19 October 2014

O mia bela Madunina







La Lega ha avuto il pregio di riempire la piazza Duomo, di dire con sincerità che siamo ormai all'invasione e non più all'immigrazione. C'erano slogan pittoreschi come +RUM e - ROM.  O CLANDESTINO MANTENUTO PADANO SPREMUTO. E anche ALFANO IMAM ITALIANO. C'era la fantasia popolare che si è scatenata in mille modi, con ragazze dalle unghie laccate di verde, con agli occhi ombretti verdi, giovani con capigliature dalle creste da ultimo dei mohicani tinti di verde, anziani che si avvolgevano a palandrane bianche con il Sole delle Alpi verde. Disabili in carrozzella con bardature verdi, sbandieratori col vessillo della repubblica di S. Marco, gran pavesi viscontei dell'associazione culturale Terra Insubre. Verdi erano pure gli effetti speciali dei fumogeni.. C'era la delegazione romagnola, bolognese, genovese, romana, sarda, perfino dalla Sicilia.
Ho visto nascere il fenomeno Lega fin dal suo sorgere con le sue luci e le sue ombre, sul finir degli anni '80. E non mi stupisce il suo radicamento nel territorio spesso sottovalutato dai media e da   quel Grillo che con la sua  presuntuosa Scientology via web, se lo sogna un radicamento simile (i fischi di Genova parlano chiaro). Così. come è stata sottovalutata questa manifestazione dalla solita stampaglia che si è sperticata a sottolineare dell'importanza della marcia della comunità di S. Egidio. Ma chi se lo fila di questi tempi S. Egidio?

Inoltre a detta del Corserva e della Repubblica pareva che quelle quattro zecche rosse dei soliti centri sociali, pagati per le consuete azioni di disturbo, fossero riuscite a fare una "contro-manifestazionne". No, io c'ero e  il corteo dei centri sociali,  tanto strombazzato dai giornali era di poche centinaia di sfigati rifondaroli in salsa Tsipras e di leonkavallini  fumati che sono sfilati in Via Cairoli, procurando qualche rallentamento al mega corteo anti-invasione. Ma grazie alla sapiente regia della Prefettura, hanno fatto in modo da non farli incontrare né scontrare con l'imponente manifestazione in atto, deviandone il flusso.  Da lontano, solo qualche rumore di bomba carta della disperazione, lanciata indovinate un po' da chi....?!
  
Ogni tanto  in Duomo qualcuna di  queste zecche si intrufolava tra il  popolo lanciando qualche mala parola; ma lo facevano standosene a debita distanza per la paura di buscarle da qualche ligneo valligiano in vena di rappresaglie. E nel serpentone umano davvero incessante che dai bastioni di Piazza Venezia si è snodato  fino al Duomo, c'erano facce rudi e popolane di boscaioli delle valli della Bergamasca, del Varesotto, del Comasco, della Valtellina, rinforzi provenienti dal Canton Ticino con crani pelati dal collo un po' taurino accorsi a dare una mano. Un vecchio Cadorino mi dice che non riesce più a mettere piede a Milano. "Quando ci passo vedo che quattro su cinque non sono italiani e provengono da tutte le parti del pianeta. Me ne torno nelle mie valli, almeno lì parlo con qualche albero e qualche scoiattolo. E siamo ancora tra noialtri". Manifestanti dagli accenti prevalentemente nordici sono scesi dai bus,  provenienti dall'alta Italia. Ma questa volta, si sono mosse anche delegazioni dall'Italia Peninsulare.  
 Perché la novità di questo raduno è che la voglia di identità si è diffusa un po' per tutta Italia e ora la Lega dovrà vedersela con questo dilemma non da poco: identità nazionale o identità territoriale? Sfilano  pure le bandiere sarde coi quattro moretti .« Campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all'inferitura. » e l'orgoglio sardo si fonde con quello padano.  Dalla Toscana arrivano gonfaloni col giglio mediceo. Per non dire del Serenissimo Leone di San Marco, adottato ormai anche dalla Lega Lombarda, in omaggio all'antico regno del Lombardo-Veneto. Perché dopotutto è vero: mandavamo via lo straniero Austriaco ("non passa lo Straniero"), ma ora siamo alle prese coi Vandali dall'Africa, che è ben peggio. Un triste paradosso storico!

Ma la vera novità è stato l'accordo con CasaPound e il pragmatismo di Salvini  che con loro (grazie alla mediazione di Borghezio) non è andato troppo per il sottile, più preoccupato di trovare ciò che poteva unire da ciò che  poteva dividere. CasaPound è nazionalista, la Lega è localista e gli slogan parlavano chiaro: "Prima il Nord"  la Lega,  e "Prima gli Italiani" Casa Pound. Intanto però i giovani di CasaPound avevano una esercito di bandiere come lo stemma della Ue sbarrato (No Ue) che è anche
un cavallo di battaglia della Lega: ed era proprio questo il percorso comune. Come il percorso  comune è  stoppare l'immigrazione massiva, causa di decomposizione sociale e di stravolgimento identitario. I ragazzi di CasaPound erano motivatissimi, intonavano cantici ritmati, slogan pertinenti, innalzavano striscioni e vessilli con la loro Tartaruga piazzata al momento giusto. Si fermavano per poi avanzare con simmetria senza mai sciogliere il loro drappello. Insomma, una regia iconografica davvero invidiabile che ha riscosso il plauso del popolo leghista. Ovviamente il Corserva, pagato per denigrare,  scrive: "Un corteo anche con alcune centinaia di militanti di CasaPound - il primo centro sociale italiano d'ispirazione fascista - e di Forza Nuova".



Poi la grande piazza Duomo, bello,candido e svettante  con la Madunina tuta dora e piscinina che protegge dall'alto tutti i convenuti. Non è mancata dal Palazzo accanto alla Galleria Vittorio Emanuele dove c'è anche la sede dell'Onu, una provocazione insidiosa: due minus habentes srotolano uno striscione con la scritta:«Milano ha accolto sempre tutti, anche i leghisti».
E' subito boato, insulti e scornazzamenti al loro indirizzo, ma  poi tutto finisce lì. Se avessero accettato in pieno la provocazione di andare a snidarli,  ecco subito pronti i pennivendoli di regime a scrivere: "Assalto Leghista alla sede Onu". Ve lo immaginate il film? Certo che le studiano proprio tutte per far saltare i nervi...

Qualche elemento dissonante e qualche concessione al politicamente corretto sul palco c'è stata: il nuovo responsabile immigrazione della Lega Nord. Si chiama Toni Iwob, nigeriano di nascita. Arrivato in Italia a 21 anni, aveva ottenuto il permesso di soggiorno. Un gran lavoratore e certamente brava persona, intendiamoci. Tuttavia sono spiacente, ma non è con la politica delle "quote etniche" che la Lega si potrà difendere dagli attacchi di "razzismo". Intanto  (e lo dico alla dirigenza) anche con queste concessioni l'etichetta di "razzista" ve l'attaccheranno ugualmente. Pertanto, diluire il "padanesimo" nel politicamente corretto, non è una buona idea. Luca Zaia, governatore del Veneto, promette lotta senza quartiere contro la Legge di Stabilità di Renzi e i brutali tagli alla Sanità fatti in un momento in cui c'è l'emergenza Ebola. Attesissimo sul palco il comizio finale di Matteo Salvini, reduce dai successi con la Duma russa,  dove ha parlato a nome di quegli imprenditori che non vogliono applicare  le sanzioni a Putin. Andare in guerra contro i nostri interessi non è una buona idea.


Sul finire del gran raduno, ecco lanciare in aria  stormi di palloncini bianchi che salgono e salgono oltre le guglie e oltre i pinnacoli del Duomo.
Domani  (che è già oggi) ci sarà la solita guerre delle cifre sui partecipanti. Ma che importa! Quel che conta davvero è che  l'Italia ha voglia di risvegliarsi in fretta da questa lunga notte da incubo che pare interminabile, e lo si vede. E lo si sente nell'aria.

17 October 2014

Tutti a Milano!




Sarò al grande raduno di Milano il giorno 18 (che è domani) promosso dalla Lega col titolo Stop Invasione. Non so se la Lega di Salvini riuscirà ad essere all'altezza delle aspettative degli Italiani in questo periodo angoscioso e funesto. Sarà forse l'ennesima delusione?


 Tuttavia,  questa, ancor prima della lotta di una forza politica specifica, è la battaglia di tutti gli Italiani. Ho sentito che aderisce anche Casa Pounde che Fratelli d'Italia propone un'altra manifestazione a Reggio Calabria. Meglio sarebbe che tutte le forze politiche sovraniste  e indipendentiste che si battono contro l'euro, contro l'austerità e contro l'immigrazione massiva si consociassero insieme. Ma so che chiedo troppo, per ora. I tempi non sembrano ancora maturi per l'unificazione, ma mai disperare.  Per ora è soprattutto  il Nord a mobilitarsi e lo fa a ragion  veduta: gli sbarchi rischiano di essere non più immigrazione ma vera  e propria invasione. Sappiamo bene che non c'è lavoro per noi, che la disoccupazione è  sempre più desolante. E' impossibile che sia il lavoro a richiamare queste invasioni. Sappiamo che il vero movente è invece la sostituzione etnica e l'ho già scritto tante di quelle volte che non ho  più voglia di ripetermi. Sappiamo anche che  in questi giorni si fa pressante l'allarmismo mediatico contro l'Ebola. Vero, gonfiato, falso? Falso che sembra vero? peste nera o peste mediatica? Bioterrorismo? 


In ogni caso, la vera misura precauzionale per ogni epidemia e pandemia è quella politica: chiudere i confini e controllare le vie di comunicazioni. Ma non viene presa. Ovvio: ci si deve mescolare facendo circolare liberamente anche i virus, per poi avere il pretesto di costringerci a drastiche vaccinazioni obbligatorie di massa, delle quali non si conoscono gli esiti. E'  dunque l'affare del secolo per Big Pharma, Glaxo e altre grandi multinazionali farmaceutiche che volano già in Borsa. Inoltre ecco altri pretesti utili per scatenare in Africa una guerra batteriologica, qui con marines installati tra petrolio, oro e diamanti. 


Mobilitarsi per partecipare al raduno di Milano è innanzitutto una protesta civile contro questi criminali che impediscono al nostro Paese di poter avere un futuro. Chiudo momentaneamente la sezione dei commenti, per impedire di nasconderci ancora una volta dietro alle parole. Ne abbiamo già scambiate tante!
Ora è tempo di alzarci dalle scrivanie, di togliere gli occhi dal monitor dei pc e di ESSERCI fisicamente per testimoniare contro questo cataclisma che si abbatte giornalmente contro di noi.  A presto!

14 October 2014

Gli uomini che sussurano a Renzi

In attesa di saperne di più circa le sorti e  gli sviluppi della "riforma" sul Lavoro (Jobs Act) alla Camera dei Deputati, è utile dare una ripassatina su tutti gli uomini di Renzi. E non parlo solo dei supporter alla sua candidatura alle primarie e alle europee come Giorgio Gori, Briatore, Confalonieri, Bini Smaghi, i Frescobaldi, buona parte dell'aristocrazia fiorentina, numerosi settori che gravitano attorno a Montepaschi ecc. Ma di quelli che hanno un ruolo stabile nel suo staff di consiglieri e consulenti. Insomma quei sussuratori più o meno occulti, più o meno nell'ombra che gli suggeriscono mosse e contromosse. Riforme e più spesso controrifome. Cominciamo con un pezzo da novanta che gravita in ambienti neocon, ma fa niente, dato che  intanto Renzi ha il ruolo di far sparire le nozioni classiche di "destra" e "sinistra", presentandosi al pubblico come chi ne sarebbe "al di là" e in qualche modo, pure al di sopra: ovvero Michael Ledeen.

Ledeen, membro di spicco dell'American Enterprise Institute, un pensatoio neocon, ha interessi in Italia da decenni, è già stato coinvolto in passato in molti misteri e trame occulte nostrane, da “esperto” in aiuto di Cossiga al tempo del sequestro Moro a consulente (o agente, nome in codice 23, secondo il faccendiere Francesco Pazienza) dei servizi segreti - Ledeen viene bollato come “indesiderato” a metà anni '80 dall'ex numero uno del Sismi, Fulvio Martini.
"La sua figura, molto nebulosa, potrebbe rappresentare la causa delle “discutibili” scelte politiche del del nostro Paese nelle recenti controversie in Medioriente e Russia. E’ proprio questo uno dei motivi per cui dovremmo interessarci di Ledeen: se le nostre aziende sono messe in ginocchio dall’embargo russo, potrebbe essere anche “merito” di questo equivoco personaggio che Renzi ha voluto con sè" scrive Manlio Di Stefano del M5s sul suo blog. E ancora
Ledeen è membro dell’American Enterprise Institute uno degli organismi che, dopo l’11 Settembre, hanno forzato la politica estera Usa nell’attuale e rovinosa guerra al terrorismo globale, hanno indotto l’invasione dell’Afghanistan, l’occupazione dell’Iraq, hanno provato ripetutamente l’aggressione dell’Iran. Consulente di vari ministri israeliani, Ledeen è stato anche tra i capi del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA), ossia la cupola semi-segreta in cui si allacciano i rapporti inconfessabili tra l’esercito israeliano, alcuni settori del Pentagono e l’apparato militare industriale americano. (blog cit).
Tutto il resto su Ledeen, l'amico amerikano qui , nel quale si scrive che secondo alcuni bene informati, tra i suoi consigli potrebbe esserci anche un dossier segreto incentrato su Silvio Berlusconi, forse  per tentare di spingere il leader di FI a non mettere il bastone tra le ruote dell'ex sindaco di Firenze.  A casa mia, questo chiamasi "ricatto". Ma si sapeva che il Cavaliere era un soggetto  ultra-ricattabile.

Il personaggio numero due è Marco Carrai, denominato il Gianni Letta di Renzi, Vicino a Cl, vicino all'Opus Dei, Carrai che si è sposato da poco, ha avuto l'onore di avere per testimone di nozze, il presidente del Consiglio, suo ministro. 

Amico di una vita, fiorentino e coetaneo, vale a dire classe 1975, Carrai era a capo della segretaria di Renzi in Provincia e stava nel gruppo della Margherita in Comune. Imprenditore nella vita privata, è diventato in rapida successione a.d. della municipalizzata Firenze Parcheggi, membro del cda dell'Ente Cassa risparmio e, recentemente, presidente della Aeroporti di Firenze Spa.
Il suo nome infatti è salito agli onori della cronaca per quello che è diventato il classico favore tra imprenditoria e politica: il pagamento dell’affitto di abitazione di lusso.
Stiamo parlando della casa di Firenze dove Renzi ha abitato per 34 mesi, un attico in Via degli Alfani 8, a due passi dalla cupola del Brunelleschi. E’ Carrai che pagava, a lui era intestato il contratto d’affitto. Do ut des? Carrai dichiarò di averlo fatto solo per "amicizia". Nell’agosto 2004, dopo essere stato eletto consigliere al Comune di Firenze con la Margherita diventa capo-segreteria del neo-eletto Presidente della Provincia Renzi.
 Nel 2005 è amministratore delegato della Florence Multimedia, la società creata ad hoc da Renzi per gestire la comunicazione della Provincia sulla quale la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta per gravi irregolarità.

Nel 2009 entra (in quota MPS) nel consiglio di amministrazione di Firenze parcheggi S.P.A. E’ stato Presidente della C&T Crossmedia, la società che, senza nessun bando pubblico, nel 2012 si aggiudica l’appalto per la gestione delle guide su tablet per il museo di Palazzo Vecchio. Nel 2013 diventa Presidente di AdF, aeroporti di Firenze. Guarda caso, nel novembre dello stesso anno diventa azionista di Intesa S. Paolo. Su Carrai, il Gianni Letta renziano, ecco qui un bel ritrattino fatto da l'Espresso.

Passiamo al Terzo Uomo, il finanziere Davide Serra. Ma lui non ama che lo  si chiami così. Preferisce autodefinirsi "investitore istituzionale". Buono quello! Lo chiamano "il Bandito delle Cayman" per il suo fondo Algebris off shore.  Si è laureato alla Bocconi e ha lavorato in varie banche d'affari ed è diventato una star alla Morgan Stanley.  Qualcuno (Bersani) è stato pure da lui denunciato per il citato soprannome. La sintesi del suo programmino politico l'ha fatta lui stesso in un'intervista al Fatto: "Abbatti le pensioni d’oro e quelle ordinarie, rendi licenziabili tutti quelli sopra i 40 anni. Così magari i giovani avranno una possibilità: costano meno e, lavorando, un domani potrebbero avere una pensione. Il mercato del lavoro è troppo rigido. La riforma Fornero ha provato a cambiare le cose. Era fatta male, ha bloccato i vecchi dentro e le aziende non hanno assunto i giovani. In Italia si era creata la flessibilità delle partita Iva e la Fornero l’ha tolta".  Consulente del governo britannico (vive a Londra), pare che Serra sia stato ascoltato pure da Cameron. Ohé, ma quanto onore! La sua "riforma" delle pensioni l'ha espressa con chiarezza a Otto e mezzo dalla Gruber. Tagliare, tagliare e tagliare ancora le pensioni. Così, secondo la sua ricetta,  si dà lavoro ai giovani. O meglio, mettere le mani direttamente nelle tasche dei pensionati. La riforma Fornero, evidentemente non basta ancora.

Qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=L-F8iMQ9xks


Last but not least, Ytzhac Yoram Gutgeld (Buondenaro in tedesco), cittadino israeliano diventato poi cittadino italiano, grazie alla sua candidatura nel PD. E' stato a capo della multinazionale Mc Kinsey,  che ha dovuto lasciare dopo la sua elezione.  E' lui che ha avuto la brillante idea dei fatidici 80 euro, decisi con un sms inviato a Renzi, nel quale ne spiegava le ragioni. E ora ha avuto la pensata del TFR in busta paga. Cioè togliere il tesoretto per la vecchiaia a chi lavora per renderlo subito "spendibile" e magari illudersi che faccia "ripartire i consumi".  In realtà sarà un'inconsistente regalìa  già tassata alla fonte. Marchionne, ovviamente, plaude all' iniziativa. I piccoli e medi imprenditori, invece no, dato che verranno privati di quel poco di liquidità residua.
Yoram Gutgeld è ormai consigliere economico assai ascoltato da Renzi e anche lui come Serra ha una pensata geniale sulle pensioni Se diventasse ministro taglierebbe le pensioni da 3.000-3.500 euro lordi. "Non farei cose popolari, lo dico subito", dice nell'intervista all'Huffington post. "Siamo il primo bancomat d'Europa nella previdenza. Abbiamo una quota spesa pensionistica di circa 50 miliardi non coperta da contributi versati. C'è una quota importante di pensioni inferiori a 1.000 euro che non possono essere toccate. Ce ne sono però anche più alte e c'è una fetta di pensioni superiori ai 3.000 euro cui non corrispondono contributi versati". Dalla lettura integrale della citata intervista, come si vede, per far quadrare i conti ha la stessa trovata del suo compare delle Cayman: prelevare direttamente dalle tasche dei pensionati per vedere l'effetto che fa. (Intervista a Huffington post).
L'Italia, secondo costoro, non è né deve essere,  un paese per vecchi. E nemmeno per giovani, visto che molti ragazzi prendono la valigia e se ne vanno. 


Come si vede, gli uomini che sussurrano alle orecchie del cavallino Renzi, sono uno peggiore dell'altro, per le sorti degli Italiani. E Renzi, non solo li ascolta, ma trotta, trotta, galoppa, galoppa...
Che Dio ce la mandi buona. 

09 October 2014

Nottetempo, il massacro sul Lavoro





Stanotte, come i ladri, sono riusciti a far passare il massacro del Jobs Act, che oramai ironicamente chiamano Giobbacchete, o Giobatta:  165 sì contro 111 no al Senato.  Già il fatto che si sia dovuto impiegare un termine inglese per dire Legge sul Lavoro la dice lunga sulla taroccata che toccherà all'Italia. Il Giobatta piace agli Usa e ad Obama (è in arrivo il TTIP) , piace alla Merkel, piace a quell'ominicchio di Hollande, piace a quella faccia da kapò di Schulz che parla di "governo fantastico", piace a quella testuggine marina di Barroso,  piace al FMI. E se piace a tutti costoro, significa che per gli Italiani è una solenne fregatura. Qui i contenuti.  Vi si parla di "voucher" all'americana (buoni per chi lavora occasionalmente),  di indennizzo al posto di reintegro e di tante altre bellurie che potrete leggere al link.
La gatta che andò di fretta fece i gattini ciechi e Renzi aveva fretta, troppa fretta di incassare la fiducia. Doveva farsi bello con queste brutte facce della Ue sopraggiunte a Milano per il "vertice europeo sul lavoro". Perché mai tutti a Milano? Avevano paura che qualcosa andasse storto. Che la pecora più importante di questo mattatoio di falsari detta Ue, l'Italia, non ce la facesse. E poi non dimentichiamo: c'è in ballo la Nato economica del TTIP e del TISE.

E' stato un successo per Renzi e il renzismo sempre così adrenalinico e di corsa? Non direi...
Un uomo come Giuliano Poletti (vecchio comunista delle Coop Rosse) insignito e assurto a Ministro del Lavoro, è stato contestato con il lancio delle monetine (i fatidici 30 centesimi che stanno per i 30 denari di Giuda). Mentre a Grasso è toccata una sorte più intellettuale: il lancio dei libri, versione più aggiornata del lancio di calamai del parlamento negli anni del dopoguerra. Il lanciatore era un leghista. Era visibilmente seccato e teso il bullo fiorentino, il quale parla di "sceneggiate" che stancano gli Italiani - che lui più che di preoccupazione, pensa all' "occupazione". A giudicare da quanto pubblicato stamattina nei vari giornali, la sua riforma sul lavoro, di occupazione vera ne contempla ben poca. E del resto se davvero avesse rilanciato l'industria, la piccola e media impresa, i commerci e l'artigianato, il terziario ecc non avremmo sentito la Merkel approvare e dire che si tratta di "un passo importante".
Lo scolaretto Matteo, ha fatto i suoi compiti a casa e la Frau gli dà il buffetto. C'è poi il giallo sull'eliminazione dell'art. 18. C'è o non c'è nel Giobatta? il Giobatta è una scatola vuota e truffaldina, e se c'è non si vede. Mentre se si vede vuol dire che c'è, proprio come direbbe Lapalisse. Sta di fatto che ieri la stampa era schizofrenica sull'argomento: "non c'è l'art. 18". "Anzi... no c'è". In realtà il Jobs Act contempla ben di peggio: la modifica in senso peggiorativo di quel poco di norme statutarie contemplate. 


La verità è che grazie al Pulcinella del Colle, ci ritroviamo un arrogante non eletto come primo ministro, con la sua corte di nominati. Che il parlamento è stato ridotto a una burla e che non conta più nulla. Che questo governo va avanti solo a colpi di fiducia (la ventiquattresima in poco tempo) e che la democrazia (termine del quale si riempiono tutti quanti la bocca) è diventata blindatura, a causa dei suoi continui sequestri. Hanno ritoccato e manomesso la costituzione col Fiscal Compact, hanno strappato lo statuto dei Lavoratori (certamente obsoleto, ma non da buttar tutto alle ortiche, semmai da migliorare). E ora fanno strame di quel poco di normative che vanno ancora nel senso di garanzia per chi dovrebbe lavorare.

Interno di capannone industriale dismesso

Patetico Landini della Fiom che minaccia l'occupazione delle fabbriche. Sì, ma quali? E dov'è finita la produzione manifatturiera?
Si faccia un giro in Lombardia, in Piemonte, nel Triveneto, in Emilia-Romagna e vedrà coi suoi stessi occhi uno scenario da  incubo, modello Detroit: una sequela di capannoni vuoti e dismessi dall'aspetto spettrale infestati di erbacce, vetri rotti, pietraglia e rovi. C'è da farsi venire i brividi solo a guardare tutto quel che abbiamo perduto nel giro di pochi anni! 
E comunque, a scanso di malintesi, se quella cariatide di Landini, avesse per davvero la forza di trascinare in questi capanni vuoti la maggioranza degli Italiani disoccupati, licenziati e precari,  anche e solo quale gesto meramente simbolico, ovviamente ne sarei felice. Ma il fatto è che le marce di protesta della Fiom a Milano, mentre si tiene il vertice Ue sul lavoro (quale?), le fanno quelle  poche categorie che un lavoro ce l'hanno già.
Esterno di capannone industriale dismesso

Altro post sull'argomento: Lavoratooori?!? PRRRR!







06 October 2014

Buonotte Suonatori!








Ecco un'altra efficace metafora di questo nostro disgraziato Paese alla deriva. Dopo i treni che non arrivano a destinazione, c'è l'orchestra che non suona. E allora... buonanotte suonatori. Va in scena il fallimento e la sconfitta in musica. Qualcuno obbietterà: con tutto quello che non funziona, gli orchestrali che non suonano e il Gran Maestro che se ne va, sono il meno. E invece no, sono il più, se l'unico simbolo di italianità rimasta in circolazione che è Riccardo Muti getta anche lui la spugna. Dalla musica senza Maestro, alla disfatta in musica.


Quando Muti asserisce che "manca la serenità necessaria per lavorare", significa solo che è rimasto vittima per la seconda volta dopo la Scala (che ha arrecato l'avvicendamento di Barenboim), di una felliniana “prova d’orchestra", il film-simbolo dell'Italia del caos, dove cantano e strombazzano troppi galli, ma proprio per questo non si fa mai giorno. O meglio, non si fa mai musica armoniosa, ma solo stecche e dissonanze. Ovviamente il Maestro sta già trovando paesi che lo apprezzano come merita e che vogliono ingaggiarlo (Austria in testa, Metropolitan di NY, Chicago Symphony Orchestra) .


Ma noi, non solo perdiamo un grande Direttore, ma corriamo seriamente il rischio di mandare in vacca l'ultimo presidio artistico e culturale per il quale siamo ancora ammirati e stimati nel mondo: i teatri dell'Opera e il Melodramma italiano. La tecnica è sempre la stessa: si mandano avanti i soliti sindacalisti ignoranti, ottusi e prezzolati a fomentare rivolte imbecilli, a fare irruzioni durante le esecuzioni orchestrali (alcuni di loro fecero irruzione nel camerino del Maestro durante le prove di "Manon Lescaut"). Poi si fa marcire il tutto dall'interno. Una volta mandati in decomposizione i teatri dell'Opera, ecco che si comincia a parlare di licenziamento in blocco e di "esternalizzazione "degli orchestrali (i quali affidandosi ai sindacalisti hanno mostrato di essere campioni di "tafazzismo"), di unificazione del Polo artistico, e bla, bla, bla.... Insomma per farla breve, le Mani dello Straniero sui teatri italiani. Che significa quel pessimo neologismo di "esternalizzazione"?
Significa che l’Opera di Roma non avrà più un vero Direttore musicale, né un’Orchestra stabile, né un Coro e dovrà, di volta in volta, contrattare o racimolare penosamente quel che c’è sulla piazza. Altra sorte seguiranno man mano, La Fenice di Venezia, il San Carlo di Napoli, il Petruzzelli di Bari, il Carlo Felice di Genova. 


E'  proprio vero che per i fessi (parlo degli orchestrali) non c'è Paradiso!


Ignazio Marino, il sindaco più inetto e incompetente che Roma abbia mai avuto, ha messo a disposizione il Circo Massimo per quelle cariatidi dei Rolling Stones, dichiarandosi ammirato dall’energia della band, e facendo apologia all’uso di droghe pesanti. Ma che vogliamo aspettarci da questo eutanasista Dottor Mortis che ha avuto il coraggio di proporre alla cittadinanza, il suo demenziale: "Adotta un extracomunitario"  in cambio di 30 denari? 
Franceschini ministro della Cultura, finge di porgere solidarietà a Muti, ma va ricordato che durante la gestione del  suo  attuale Ministero, sotto la gestione di Sandro Bondi, era tra quelli che per una trave caduta a Pompei richiedeva "dimissioni" a viva voce.
Che si dovrebbe chiedere adesso a uno come lui. a fronte di tutto questo disastro? 


Fellini in Prova d'orchestra non "aveva previsto tutto", come ha scritto una cronista di Repubblica. Si è limitato a fare la nitida fotografia di un'Italia che dal suo film  datato 1979, non solo non è mai cambiata, ma è addirittura peggiorata e capitolata.


Un'ultima nota alla grande Ida Magli, diplomatasi al Conservatorio di Santa Cecilia e perciò fine intenditrice di musica. Ecco cosa scrive nel suo ultimo libro "Difendere l'Italia" (BUR) , a proposito di Riccardo Muti e del suo prezioso volumetto apologetico dal titolo "Verdi, l'Italiano":

Il titolo riassume, come meglio non potrebbe, il pensiero del maestro Muti e rivela al tempo stesso quanta "italianità" ci sia in colui che ama fino a questo punto la musica di Verdi, perché è la musica la creazione specifica degli Italiani, l'incancellabile dono che gli Italiani hanno consegnato al mondo".

No, non ci sarà per Muti un laticlavio né altra carica onorifica parlamentare come da Lei auspicato, cara prof.ssa Magli! Né tanto meno, La Scala verrà diretta da un Italiano di chiara fama.
Pertanto, più che alla marcia trionfale dell'Aida, siamo ormai alla Messa di Requiem.

Orchestrali  davanti al teatro dell'Opera dopo aver ricevuto lettere di licenziamento





da Prova d'Orchestra di Felllini   https://www.youtube.com/watch?v=To3CLb4X78c

La Forza del destino di Verdi eseguita da Muti