28 November 2008

La Classe, un film claustrofobico

La Classe (titolo originale "La classe entre les murs") di Laurent Cantet è un film claustrofobico nel quale l'ambiente di lavoro (la scuola) ha il sopravvento sulla vita. E' una scuola media di periferia della Francia multirazziale dove gli insegnanti, poveretti, non sanno più che pesci pigliare. E fin qui nulla di strano. Ma la cosa sgradevole è non riuscire a impartire una disciplina, un metodo di lavoro, dei contenuti, è vedere dei ragazzi 15 enni della Francia multikulti comportarsi come dei bambini di 7 anni. Fare i mocciosi strafottenti, i bulli, rispondere male e contestare qualsiasi progetto didattico, trovare mille scuse per non eseguire compiti né studiare lezioni, non portare un minimo di materiale didattico come libri e quaderni, trasformare i docenti in "assistenti sociali", dargli del tu, come fossero loro coetanei eppoi prenderli pure in giro se vogliono essere rispettati. Che poi è quanto avviene sempre più anche da noi. Il film ha ottenuto la Palma d'Oro Cannes, ma questo oggi significa poco: Oscar , Nobel e Palme d'oro, Leoni di Venezia, non si negano più a nessuno. François Bégaudeau il professore di Lettere, suscita simpatia umana, perchè le tenta tutte e sembra innamorato del suo lavoro, ma quei collegi dei docenti dove si gira e rigira intorno al lume, dove si parla il "pedagogese" e lo "psicanalese" o il "sociologhese", dove c'è la pedagogista, la consigliera d'orientamento (i conseillers d'orientation, sono figure parascolastiche francesi) il Preside; dove c'è il tal collega che ti mette il bastone tra le ruote se vuoi effettuare una dura sanzione disciplinare contro chi fa il violento e lo smargiasso in aula, dove alla riunioni dei docenti partecipano anche due rappresentanti scolastiche di detta classe. Cioè due studentesse magrebine sciocche e svogliate in preda alla "stupidera" adolescienziale che poi si metteranno pure a fare le pettegole presso i loro compagni riportando falsità e mettendo zizzanie sulle decisioni prese dai professori in riunione, grazie al modello delle "democrazia assemblearista" trasferita dal Parlamento alla scuola. Dove cantano tanti - troppi galli - ma non si fa mai giorno; dove, da giorno si fa notte e tu sei là dentro a fare dei buchi nell'acqua, convinto di svolgere la missione dell'integrazione au Nom de la République. Beh, tutto ciò, risulta parecchio deprimente, almeno per me. Sono i frutti amari della democrazia europea nella sua fase degenerativa e nichilista detta "multiculturalismo"; sono l'ombra dell'eterno sessantottismo che ora, quasi per nemesi storica, si rivolta contro le generazioni che l'hanno fatto (gli insegnanti, vestiti nel film in modo molto sciatto e inelegante, con capelli incolti e arruffati in perfetto stile "gauchiste").
Il professore Bégaudeau che ha scritto questo romanzo autobiografico, ora ha potuto uscire dai muri della classe, grazie ai diritti d'autore che gli permettono di campare di scrittura. Che abbia almeno il coraggio di ammettere che la scuola multikulti è davvero l'improba fatica di Sisifo da cui non se ne viene a capo mai, per sua natura endemica. E che se alla fine delle medie (trattasi di una quarta, secondo l'ordinamento francese) non si può nemmeno far leggere il "Candido" o "Il giro del mondo in 80 giorni ", o "Il Diario di Anna Frank", tutti libri che un ragazzo di 15 o 16 anni comunemente alfabetizzato può leggere in 15 giorni, beh, allora sarebbe bene chiuderle le scuole. Buonismo e una certa dose di sinistrismo ipocrita e orsolino permea per tutto il film. Alle favolette edificanti, io non credo più da un pezzo, nonostante le ovazioni sul film da parte dei soliti Repubblica e Corriere. Ma questo era scontato.

19 comments:

Josh said...

Non ho visto il film e non mi attira per niente. Tanto lo vedo tutti i giorni.
Ci sarà un motivo per cui anche la mia classe ai miei tempi, non così lontani, a 14 anni traducevamo latino e greco quasi senza vocabolario... e a 15 anni oggi invece non si sa leggere 'il diario di Anna Frank' in italiano, o là in Francia?
A parte il fatto disciplinare di comportamento, che è al di là di ogni immaginazione.
Un tempo se un alunno si comportava male, rispondeva male, dava del tu, e simili si diceva 'con i tuoi genitori/in casa tua non fai così. Allora nemmeno qui'. Oggi invece sono così sia con i loro genitori a casa, sia con gli insegnanti, che poi devono fare anche i genitori, gli assistenti sociali. Senza esser rispettati non tanto nel loro ruolo, ma nemmeno come persone.
'Put the blame on multiculti'...e pure al post68inismo: tutti possono decidere dell'operato dei professori: i colleghi, il preside o comesichiamaoggi, i genitori, i rappresentanti degli studenti.
Sicuramente sembra proprio la scuola di oggi, appunto sinistrata.

Josh said...

p.s. ti dirò, già la lettura dei 2 articoli mi prende molto male e merita una critica.
'la bellezza del cinema' ora sarebbe rivelata, per l'art. del Corriere, dal fatto di 'aver ripreso dal vero'. Al di là che comunque è in buona parte recitato. Non è quindi Cinéma Vérité che proprio nel mondo francofono ha avuto grandi registi e pensatori. Edgar Morin, Jean Rouch...che forse avevano anche un pochettino di consapevolezza della realtà in più, e non sarebbero così entusiasti degli studenti così "globalisticamente tutti uguali" (Repubblica), loro così attenti al frammento documentario locale.

E dall'art di Repubblica segnalo un grosso errore a mio avviso di impostazione mentale proprio apriori:
la scuola sarebbe "il luogo dove si gioca la partita della democrazia".
ah si??
Quindi del 'così è se vi pare'. No,
la scuola è un luogo dove si dovrebbe imparare. Dove un minimo ci si potrà anche esprimere ed esercitare, ma in cui in linea di massima studenti devono ascoltare e obbedire agli insegnanti per imparare qualcosa, e non sono lì per 'esercitare la democrazia'.

dall'art. di Repubblica "Ciò con cui (il prof) deve misurarsi non sono solo questioni come "rispetto" o "condotta"

che sarebbero basilari (n.d.r.)

"sono, ben più complesse, l´esplosione dei linguaggi"

n.d.r. un insegnante (e una giusta politica del governo)la può risolvere

"le divaricazioni fra culture,

n.d.r. come sopra

"la rimessa in questione delle verità, la caduta di autorità del sapere."

questa è proprio la colpa delle sinistre e del 68inismo: negando che nulla più sia vero, allora non c'è più nulla da insegnare. E' proprio la mente sinistra che è marcia in sè, un apriori di marciume intellettivo.

Josh said...

p.s.2 dall'art. di Repubblica
"Per tutto questo François è disposto, quotidianamente, a mettersi in discussione davanti a ventiquattro ragazze e ragazzi."

di nuovo approccio sbagliato e del film e del giornale. Un insegnante non è lì per mettersi in discussione con il multiculti, per mettersi in discussione con l'esplosione dei linguaggi, per mettersi in discussione LUI con la rimessa in questione delle verità, la caduta di autorità del sapere.

Deve insegnare. Dare basi e strumenti. Trasmettere sapere.
Integrarlo con l'identità degli studenti e farlo vivere.
Trovo sia molto diverso. Ma dev'essere impossibile farlo capire a ggggaente di sinistra.

Nessie said...

Ogni tanto sono masochista (si fa per dire), e vado a vedere film dei quali so che mi pentirò subito dopo d'aver visto. Magari perché poi so di poter fare la "sadica" (si fa per dire anche qui) Stronkator.
La cosa più rivoltante dell'organizzazione scolastica francese (finora in Italia non ci arriviamo ancora, ma ci arriveremo presto) è quella pasquinata vista nel film, di far intervenire due ragazzine della classe (e cioè due studentesse di sì e no 15 anni) negli organismi collegiali dei docenti. Che cavolo possono dire e che razza di contributo "democratico" possono dare alla discussione, se non quello di capire toma per Roma o cercare di fare le piccole portinaie delle decisioni prese, sobillando la protesta studentesca, come poi nel film hanno fatto?! Una vera tristezza.
Eh, eh! I commenti dei critici più venduti che ci siano ( e il Mereghetti sul CorServa lo è) li ho messi lì apposta, perché ci si facesse delle opinioni nel merito anche per chi non lo andrà a vedere. Questa è la pagina della "cultura e spettacolo" della stampa accreditata.
Patetica pure La Repubblica con la sua sortita del "globalisticamente tutti uguali" e della scuola come possibile "banco di prova della democrazia". In realtà è il serpente che si morde la coda.
La scuola imita l'assemblearismo e il parlamentarismo delle commissioni parlamentari governative, dove è noto che non si pigliano mai decisioni. Il risultato? Lo stesso nullismo e lo stesso quaquaraqua.
La parola d'ordine 68ottina era "la sscuola non è solo dei tecnici"? Bene il risultato è la "descolarizzazione" e lo "sdidatticismo" (quest'ultimo neologismo è di mia fabbricazione).
Inutile lamentarsene da parte di quei docenti che hanno promosso generazionalmente questo fenomeno.

Nessie said...

Caro Josh, sei animato di buone intenzioni circa il tuo "dare basi e strumenti". "Trasmettere sapere".
"Integrarlo con l'identità degli studenti e farlo vivere".
Ma la verità, quella che nessuno vuole dire è che ci vuole un minimo di omogeneità di "punti di partenza" nella "classe".
Se ti arriva lì il figlio di genitori del Malì, l'altro che proviene dalla Giamaica, l'altro ancora che ha in casa chi parla lo swahili con la madre che viene alle riunioni in costume tribale e fazzoletto in testa col nodo sul tipo della Mummy di Via col Vento, ti saluto o belle intenzioni. Tuttalpiù ai professori spetta una bella carriera di assistenti sociali. O la speranza di scrivere un libro come il prof. Bègaudeau. Uno su un milione ce la fa a uscire fuori dai muri.

Anonymous said...

Questa è la fine che faranno le nostre già disastrate scuole, se non applicheremo le classi-ponte. Ma soprattutto se continuremo a farne entrare sempre di più. La Francia manda in giro i suoi modellini scolastici multikulti e li filma pure per fare propaganda? Che se li tenga! Ciao Nessie
Eudora

Nessie said...

X Josh, anch'io trovo rivoltante l'espressione di Repubblica "mettersi in discussione davanti a 24 ragazzi". E' in vero, uno strano concetto di democrazia quello basato sui prof. Tentenna, mai sicuri di quel che fanno.

Ciao Eudora. Il cinema, anche se tutti noi lo pigliamo per un intrattenimento (e lo è ) veicola pure dei contenuti propagandistici. Esce una ciofeca come questa e le due corazzate ammiraglie della stampa italiota si profondono in inchini e gridano al capolavoro. Tu che ne pensi? Io dico che vogliono rendere possibile anche in Italia, un modello di scuola come quella. Cioè una specie di opera pia per derelitti dei ghetti.

Elly said...

Non l'ho visto quindi non saprei dirti. L'altra sera mi sono vista invece Il mercante di pietre. Stroncato ovviamente dalla critica "buonista" e da Fini. E' stato in pochissime sale (nel periodo in cui è uscito) e poi è stato tolto perchè, ovviamente, non raccontava la verità sul terrorismo islamico (cosa tra l'altro non vera dato che il regista s'è documentato per bene). Ti consiglio di vederlo, la regia (di Renzo Martinelli) non è il massimo, fa venire un fegato grosso così però è parecchio illuminante e soprattutto realistico.

Nessie said...

L'ho visto Elly, già due anni fa e ci feci sopra la recensione su questo blog: http://sauraplesio.blogspot.com/2006/10/il-mercante-di-pietre-e-limpossibile.html

Non è un bel film, ma ha diritto di circolazione. Esattamente come 'sta ciofeca qui che si becca pure la Palma d'oro a Cannes e le critiche entusiastiche sulla stampa.

anna said...

Il film l'ho visto e personalmente l'ho trovato carino. In fondo era un semplice diario scolastico. Poi non mi pare che avesse un finale consolatorio, visto che finisce con l'inquadratura dei ragazzi che giocano a pallone nel cortile come d'abitudine.

Orpheus said...

Mamma Nessie, diventirà così anche la nostra già disastrata scuola?
Speriamo di no.
Il film non l'ho visto e dopo la tua illuminante recensione manco andrò a vederlo.
Purtroppo questo genere di pellicole non fanno solo un danno alle tasche dello spettatore (in quanto butta via i soldi del biglietto per sorbirsi due ore di "sermoncini" politicamente corretti, noiosi fino alla morte), ma veicolano anche una deriva pericolosa per la società civile.
Ho visto anch'io il Mercante di Pietre, in effetti il film non é un granchè, ma ha il pregio di dipingere in modo realistico il disprezzo per la vita del terrorismo islamico.
Ciao mary

Nessie said...

Anna, è probabile che se i critici più prezzolati che ci siano come il Mereghetti non avessero abbondato in stelle (ne ha messe **** quattro), io sarei stato meno dura nella stroncatura. Ma a iperbole, io rispondo sempre con iperbole di sengo contrario.

Mary, il problema dei problemi è che le classi multirazziali andranno a inseririsi e a sovrapporsi laddove il disastro della SQUOLA italiota esiste già. Aggiungendo nuovi problemi a quelli vecchi. Nuovi disastri ai disastri che ci sono già.
Il problema dei problemi è che non si potrà nemmeno più identificare la matrice dei problemi, tenuto conto delle nuove disposizioni della Ue in materia di opinioni e reati d'opinione. Ogni bocciatura, ogni sanzione e punizione potrebbe rivelarsi un boomerang per il povero insegnante in questione. E l'accusa di "razzismo" è sempre pronta dietro l'angolo.

Anonymous said...

posso commentare nel tuo blog ?

fabio

Anonymous said...

Nessie, il Corriere nella pagina dei film gliene ha messe addiritture 5 di stelle a La Classe.

OT: Hai sentito delle nuovo disposizioni della Ue contro il razzismo e i reati d'opinione? Da uno a 3 anni di reclusione: leggi qui: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/ue-razzismo/ue-razzismo/ue-razzismo.html
Ciao Luca

Nessie said...

Fabio, certo che sì.

Luca, grazie per il link che conoscevo. Poi ne parlerò in altro post, ma non volevo avvelenarmi la domenica con le nuove norme Ue. Ovvero l'instaurazione della dittatura.
Bene, così Il Corriere abbonda in stelle come un albergo di superlusso, per delle autentiche cacatine di film.

Elly - Grotesque said...

Ciao Nessie, scusa per l'ot ma mi sono dimenticata di salvarmi la tua mail -_- ho un nuovo blog, ti lascio l'url. :)

Nessie said...

Grazie Elly, ti ho risposto sul tuo (ex?) blog e anche in pvt. Ciao

Cristiana said...

Non ti conosco, ma complimenti per il blog!
Sono un'insegnante di inglese e insegno in una scuola paritaria salesiana di Frascati. Ho visto il film una settimana fa e devo dire che sono pienamente d'accordo con te, sia riguardo il film che riguardo alle vicende storiche che hanno portato la nostra scuola allo sfascio (cfr Decreti delegati del 77, che hanno portato la scuola ad essere una specie di condominio!Nonché il 68).
Per fortuna da me il sistema disciplinare ancora tiene, e bene, ma che fatica, e che stipendi miseri, in confronto all'impegno profuso!
Grazie,
Cristiana da Roma

Nessie said...

Grazie a te, Cristiana per l'apprezzamento. E scusa se vedo solo ora il tuo commento. Coraggio e buone cose per il tuo lavoro.