19 December 2011

Lobby, corporazioni, liberalizzazioni ed espropri


Liberismo, liberalismo e liberalizzazioni. Termine quest'ultimo di cui si fa grande paladina la sinistra di Bersani, il quale non solo è in prima linea a tenere bordone al governo Monti-Passera, ma  sembra ossessionato  dalle parafarmacie, come se fossero l'unico improcrastinabile  rimedio ai mali che affliggono questo paese.
Poi invece  si scopre che il segretario del PD  tira la volata alle Coop, Ipercoop e agli outlet; e cioè alla grande distribuzione legata alle multinazionali e vuole incrementare il commercio dei farmaci da banco secondo la stravagante formula "tutto il potere agli outlet".
Ed è quantomeno curioso che chi fino ad ieri, invocava lo stato assistenziale facendosi fautore di sprechi e di spesa pubblica pletorica, oggi si metta di traverso a voler espropriare tassisti ed edicolanti, lamentandosi perché questo governo di "non eletti" non è stato sufficientemente ..."liberalizzatore". Ma per favore!
Vogliamo analizzare bene il termine "liberalizzazioni" e "privatizzazioni"? Non facciamoci ingannare dalla neolingua orwelliana, che ci induce a credere in qualche cosa di libero da lacci e lacciuoli. Sono termini assai ambigui che nei fatti  stanno a significare "esproprio". Portare infatti via le licenze ad un tassista, significa portargli via il suo lavoro, la sua ragione di sopravvivenza per sé e per la sua famiglia.
E smettiamola una buona volta di parlare impropriamente di "lobby" dei tassisti, degli edicolanti, degli avvocati. Ma quale lobby? Lobby, significa "gruppo di pressione politica ed economica". Mi si dica , per favore, che pressione esercitano gli edicolanti o i tassisti...
Semmai in corretto Italiano dovremmo chiamarle piccole corporazioni. Ma se andiamo a ritroso nella storia, le corporazioni nacquero nell'età dei Comuni e fanno parte della nascita stessa dell'Italia dei Comuni e delle cento città-stato. Senza contare che a voler essere davvero "liberali", queste attività  sono note per essere  "libere professioni" o "professioni liberali". Ma si sa, il progetto è quello di negare e smantellare l'esistente, compresi gli ordini professionali, anche questi nel mirino. In altre parole si vuole importare il Jungle Capitalism e affidarsi alle leggi di Darwin per tutte le categorie.
La verità è un'altra. Si grida impropriamente  al "lobbismo" per nascondere invece l'invasione delle VERE lobby straniere e transcontinentali, le quali, grazie al governo dei banchieri,  oggi hanno via libera nel nostro paese, fanno la parte degli squali  espropriando e trasformando magari il povero vituperato tassista, in un loro dipendente.
Corrado Passera
Ci siamo già presi un bel saggio circa i risultati delle privatizzazioni delle linee telefoniche, ad esempio! roba da far rimpiangere la vecchia SIP di stato. E non perché abbia nostalgia dello stato "sovietico", ma perché sono sempre più frequenti  quei consumatori che cadono nel labirinti dei numerosi abusi. Ad esempio, c'è chi  dopo oltre due anni che ha disdettato un contratto con Fastweb (solo per fare uno dei nomi) , si vedono ancora recapitare le bollette telefoniche da pagare, e  quelli della compagnia telefonica disdettata,  non inviano il personale a ritirare le apparecchiature di cessato servizio, facendo finta di nulla. Analoghe lamentale di disfunzioni si lamentano per Infostrada le cui connessioni sono penose.  E' forse "liberale" dover andare per avvocati o per Associazioni Consumatori per difendersi dai sorprusi delle compagnie straniere? Alzi la mano chi ha tempo e denaro da sprecare per ottenere ragione degli abusi, pagando due volte: in primis i consumi, in secondo luogo, il difensore dei diritti del cliente.
Per il momento gli espropri non sono passati, perché grande è stata la ribellione delle categorie citate. Ma il banchiere  Corrado Passera ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e Trasporti, non è contento e promette di tornare all'attacco. La verità è che si vuole desertificare la bella Italia del suo tessuto sociale e delle sue variegate stratificazioni.

Sull'evasione fiscale di Corrado Passera leggere qui da Johnny Doe.
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27 comments:

ason antonio said...

Dove non è riuscito Stalin ci riusciranno i banchieri verso l' eproprio totale

Massimo said...

Sono espropri se rimettono in gioco quanto già acquisito. Diverso se si realizza un sistema per cui tutti possono esercitare quella determinata professione senza concessioni della pubblica amministrazione, senza timbri e bolli, senza il consenso della corporazione di quella specifica attività che deve limitarsi ad un ruolo peraltro fondamentale: fornire le regole perchè la professione sia svolta in modo corretto e produttivo. Chi le rispetta è dentro, chi le viola è fuori. Il problema, piuttosto, è la situazione di privilegio delle cooperative. Quello è il grande cancro che dovrebbe essere rimosso.

Huxley said...

Giustissimo Nessie, da tempo si fa confusione (molte volte intenzionalmente) tra lobbies e clientele; il primo fenomeno era praticamente sconosciuto nel nostro paese, fino all'avvento dell'europa.
Il secondo, che affligge l'Italia da tempo immemorabile, è causa principale dell'enorme debito pubblico nazionale; ma invece di porvi rimedio ci stanno imponendo anche i gruppi di pressione che, come hai fatto notare, oltrettuto sono 'transnazionali' e di conseguenza totalmente alieni alle nostre necessità.
Quindi stiamo passando dalla bronchite (che comunque ci terremo) al cancro ai polmoni; le conseguenza di tutto questo le hai già illustrate tu.
Poco tempo fa ho letto che l'immigrazione verso il Brasile è in continuo aumento, direi che l'ipotesi di abbandonare questo disgraziato paese, oramai nelle mani di delinquenti rigorosamente in gessato, servi marchettari, beoti e menefreghisti, diventa sempre più impellente.

Nessie said...

Ason (Mason?) Antonio, hai centrato il problema. E' da mo' che qui si parla di capital comunismo.

Nessie said...

Mi spiace Massimo, ma devi registrare bene l'analisi, perché vedo che ti fai prendere anche tu da teoremi ideologici. Le attuali cooperative difese da Bersani (ex Coop rosse) sono dentro al discorso della grande distribuzione mondiale dell'agroalimentare. Detto in termini brutali, delle "multinazionali". Non sono più le Coop finanziate dai rubli sovietici di vecchia memoria. Soprattutto, non siamo più ai tempi di Peppone e Camillo e della Guerra Fredda.
Poi vedo che sugli "ordini professionali" taci. Eppure ti dovrebbe riguardare la faccenda delle "libere professioni" visto che ti definisci "liberale". Come pure, visto che elogi sempre Berlusconi, ti sei dimenticato di ricordare, che è stato proprio lui di recente a dire (e con ragione) che l'economia non si riprende di certo portando via la licenza ai tassisti o agli edicolanti.

Inoltre, perché non ammettere che la "l'esproprio" della vecchia compagnia telefonica di stato, ha dato la stura a una serie di imbroglioni e di nuovi contratti telefonici farlocchi e tarocchi?

Nessie said...

Huxley, lobby secondo alcuni deriverebbe da Lodge (loggia). E' evidente che i dettaglianti e i piccoli esercenti non possono esercitare alcuna "pressione politica", ma devono subire semmai i guasti della grande distribuzione. E che dire di tutta quella miriade di negozietti e di boutiques che facevano belle e pittoresche le nostre città, sparite e cancellate dalla mappa delle città per fare largo al "franchising" e agli outlet, che in molti casi, sono delle vere cattedrali nel deserto?

Gira e rigira con queste politiche si vuole cancellare l'antica Italia delle Arti e dei Mestieri.
Che poi ci siano state delle clientele scorrette, sono d'accordo con te. Ma io non parlerei di "bronchite", visto che questo è stato un fenomeno a cui si sarebbe potuto ovviare. In realtà dal '92 ad oggi, era già tutto previsto. E ora questa banda di delinquenti (leggi li link su Passera di Johnny Doe), stanno completando l'opera.

Nico said...

Qui sembra che basta concentrare 20 edicole in 10 metri per risolvere i problemi economici dell'Italia. Ma che significa? Ma 'sta gente dove vive? Questa è la loro "concorrenza"? A Roma ci sono tanti avvocati quanti ce ne sono in tutta la Francia e la giustizia funziona ugualmente da schifo, e ancora parlano di "liberalizzazioni"?

Nessie said...

Scusa Nicoletta, ma questa volta non capisco la natura del tuo intervento.

Io, attualmente, nella mia città non le vedo dieci edicole concentrate in 10 metri. In compenso dopo le "liberalizzazioni" di Bersani attuate sotto il governo Prodi, si sono rilasciate licenze a gogò per 4 parrucchieri in una stessa viuzza. Risultato? Chiusura per fallimento. E ne è rimasta una in piedi. Se non fosse che poi si passa per dietrologi, direi che l'hanno fatto apposta. Intanto anche coi fallimenti, le aperture e le chiusure, l'economia circola, no? Poi c'è la questione delle catene di negozi carichi di orrende cineserie e gestite dai cinesi. E anche questa fetta di commercio andrebbe resa trasparente. Mi si deve spiegare come mai un negoziante su tre dei nostri fallisce, mentre questi proliferano.

Nico said...

Nessie, intendevo dire esattamente quello che hai scritto tu! Io ho parlato di 20 edicole in 10 metri (era ovviamente un'iperbole), tu di 4 parrucchieri in una viuzza: il concetto è quello. Certo tipo di "liberalizzazioni" non portano a niente, anzi.

Nessie said...

Eppure se ci riflettiamo un po' su a qualcosa sono serviti : ad accelerare i fallimenti dei nostri e a fare largo ai soliti extra. Come da copione :-)

Nico said...

Tragicamente vero...

Dionisio said...

Bersani e soci fanno semplicemente quello che facevano quando (più correttamente di adesso) si chiamavano comunisti: oggi lo chiamano libelarizzare, ma in realtà espropriano categorie di professionisti delle loro professioni, costruite in anni di sudato lavoro. Vi ricordate quand'era ministro con Prodi, il Bersani gargamella? Ha "liberalizzato" la concessione dell'esercizio dei bar, col risultato che fior di priofessionisti, i quali tra l'altro per esercitare avevano acquistato le concessione da altri, si sono trovati non solo con un esercizio improvvisamente privo di valore (già acquisito spendendo fior di quattrini) ma a dover competere con baristi improvvisati e sprovveduti capaci solo di offrire spregiudicatamente i prodotti a prezzi stracciati. Il risultato, come negli altri casi, è la perdita delle professionalità e delle competenze, lo scadimento della qualità dell'offerta e l'aumento della precarietà e della confusione. Altro che difesa delle categorie più svantaggiate: pur di fottere chi lavora e si guadagna il pane col proprio impegno, i comunisti oggi si sono messi al servizio del capitalismo peggiore, quello che accaparra tutto e toglie ogni spirito di iniziativa individuale, come spiega bene Nessie.

Angelo D'Amore said...

giusto chiamarle corporazioni e non lobbies, anch'io ho abusato del termine. pero', non vedo perche' in italia, chi vuole fare il tassista debba comprare una licenza a 150.000 euro. non vediamo chi propone le liberalizzazione, vediamo se sono utili oppure no. certo per le compagnie assicurative, la liberalizzazione e' coincisa con un verticale aumento delle tariffe, pero' credo, che solo in italia ci siano le cosiddette "trastole", finti incidenti, con finti testimoni, pagati anche a 70 euro a falsa testimonianza.
il paese si deve svecchiare, che alcuni tipi di farmaci, quelli da banco, possano essere venduti nella grande distribuzione, non lo vedo un cataclisma.
saluti!

Nessie said...

Nemmeno io lo vedo un cataclisma, Angelo. E già si fa, nei grandi centri commerciali. Il problema è che in uno stato che si dice "democratico" ci deve essere spazio per il piccolo, per il medio e anche per il grande. E non solo per la grande concetrazione monopolista delgi outlet e dei centri commerciali. Come piccolo esercente dovresti caldeggiare queste posizioni democratiche.

Nessie said...

Ciao Dionisio e benritrovato dopo le tue fatiche artistiche :-).
Hai centrato alla perfezione il problema: durante la "liberalizzazione" selvaggia del duo Prodi-Bersani non ti dico i ristoratori improvvisati e i baristi immaginari che sono saltati fuori. Poi sono rimasti vittima del darwinismo altrettanto selvaggio che è saltato fuori e buona parte di questi hanno dovuto chiudere perchè non reggevano l'eccesso di concorrenza.
Verissimo poi che chi si è fatto un mazzo grosso tanto facendo tanto di gavetta per ottenere la licenza, si è ritrovato con un pugno di mosche in mano.
Sembrava la lotta di Stalin contro i kulaki. E' solo che oggi gli espropri li chiamano "liberalizzazioni".

Per gli auguri di Buon Natale c'è ancora tempo, ma se non ti vedo più te li faccio ora.

Angelo D'Amore said...

il piccolo nel piccolo centro non viene a soffrire tali misure. nelle grandi citta', alcune categorie di esercenti vanno in crisi poiche' e' mutata la geografia urbana del territorio.i grandi centri, dovrebbero essere caratterizzati soltanto dalla presenza di negozi tipici, di artigianato, bar, caffe', ristoranti, vinerie, bistrot e negozi di grandi firme. il resto degli esercizi di per se e' fuori gioco, non puo' essere competitivo.
mio padre, nel 59, ebbe come tesi di ingegneria edile, il conteggio dei distributori in citta' ed il loro impatto sul terriorio (tesi che lui non accetto' di buon grado poiche' vedeva sminuite le sue potenzialita', infatti nel 60 presento' al c.o.n.i. il progetto di un velodromo giungendo 1° in italia - scusa la dissertazione) per dirti che gia' all'epoca si noto' che era inutile concentrare tante pompe sul territorio. ritengo che il piccolo non debba scomparire, ma dipende dai settori. un artigiano che produce beni di nicchia e' una cosa, diversa e' il piccolo che produce o vende beni di massa, che non puo' reggere la grande distribuzione, oppure lo fa con prezzi per forza maggiorati.
inoltre, se ai piccoli esercenti, iniziassimo a togliere le bancarelle di abusivi piazzate davanti ai loro negozi - il centro di napoli ne e' pieno - penso che avrebbero vantaggi a prescindere dalla presenza degli outlet.
prova a far mettere un vucumpra' all'interno di un parcheggio di out-let e vedi quanti minuti riesce a strarci.

Nessie said...

Hai fatto bene, invece a raccontare la storia della tua famiglia. I piccoli esercenti sono i più penalizzati e in fondo non dimentichiamo che l'Italia è anche un paese di artigiani e di commercianti. Pensa che ne sarebbe di Firenze, di Siena e dei borghi storici con gli outlet e le cattedrali nel deserto.
Quanto agli ambulanti extra e ai vuccumprà , su questo blog sfondi una porta spalancata. A Roma, il Vaticano predica accoglienza ad ogni costo, ma intanto le guardie svizzere non li fanno neanche avvicinare alla piazza S. Pietro. E intendiamoci, fanno pure bene. Ma chi è furbo non insegna mai agli altri l'arte di farsi furbi e le astuzie se le mette in pratica per sé.

johnny doe said...

Ma nessuno si ricorda l'esito delle sciagurate privatizzazioni di Prodi e soci? Si legga l'articolo il Sacco d'Italia.
Quello di Bersani é un vizio.Ricordate quando era ministro non ricordo de che,la prima cosa che fece fu appunto di fare un regalo alle Coop con la storia dei medicinali in libera vendita? Idem per i taxisti che votarono tutti er Alemanno.Ero a Roma in quel tempo e ogni taxi che prendevo facevo un sondaggio.Manco uno che non votasse per Alemanno.

Tutte minchiate appunto per coprire altro e additare questo tipo di categorie come presunte lobbies che ostacolano il progresso e nascondere appunto quelle vere.

L'avevo detto che Passera é il più pericoloso.L'ho sentito una sera da Vespa fare affermazioni che si capiva benissimo ch'erano bugie a cui nemmeno lui credeva,insieme al suo valletto Grilli che sosteneva l'estrema facilità di rintracciare i capitali scudati,salvo poi essere smentito da chi si doveva cobcretamente occupare della cosa.
Chi mai comprerebbe da questi la famosa auto usata! Manco il triciclo.

Insomma,una squadra di incompetenti e mentitori, a cominciare da Mario,una specie di bullo in grigiofumodilondra.

Infine sempre menzione speciale della giuria per il leccaculismo e la disinformazione della stampa bananiera mainstream.

Nessie said...

"Ma nessuno si ricorda l'esito delle sciagurate privatizzazioni di Prodi e soci? Si legga l'articolo il Sacco d'Italia"

Certo che mi ricordo Johnny. E nei commenti precedenti, di questo si è parlato. Non li hai letti?
Quanto alle lobbies ho spiegato nel post la differenza tra queste e le antiche corporazioni. Ma lo sai anche tu che i media mainstream impiegano un lessico mistificatore per ingannare i gonzi.
Passera ha una faccia da falsone che è impossibile ascoltarlo: mente come respira.

Sareth said...

cribbio, quante cose contenute in un solo articolo...
oggi ho meno tempo del solito, pertanto stringo su tutto.

ai tempi dell'insediamento di monti pensai tra me che quasi quasi conveniva tornare all'epoca dei comuni e delle signorie. un'epoca oggi molto tralasciata anche sui banchi di scuola. eppure fu un periodo fecondo che ha caratterizzato l'italia per secoli, rendendoci ciò che siamo.
dicevo tra me e me, perchè mi sembrava qualcosa di "paranormale", in quanto ho seri dubbi che un qualunque federalismo fiscale possa salvare l'italia dai suoi problemi, dai suoi egoismi e dai razziatori stranieri. l'unica via percorribile per risolvere i problemi, a mio giudizio, è quella. ricordo un fumetto di paperino (uno dei pochi che ho avuto modo di leggere): in quell'episodio, a causa di un'amministrazione disastrata, il comune di paperopoli decise di vendere i suoi beni ai cittadini (di sangue, origine, residenza) per sanare i problemi economici. in un lampo paperopoli divenne linda, mondata dagli sprechi e dalla spazzatura, solo in un secondo momento l'amministrazione si proponeva di ricomprare il "demanio pubblico". un pò come accadeva quando il debito era sovrano e italiano.
non so perchè non c'è un cane (pochi esclusi, tra cui bertinotti credo) che afferma una cosa semplice: i due principali sistemi economici ai quali abbiamo fatto riferimento sono falliti(comunismo, capitalismo, consumismo). mettiamoci una pietra sopra e pensiamo a qualcosa di nuovo, magari guardando anche dietro.
invece no, si prosegue su quanto è stato fatto sino ad oggi, ponendo sopra ogni cosa (e sopra le persone) il dogma del pareggio di bilancio. sono due decenni che ogni volta si fanno manovre che hanno come obiettivo principale dichiarato quello. ogni anno è sempre peggio, ma non c'è modo di fare qualcosa di diverso.
arrivare ad essere nostalgici (in qualche modo) al socialismo e al concetto che lo stato deve fare lo stato (il socialismo lo ha fatto suo ma in realtà è un concetto comune alla realtà umana), è in qualche modo una dimostrazione dello sbando al quale siamo arrivati. invece no, oggi lo stato è un'azienda che deve subire le regole del mercato. e che dire dell'esempio islandese e della riscrittura della costituzione mediante internet? possiamo solo sognarcelo.
ok, termino, che è meglio(cit.)

Nessie said...

Molte cose hai scritto Sareth, ognuna delle quali meriterebbe un lenzuolone: "il dogma del pareggio di bilancio".
"ho seri dubbi che un qualunque federalismo fiscale possa salvare l'italia dai suoi problemi, dai suoi egoismi e dai razziatori stranieri". Anch'io, specie quando non si batte più moneta in proprio.
Aggiugiamoci la dittatura dello "spread", una nuova e grottesca realtà che è saltata fuori da quando il debito non è più nostro.
Aggiungiamoci, la "dittatura del progresso" e dell'"eterna crescita" e ti accorgerai che come diceva quel tale "è tutto sbalgiato, è tutto da rifare".

Sareth said...

faccio un breve p.s. riguardo all'esempio di paperopoli, poichè ho dimenticato un punto importante, o meglio, che lo sottolinea. in quel modo, il comune di paperopoli risolse tra le tante difficoltà, vandalismo e criminalità, perchè i residenti impedivano attivamente che venissero fatte delle marachelle verso il bene pubblico (bella la scena in cui una casalinga passava la lucidatrice sul marciapiedi)

Angelo D'Amore said...

in italia si e' parlato di vendere i beni pubblici. il problema e' che di questi tempi, non ci sono tanti cittadini di "sangue, origine e residenza" a poter acquistare i beni medesimi.
oggi ahime', se volessimo (s)vendere le nostre bellezze, potremmo farlo solo ad acquirenti dagli occhi a mandorla.
l'origine dei mali per me, e' tutta li e noi occidentali, ci abbiamo messo tanto del nostro per far emergere il gigante asiatico.
oggi, nelle loro citta' costruiscono grattacieli, le nostre se ne cadono a pezzi.

Nessie said...

Sareth, e allora W Paperopoli!

Angelo, come già sai io sono contrarissima a vendere i nostri beni architettonici a chiunque: a occhia a mandorla, come a chi ha occhi azzurri e capelli biondi.
Sono tutti pezzi di sovranità che continuamo a cedere e svendere all'incanto, per poi ritrovarci punto a capo. Come già hanno fatto prima di noi i Greci. Inutile seguirli su quel rovinoso terreno.

Gli squali devono essere messi a dieta. Anzi, a regime durissimo. Possibilmente poi, occorre anche una bella...mattanza.

Anonymous said...

Sulle ribellioni dei taxi

http://kalmha.net/2011/12/taxi-con-molotov/

Zeta

Nessie said...

Letto, grazie. I tassisti sì che è gente che si sa difendere.

johnny doe said...

Ribadivo,nessie....