09 July 2008

Uno sguardo sulla Francia


Inutile negarlo: tra gli stati europei, l' Italia è quella messa peggio. E' una balla stratosferica, ad esempio, quella di dire che Francia e Germania hanno più immigrati di noi. Non è vero. Da loro c'è stato un gradualismo e anche un assimilazionismo che noi ce lo sognamo. E se è vero che a Lione ho visto parecchie donne imbacuccate fino agli occhi che per un momento credevo d'essere a Teheran o a Riad, non esiste un fenomeno analogo nelle provincie agricole francesi, le quali conservano intatte la loro identità. E poichè la Francia è un'immensa provincia agricola fatta di piccoli villaggi, di piccole e medie città che ruotano intorno a Parigi, è proprio grazie a ciò che se la cava assai meglio di noi, i quali siamo il Paese delle Cento Città e dei mille piccoli borghi che, dall'età dei Comuni a oggi, sono sempre più estesi e densamente abitati. Ma guardate, ad esempio, Padova e Vicenza come si sono degradate, a causa delle migrazioni incontrollate!



"Vous etes en prémière ligne, c'est dommage pour un si beau Pays", mi dicono gli amici francesi commiserandoci un po' a proposito di immigrazione. E io lì ogni volta a spiegar loro che così vuole l 'Ue (trasformarci nella Poubelle d'Europe, la pattumiera d'Europa). Che così vogliono le associazioni benefiche che ruotano intorno alla Chiesa; che così vuole la nostra gauche (che poi è un'altra chiesa, ma rossa) e i nostri syndicats (per ottenere voti e tessere); che non abbiamo governi decisi e a muso duro che sappiano farsi rispettare nelle loro decisioni.
Certo le grandi metropoli come Parigi e Marsiglia hanno molti immigrati e il fenomeno delle pericolose banlieues. Ma le fermes (fattorie francesi) sono quasi tutte a gestione familiare autoctona. L'allevamento dei bovini pure. I grandi "vignobles" sono tutti patrocinati da francesi e la ristorazione con le ricette tipiche della loro cucina (che varia da regione a regione come avviene anche da noi) vengono tramandate di generazione in generazione. Nella Borgogna non ho visto negozi di kebab nemmeno a pagarli a peso d'oro e le aziende vinicole sono saldamente nelle mani dei francesi. E dato che il turismo "rurale" (gites de charmes, chambres d'hotes, situati in luoghi incantevoli) lo hanno inventato proprio loro, anche questa fetta di commercio e di industria è più che mai nelle loro mani. Nelle loro città del Centro e del Nord (Macon, Chartres, Orléans, Rouen) non ho visto botteghe e negozi con orrende insegne in cinese come a Milano. E nemmeno con scritte arabe. Tanto meno in Bretagna e in Normandia.
Sconfinate distese di grano e di cereali dappertutto creano un paesaggio certamente più uniforme e noioso a guardarsi, del nostro il quale ha un'orografia assai variegata e pittoresca di regione in regione e di zona in zona (monti, colline, laghi, fiumi, isole,vulcani, coste, ecc) . Ma una cosa è certa: questa gente ha risorse agricole proprie e di fame non morirà mai: rien que du blé et des vaches, come essi stessi dicono prendendosi un po' in giro. Inoltre nei loro supermercati non espongono molti alimenti stranieri: d'abord, les produits français. In particolare frutta e verdura.


Passiamo al capitolo 2: l'energia nucleare. In queste vaste distese non è difficile imbattersi in centrali nucleari (ne hanno già 55), e i loro piani energetici prevedono altre nuove installazioni per far fronte alla crisi petrolifera mondiale. Il risultato di tutto ciò è sotto gli occhi di ciascuno di noi: importiamo energia da loro pagandola a caro prezzo e - alla faccia degli utili idioti ecologisti di casa nostra - subiamo gli stessi rischi che averli a casa nostra. Tanto vale, allora, avere centrali e risorse energetiche proprie. Siccome le loro pianure sono esposte ai venti del Nord provenienti dalla Manica, sfruttano anche, laddove è possibile, l'energia eolica e non è raro vedere piccole centrali eoliche disseminate qua e là nel territorio.
Un'ultima piccola cosa: libri e dischi. Nelle librerie che ho visitato c'erano innanzittuto libri francesi e meno best seller angloamericani che da noi. E alla radio hanno una legge che obbliga a trasmettere il 70% di musica leggera francese e il restante 30% straniera. Chiamatelo se volete "colbertismo" o "protezionismo", ma è così. Poi si ripassa il valico del Monte Bianco e allora, insieme a desolanti bollettini sulla viabilità e sulle code, si sente musica americana a gogò, perfino con orrendi rap: buongiorno Italia!
NB: sullo stesso tema visitare anche qui per riscoprire l'identità smarrita d'Europa

35 comments:

Anonymous said...

Ti seguo sempre. Let`s begone be begone. Hugs Liliana USA

Nessie said...

Many Thanks Liliana. Questa fierezza e orgoglio nazionale che hanno sempre avuto i francesi, gli Italiani dovrebbero impararle e farli propri. By the way, davanti alle loro cattedrali gotiche non ci sono ambulanti e venditori abusivi che commerciano paccottiglia sui sagrati.

paolodilautreamont said...

Infatti i francesi hanno in primo luogo la testa agli interessi nazionali. Sarà sballato, ma sempre meglio del primo impegno degli italiani: gli interessi della propria lobby.
Ricrodate di votarmi ogni giorno su www.unaviaxoriana.it

Nessie said...

A me sembra ben più sballato l'italianissimo "tengo famiglia" e anche l'altro italianissimo "Francia o Spagna purchè se magna",e cioè l'opportunismo trasformista. Per non dire dell'eterno "tiriamo a campare". Paolo, ho visto il sito sulla via per Oriana: di cosa si tratta esattamente? Per votare bisogna fare il login?

Luca said...

Ciao Mary, passo a salutarti perchè finalmente dopo un periodo di inattività forzata sto per tornare a postare. Ma sono da te anche con un OT, perchè da me trovi qualcosa per te, nel mio ultimo post. ;)

Baci.
Luca.

Luca said...

Ops, sono un tantino rintronato. Ovviamente tu non sei Mary... :))

E' che il commento è in copia+incolla per un motivo che capirai quando leggerai il mio post.
Ciao!

Nessie said...

Grazie per la nomination caro Luca. Sono appena passata a leggere :-). Un caro saluto.

Anonymous said...

Mi fa molto piacere che tu scriva tante cose simpatiche della Francia, cara Nessie. Non è il paradiso, ma è pur sempre uno dei più bei Paesi del mondo. La douce France esiste ancora.
Xavier

Nessie said...

Mais certainement Xavier che esiste ancora. Se volessi trasferirmi da quelle parti, non avrei problemi, visto che ho simpaticissimi amici d'Oltralpe che mi accoglierebbero volentieri. Il mio problema è che non ho il coraggio di lasciare questo scellerato bel Paese a cui tutto sommato sono affezionata.Che relax, però, in questi giorni non leggere un giornale italiano e non vedere un TG !

Elly - Grotesque said...

Questa è un'altra bella coincidenza Nessie cara. Tu te ne vai in provenza e io forse vado dall'altra parte della francia, sui castelli della loira e dopo il tuo post, partirò più... come dire, tranquilla.

Nessie said...

Elly sono appena tornata dal mio tour: Provenza, Borgogna, dipartimento della Eure e infine Normandia. Vai tranquilla, tutto scorrerà per il meglio nella Loira :-). Sì, davvero una coincidenza. Dopodomani riparto, ma resto in Italia. Buone vacanze, allora.

Elly said...

Eh, tutto ancora da definire. Comunque se riesco a partire, sarà per oltre il 10 agosto. Io povera comune mortale ho solo quello spazio/tempo a disposizione. Nel frattempo resto nei paraggi. :)

Orpheus said...

Vero i francesi sono molto più nazionalisti e fanno bene....
Malgrado abbiano moltissimi immigrati, le loro città (almeno quelle che ho visto io: Parigi, Lione, Nizza...) non sono dei "suk" come le nostre.
A Parigi non ho visto "vù cumpra" in pieno centro e nemmeno "lavavetri".
C'era un mimo, fra l'altro bravissimo che si esibiva al Trocadero, dopo 10 minuti sono arrivati i vigili e lo hanno fatto sgombrare.
Qui da noi, li lasciano orinare sulle facciate delle nostre bellissime Chiese.
Infine la Francia mi piace moltissimo anche a me...
Ciao Mary

Nessie said...

Allora Elly, ci sentiamo prossimamente su queste reti. Io diraderò un po', ma non sparisco del tutto ;-)

Mary, la cattedrali di Chartres e di Rouen (su cui poi farò un post sul Giardino delle Esperidi) erano belle sgombre e senza ambulanti con merci abusive davanti ai piazzali. Alla faccia del loro "laicismo da ghigliottina", c'è più rispetto dei luoghi sacri che da noi. Parcheggi interrati per non intasare i luoghi sacri con le facciate delle cattedrali belle ripulite dallo smog. La faccenda delle centrali nucleari poi mi manda su tutte le furie. Che per colpa di quei pezzenti che ci sgovernano dobbiamo dipendere dai ricatti petroliferi del beduino mafioso Gheddafi che ci manda qui le loro navi carretta cariche di clandestini è a dir poco roba fuori al di fuori ogni buon senso.Speriamo pongano rimedio agli sbarchi sennò non voto più.

Lontana said...

I francesi hanno una lunga esperienza in fatto d'immigrazione ed hanno saputo integrare a poco a poco quelli che sono entrati. Bisogna pensare anche ai "pieds noirs" che sono rientrati dalle Colonie. Io ne ho conosciuti qui.

Ed hanno sempre il loro orgoglio francese che a volte dà fastidio, ma é anche giustificato.

Noi invece stiamo diventando veramente la poubelle dell'Europa e non so come si farà ad uscirne.

Bella la tua descrizione delle regioni rurali..

Nessie said...

Grazie LOnty. J'ai mis les trois Blanchettes en haut, come simbolo della Francia rurale, unitamente alla cartina dei fromages :-). Agricoltura e risorse energetiche permetteranno loro di fronteggiare la crisi certamente meglio che da noi che siamo dei cicaloni poveri e imprudenti.
Ti sei attrezzata di pc anche in Virginia? Che brava!

Filippo84 said...

Noi in Italia abbiamo un'immigrazione che è presente capillarmente sul territorio, cioè stanziata nelle città, nei centri minori e nelle campagne. In Francia hanno invece un'immigrazione più urbana o metropolitana.

Sono contento che la Francia rurale e più autentica (r)esista ancora, ma non facciamoci troppe illusioni perché la demografia parla chiaro: sono 5-6 milioni i musulmani in Francia, ai quali andranno aggiunti altri 2-3 milioni di allogeni vari, soprattutto africani neri (sono moltissimi) e asiatici del Sud-Est. Queste cifre indicative (e al ribasso!) sono da considerare rispetto ad una popolazione totale di 64-65 milioni di abitanti.

In Italia stiamo tragicamente e velocemente "recuperando il tempo perduto" (si fa per dire, ovviamente...).

Nessie said...

Caro Filippo, al di là delle cifre su cui ti credo sulla parola, io guardo soprattutto a casa mia. E faccio raffronti su come stanno gli altri paesi-membri della Ue, in rapporto a noi, senza credere troppo nei paradisi, ma nel "meno peggio". E vedo che messi male come noialtri, francamente non c'è nessuno.
La campagna francese è molto molto estesa, mentre quella italiana non esiste quasi. Vale la pena poi di ricordare che in Italia importiamo quasi tutti i prodotti agricoli, mentre loro se li gestiscono e distribuiscono per conto proprio dal produttore al consumatore.

Anche in Germania (dove sono stata nell'aprile scorso) ho trovato una situazione di tranquillità e di sicurezza nelle loro città che francamente noi ce la sognamo.
Del resto, se per sgombrare Viale Jenner a MI, si chiama a negoziare il terrorista imam Abu Imad in Prefettura, eleggendolo a interlocutore, vuole dire - tanto per parafrasare una canzonetta di Rita Pavone - che "come noi non c'è nessuno".

Filippo84 said...

E ci credo Nessie! Qui da noi tocca dialogare con preti, vescovi, imam, Caritas e Vaticano quando c'è da fare qualcosa!

Comunque, per quanto riguarda la Francia metropolitana (Parigi, Lione, Marsiglia,...), dubito che sia messa meglio di noi (almeno considerando le periferie). Sulla Francia rurale ti credo e anche sul fatto che siamo quelli messi peggio.

Sulla Germania, in cui sono almeno 3,5 milioni i musulmani (in prevalenza turchi), sono meno informato.

Ma tu lo sai: per chi (come me) ne fa una questione di identità, la sicurezza è certamente importante ma non è tutto...

Nessie said...

E' vero, la sicurezza non è tutto. E anch'io, come te, ne faccio una questione di identità. Però è come l'aria che si respira, quella che si dà per scontato finché c'è. E che ci preoccupa quando manca. Ma fino a quando si può ancora instaurare e imporre, vuol dire che un popolo non è alla frutta e che è in grado di imporre i SUOI valori fondanti. Quando invece questo non avviene, allora è un pessimo segno di declino e di sopraffazione.

Mefisto said...

Ricordo quando rientravo in Italia, faceva sempre una brutta impressione: come vedere delle cicale impazzite, salvo ovviamente, cinque minuti dopo aver girato la chiave nella toppa di casa, ridiventare come loro.

Giano said...

Concordo in pieno. Noi paghiamo molto caro il nostro aver lasciato l'Italia alle piazze. alle sinistre, ai sindacati, a coloro che vogliono distruggere la nostra identità, la nostra cultura. E purtroppo non finisce qui. Coraggio...

Nessie said...

Mefisto, hai perfettamente reso l'idea delle "cicale impazzite". Nei primi giorni che rientro dal Nord Europa mi dico sempre: "Ma perché ci agitiamo tanto? Perché gridiamo tanto?". Poi di lì a poco mi ritrovo come loro :-)

Sì Giano, avremmo dovuto farli fuori politicamente molto tempo prima. Ora sembra di essere al punto di non ritorno.

Orpheus said...

Ciao Nessie, ti ho nominato come r il premio brillante weblog 2008...
Un abbraccio Mary

Nessie said...

Grazie mille per la nomination, Mary. Ti ho già ringraziato nel tuo blog in veste di Esperide :-)
Un abbraccio.

Anna said...

Che bello sentir parlare così della douce France...

Era un nostalgico ricordo dei miei studi di filologia romanza che illuminarono il mio unico viaggio di ventenne in Francia.

Riconosco la amata Francia delle Chansons de Gestes e della Pulcelle d'Orléans.

Riconosco la pace della calda campagna francese e dei paesini operosi...

Ora invece dovunque sento odio (cui non credo... ma tant'è: ora sono le parole che concretizzano i sentimenti, non i sentimenti che vengono descritti dalle parole!) e penso che i miei ricordi siano solo un'illusione.

Anna

Nessie said...

Grazie Anna. Vercors è uno pseudonimo legato alla Francia?
Sì nonostante tutto, la Francia permane un paese gentile e accogliente.
Chiedo venia se sei rimasta un po' in moderazione, ma sono fuori in viaggio. Ciao.

Anna said...

Non ti preoccupare! so che sei fuori!

Vercors è il cognome di Anna, il padre di Violaine nel capolavoro di Paul Claudel, "L'annucio a Maria" di cui ho parlato anche in un mio post ( http://annavercors.splinder.com/post/12080064 )

Diciamo che il nome è tutto... un programma!

Buona vacanza!

Un abbraccio
(Per la moderazione non ti preoccupare!)

marshall said...

Nessie,
mi fermo alla prima parte. Ciò che descrivi lo vive un mio parente che ha sposato una francese di Tolosa. Lui è originario di Milano, e con sua moglie sono andati a vivere a 20 km a nord di Tolosa, in un villaggio simile a quelli che descrivi nel post. Io mi diverto a guardare dove vive, attraverso il satellite di Google, e intanto, e molto spesso, sogno di passare una giornata in quell'ambiente. Oggi, l'ottava tappa del Giro di Francia è passata nei suoi paraggi, e ho così potuto vedere dal vivo quello che mi descrive nei racconti quando viene a trovarci. E' uguale al tuo racconto. Ed è un peccato che oggi c'era la pioggia: le distese di girasoli avrebbero illuminato la scena per gran parte della tappa.
Il post su Narbonne era dedicato a lui. Avrei voluto scrivere i seguiti.
Ciao.
Buone vacanze.

Nessie said...

Anna, dell'opera di Claudel che citi ne ho visto una bella riduzione teatrale dal titolo "Il bacio del lebbroso".
Sull'altro blog il Giardino delle Esperidi ho per l'appunto parlato anche delle cattedrali gotiche di Francia.

Marsh, non so se hai sentito il casino mediatico fatto per quella disfunzione della centrale nucleare più o meno verso Tolosa. La scala delle gravità va da 1 a 8, e questo momentaneo guasto era di 1. Figurati un po' se da noi avremmo potuto mai costruire 55 centrali, con la sindrome permanente NIMBY che abbiamo. Piuttosto preferiamo subire tutti i ricatti del beduino Gheddafi e tutti le navi carretta che ci manda qua. Ciao e buone vacanze anche a te.

nuovopatriota said...

E pensare che noi eravamo all'avanguardia dello studio sul nucleare, prima che smantellassero tutto!

+nuovopatriota+
[amate la patria! essa ci nutre e ci onora!]

Vanda said...

Cito - ho visto parecchie donne imbacuccate fino agli occhi che per un momento credevo d'essere a Teheran o a Riad, non esiste un fenomeno analogo nelle provincie agricole francesi, le quali conservano intatte la loro identità.-
Cara Saura, mi piacerebbe molto dirti che tutto questo e' vero, ma io vivo in Provenza da due anni e posso dirti che qui anche i piccoli centri come la cittadina di Pertuis, Manosque o Carprentras, situate nella splendida area tra il Luberon e le Basse Alpi, sono piene di maghrebini che non sono affatto integrati e che vivono da nullafacenti alle spalle dei contribuenti francesi. Sono moltissime le donne che portano il chador ed alcune addirittura il burka. Producono molti figli perche' il governo francese da degli egregi contibuti finanziari per ogni bambino. Non so com'e' in Bretagna perche' non ci sono stata, ma la splendida Provenza e' deturpata dalla loro indesiderata presenza. Si salvano solo i comuni come meno di 3000 abitanti perche' non hanno l'obbligo di avere le HLM (ovvero case popolari): infatti io vivo in un piccolo villaggio di 2000 anime che si conserva ancora Francese.

Nessie said...

Cara Vanda, grazie per la testimonianza. E' ovvio che lo sguardo del viaggiatore turista non è lo stesso del residente. Sapevo comunque che nel Midi e nelle grandi città la solfa è quella che racconti. Io ho visitato le zone agricole della Borgogna e della Loira, dove è soprattutto l'agricoltura, l'allevamento di bovini e ovini e la viticoltura ad essere saldamente in mani "galliche". Più in alto in Normandia nelle città di Caen e di Le Havre ne ho visto parecchi, anch'io di magrebini. Le metropoli sono purtroppo dei ricettacoli dappertutto. Soprattutto nelle zone portuali.
Ma in Bretagna, l'industria ittica, i pescherecci e la navigazione sono in mani...vickinghe e brettoni. Anche perché c'è da farsi un mazzo grosso tanto. E come mi confermi, questi qua battono la fiacca e attendono la Provvidenza di Allah.
E comunque lo schifo che c'è a Milano dove si permette, ad esempio, alle comunità cinesi di esporre insegne in cinese nei loro negozi, e non in italiano, sarò stata fortunata, ma non l'ho visto. Come pure le preghiere islamiche sui marciapiedi come si vedono dalle parti di Viale Jenner. Per non dire del degrado dei campi nomadi che ormai da noi è un flagello dappertutto.Se clicchi su google, alla voce di "mappe italiane dei campi nomadi" c'è da spaventarsi. Ciao.

patrizia said...

Ciao a tutti, sono entrata per caso in Blogger cercando informazioni sulla Provenza dove avrei intenzione di trasferirmi e l'ho trovato molto interessante. Anch'io sono molto delusa dell'Italia, dove sono nata e risiedo, al punto che, giunta alla soglia dei fatidici "50" e le figlie oramai adulte, vorrei realizzare il mio sogno di acquistare la casa dei miei desideri di sempre e andarmene dalla situazione ormai cronica di un' Italia da tempo degradata sotto molti punti di vista. Ho bisogno ancora di molte informazioni soprattutto per scegliere in quale villaggio comprare la casa dove vivere perchè non conoscendo bene la Provenza, e dovendo strapparmi dal mio paese (che non sento più mio), è prioritario che la scelta sia oculata per non dovermi pentire di questo "cambio di vita". Mi ha colpita in particolare la testimonianza di Vanda che a quanto pare vive in un villaggio della Provenza che quindi conoscerà bene. Amerei, se fosse possibile, avere qualche utile indicazione circa i villaggi più "appetibili" dove poter indirizzare la mia ricerca tenendo conto del paesaggio, del costo della vita, delle differenze dei prezzi immobiliari tra un paese e un altro, del tasso di immigrati presenti o di quelle caratteristiche di cui occorre tenere conto quando ci si trasferisce in un altro paese e si acquista casa… Se Vanda od altri fossero a conoscenza dei particolari sulla Provenza di cui chiedo, forse ne potrebbero essere interessanti anche altri utenti anche se solo a titolo di curiosità. Se sono entrata nel blog sbagliato per ricevere questo tipo di informazioni non vogliatemene o indicatemi, se ne siete a conoscenza, qualche sito che possa fornirmi le indicazioni utili a rispondere ai miei quesiti onde ponderare a ragion veduta sul passo che vorrei a breve fare.
Ovviamente ho messo in conto di fare di persona un giro nella zona dopo averne saputo qualche cosa di più.
Non so se sia possibile ma nel caso potete anche contattarmi via e-mail.
Complimenti a tutti voi.

Nessie said...

Cara Patriza, sulla Provenza puoi reperire una quantità di notizie su google stesso alla voce Provenza. L'impressione è che non sia degradata come le nostre coste mediterannee e come le nostre città. Ma occorre evitare Marsiglia e altre città per buttarsi in campagna. Se Vanda ti legge, ti dirà meglio visto che ci vive. Auguri!