Innanzitutto due notizie gravissime da diffondere delle quali la stampa non ci informa : il fatto che durante il periodo dell'Epifania (per l'esattezza il 3 gennaio scorso) Monti ha stornato, come si dice nel pessimo slang bancario, i denari testé rastrellati dalle nostre tasche con le manovre finanziarie alla Morgan Stanley (Banca d'Affari americana) . Ovviamente "c'è un problema di immagine per quello che è spesso chiamato il "governo dei banchieri": dare 2,567 miliardi a Morgan Stanley mentre si stangano i pensionati e si stanziano 50 milioni per la social card non suona bene". Lo scrive l'Espresso, unico giornale che ha dato la ferale notizia.
"Due miliardi e 567 milioni di euro. Passati dalle casse del Tesoro a quelle di Morgan Stanley il 3 gennaio scorso, alla vigilia dell'Epifania. In gran silenzio il ministero di via XX Settembre ha "estinto" una posizione in derivati che aveva con una delle grandi investment bank americane. I cui vertici, nelle periodiche comunicazioni alla Sec, segnalano che l'esposizione verso l'Italia a cavallo di fine anno è scesa, al lordo delle coperture, da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari. Con una differenza di 3,381 miliardi pari appunto a 2,567 miliardi di euro".
"Due miliardi e 567 milioni di euro. Passati dalle casse del Tesoro a quelle di Morgan Stanley il 3 gennaio scorso, alla vigilia dell'Epifania. In gran silenzio il ministero di via XX Settembre ha "estinto" una posizione in derivati che aveva con una delle grandi investment bank americane. I cui vertici, nelle periodiche comunicazioni alla Sec, segnalano che l'esposizione verso l'Italia a cavallo di fine anno è scesa, al lordo delle coperture, da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari. Con una differenza di 3,381 miliardi pari appunto a 2,567 miliardi di euro".
"Né Morgan Stanley né il Tesoro hanno voluto spiegare a "l'Espresso" il senso dell'operazione. Inutile dire che la banca aveva un credito nei confronti dello Stato italiano e che il Tesoro era evidentemente tenuto a rimborsarlo. Molti contratti sui derivati prevedono che, dopo un certo numero di anni, una delle due parti può chiedere la chiusura della posizione. Ma non accade spesso. Altre volte sono previsti dei "termination event", ovvero fatti che possono innescare la soluzione del contratto: per esempio il downgrade (svalutazione) dell'Italia da parte di Standard & Poor's".
"L'episodio riapre la questione della trasparenza delle operazioni in derivati che sono gestite dal Tesoro nella più totale opacità: nessuno sa a quanto ammontano e una volta all'anno viene comunicato (agli uffici di statistica) il guadagno o la perdita complessivamente registrata su quel tipo di operazioni".
Indovinate un po' chi è il direttore della filiale italiana di Morgan Stanley? Sorpresina: quel Domenico Siniscalco che Fini volle al posto di Tremonti quando questo secondo fu destituito dal suo incarico durante il secondo governo Berlusconi (dal 2001 al 2006). Che strane coincidenze, eh? (qui lettura dell'articolo dell'Espresso "Super regalo a Morgan Stanley").
In sostanza, in cambio dei loro fasulli titoli spazzatura, si prendono soldi veri, dalle nostre tasche, prelevate dal nostro impareggiabile Gold-Monti, nella manovra detta eufemisticamente "pareggio di bilancio". Attenzione alla neolingua orwelliana! i soldi veri prelevati dalle tasche dei pensionati, dei lavoratori, delle famiglie in affanno sono finiti nel mare magnum della finanza internazionale (Morgan Stanley è solo un esempio) e non si pareggerà mai un bel niente, perché questo tipo di debito basato su di una truffa sistemica è inesigibile e irredimibile.
- Passiamo alla seconda notizia. Alcuni giornali come Libero e il Foglio (articoli di Carlo Pelanda) hanno riportato il fatto che Monti si è impegnato a firmare il patto fiscale europeo detto Fiscal Compact che lo impegna a portare il debito dal 120% del Pil al 60% in 20 anni e con un calendario rigido di abbattimento per anno di circa 40-45 miliardi, pena sanzioni, cadremo in una depressione irreversibile. Oggi i contenuti della bozza saranno del tutto chiari. La sensazione è che vi sia stata solo una cosmesi che non abbia toccato la sostanza voluta da Berlino. Pertanto è prioritario valutare se e come l'Italia possa evitare il suicidio economico imposto dall'irrazionale diktat rigorista della Germania.
Ma quello che i nostri politici, complici degli assassini, non ci dicono a chiare lettere è che questo significa manovre continuative di prelievi forzosi dalle nostre casse di 45 miliardi all'anno per 20 anni, mica noccioline! Dalle nostre casse, per chi non lo avesse ancora capito, significa in realtà dalle nostre tasche. Ci vogliono morti, perciò dobbiamo fermarli!
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