06 February 2012

Dobbiamo fermarli!

Innanzitutto due notizie gravissime da diffondere delle quali la stampa non ci informa : il fatto che durante il periodo dell'Epifania (per l'esattezza il 3 gennaio scorso) Monti ha stornato, come si dice nel pessimo slang bancario, i denari testé rastrellati dalle nostre tasche con le manovre finanziarie alla Morgan Stanley (Banca d'Affari americana) .  Ovviamente "c'è un problema di immagine per quello che è spesso chiamato il "governo dei banchieri": dare 2,567 miliardi a Morgan Stanley mentre si stangano i pensionati e si stanziano 50 milioni per la social card non suona bene". Lo scrive l'Espresso, unico giornale che ha dato la ferale notizia.
 "Due miliardi e 567 milioni di euro. Passati dalle casse del Tesoro a quelle di Morgan Stanley il 3 gennaio scorso, alla vigilia dell'Epifania. In gran silenzio il ministero di via XX Settembre ha "estinto" una posizione in derivati che aveva con una delle grandi investment bank americane. I cui vertici, nelle periodiche comunicazioni alla Sec, segnalano che l'esposizione verso l'Italia a cavallo di fine anno è scesa, al lordo delle coperture, da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari. Con una differenza di 3,381 miliardi pari appunto a 2,567 miliardi di euro".

"Né Morgan Stanley né il Tesoro hanno voluto spiegare a "l'Espresso" il senso dell'operazione. Inutile dire che la banca aveva un credito nei confronti dello Stato italiano e che il Tesoro era evidentemente tenuto a rimborsarlo. Molti contratti sui derivati prevedono che, dopo un certo numero di anni, una delle due parti può chiedere la chiusura della posizione. Ma non accade spesso. Altre volte sono previsti dei "termination event", ovvero fatti che possono innescare la soluzione del contratto: per esempio il downgrade (svalutazione) dell'Italia da parte di Standard & Poor's". 

"L'episodio riapre la questione della trasparenza delle operazioni in derivati che sono gestite dal Tesoro nella più totale opacità: nessuno sa a quanto ammontano e una volta all'anno viene comunicato (agli uffici di statistica) il guadagno o la perdita complessivamente registrata su quel tipo di operazioni". 
Indovinate un po' chi è il direttore della filiale italiana di Morgan Stanley? Sorpresina: quel Domenico Siniscalco che Fini volle al posto di Tremonti quando questo secondo fu destituito dal suo incarico durante il secondo governo Berlusconi (dal 2001 al 2006). Che strane coincidenze, eh?  (qui lettura dell'articolo dell'Espresso "Super regalo a Morgan Stanley").
 In sostanza, in cambio dei loro  fasulli titoli spazzatura, si prendono soldi veri, dalle nostre tasche, prelevate dal nostro impareggiabile Gold-Monti, nella manovra detta eufemisticamente "pareggio di bilancio". Attenzione alla neolingua orwelliana!  i soldi veri prelevati dalle tasche dei pensionati, dei lavoratori, delle famiglie in affanno sono finiti nel mare magnum della finanza internazionale (Morgan Stanley è solo un esempio) e non si pareggerà mai un bel  niente, perché questo tipo di debito basato su di una truffa sistemica è inesigibile e irredimibile. 


  • Passiamo alla seconda notizia. Alcuni giornali come Libero e il Foglio (articoli di Carlo Pelanda) hanno riportato il fatto che  Monti si è impegnato a firmare il patto fiscale europeo detto Fiscal Compact  che lo impegna a portare il debito dal 120% del Pil al 60% in 20 anni e con un calendario rigido di abbattimento per anno di circa 40-45 miliardi, pena sanzioni, cadremo in una depressione irreversibile. Oggi i contenuti della bozza saranno del tutto chiari. La sensazione è che vi sia stata solo una cosmesi che non abbia toccato la sostanza voluta da Berlino. Pertanto è prioritario valutare se e come l'Italia possa evitare il suicidio economico imposto dall'irrazionale diktat rigorista della Germania. 
Ma quello che i nostri politici, complici degli assassini,  non ci dicono a chiare lettere è che questo significa  manovre continuative di prelievi forzosi dalle nostre casse di 45 miliardi all'anno per 20 anni, mica noccioline! Dalle nostre casse, per chi non lo avesse ancora capito, significa in realtà dalle nostre tasche. Ci vogliono morti, perciò dobbiamo fermarli!


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01 February 2012

Les liaisons dangereuses tra la sinistra e la finanza


La Finanza? E' di sinistra. Sembra un'iperbole e lo è, dato che i finanzieri non vanno troppo per il sottile: left or right, my money e  il colore dei soldi è rigorosamente bipartisan. Epperò le relazioni pericolose tra la sinistra e la finanza non mancano di certo. Che volete mai, quando c'è da saltare passaggi e far soldi in fretta, i compagnucci non si fanno mica troppo pregare.
Cominciamo con un principe della Finanza, colui che ha sempre mandato in vacca l'economia reale per dedicarsi alla narcisistica e onanistica arte del "coi soldi faccio soldi": l'ing. Carlo De Benedetti tessera del Pd N. 1. Pensate che ambizione smodata: costringere i comunistoni a leggere la Repubblica al posto dell'Unità. E il bello che c'è pure riuscito. Anche perché di tute  blu alla Cipputi, non ce ne sono più. Qui due o tre cose delle prodezze dell'Ingegnere "svizzero": CIR, Olivetti, il crac del Banco Ambrosiano, poi nel 1985 Prodi in  qualità di presidente dell'IRI, e Carlo De Benedetti in qualità di presidente della Buitoni, stipularono un accordo preliminare per la vendita del pacchetto di maggioranza, 64,36% del capitale sociale, della SME, finanziaria del settore agro-alimentare dell’IRI. Poi l'ingresso nella stampa nel Lodo Mondadori, le vicende di Tangentopoli. Negli anni 2000, superati i problemi derivanti dalla crisi di Olivetti, il gruppo CIR si rifocalizzò puntando sulle attività tradizionali nei media (Gruppo Editoriale L'Espresso) e nella componentistica auto (Sogefi) e dando vita a nuove attività nella sanità socio-assistenziale con il gruppo KOS e nell'energia con Sorgenia, che in pochi anni sarebbe diventato uno dei principali operatori italiani nell'elettricità e nel gas.
Qualche altro noto filantropo-finanziere della sinistra americana ormai internazionalizzata? L'impareggiabile George Soros  che ben ricordano gli ungheresi. Finanziatore della campagna elettorale di Obama, esporta rivoluzioni colorate per il mondo. Il suo  finanziamento e organizzazione della Rivoluzione delle Rose in Georgia è stato ritenuto cruciale ai fini del successo della stessa. E pure quello di Solidarnosc in Polonia. Ma ancor più cruciale è stato il suo pesante attacco speculativo nel 1992 contro la sterlina e    contro la nostra Lira.  Ora in vecchiaia he  has a dream : far fuori Putin con le sue rivoluzioni colorate e profumate.
Lucrezia Reichlin
Ora vengo a pesci più piccoli, mica squali come i due precedenti. Però anche lì l'attrazione fatale della sinistra per la finanza è visibile e palpabile. Ricordate Luciana Castellina, vecchia pasionaria del Manifesto prima, poi al seguito di Bertinotti in PRC? Tra un pugno chiuso e l'altro, si viene a scoprire che i suoi due figli Lucrezia e Pietro Reichlin (figli suoi e del comunista oggi piddino Alfredo Reichlin)  sono invece economisti di formazione di sinistra se non altro per ragioni familiari, ma hanno completato gli studi in America, e strizzano l' occhio sempre più al liberismo e neoliberismo e alle nuove teorie monetarie. Generazioni Reichlin a confronto: dal comunismo all'alta finanza. Ora la Castellina e Alfredo Reichlin  come genitori di rampolli che hanno avuto una formazione alla European Economic School e conseguito master in varie altre scuole anglo-americane, i casi sono due: o la loro educazione al comunismo anticapitalista è fallita, perché i figli si sono "ribellati"; o viceversa vuol dire che comunismo e capitalismo non sono quei sistemi contrapposti che ci hanno sempre fatto credere come in una edificante favoletta.
Attualmente Lucrezia Reichlin è nel consiglio di amministrazione di Unicredit, come si può ben vedere dal suo profilo, dopo aver lavorato per la BCE e perfino per la Fed.
TPS
Un passato comunista non lo si nega a nessuno e furono comunisti doc il fu TPS (Padoa Schioppa), passato poi al FMI, e la sua prima moglie Fiorella Kostoris,  docente in Economia per la Luiss University eppoi alla Sapienza. Come socialista è DSK, passato poi al Fondo Monetario, prima dello scandalo che lo ha destituito.
Altri figli d'arte sono Dario Cossutta, figlio di tanto padre comunista Armando,  dirigente della Banca Commerciale Italiana e ora amm. delegato Investitori Associati .
Poi c'è Barbara Pollastrini del Pd, già ministra per le Pari Opportunità nel governo Prodi,  moglie del banchiere Pietro Modiano di S.Paolo IMI attualmente, vice presidente dell'Associazione Bancaria Italiana e membro del Consiglio di Amministrazione della Borsa Italiana. 
La Fornero chiagne e fotte
La Fornero  (percorsi professionali nella Banca Mondiale e in Banca Intesa)  che ora dichiara ai 4 venti di rifiutare l'articolo "la" perché l'articolo determinativo femminile davanti al suo pregiato cognome sarebbe "sessista", è moglie di quell'economista Mario Deaglio, fratello del giornalista Enrico ex di Lotta Continua. La grande saga della "sinistra finanziaria" continua...

Per concludere, non tutti i finanzieri sono di sinistra ma molti sinistri aspirano a quella strana vocazione onanistica di far soldi con altri soldi. Lontani, molto lontani dal mondo del lavoro vero e della fatica di cui si dicono paladini. Finanza rossa la trionferà.

26 January 2012

Monti piace solo al Palazzo e ai sondaggisti

C'è qualcosa di molto strano nella fotografia televisiva che percepiamo del non eletto governo Monti. Si direbbe che nonostante il salasso di tasse e l'impoverimento degli Italiani, l'attacco all'esistenza di professioni e  mestieri, gli spot pubblicitari dove ci fanno quotidianamente passare per parassiti,evasori e ladri,  i proclami che sembrano invitarci a fare la spia verso chi non rilascia lo scontrino del caffé su modello Stasi, costui possa godere ancora di ampio credito e fiducia. E se non ci crediamo, arrivano le cifre di Mannheimer  da Vespa con la sua dannata lavagnetta luminosa o di Nando Pagnoncelli a Ballarò a dirci che sì, che nonostante la manovra Salva-Italia e Cresci-Italia (entrambe Ammazza Italia) il suo indice di gradimento è quasi al 50%. Idem sulle grandi testate nazionali.  Peccato però che la fotografia del paese reale sia un'altra. Non si è mai visto tante categorie del mondo del lavoro scendere in scioperi ad oltranza come da quando c'è lui: tassisti, autotrasportatori, camionisti, gestori delle pompe di benzina, avvocati, notai, forse anche commercialisti... E non bastassero questi c'è il Movimento dei Forconi che si era già distinto in Sardegna che ora paralizza la Sicilia e si allarga alla Penisola. Come minimo occorre dire che c'è un gap: piace in tv presso i sondaggisti, piace in Parlamento ai politici (ex governo, opposizione, centristi, Idv, Sel, con eccezione della Lega) che si sono volontariamente fatti da parte per "lasciarlo lavorare", piace alle cancellerie Ue, alla Merkel, Sarkò e pure a Cameron. Ma una cosa è certa: non piace affatto alle sue vittime che sono gli Italiani. Quelli il cui benessere è  il risultato del loro darsi da fare. Insomma, quelli che, per dirla senza eufemismi,  si fanno un mazzo così.
Queste citate categorie sanno perfettamente che le parole sono una cosa (liberalizzazioni), ma i fatti sono un'altra: espropri e subordinazioni alle grandi multinazionali. E lo avvertono a pelle. Il resto degli Italiani, lo verifica nella busta paga e nella pensione. Lo verifica nella vita che è costretta a fare giorno per giorno. 
In quell'Italia che è sempre stato il paese degli scioperi organizzati dalla Trimurti i quali non si sono mai fatti scrupolo di "prendere in ostaggio" i cittadini con pesanti disagi, non è mai venuto in mente a nessuno di avviare "la precettazione".  Perché? perché quel tipo di scioperi erano perfettamente funzionali ai disegni governativi. Ora invece che le categorie rischiano la loro stessa esistenza, di che si parla? Tié: ma di precettazione. 
Ancora sul Movimento dei Forconi. E' da parecchio che esiste e che si è già reso visibile in manifestazioni a Roma contro Equitalia, nello zittificio mediatico più assordante. In Sicilia stanno lottando duramente e ora di che si parla? Ma di infiltrazioni "fasciste" da parte di Forza Nuova, di infiltrazioni "comuniste" e ovviamente di "infiltrazioni mafiose". Intanto l'Italia è paralizzata dagli autotrasportatori che rivendicano (e giustamente) non benefit o prebende ministeriali, ma il ribasso dei prezzi delle accise a livelli di paese nordeuropei, dato che siamo i soli ad avere le più elevate tariffe di carburante. 
E ora arrivano pure  i pescatori da tutta Italia. Lottano contro quel  caro gasolio  che impedisce ai loro pescherecci di prendere il largo. Da tempo lamentano l'iniquità delle leggi Ue contro la "paranza" ovvero quella frittura mista che non si può più pescare perché non omologata ai dettami di Bruxelles. Lottano contro gli Euroburocrati ottusi che li costringono a tenere un "diario di bordo" e una sorta di patente a punti a  seconda dei pesci che pigliano  trasformandoli in poveri travet, e contro le Banche che non concedono prestiti all'industria ittica. Per tutta risposta, si sono presi una gragnuola di randellate nelle costole dalla polizia messa lì dalla Cancellieri per difendere i terminator non eletti. Questo il filmato. 
Monti è inseguito da tutte le categorie lavorative possibili e immaginabili, più inferocite che mai. E come si vede dalla vignetta di Gianelli, non gli resta che ripararsi... in Banca, la sua chiesa.




23 January 2012

Le galere non saranno più patrie ma privatizzate

Che le liberalizzazioni avrebbero procurato lo scompiglio del nostro Paese, lo vediamo e lo vedremo nei prossimi mesi, dove tutte le categorie del lavoro coinvolte dagli espropri e dalle marginalizzazioni delle professioni messi in atto da Monti, non hanno altra via che lottare strenuamente. Senza la Trimurti sindacale e senza la sinistra amica della finanza e ostile al lavoro vero e all'economia reale.  I prossimi giorni e le prossime settimane, sarà  tutto un tumulto generale di scioperi, serrate e blocchi. Ma dietro a tutto ciò (che è già male) c'è ancora di peggio. L'art. 44 del testo emanato dai "non eletti", prevede che anche le istituzioni carcerarie vengano privatizzate e tolte dalla patria potestà dello stato-nazione. Lo apprendo ancora una volta dal blog  "Crisis what crisis?"Clamoroso art. 44: Arrivano le carceri private" di Debora Billi, che si è presa la briga di andare a spulciare detto articolo. Avete un'idea di che significa tutto ciò? Cito da detto sito:

Questo significa che la gestione carceraria, escluse le guardie, è affidata a privati imprenditori. Riuscite ad immaginare cosa significa ciò in Italia, con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli ed in special modo nell'edilizia? Che le carceri saranno gestite dai delinquenti. Quelli di serie A, naturalmente, perché quelli di serie B saranno il "prodotto", ovvero coloro su cui si farà business. Un tot a carcerato. E il carcere, naturalmente, dovrà essere sempre pieno altrimenti non conviene: non buttate più cartacce per terra, mi raccomando.
C'è dell'altro: Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento.
In soldoni, è fatto obbligo di far partecipare le banche alla spartizione della torta. Torta di denaro pubblico, perché è sempre lo Stato che paga.

La verità è che le nostre galere, divenute in forza delle "liberalizzazioni", non più "patrie,  oltre alle citate banche e  agli imprenditori edili privati, all'abusivismo mafioso, favoriranno lobby e corporations di vario ordine: alimentari, farmaceutiche, legate alla logistica carceraria (arredi, letti, materassi, servizi igienici ecc.)  e sarà tutta una gara di appalto per accaparrarsi le cosiddette "fette di mercato". 

I carcerati  (anche e soprattutto per "reati  d'opinione") potrebbero venire impiegati per lavori basati sullo sfruttamento come si è visto nel film "Brubaker" con Robert Redford, il quale non è semplice realtà filmica, ma si basa su un romanzo di denuncia che trae origine da fatti accertati e realmente  accaduti, nel penitenziario di Wakefield.

Dismettendo intere porzioni di stato-nazione in questo modo assurdamente selvaggio, possiamo dire addio alla sua funzione regolatrice, normativa, istituzionale. E anche un  addio definitivo al cosiddetto "stato di diritto" già da tempo in palese dismissione. Da qui, le continue pretestuose richieste di indulto e di decreti svuota-carcere dell'attuale guardasigilli Paola Severino, l'incertezza della pena e pure le sentenze sconcertanti di certa magistratura. E dunque con esso, una forte sottrazione di democrazia, a favore di quel criminogeno disegno che è la "Global Stateless Governance". Ossia la governance globale senza stati (NWO) che crea satellizzazione e subordinazione dei paesi e dei popoli non più sovrani,  alle élites globocratiche. Another brick in the wall. Fermiamoli!


Altri links sull'argomento : http://carcereoltre.ilcannocchiale.it/post/1886207.html

21 January 2012

Ai funerali del vigile Savarino mancava Napolitano

La vicenda tragica  che ha portato alla morte del povero vigile urbano Nicolò Savarino di anni 42 investito volontariamente da un Suv a Milano con alla guida  un criminale mentre lui era fermo con la sua bicicletta nel vano tentativo di fare rispettare legge e ordine, è  tristemente nota ed è stata riassunta in questo articolo.  Ora hanno trovato il responsabile, un nomade ungherese  a nome Goico Nicolic. Ne è stata richiesta l'estradizione, ma non sappiamo se verrà messo agli arresti  e quanta galera farà visto che pare abbia 17 anni. Ma le bugie per chi delinque e compie crimini deliberati vanno messe nel conto, specie quelle relative ai dati anagrafici. 
Questa mattina  ci sono state le esequie del povero giovane vigile con i suoi vecchi genitori piegati da tanto doloroso strazio. Qui la cronaca del funerale celebrato nel Duomo di MI. 
Grande commozione da parte dei vigili urbani suoi colleghi provenienti da tutta Italia con gonfaloni di tutti i comuni, e della popolazione di Milano e dintorni che ha presenziato in massa. Erano presenti le autorità municipali tra i quali il sindaco Pisapia, quelle regionali, ma mancava il capo dello stato Giorgio Napolitano che ha scelto di non presenziare. Lui corre solo ai funerali degli stranieri. Lì, si mostra immancabilmente in prima fila. Spero che questa assenza sia stata notata dalla maggior parte degli Italiani e che ne tirino le debite conseguenze su come ci lasciano soli.