27 March 2020

Tutta la libertà che abbiamo già perso



La quarta autocertificazione da parte di un Gabrielli capo della Polizia che lo annuncia col sorrisetto sarcastico, a cui se ne annuncia una probabile quinta versione,  cosa che ha fatto infuriare  Nicola Porro (vedere video), ci riporta a un problema cruciale: ogni volta che il popolo si mostra responsabile, paziente e obbediente, si stringe ancora un po' di più il cappio, per vedere quanto è in grado di sopportare ancora. Sembrano esperimenti di sociobiologia, quelli visti nel film di Alain Resnais "Mon oncle d'Amérique".
Il sindaco Emanuele Antonelli (FI) di Busto Arsizio, vuole sperimentare i droni e pure le "ronde di sorveglianza" con l'ausilio di cittadini che si offrono "volontari" per l'eventuale "caccia all'untore". Il pretesto? C'è ancora troppa gente in giro.
Vi ricordate tutte le accuse sulle  "ronde padane" contro  i clandestini? Fascisti, razzisti, xenofobi...Beh, sugli Italiani, invece si può fare.  Ovvero, si può fare contro il passeggiatore solitario probabile "asintomatico".  Leggere la notizia qui. 
Del resto la telefonia mobile privata si è già prestata a introdurre nei nostri smart, un geolocalizzatore a nostra insaputa, fatto passare per "aggiornamento" in collaborazione con le "autorità" governative. L'immagine di droni ed elicotteri visti in tv nei TG su due innamorati,  inconsapevoli rei di ammirare il panorama marino dalla scogliera sul lido di Ostia, la cattura di un nuotatore solitario nel fiume Brenta, mi pare che poco o nulla abbiano a che fare con il reale "pericolo di contagio". Volendola dire tutta, purtroppo i posti dove ci si contagia di più, per paradosso sono gli ospedali, dove si manda allo sbaraglio senza attrezzatura sanitaria (mancanza di respiratori, mascherine farlocche,  scarsità di camici, di guanti, calzari insufficienti e  inadatti ecc.) i nostri eroici dottori, infermieri e  assistenti coi risultati catastrofici di una guerra:  bollettini quotidiani dei contagiati e dei deceduti. E' chiaro che la nostra attuale mancanza di libertà può durare finché se ne vedono i frutti: le guarigioni in massa da Covid 19.  Se invece il  nostro sacrificio sarà vano, non potranno osare sequestrarci per mesi in casa. E già che ci siamo, che dire del controllo sul web già allo studio, mediante "consulenti cinesi" che coi loro software, spìano la popolazione dei blog, forum di discussione, social per rilevare idee non conformi? E' questo modello di dittatura cinese, la democrazia che ci promettete?
Pubblico questo splendido articolo di Enrica Perucchietti, saggista, scrittrice e giornalista  che meglio non avrebbe potuto descrivere quanta libertà abbiamo finora già perduto. E se è vero che c'è il pericolo mortale del virus, allora sorge un'altra domanda non meno inquietante:  chi ci salverà dal pericolo di un nuovo totalitarismo magari di matrice sanitaria? 

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«In lontananza un elicottero volava a bassa quota sui tetti, si
librava un istante come un moscone, poi sfrecciava via disegnando una
curva. Era la pattuglia della polizia, che spiava nelle finestre della
gente. Ma le pattuglie non avevano molta importanza. Solo la
Psicopolizia contava».

(George Orwell, 1984)

Monitoraggio dei contagiati e dei loro contatti attraverso geolocalizzazione; dispiegamento dell’esercito nelle strade; utilizzo dei droni per spiare chi esce di casa senza motivo o si riunisce
provocando assembramenti pericolosi per la diffusione del contagio di
Covid-19; creazione di gruppi sui social per segnalare i presunti trasgressori.Con il Parlamento chiuso, lo stato di eccezione sta aprendo a un’area  grigia che legittima il ricorso alla sorveglianza tecnologica, creando un pericoloso precedente. Pezzo per pezzo, si rischia di andare verso una deriva autoritaria, come hanno messo in guardia numerosi filosofi, politici e osservatori in questi giorni,come spiegavo in questo articolo.

Ma c’è un altro punto che dovrebbe preoccuparci, ossia la reazione impulsiva, isterica e a tratti fanatica, che stiamo avendo di fronte all’emergenza.
Stiamo infatti adottando quegli stessi atteggiamenti che Orwell descriveva in 1984: ci stiamo trasformando in psicopoliziotti, delatori pronti a intraprendere la caccia all’untore e ad attaccare
con violenza inaudita e urlo purificatore (che ricorda i due minuti d’odio orwelliani) chiunque non rispetti secondo noi i provvedimenti o contro coloro che osano dissentire.

Stiamo infatti adottando quegli stessi atteggiamenti che Orwell descriveva in 1984: ci stiamo trasformando in psicopoliziotti, delatori pronti a intraprendere la caccia all’untore e ad attaccare
con violenza inaudita e urlo purificatore (che ricorda i due minuti d’odio orwelliani) chiunque non rispetti secondo noi i provvedimenti o contro coloro che osano dissentire.

La politica sta alimentando questa deriva a tratti paternalistica e a tratti fanatica invitando non tanto al rispetto delle regole, che è sacrosanto, quando alla cieca obbedienza: dovremmo chiederci se dallo
stato di diritto non stiamo scivolando verso uno stato autoritario.

Per quanto la situazione sia drammatica, non dobbiamo abbandonarci  alla disperazione, dobbiamo essere forti, pazienti, rispettare le regole ma anche poter essere liberi di prendere posizione e criticare
i rischi di certe deviazioni per salvaguardare il benessere e il
futuro della collettività. E invece, in questi giorni, sembra impossibile prendere posizione e mostrare come si rischino certe derive autoritarie. Pena il discredito collettivo, i messaggi di
biasimo, gli insulti e le minacce.

Premesso che non è mia intenzione minimizzare l’emergenza né criticare il decreto come ho più volte sottolineato, stiamo però assistendo a una esacerbazione del clima di terrore che spinge la popolazione ad adottare comportamenti di sottomissione che ricordano gli effetti inquietanti del celebre esperimento di psicologia sociale condotto nel 1961 dal professore statunitense Stanley Milgram, che indagò sul livello di obbedienza di persone a cui veniva ordinato di fare del
male ad altri esseri umani con l’elettroshock.

L’esperimento Milgram dimostrò che è probabile che le persone comuni, dietro gli ordini impartiti da una figura autoritaria, arriverebbero a fare del male a un altro essere umano innocente fino al punto di
ucciderlo, e che l’obbedienza all’autorità è radicata in tutti noi,per il modo in cui siamo cresciuti da bambini.

Oggi la paura per l’emergenza sanitaria sta portando da un lato al ricorso a misure liberticide, dall’altro alla costituzione di una specie di psicopolizia in cui sono gli stessi cittadini a vestire i
panni dei delatori (tipo Stasi), pronti a segnalare chiunque secondo i loro parametri non rispetti le norme. Si sta creando una sorta di caccia all’untore di manzoniana memoria (ricordate La colonna infame?) con la segnalazione virale dei comportamenti ambigui e la creazione su
Facebook di gruppi ove segnalare gli eventuali trasgressori dei divieti e quindi chi esce di casa (senza sapere se ha le proprie buone ragioni oppure no). Insomma,la paura sta trasformando in solerti delatori, novelli psicopoliziotti, i cittadini, fomentati dalla politica che invoca misure sempre più stringenti, persino liberticide.



Siamo così partiti dalla caccia al runner, divenuto il perfetto capro espiatorio, contro cui proiettare le ansie collettive e la paura della morte che ci attanaglia e si amplifica con l’autoisolamento. Poi si è
passati a dubitare e sviluppare paranoie sugli asintomatici, nuova frontiera dell’untore. L’asintomatico può essere chiunque e  rappresenta l’incubo sociale perfetto. Pertanto chiunque esca, sia in giro per le strade, va segnalato alla psicopolizia, la sua identità e il suo comportamento sbattuti pubblicamente sui social: esso non ha solo trasgredito alle regole si è anche macchiato di psicoreato (Lo psicoreato non comporta la morte: lo psicoreato È la morte). Ha osato dissentire. Ha osato comportarsi in modo alternativo rispetto a quanto decretato dall’autorità. Si vuole, proprio come in 1984, che la mente di ognuno si pieghi all’autorità, si affidi ciecamente ai dettami che vengono importi dall’alto:

Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare.
Ortodossia e inconsapevolezza sono la stessa cosa.
(George Orwell,
1984)


E infatti in questi giorni i social sono diventati un rigurgito di violenza contro chi si permette anche solo di dissentire, di criticare le misure sempre più stringenti (per esempio il ricorso alla
sorveglianza tecnologica). Costoro vengono insultati, minacciati, rei appunto di pensare male, come se con il loro pensiero critico potessero mettere a rischio l’intera collettività.
Possiamo ben dire che, annebbiati, anzi schiacciati dal peso della paura, la ricerca della sicurezza sta portando sempre più persone ad accettare di affidarsi a misure autoritarie e repressive pur di
tornare a sentirsi appunto sicuri. E citando ancora Orwell, sarebbe bene ricordare che


Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura. Il fine della
persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.

https://enricaperucchietti.blog/2020/03/23/dalla-cieca-obbedienza-alla-delazione-come-la-paura-ci-trasforma-in-psicopoliziotti/

24 March 2020

Tutti sapevano tranne gli Italiani


C'è qualcosa di oscuro e perfino di losco nel fatto che Conte e i suoi ministri piddini e grillini ( col segretario Zingaretti compreso) sapesse della pandemia comunicatagli dall'OMS, ma invece di comunicarlo direttamente agli Italiani in tv, l'abbia fatto alla Gazzetta Ufficiale. Infatti si sa che tutti i cittadini, vanno dal giornalaio a comprare la GU, invece dei comuni quotidiani. Un modo subdolo da avvocato del Demonio per pararsi "legalmente" le chiappe. Non possiamo chiamarlo, come si limitano a fare quelli de "Il Giornale", un semplice errore di comunicazione, perché nella Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio di quest'anno, il  suo esecutivo parlava già di stato di emergenza COVID 19  e in specie a pag. 7. E di un'emergenza che sarebbe durata fino al 31 luglio.

Naturalmente gli Italiani in tutto questo tempo, hanno fatto la vita di sempre, hanno viaggiato, sono stati in ristorante, al bar, a passeggiare soli o accompagnati, hanno preso mezzi, hanno preso metropolitane, treni, aerei, eccetera. Eppoi nei giorni di febbraio c'era Sanremo. E mica possiamo fermare la macchina dello spettacolo dopo che ci hanno fatto una cassa di risonanza sopra che durava da mesi? Insomma gli Italiani hanno avuto tutto il tempo per contagiarsi, dato che la macchina comunicativa della Casalino & Associati pro Conte doveva far filtrare la notizia a decreti-spezzatino: un bocconcino alla volta.
Ora apritevi questo link della citata GU, e vedrete voi stessi, che siamo stati tenuti più o meno all'oscuro, fino al fatidico lunedi 9 marzo dove il Proconsole di Volturara Appula ha comunicato a reti unificate, il primo decreto (quando le sue informative erano già sul tavolo della CNN e i treni per il Sud della Stazione Centrale di MI furono presi d'assalto da quelli del "tutti a casa"), decreto cui ne sarebbero seguiti una serie di altri.
Dunque si dipanano le nebbie relative al Covid 19. L'OMS aveva gettato l'allarme pandemia il 30 gennaio scorso, il 31 si sono riuniti i ministri e il 1 febbraio Conte e l'esecutivo hanno fatto pubblicare a pag. 7 sulla Gazzetta Ufficiale la seguente delibera.


DELIBERA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 31 gennaio 2020 .
Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del
rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.
IL CONSIGLIO DEI MINISTRI
NELLA RIUNIONE DEL 31 GENNAIO 2020
Visto il decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, ed in
particolare l’articolo 7, comma 1, lettera c) , e l’articolo 24,
comma 1;
Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri
26 ottobre 2012, concernente gli indirizzi per lo svolgimento
delle attività propedeutiche alle deliberazioni del Consiglio
dei ministri e per la predisposizione delle ordinanze di cui
all’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 e successive modificazioni e integrazioni, che, ai sensi dell’articolo 15,
comma 5, del citato decreto legislativo n. 1 del 2018, resta in
vigore fino alla pubblicazione della nuova direttiva in materia;
Vista la dichiarazione di emergenza internazionale di
salute pubblica per il coronavirus (PHEIC) dell’Organizzazione mondiale della sanità del 30 gennaio 2020;


Ne parla pure il Prof. Malvezzi nel suo video (già segnalatomi da Alessandra) e in questo articolo esaustivo su RadioRai. Leggetelo.

Il prof. Augusto Palermo (foto  in basso), noto ortopedico in questi giorni ha inviato questo video (cliccare il link sottostante) che molti hanno ricevuto su WhatsApp, dove esorta gli Italiani che stanno soffrendo in queste ore atroci, a incubo finito, di regolare i conti con Conte mandandolo a casa, poiché ritenuto responsabile di una così alta mortalità. E ora c'è anche la nota di biasimo dell'avv. Guido Magnisi, un principe del Foro di Bologna.



https://voxnews.info/2020/03/23/coronavirus-medico-contro-governo-responsabilita-dei-morti-video/

Certamente la regia e responsabilità di tutto questo è di Mattarella che di fronte alla gestione di  questa ecatombe, se ne sta muto come un pesce. Ma vogliamo essere spietati e dircela tutta fino in fondo?

L'opposizione (parlo di Salvini e Meloni) non poteva non sapere che il 31 gennaio c'era una riunione del Consiglio de Ministri. E anche se dovessero non essere stati attenti lettori della Gazzetta Ufficiale, sanno che l'indomani di un DPCM,   questo decreto compare già su detto organo di stampa governativa. Hanno forse chiamato alla vigilanza contro il  "piano" i loro numerosi elettori (tra i quali anche la sottoscritta e molti di noi)? Hanno forse cercato di mettere Conte con le spalle al muro, chiedendo che venisse allertato un Piano Pandemia con relativi strumenti di prevenzione, comprese le "introvabili mascherine"? Non ci risulta.

Ora sono lì a chiedere il "minimo sindacale" a Conte, lasciato indisturbato a commettere abusi su abusi contro di noi, mentre il Parlamento è andato in "vacanza" e si decidono ad aprirlo solo ora.  E cioè chiedono, pardon, mendicano dopo essere stati da Mattarella a fare gli inchini,  che non si discuta di MES.
Signori, questo è davvero il "de minimis". Non basta non discutere ed espungere il Mes dall'Ordine del Giorno per non ritrovarcelo addosso tra capo e collo, ma occorre avere dei piani alternativi.
Tremonti, che è pur sempre uomo delle istituzioni, ha detto a chiare lettere che Conte vuole assoggettare l'Italia al Mes, il Fondo Salvastati (in realtà Ammazzastati), così come Tsipras fece con la Troika: per poter rimanere in sella.  Del resto il min. dell'Economia  Gualtieri lunedi prossimo sarà a Bruxelles per firmarlo su mandato di Conte (c'è anche l'immancabile stampella di Berlusconi),  il quale pare abbia preso gusto a fare il nostro becchino. Su tutti i fronti: su quello della nostra salute (l'allarme pandemia, tenuto seminascosto) e quello dell'Economia.
Un sicario burattino, a cui prima  o poi i suoi Padroni taglieranno i fili. Ma  solo dopo averlo usato fino in fondo per fargli eseguire il lavoro sporco. Come fecero con Monti.

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Breve Nota per gli amici leghisti.

Salvini ha reso noto su Facebook e Twitter questo orribile antefatto che inchioda Conte alle sue pesanti responsabilità, solo il 24 marzo, quasi in concomitanza con la data di  questo mio post. Mai come in questi casi, vale il motto: CHI SA PARLI SUBITO O TACCIA PER SEMPRE.




20 March 2020

Zombificazione di massa




Giorno di S. Alessandra. Confesso che non so più dove girarmi e rigirarmi e su cosa focalizzare l'attenzione da tante ce ne sono. L'Italia sembra aggredita dalle 7 piaghe d'Egitto e possiamo solo sceglierne qualcuna nel mazzo.  I nostri cari fratelli bergamaschi muoiono ad un ritmo vorticoso e Bergamo e Brescia sembrano delle piccole Sarajevo.  I forni crematori sono andati in tilt, i cimiteri pure, molte bare vengono fatte stazionare in chiesa e per colmo della disperazione le esequie vengono ristrette a pochi familiari a debita distanza, senza messe funebri: una ferita nella ferita.  Non va meglio in altre parti d'Italia, sebbene non in questo modo così  virulento e flagellante. Ora però, si è scatenata una pericolosa caccia all'untore da parte del popolino opportunamente terrorizzato con filmati di cortei funebri infiniti scortati dall'esercito, che mi piace ben poco: se la pigliano col passeggiatore solitario o col vecchietto seduto sulla panchina per riposarsi.  Intanto condivido i dubbi sui vaccini e la loro nocività. A Bergamo fecero vaccinazioni massicce contro il meningococco C, ma nessun media lo mette in correlazione con l'attuale virus. Inoltre Bergamo e Brescia hanno moltissimi immigrati e uno dei tabù, di cui non si può parlare è che tbc, scabbia, meningite, provengono da questi.  Molti medici lo sanno, ma non lo possono diffondere "per non creare allarmismi", come mi disse una mia conoscente dottoressa. Ricapitoliamo: più contagi, più vaccini. Più vaccini , più possibilità di ammalarsi di altre epidemie.

Non sono un medico ma a porsi i miei stessi dubbi c'è anche questo articolo di Blondet.  Che la situazione da quelle parti sia grave è dovuta anche a un certo tasso di inquinamento, specie in Val  Seriana, è vero. Ma pare che molti cronisti per drammatizzare la scena e renderla "più cinematografica" secondo i copioni dei "catastrophic movie" abbiano preso fotogrammi tratti dai 300 naufragati a Lampedusa. E'  forse serietà giornalistica questa?  In altri momenti vi direi "spegnete la tv, ignorate i me(r)dia" e uscite a farvi un giro, ma ora non si può nemmeno passeggiare da soli in un bosco.
Ed è proprio su questo che voglio soffermarmi.
Questi criminali, non solo ci vogliono morti nel corpo, ma anche nella mente, basta vedere la programmazione tv in queste sere solitarie: film seriali di sopravvissuti soli nello spazio,  fanta-horror, disaster movie,  film di guerra  con scenari brutali. Insomma, chi più ne ha, più ne metta...Non uscite, restate in casa, guai a chi viola le misure di sicurezza.
Per fare che? per farci bere il cervello con le vostre dirette dagli ospedali e dagli obitori? O con i vostri inutili talk dove cantano soprattutto galli di sinistra e non si fa mai giorno?

Ve lo immaginate una vita così, vegetativa e priva di senso come questa,  per altre 3 mesi? Le parole non bastano a descriverla.

Poiché la vita, la vera vita, non è tirare a campare qualche giorno di più, ma è il significato che ciascuno di noi sa darle. 
E se prevale lo slogan imbecille "meglio reclusi che morti", allora io vi dico che questa è già un vivere da Morti viventi. Che questa è un Zombificazione di Massa voluta bell'apposta.   
Lo sanno questi delinquenti che stanno prendendo in ostaggio le nostre vite, che i  famosi quarti d'ora dell'aria sono obbligati a concederli  persino ai carcerati?
E se l'aria è contaminata da chi ha sparso magari agenti patogeni da coronavirus, che ce lo dicano a chiare lettere invece di coartare le vite altrui e toglierci l'ossigeno. 

Lo sanno che ci sono cardiopatici per cui la passeggiata giornaliera è indispensabile? Lo sanno che ci sono quelli che soffrono  di dolori alle articolazioni che non possono fare ginnastica (le palestre sono chiuse) e  che hanno bisogno di muoversi?   Lo sanno che muoversi facilita le endorfine e che è  caldamente raccomandato a chi soffre di  depressione? Come la mettiamo?

In nome di Dio ci dicano perché si ingabbiano gli Italiani in casa, ma si vuole sbattere fuori la feccia dalle patrie galere. Ci dicano perché in un contesto epidemiologico-catastrofico come quello attuale, continuano a trasbordare gente potenzialmente infetta dall'Africa. Perché la blindatura dei paesi membri e di Schengen non viene estesa anche ai porti del Mediterraneo. Perché? Perché? Perché?

Intanto tutte le nostre strade delle nostre città vengono pattugliate da gazzelle della Polizia e dei Carabinieri che controllano solo gli Italiani. La trasgressione all'art. 650  del CP, messa sull'autocertificazione del Viminale, va subito sul casellario giudiziario.  E se qualche nostro connazionale avrà buone ragioni per muoversi e spostarsi che però non convincono le "autorità" preposte ai controlli, avranno la fedina penale sporca. A questi punti, siamo arrivati! E i giornali tacciono e acconsentono: lavatevi le mani, lavatevi le mani, restate a casa, restate a casa! Sono questi i mantra ripetuti.

Attilio Fontana dice che i medici cinesi hanno affermato che c'è ancora troppa gente in giro. Caro Governatore, l'Italia non è la Cina e gli Italiani non sono cinesi.  Inoltre volendo fare ad ogni costo  "i cinesi", loro hanno messo un forte cordone sanitario su Wuhan, non su tutta l'Italia. Perciò si doveva fare un cordone sanitario nella bergamasca come si è fatto con Codogno (che ora è fuori pericolo).

Tanto per aggiungere carne sul fuoco, c'è anche il decreto Cura Italia (in realtà Ammazza Italia) che sul comma 6 così recita.

“fino al termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, il capo del Dipartimento della Protezione civile può disporre, anche su richiesta del commissario straordinario, la requisizione in uso o in proprietà da un soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere (…). Inoltre “il prefetto può disporre con decreto la requisizione di strutture alberghiere e di altri immobili per ospitare persone in sorveglianza sanitaria o in isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare“.   Principio in sé insidiosissimo su quella Proprietà Privata sancita dalla Costituzione! Sospendere la PP per chi?
Perché non sanno dove cacciare gli Immigrati? Per il personale sanitario? per la Protezione Civile? Ci diano lumi....
Per finire, ma in realtà non finisce così facilmente - ieri a Vignola, cittadella nota per le belle e buone ciliegie (i famosi "duroni"), hanno impedito a un signore anziano di andare a prendere il giornale: lo riporta la Gazzetta di Modena.

Benvenuti nella Dittatura Sanitaria. E' per il vostro Bene - vi diranno. E' per la vostra Salute! Sì, ma che ce ne facciamo della salute, se poi non possiamo spenderla per vivere da esseri umani,  e  siamo costretti a dover vegetare?
 Fiori rosa, fiori di pesco, fuori dalle sbarre è primavera, una primavera amara per tutti...

NB - sul tema della sospensione della Proprietà Privata e del risparmio privato degli Italiani sul decreto Cura Italia, rimando al post odierno "Le mani dell'Europa sui nostri risparmi"  dell'amico Massimo e ai suoi tweet comparsi su Twitter.



15 March 2020

Rileggere "La Peste" per comprendere la nuova pandemia

Sono lunghi da passare questi giorni senza abbracci, senza sorrisi, a debita distanza gli uni dagli altri, anche dalle persone amiche con le quali fino a ieri ci si dava le pacche sulle spalle e si andava insieme al ristorante. Sembra di vivere un lungo ininterrotto inverno, anche se i fiori dei giardini non sono stati mai così belli, nonostante l'epidemia.  Librerie chiuse, biblioteche chiuse, ma programmi tv demenziali con ospiti farlocchi, sempre aperti.
Bollettini di guerra sui morti, sui contagiati, sugli asintomatici, italiani impauriti  chiusi in casa e di converso, navi nemiche che si avventurano a portarci nuove fonti di contagio: siamo al centro della tempesta perfetta. Mi rifiuto di aderire ai flash-mob su WhatsApp,  agli hashtag demenziali sul genere di #io restocasa. Si sa, che tutti dobbiamo starcene a casa. Niente battiti di mani e inni di Mameli alla finestra, un'altra sciocchezza "virale" ordinata da quelli che la nostra Patria l'hanno ridotta a Lazzaretto, da quelli che ci vogliono morti e che perseverano nei loro errori. E' proprio vero quel che si dice del falso patriottismo: è l'ultimo rifugio dei briganti. E questi furfanti ora vanno cercando solidarietà, alle loro malefatte,  proprio da quelle che sono le loro vittime. I conti li faremo dopo. Ma ora ci tocca sopravvivere, magari per mezzo della macchina del Tempo, viaggiando a ritroso. E l'occasione mi è stata fornita da questo "classico" di cui avevo fatto lettura da ragazza. Rileggere significa veder sottolineati dei passaggi  di un vecchio volume che oggi non avrei sottolineato per sceglierne altri, alla luce di quanto sto vivendo. Di quanto stiamo vivendo.


Letteratura ed epidemia non è un binomio così inconsueto. Dopotutto le novelle del “Decameron” vennero narrate da dieci giovinetti che se ne stavano al di là delle mura mentre a Firenze infieriva una pestilenza. L’idea di ambientare romanzi con lo sfondo minaccioso delle epidemie, non è certo nuova. Oltre al citato Decameron di Boccaccio, abbiamo “I promessi sposi” del Manzoni, “La peste a Londra” di Defoe, “Morte a Venezia” di Thomas Mann, laddove a procurare morte era il colera nella cornice di una città lagunare dalle atmosfere languide e agonizzanti. Sempre il colera è la minaccia geografico-epidemica in Cina ne “Il velo dipinto” di W.S. Maugham. La malattia, il morbo, le nostre paure, lo stato di calamità e di necessità, le misure coercitive "draconiane" che inevitabilmente scattano dall’alto per contenerla, mettono a nudo più che mai i caratteri delle persone, la nostra tempra, le nostre capacità di resistenza e resilienza. Si torna a parlare di Albert Camus (1913-1960), di cui ricorrono quest’anno i 60 anni dalla morte, e del suo romanzo “La Peste” (1947) forse perché in quest’opera le dinamiche esistenziali vengono messe particolarmente a nudo, e perché il tema dell’Assurdo, tanto caro allo scrittore, sembra più che mai attuale e pertinente con quanto avviene oggi. Si pensi a quante “assurdità” e paradossalità dobbiamo sottostare in questi giorni difficili: cinema e teatri chiusi, ma supermercati affollati, dove è comunque possibile venire contagiati. Partite di pallone con tornei giocati a stadi vuoti, ma che devono produrre alti indici di audience ai grandi network mondiali. Ma soprattutto, devono recare sollazzo ai contagiati: in metafora, i nuovi “appestati” del XXI  durante le loro quarantene forzose. La psicosi innescata dal coronavirus ha strappato brutalmente  i panni di cui ci vestiamo ogni giorno per lasciarci inermi e disperatamente attaccati alla vita. È in momenti come questi che essere solidali e coraggiosi richiede uno sforzo quasi sovrumano. E non si tratta di una degenerazione dei nostri tempi – come sostengono i nostalgici di un’età dell’oro mai esistita - quanto delle paure e delle angosce più recondite che caratterizzano il nostro essere umano, troppo umano. Se i supermercati delle nostre città lombarde sono stati depredati e l’ Amuchina venduta in poche ore, è perché in fondo, escludendo gli episodi di sciacallaggio, siamo spaventati dalla fatalità imponderabile che l'epidemia reca in sé.  Nell’opera corale di Camus, nella quale tira sapientemente i fili di tutti i personaggi catapultati in situazione drammatica, compare una dolente commedia umana in tutta la sua complessità : il generoso, lo sciacallo approfittatore, il burocrate, il cinico, il razionale, l’uomo di fede, il ribelle ecc.

Innanzitutto va sottolineato che Camus, ha provato sulla sua stessa pelle l’ansia di una grave malattia dalla quale fu colpito in giovanissima età e la paura di non poter guarire: a diciassette anni scoprì infatti di essere affetto da tubercolosi polmonare, patologia che lo accompagnò fino alla morte. Nel 1937 questo male impedì allo scrittore di presentarsi all’abilitazione all’insegnamento della filosofia nei licei. A causa di ciò, Camus fu pure respinto come volontario durante la II Guerra Mondiale e, per ricevere le cure necessarie, dovette soggiornare a Chambon-sur-Lignon, a Cabris e nei Vosges.

Quando terminava il secondo conflitto mondiale e le ferite erano ancora laceranti, Albert Camus seppe raccontare, come nessuno aveva fatto prima di lui, l’angoscia profonda che la guerra aveva instillato nell’animo di milioni di donne e uomini in tutto il mondo. Quanto era accaduto, sembrava impossibile da rappresentare. Così lo scrittore franco-algerino si affidò alla sua arma più potente, l’immaginazione letteraria, dando vita a uno dei romanzi più intensi e significativi del XX secolo. Tuttavia sarebbe troppo semplicistico interpretare questo romanzo, unicamente come metafora della guerra e del nazismo. Una metafora pur sempre storicamente determinata che non poteva bastargli, dato che l’ambizione filosofica e narrativa di Camus è quella di non sottomettersi alla dea Storia superando il contingente. Fu proprio questa sua aspirazione a costituire il motivo principale del suo dissidio filosofico con Sartre. “La Peste”, è l’irruzione dell’inconsueto, dello sgomentevole, del disturbante e perturbante, di ciò che è rovinoso nelle vite degli uomini fino a sconvolgerle e travolgerle in modo del tutto inatteso. Inizia piano piano con la comparsa di disgustosi topi che si introducono in appartamenti di persone benestanti della città. Questi topi barcollano, perdono sangue, si dimenano e lanciano acuti squittii, prima di morire a pancia insù. Dapprima accade in modo episodico e sporadico, poi in maniera sempre più pervasiva e infestante, in uno scenario da romanzo distopico. Parallelamente a ciò, avvengono le morti improvvise dei vari abitanti aggrediti da strani dolori, turgori e gonfiori nei loro corpi colpiti da quella peste che dapprima non viene riconosciuta come tale. Del resto, non viene nemmeno nominata nel corso di parecchi capitoli, tanto è forte il tabù presso gli abitanti di quella città colpitaIl tutto in un crescendo, accompagnato dalle solite diatribe tra i cosiddetti esperti, da una stampa più interessata ai topi nelle strade che agli uomini morti soli nelle loro stanze.

Nel romanzo di Camus Orano (da lui definita “brutta”, “senza piccioni, senza alberi e senza giardini”) è la città algerina (allora sotto protettorato francese) colpita da un’epidemia orrenda e implacabile. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa teatro di passioni di un’umanità in preda all'afflizione in bilico tra disgregazione e solidarietà, in una tragica polifonia di personaggi e vicende. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni, né è capace di “essere felice da solo”, il semplice senso del proprio dovere (è il caso del dott. Rieux) sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito ottusamente burocratico sovente accompagnato dall’egoismo gretto e meschino sono, invece, i sodali più fanatici del Morbo.

Ma la cosa più angosciosa del libro sono le dinamiche relative agli affetti i quali vengono drasticamente recisi dallo "stato d'eccezione" dell'epidemia: recisi dalla perdita delle persone più care, mediante la morte, o recisi perché costretti alla separazione coatta. O perché i "più cari" erano al di là dei confini di quella che oggi chiameremmo "la zona rossa". C'è il sentimento di ribellione del giovane giornalista Rambert che proviene da Parigi, ma resta intrappolato a Orano e che vorrebbe evadere per ricongiungersi con l'amata, contro la "ratio" del dottor Rieux che si rifiuta di rilasciargli un certificato che ne comprovi lo stato di salute.

Con tutte le sue forze egli desiderava che Rambert ritrovasse la sua donna e che tutti quelli che si amano fossero riuniti, ma vi erano decreti e leggi, vi era la peste, il suo compito era di fare quello che bisognava.

- No - disse Rambert con amarezza, - lei non può capire. Lei parla il linguaggio della ragione, lei è nell'astratto.


Quante volte dobbiamo combattere contro l'Astratto? Ci sono libri in grado di travalicare i confini del tempo e dello spazio per condurci nei meandri dell’animo umano e svelarcene gli anfratti più segreti. Quando questa alchimia accade, significa che tra le mani stiamo stringendo un prezioso “classico”. In tempi difficili, forse apocalittici come questi, dove le paure più ancestrali riaffiorano inevitabilmente alla superficie del nostro ego, è il momento di affidarci ai classici per trovare, se non la risposta alle nostre domande, almeno quella lucida equidistanza che ci permette di sedare l’ansia dalle troppe dubbiosità che affliggono la mente.
E’ il passato che guida il futuro incerto. Niente e nessuno possono placare la nostra angoscia, ma forse possiamo per una volta, soffermarci e riflettere su quanto la psicosi da virus  (opportunamente inoculata su un Paese già  malato di suo) abbia rivelato del nostro essere, al di là delle epoche e del contesto sociale in cui viviamo. Poiché, di fronte alla Morte, siamo tutti umanamente spaventati, umanamente piccoli, ma soprattutto umanamente soli.  Attraverso una sorta di paradosso ontologico, ne “La Peste”, «création contre Dieu» secondo le intenzioni dell’Autore, che si dipana sotto un cielo muto, la medicina non rifiuta, per uno scopo comune, il contributo della fede, consapevole della propria incapacità a fornire risposte inerenti l’orizzonte del Trascendente, quelle che nemmeno la Scienza può fornire, e quello di cui gli esseri umani hanno bisogno in queste ore drammatiche.
Alla fine il flagello dell’epidemia passa e gli abitanti di Orano tornano a guardare le stelle, festeggiando con fuochi d’artificio la fine dell’incubo. Solo il dott. Bernard Rieux, il vero narratore-protagonista di questa terra desolata che il lettore scoprirà solo alla fine della narrazione, è consapevole che “quell’allegria era per sempre minacciata” (uso le parole dell’Autore).

Sapeva quello che ignorava la folla e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine d’anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice”.

Camus attraverso le cronache mediche imparziali di Rieux, ci mette in guardia che esiste un virus dell’Anima, un lato  oscuro e imponderabile insito negli uomini, difficile da estirpare alla radice.

Giorno di Santa Luisa di Marillac

11 March 2020

A quando i passaporti interni?




Giorno di S. Costantino. Questa del titolo è una domanda postasi dalla grande Ida Magli, quando parlava dell'Europa. Anzi, sarebbe più giusto chiamarla Neuropa.  Sto parlando dell'autocertificazione ad opera della Lamorgese Ministra dell'Interno per potersi muovere in stato di necessità.  Qui tutto sul modulo, su come lo si può scaricare e su cosa permette e cosa vieta. Lo avete sentito tutti ieri sera (ndr: lunedi )  Conte invocare i provvedimenti adatti all'"ora pù buia" mentre faceva il Churchill di quarta. Che sia un periodaccio, nessuno lo mette in dubbio, ma se fossimo nel bel mezzo della navigazione della marina d'antan, un personaggio come Giuseppi lo avrebbero buttato a mare in pasto ai pesci, perché portatore di jettatura. Ha il passo esitante come uno che balla un valzer lento,  con la pausa e poi la ripresa. Va 16 volte in TV in un giorno,  comunica al mondo intero che l’Italia è l’epicentro del coronavirus bloccando export e turismo, ricorre al TAR e blocca la chiusura delle scuole nelle Marche. Ma dopo 10 giorni le blocca ovunque, blinda la Lombardia e la ritiene tutta "zona rossa" da non valicare insieme a 14 altre provincie, distribuite nell'Emilia,  Veneto,  nell'Alessandrino, passando per le Marche.
 Poi ci ripensa e dichiara nella conferenza stampa di lunedi 9 marzo che d'ora in poi, l'Italia sarà tutta "zona rossa". Ovvero protetta. L'Italia diventa ora un  grande lazzaretto peninsulare blindato in uscita (gli altri paesi non ci vogliono, in particolare se "alleati" della Ue), ma in entrata le navi continuano arrivare. Non mi risulta nemmeno che Schengen sia stata sospesa, con atti ufficiali. E allora come la mettiamo ? Ma torno al modulo. La prima esperienza su questo foglio del Ministero dell'Interno,  l'ho fatta oggi. Non posso muovermi dal mio comune della provincia varesina, ad un altro limitrofo che dista poca distanza e che potrei addirittura fare a piedi. Il mio tragitto, seppur breve deve dimostrare che il mio spostamento è determinato da:

  • comprovate esigenze lavorative
  • situazioni di necessità
  • motivi di salute
  • rientro presso il proprio domicilio, abitazione, residenza.


Ecco uno degli atroci paradossi della globalizzazione: la libera circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali, ci porta virus. I virus alieni e sconosciuti, ci fanno ammalare.  A causa di questo, siamo costretti a stare in casa. Così,  il globo fatto a sfera, si riduce a un miserrimo recinto domestico e  se varchiamo questo  ristretto cerchiolino, scattano i controlli. Ci vuole  un salvacondotto come durante i tempi di guerra.  In ogni caso, quante volte al giorno usiamo l'auto perché quel negozio del comune limitrofo fornisce articoli che non si trovano nel nostro comune? Ora dobbiamo portare la giustificazione alle cosiddette Autorità,  come fanno i bimbi delle elementari sul loro diario.
:  "Signora Maestra, non posso fare a meno di prendere l'auto perché nel comune vicino c'è mia nonna che sta per tirare le cuoia" & palle varie.  Devo cambiare la cartuccia dell'inchiostro della stampante, ma non la vendono sotto casa? "Signor Maestro, è un caso di necessità perché il pc mi serve per lavorare".




Quanti ne serviranno di questi pezzi di carta "autocertificanti", da qui al 3 aprile? Tanti. E quante volte dovremo compilarli prima di uscire di casa?
Intanto ci sono i sigilli per strada quando passiamo i "varchi" e i nostri dati vengono prelevati, in entrata in uscita. Non sfugge più nulla.  Tuttalpiù possono sfuggire  solo 300 galeotti dalle prigioni durante le proteste organizzate dai centri sociali. Tuttalpiù può farla franca qualche pusher nigeriano. Ma per noi, NO.

Un piccolo paragone. I  passaporti interni li ordinava Stalin in pieno bolscevismo per meglio controllare la popolazione. Ed ecco come quell'ordoliberismo tanto esacrato da Fusaro, va a braccetto assai spesso e volentieri  col comunismo. Il virus esiste ed è letale e  viaggia senza passaporto, ma è il "cavallo di Troia" cavalcato ad oltranza per mettere a regime quella che la Magli chiamava "La dittatura europea". Non aspettavano altro che farci ammalare per mettere a punto misure che più stringenti e coercitive non si può. Guariremo  e l'epidemia passerà, ma se non si darà una spallata a questa  delirante Neuropa, è certo che inventeranno qualche altra malattia. O una "cura" peggiore della Malattia stessa.