci facciamo prendere in giro da gente simile?
Io credo che ci debba essere un punto di sintesi tra le due visioni quella supersociale del comunismo e quella superegoistica del capitalismo globale per avere una società dove non ci sia l'ingegnere precario da 500 euro e nemmeno il miracolato da 5.000.000.
Evitando magari anche gli 8 telefonini leopardati...
Scarth

Massimo said...

Condivido il commento di Huxley. E' facile fare analisi. Più difficile operare nel concreto. Pensiamo solo a quanti gruppi di pressione esistono, ognuno dei quali spinge per ottenere finanziamenti e riconoscimenti (tutti quelli cui capita un microfono in mano, praticamente, non perdono occasione per farci sapere quanto sia importante finanziare - con i nostri soldi - le loro passioni musicale, cinematografiche, canterine, artistiche, turistiche, ambientali ...). La mia ricetta è semplice e dolorosa. Abrogare tutti i finanziamenti tranne quelli essenziali per Forze Armate, Polizia, Diplomazia e ci sarebbe anche la giustizia, ma con quella che abbiamo oggi ne fare anche a meno. Poi far pagare i servizi a chi ne usufruisce. Basta con i finanziamenti a fondo perduto, basta con i rivoli di denaro pubblico sprecati in formalismi e rinvii e discussioni eterne. Ma quanto ci vorrà a capire che i nostri stipendi non sono bassi, ma sono troppo alte le tasse che servono a mantenere solo delle nicchie di privilegio ?

Nessie said...

Huxley, conoscevo quella massima, tristemente veritiera. Ma ce n'è un'altra che lascia un barlume di speranza:

"Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo2.
Abraham Lincoln

Nessie said...

No caste, analisi più che condivisibile la tua.
La rimando a Massimo, che mi pare di tutt'altra idea.
In fondo è quel che ho risposto in soldoni ad Huxley: uscire in fretta dal debito e dalla globalizzazione. Ma evidentemente è più facile a dirsi. In quanto a farsi c'è di mezzo il mare.

Nessie said...

Caro Scarth, condivido quanto asserisci, ma per ora tertium non datur. Tutti quelli che fino a ieri erano comunisti sono diventati liberisti, tutti quelli che fino a ieri erano fascisti sono diventati liberisti.
La terza via a' da venì. Perfino il tuo amico Ferrara è convinto che la "patrimoniale" sia figlia dello statalismo, quando invece sono proprio gli usurocrati che quando sono a corto di risorse, si attaccano al risparmio "privato" senza nessunissimo rispetto per la sacra e inviolabile "proprietà privata". (anche questa vale per l'amico Massimo :-)).

Anonymous said...

Si Nessie lo so è pura utopia pensare a qualcosa di alternativo. Anche perchè le SS del liberismo negli ultimi vent'anni hanno fatto fuori tutti quelli che avevano idee diverse infatti il risultato si è visto: stiamo tutti peggio. Se poi non è emerso un forte pensiero critico nonostante questa paurosa crisi non c'è da farsi illusioni. D'altra parte come si dice se la cantano e se la suonano tra di loro.
La patrimoniale è roba da scippatori come in effetti sono.
Come No Caste, sono d'accordo su quello che ha detto, non ho capito e non approvo la novella "deregulation" di Tremonti. Cosa facciamo? Reintroduciamo la schiavitù? Probabilmente si è messo a frequentare un po' troppo Davos, Aspen e dintorni.
Scarth
P.S. : noto che le considerazioni sociali si fanno a destra. Mentre la sinistra va sugli yacht stramiliardari. In particolare sul Britannia.

Nessie said...

Massimo, ti hanno già esaurientemente risposto No caste e Scarth. Quanto al primo commento di Huxley, ti pregherei di non fermarti solo alle prime due righe, visto che poi ha riportato dati interessanti di giovani figli della "deregulation" con salari di ingresso di 500/600 euro, i quali dopo tre anni arriverebbero alla favolosa cifra di 1000 euro.
Inoltre ha anche concluso con un drastico "il comunismo ha fallito, il capitalismo sta fallendo,toccherà alle nuove generazioni trovare nuove soluzioni".

Quello che auspichi tu, si potrà fare solo se riacquistiamo la "sovranità monetaria" perduta. Senza questa si rischia solo di fare degli ulteriori regali alle élites globocratiche. E scusa se è poco, dal momento che si sono già presi dei considerevoli bottini!

Giuliano Amato non è figlio dello statalismo, ma è amico di quelli del Britannia e della svendita del sistema Italia, tanto per intenderci.

Nessie said...

Scarth, dopo Amato c'è la proposta di Capaldo che pretende attaccarsi a case, terreni e a rendite immobiliari, per "spalmare il debito" sul groppone dei privati.
Leggi quest'altra nefandezza:

http://www.corrieredellosport.it/adnkronos/economia/2011/01/26-152219/''Privatizzare+il+debito'',+la+ricetta+di+Capaldo+sui+conti+pubblici.+%22S%C3%AC%22+della+Marcegaglia

La sinistra non affronta più i temi sociali perché è amica e servA di quelle élites che ci opprimono.

Giovanni said...

Vorrei chiedere ai nostri "No Caste", "Scarth" ed "Huxley", che mi sembra se ne intendano più di me, cosa pensano di un ritorno al Gold Standard. Secondo me una delle assurdità odierne è il fatto che il denaro sia completamente slegato da qualunque cosa. Una volta aveva un senso, uno stato emetteva denaro in base alle riserve auree (o di argento per chi usava il silver standard) ora invece nulla. Io veramente, non capisco come possa reggersi in piedi un sistema basato su pezzi di carta che non hanno alcun valore reale. Poi un'altra considerazione, noi Italiani, "cattolici-reazionari-conservatori-xenofobi", per fortuna non ci siamo fatti abbacinare dagli acquisti con le carte di credito (al massimo usiamo il bancomat) evitando di indebitarci come da altre parti. Ricordo ancora l'ultima volta che andai in Francia, i negozianti facevano una fatica per darti il resto in quanto non più abituati perchè lì quasi tutti usano le carte di credito, ovvero si indebitano con qualcuno perfino per far la spesa. Un sistema che si basa sull'utilizzo dei soldi altrui (mutui, meglio se a tasso variabile, carte di credito, pagamenti a rate, mutui anche per andare in vacanza etc.) mi sembra destinato al fallimento.

Huxley said...

Caro Giovanni, se si usasse il sistema Gold Standard gli Usa sarebbere belli che andati,infatti in questo periodo stanno stampando a più non posso fogliacci di carta (quantitative easing) per finanziarsi e cercare di fare ripartire la loro economia.
Una nota a margine, l'unico stato Usa che gode di buona salute è il North Dakota, che non è mai entrato nel sistema Fed.

http://www.ilgiornale.it/esteri/north_dakota_miracolo_fatto_casa/09-11-2010/articolo-id=485586-page=0-comments=1

n.b. Io sono tutt'altro che un esperto in materia,ma se interpelli 3 guru ti daranno almeno 5 risposte diverse. :)

p.s. A me andrebbe benissimo il sistema del North Dakota

Anonymous said...

Peggio Nessie: la sinistra fa da gendarme delle Elite.
In materia di politica monetaria ho reminiscenze solo scolastiche lascio la parola agli altri amici. Ho a che fare con altri aspetti dell'economia.
Quanto alle carte, quelle che creano indebitamento sono le cosiddette revolving (tutto quello che indebita ha un nome inglese...). Semplificando funzionano così:
poniamo che ti venga accordato per la tua carta un tetto di spesa di 1000 euro. Tu spendi in un mese 1000 euro ma paghi una rata mensile di 200. Sui residui 800 euro paghi gli interessi e così via tutti i mesi. Le carte di credito si possono usare anche con pagamento immediato mensile (gli acquisti vengo raggruppati in un unico totale) e non danno origine ad interessi.
In pratica come i bancomat sono solo una versione evoluta del portafoglio ma sono più comode.
Sull'indebitamento privato però c'è da ricordare che i soloni economici nazionali, in primis il Sole, fino ad un secondo prima della crisi indicavano come modello da imitare quello anglosassone dove tutti sono indebitati fino al collo fin da piccoli e non hanno risparmi così quando qualcosa va storta finiscono direttamente a dormire sotto ai ponti. Mentre gli italiani che risparmiano erano tacciati di essere arretrati. Si è vista come è andata a finire.
Scarth

Nessie said...

Huxley, conosco anch'io quell'articolo sul Nord Dakota comparso sul Giornale. E se non erro anche Giovanni lo aveva a suo tempo linkato e copiaincollato sul suo blog. Sono esempi che lasciano ben sperare, ma per il resto è evidente del perché in Usa non adottano il Gold Standard.

Sentiamo No Caste che ne pensa...

Nessie said...

"Sull'indebitamento privato però c'è da ricordare che i soloni economici nazionali, in primis il Sole, fino ad un secondo prima della crisi indicavano come modello da imitare quello anglosassone dove tutti sono indebitati fino al collo fin da piccoli e non hanno risparmi così quando qualcosa va storta finiscono direttamente a dormire sotto ai ponti. Mentre gli italiani che risparmiano erano tacciati di essere arretrati. Si è vista come è andata a finire".

Sì Scarth, si è visto e tra le ultime bolle speculative made in Usa, c'è proprio quella relativa alle carte di credito e all'indebitamento a causa dell'aver "splafonato" (come si dice nel pessimo gergo) da parte dei titolari.

Per paradosso, dobbiamo ringraziare lo stato di "arretratezza" dei nostri istituti di credito che prima di concedere dei mutui ti fanno degli screening bestiali sulla redditività dei contraenti.
Ora però anche le piccole banche "locali" si sono messe in cordata con altre majors straniere. E questo è un male.

Anonymous said...

#Giovanni.
Provo a rispondere alla tua domanda. Beninteso, nei limiti delle mie capacità.

Immagino che scrivendo «Una volta aveva un senso, uno stato emetteva denaro in base alle riserve auree…», tu ti riferissi ad un’epoca remota, precedente agli accordi di Bretton Woods (1944), dove si stabilì (da parte dei futuri vincitori del conflitto mondiale) che possedere oro o dollari era la stessa cosa. Quell’impianto, che già al tempo era una favola, è definitivamente crollato nel 1971 quando Nixon denunciò il Trattato e rinunciò alla convertibilità oro/dollaro. Da allora il sistema è basato sostanzialmente sulla fiducia e sulla convenzione.

La grande novità apportata da Giacinto Auriti alle idee “eretiche” in tema di economia è stata la formulazione della teoria del “valore indotto”.
Una banconota da cento euro, ad esempio, “vale” tanto perché tutti “conveniamo” sul suo valore, e ognuno l’accetta in pagamento perché sa che quando vorrà, potrà a sua volta spenderla per acquistare qualsiasi cosa.
È così da quando sono state introdotte le banconote. Prima, con le monete, era diverso: un fiorino d’oro “valeva” la quantità di oro contenuta nel conio. E così una moneta d’argento, di rame ecc. La parità era garantita dal peso della moneta stessa.
Ma oggi non è più così, e un ritorno al Gold Standard rischierebbe di mandare il mondo intero a carte quarantotto, poiché non esiste un solo Stato le cui riserve aurifere possano “coprire”, neppure in minima parte, l’entità del denaro circolante. Fiducia e convenzione, dunque.

Ciò non toglie che delle norme siano necessarie, in un settore dove la “deregulation” vige ormai da decenni con i risultati che tutti possiamo ammirare.
E infatti molti reclamano una “nuova Bretton Woods”, per limitare la creazione di carta straccia gabellata per denaro e scongiurare il pericolo che una sua eccessiva produzione potrebbe comportare: la perdita della “fiducia”, il pilastro sul quale si regge l’intera costruzione. C’è chi auspica (ed io sono d’accordo, per quello che può valere) di legare la possibilità di emettere denaro ad un insieme di parametri che comprendano - ad esempio - le riserve, il Pil, il debito pubblico ecc. (personalmente sarei per il debito composto: debito pubblico più debito privato).

Ma qualsiasi nuova regolamentazione perderebbe la sua efficacia se a governarla sarebbero ancora le Banche Centrali, che (ricordiamolo sempre) appartengono a privati cittadini.
Si impone dunque un atto risolutivo da parte della Politica, la quale dovrebbe riappropriarsi di ciò che è sempre stata una prerogativa del Sovrano: il diritto di battere moneta.
Senza di questo, saremo sempre punto e a capo.
(no caste)

PS:
#Scarth.
Condivido le cose che hai scritto, ma per me non è una novità che a destra si facciano certe considerazioni.
Nella destra in cui ho militato erano all’ordine del giorno, pur nell’isolamento e nel silenzio altrui.
Credevamo possibile una “terza via” tra capitalismo (‘700) e marxismo (‘800). Poi molti furono folgorati su altre vie. Non quella di Damasco (che sarebbe già una gran cosa), ma quella di Gerusalemme, di Wall Street ecc.
Fortunatamente qualcuno, come me, continua a tenere la barra a dritta…

Nessie said...

Grazie No Caste, sei sempre molto ben documentato ed esauriente. Eccoti accontentato, Giovanni.

Certo che è un bel ginepraio, mi domando come ne verremo fuori.

Lo PseudoSauro said...

Ne verremo fuori dopo il disastro globale: ma non tutti, solo chi di noi sara' abbastanza fortunato da sopravvivergli. Non mi stanco di ripeterlo perche' e' importante: questo sistema e' stato imposto al mondo intero attraverso i secoli e tramite enormi pressioni finanziarie, parecchie rivoluzioni - comprese quella francese e quella russa - e altrettante guerre; soprattutto quelle "mondiali". Le parole sono importanti: quando si dice "mondiale" s'intende che la posta in gioco e' il governo del mondo, non solo che qualche staterello fa la guerra parecchio lontano da casa propria. Capito questo, capito tutto e - come dico spesso: non se ne esce gratis. Non c'e' proprio scelta. Massi', ritorniamo alla sovranita' monetaria, o al Gold standard... domattina lo facciamo. Le soluzioni basate sul ritorno alla sovranita' monetaria e ai mercati nazionali sono esattamente quelle che prese la Germania hitleriana dopo le "privatizzazioni" di Weimar. E funziono' tutto alla perfezione in meno di cinque anni (una nostra "legislatura") e senza il "riarmo" di cui ci hanno favoleggiato per sessant'anni. Disoccupazione sotto il 1%, crescita interna a ritmi piu' che "cinesi", autarchia efficace e tecnologica etc. Una volta privati di tutto, i tedeschi si sono giocati la carta disperata e hanno messo in proprio il gioco finanziario internazionale che adesso sta saltando. E si sa com e' finita... Il "Male assoluto" non e' lo sterminio di questo o quel popolo, e' l'intralciare l'Alta finanza. Ecco perche' l'Antifascismo, nato in URSS, e' ancora cosi' popolare ora che i fascismi non ci sono piu' da quasi settant'anni e l'URSS da venti. Ed ecco anche il perche' e' cosi' rischioso mettere in discussione i principi su cui si basa il "Nuovo mondo" uscito dal Tribunale internazionale di Norimberga. Considerazioni sgradevoli, queste, ma se non si capisce quale e' il vero problema, e' inutile anche solo il parlarne. Molti di noi sono stati ingannati da una propaganda assai efficace, ma dove ci sono gli ingannati ci sono gli ingannatori: non tutti siamo "massa di manovra", c'e' anche chi la dirige. Ovviamente, chi condivide queste mie considrazioni e' un "complottista" ch ormai vale com un "negazionista dell'Olocausto" e che domani varra' come un "terrorista". Cosi' e' piu' chiaro qual'e' la posta in gioco.

Nessie said...

Sarò un'illusa, sarò un'ottimista, ma spero che ci sia una via per non passare attraverso queste etichettature da tribunale di Norimberga. E nemmeno attraverso un'altra guerra mondiale.

Anonymous said...

Nessie, ho riletto appena adesso il mio ultimo post, prima non ne ho avuto il tempo.
Chiedo venia per l’orribile strafalcione in cui sono incappato verso la fine («… se a governarla sarebbero ancora le Banche Centrali…»).
A mio parziale (solo parziale) discarico invoco l’orario e la stanchezza.
(no caste)

Nessie said...

Ah, evvabbé No caste, non me ne ero nemmeno accorta. E' un errore che sento fare spesso nella lingua parlata (il condizionale invece del congiuntivo). Ma il problema è che anche gli strafalcioni degli altri, alla fine li imitiamo inconsciamente, quasi per automatismo.
Sapessi quante volte mi sono sorpresa a scrivere "eccezzionale" con due zeta dopo che lo ha fatto Abatantuono :-)

CarloMartello said...

Nessie, abbiamo provato a metterlo sul forum Economia e Finanza di PIR (con il titolo "La ricchezza compromessa e l'attacco al risparmio") e i Moderatori di lì contrariati lo hanno spostato sul Forum del complottismo!
Ecco come siamo ridotti...

CarloMartello

Nessie said...

.Martello, glielo hai spiegato a questi minus habentes che è un articolo preso dal Corriere della Sera? Che vadano a dare del complottista in Via Solferino, se hanno le palle! E' evidente che certi verità sono talmente inoppugnabili che ormai le devono scrivere perfino i giornali dei padroni del vapore.
Ciao

CarloMartello said...

Tutto inutile, nella discussione abbiamo toccato il tema della sovranità monetaria (a proposito: ne riparla Ida Magli nel suo sito) e babum...spostato.

Ad ogni modo c'è anche qualche notizia positiva: hai presente Domenico Scilipoti, quel dipietrista che è passato con Berlusconi? Pare che sia il presidente del Forum contro l'Usura bancaria. Sta convincendo Silvio a creare un'autorità di vigilanza al Viminale per le controversie tra banche e cittadini...

Non tutti i mali vengono per nuocere.


CarloMartello

Nessie said...

C.Martello, ma a chi è in mano questo POL ? Sembra il diminutivo di "polizia".

A proposito di Ida Magli, ti consiglio di leggere (se non l'hai già fatto) il suo ultimo libro "La dittatura europea" dove il tema della sovranità monetaria è al centro della sua ricerca.

Quella che mi dai su Scilipoti è una buona notizia. E pure Lanutti dell'idv è uno che scrive libri al riguardo ed è in contatto con la Magli. Tu sai che ne penso tutto il male possibile dell'Idv. Ma se c'è qualche cane o gatto sciolto che se ne occupa, allora la prospettiva cambia. Tienimi informata. Ciao

CarloMartello said...

Ma no, purtroppo è pieno di gente che ha i prosciutti sugli occhi.
Se sei liberista o socialista va bene, ma guai a toccare i banchieri centrali e il circuito dell'emissione di moneta: signoraggista!

Non abbiamo ancora letto il libro della Magli ma l'introduzione di don Nitoglia.

Sui dipietristi: sono dei rozzi nulla da dire, alla fine sono anche i meno pericolosi: esistono solo per difendere i privilegi della magistratura, che è servita a fare macello e destabilizzare la politica per permettere al panfilo Britannia di attraccare furtivamente a Civitavecchia..., Scilipoti ha lasciato l'Idv perché dopo anni di lavoro come parlamentare contro le banche, ha sentito puzza di zolfo quando si è paventato "mr. Britannia" Draghi premier...

Comunque bene Scilipoti, bene la Lega (che sta facendo opposizione a Basilea III) e bene anche Storace (che con Buontempo ha sollevato anche lui questi temi). Soprattutto bene Tremonti fulminato sulla via di LaRouche. Il Governo di Salvezza Nazionale invocato ipocritamente da Fini è questo e l'unico suo leader al momento può essere Berlusconi, il Terzo Polo invece, come ha detto l'on.Napoli, è il "cavallo di Troia della speculazione internazionale".

Gli idoli della sinistra, come "mr. Bilderberg" Zapatero, invece, si è visto dove stanno portando gli altri paesi mediterranei (=alla bancarotta).


CarloMartello

Nessie said...

C.Martello, allora leggi la mia recensione del libro, abbastanza dettagliata qui:

http://sauraplesio.blogspot.com/2010/12/magli-e-benetazzo-sulla-dittatura-della.html

C'è anche il pamphlet di Benetazzo sull'euro "L'europa si è rotta".

I mr. Bildeberg Zapatero & co. tra le altre cose vogliono mandare in rottamazione quell'unico welfare che ancora mostra di funzionare: la famiglia. Ciao.

Huxley said...

Occhio che c'è un'asta di bond portoghesi che sta andando parecchio male, possibili ripercussioni monetarie e borsistiche.

http://www.rischiocalcolato.it/2011/02/alertsta-fallendo-un-asta-di-titoli-pubblici-portoghesi.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blogspot%2FHAzvd+%28Rischio+Calcolato%29

Anonymous said...

L'euro, il rapporto FCIC e la BCE: quello che i media non vi hanno detto
http://www.movisol.org/11news024.htm

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