27 June 2016

TEAR DOWN THIS WALL!





Le pagine di storia narrano che quando i regimi sono sul punto di implodere ed esplodere, si fanno biechi, feroci, repressivi e irrespirabili. Ora aspettiamoci che dopo Brexit, prima crepa del muro della segregazione europea, intentino provocazioni, liberticidi, iniquità  e nefandezze d'ogni tipo. Ma è necessario non intimorirci né farci intimidire: è  quello che vogliono.


Io credo che quando sarà passata questa lunga e brutta nottata dovremo fare una graduatoria di tutti gli sgherri, gli scherani e gli sbirri di guardia ai cancelli dell'EuroGulag.
In primis le grandi banche, d'affari e  i banksters, la finanza e i loro nominati e mai eletti EurokomiSSar, poi la classe politica prezzolata nei singoli stati membri (Renzi, Hollande, Merkel ecc) . Ogni paese processi i suoi traditori.

Subito dopo, la casta dei pennivendoli, scribacchini, mezzi busti e gazzettieri, veri e propri stuoini e zerbinotti al servizio sia degli uni che degli altri.
Cortigiani vil razza dannata che disinformano e fanno solo interviste in ginocchio ai potenti, mentre si comportano con arroganza coi deboli.   Qui, ad esempio,  il filmatino di Mentana che giura e spergiura di aver sempre stimato Monti. Quasi quasi lo ringrazia per tutto quanto di buono e bello ha fatto per l'Italia, durante la maratona tv la sera del 23 in occasione del referendum britannico. Da incorniciare a futura memoria :


Gli fa seguito Vespa e la sua vespasiana maratona nella rete ammiraglia col suo arrogante e clientelare direttore del cosiddetto Pd1  Mario Orfeo (ora abbiamo tre reti: Pd1, Pd2 e Pd3) , presente in studio che gli impartisce ordini e lui che si china a  fare il maggiordomo. Il casus belli fu scatenato da un'affermazione della senatrice grillina Barbara Lezzi contro Mario Orfeo a proposito della sua "imparzialità". (qui il video). Poi  sempre Vespa se la prende con Brunetta che gli dà del "sottomesso" per aver effettuato uno dei suoi "imparziali" collegamenti da Londra col finanziere Davide Serra, ovvero il "Bandito delle Cayman," amico di Renzi. ( ecco il video)

Non si contano inoltre pedanti e farlocche articolesse sul Corsera come quelle dei vari  Polito, di Severgnini che fa il giovanilista col caschetto vetero-beatlesiano (Brexit, secondo il suo eccelso pensiero,  sarebbe uno sgambetto dei vecchiacci contro i gggiovani), di Mughini che farnetica come un pazzo doctor da Ritorno al Trapassato, di Giorgio Gori e i suoi tweet sul fatto che il popolino non dovrebbe votare (comincino i piddioti a non  far votare i cinesi privi di documenti), dello stramoscio Saviano ecc. Tutti costoro devono sparire ed essere gettati nella pattumiera della cronaca (non scomodiamo la Storia).

Gli Inglesi hanno i loro difetti, ma hanno una peculiarità: non gradiscono che ci sia chi pretende di dar loro degli ordini. Non vogliono che la loro prestigiosa Royal Navy, venga abbassata al rango di "badante dei mari", come è avvenuto per la nostra Marina Militare, a caccia di immigrati da scaricarci quotidianamente addosso.
La UE ha creato un superstato etico, soffocante, occhiuto, poliziesco e intrusivo che va dalla circonferenza delle fatidiche zucchine, alle leggine sulla caldaia, ai bollini blu per l'emissione dei gas delle auto, ai seggiolini per bambini targati CE, da porre nel retro delle auto, alle gomme da neve in ottobre, alla fine delle gomme da neve in aprile con annesse multe da capogiro per chi se ne dimentica, con gli uomini che devono andare in pensione a 70 anni, le donne a 65, i conti non devono sforare oltre il 3% e tante tante altre vessazioni e angherie di cui diedi conto in questo post dal titolo Ce lo chiede l'Europa

Una costruzione di questo genere non è riformabile dall'interno, checché predichi ipocritamente il nuovo corso di Grillo e dei  5 stelle. E l'Euro, moneta senza stato, utilizzata come nodo scorsoio dei popoli, pertanto deve saltare.
Ora, però,  aspettiamoci l'assalto alla diligenza. Ovvero lo spolpamento della Gran Bretagna mediante qualche rivoluzione colorata interna, magari  di marchio "separatista". In primis, la porcheria della petizione on line per far rivotare (che finirà in nulla). Più grave saranno invece le rivolte nel Regno Unito con Scozia e Irlanda del Nord e i tentativi di "balcanizzazione" del Regno Unito che a fatica conquistò Scozia, Galles e Ulster nel corso della sua storia (ci piaccia o meno è sua e nessuno ha il diritto di processarla a posteriori).
Scateneranno le vecchie Parche delle Agenzie di Rating, le affermazioni "profetiche" provocatorie del piromane-pompiere George Soros che imperversano già per i media, e ne vedremo delle belle. Useranno quello che nel linguaggio finanziario chiamano  il self-fullfilling prophecy, cioè quelle profezie che si avverano da sé, in quanto c'è qualcuno che ha interesse a spingere affinché succedano per davvero.
Ma intanto la crepa nel muro c'è e si vede e i popoli d'Europa si ribelleranno a queste gelide maschere di androidi ineletti e telecomandati

 Jean-Claude Juncker presidente della commissione Ue,  in questi giorni  è livido,torvo e  protervo, non trattiene più i suoi malumori e scatti di nervi davanti alla stampa. Vale però per tutti quel memorabile filmatino dell'anno scorso nel quale l'evasore fiscale del Lussemburgo, ubriaco fradicio  che nemmeno si tiene in piedi, intrattiene gli ospiti con uno dei suoi impareggiabili show.



L'Europa è nelle mani di uno sbevazzone, una vera e propria metafora di quanto oscilla e barcolla. E' ora di gettare giù questo muro. TEAR DOWN THIS WALL!

Intanto, l'intervento magistrale di Marine Le Pen  oggi al Parlamento Europeo a sostegno della Brexit:






24 June 2016

Nel cuore degli Inglesi (e di tutti noi)




Pensate un po', mi ero già preparata da  qualche giorno il post in caso di vittoria del Brexit. Incredula e poco fiduciosa per tutto quanto di peggio è accaduto: il post sarebbe rimasto nelle bozze e nell'archivio dei bei sogni incompiuti. Avevo anche preparato la musica d'occasione. Ma non ho detto niente a nessuno quasi per scaramanzia. Ora però posso farlo. Una musica di largo respiro, bella, piena di speranze e di aspettative per tutti noi. Avremo ancora tempo per uscire da questo inferno? La vita è limitata e il tempo di ogni essere umano non è un tempo infinito. Forse è proprio per questo che adoro quest'aria che dà un senso di infinitezza. Ma soprattutto è un omaggio a John Barry, grande compositore inglese, autore di suggestive colonne sonore cinematografiche  (non solo tutte quelle di 007 ormai arcinote, ma Ipcress, Cotton Club, Nata libera, La mia Africa, Balla coi lupi e un'infinità di altre). Ma torno al referendum vinto, nonostante la campagna  di propaganda terroristica in atto, nonostante gli impazzimenti delle Borse, i ricatti di Cameron sulle pensioni e stipendi. Soprattutto, nonostante il terribile fatto di sangue a pochi giorni dal voto, che ha creato sconcerto e dolore nell'uccisione della deputata laburista Jo Cox.
Una vittoria che spalanca aspettative e speranze a tutti noi prigionieri di un'atroce distopia, cucitaci addosso come una camicia di forza. Sì,  conosco  già l'obiezione in parte vera: gli inglesi che giocano alla politica del  doppio forno volendo i vantaggi  del mercato unico senza dovere pagare dazio di entrare nella moneta unica a cambio fisso come l'euro, una coercizione valutaria che ci strozza. Gli inglesi quinta colonna Nato.  E ora  se ne escono certamente per altri loro  nuovi tornaconti: la conquista di nuovi mercati di Cina e India, lo svincolo dalle pastoie burocratiche europee. Conosco il lato oscuro di Albione e ne ho già dato conto in questo post.

Eppure tutto questo può essere l'occasione per un apripista per tutti noi. E' così inverecondo, dopotutto, saper mettere i propri interessi al primo posto? Loro lo fanno.  Brexit è un grimaldello che può fare saltare questa malsana impalcatura basata sui peggiori veti e le peggiori coercizioni chiamata Ue, e ci permette di sperare in un cambiamento a macchia d'olio che ineluttabilmente dovrà propagarsi anche nell'Europa continentale. Perché,  con il cambiamento dal XX al XXI secolo, è come fosse arrivata all'improvviso la fine del mondo. Pertanto ...



...Il nuovo mondo è liquido. Al suo interno, lo spazio e il tempo sono aboliti. Liberata dalle sue tradizionali mediazioni, la società è diventata sempre più fluida e sempre più segmentata, il che ne facilita la mercantilizzazione. Vi si vive secondo il modo dello zapping. Con la scomparsa di fatto dei grandi progetti collettivi, in altre epoche portatori di visioni del mondo differenti, la religione dell'io — un io fondato sul desiderio narcisistico di libertà incondizionata, un io produttore di sé a partire dal niente — è sfociata in una "detradizionalizzazione" generalizzata, che va di pari passo con la liquidazione dei punti di riferimento e dei punti fissi, rendendo l'individuo più malleabile e più condizionabile, più precario e più nomade. Da un mezzo secolo, l'«osmosi finanziaria della destra finanziaria e della sinistra multiculturale», come ha scritto Mathieu Bock-Coté, si è sforzata, con il pretesto della "modernizzazione" emancipatrice, di far confluire liberalismo economico e liberalismo societario, sistema di mercato e cultura marginale, grazie soprattutto alla strumentalizzazione mercantile dell'ideologia del desiderio, capitalizzando così sulla decomposizione delle forme sociali tradizionali.

E' questo un passaggio prelevato dal libro "La fine della sovranità" di Alain de Benoist
(Arianna editrice). E' proprio il sequestro del tempo nella sua circolarità (anni, mesi, stagioni, settimane, giorni e ore), nel quale stavamo immersi in modo armonico e tutto sommato, coerente prima che arrivasse quella "fine del mondo" non immediata e repentina ma "spalmata su più decenni" a partire dal cambio del XX secolo.  Il mondo che è scomparso - prosegue De Benoist - era un mondo in cui la maggior parte dei bambini sapevano leggere e scrivere. In cui si ammiravano gli eroi invece delle vittime. In cui gli apparati politici non si erano ancora trasformati in macchine per stritolare le anime. 

Ora il tempo della nostra progettualità, è sospeso e ibernato nella gabbia  di vetro di un computer. Il filosofo francese parla, non a caso, della fine delle "comunità di senso" -  quelle piccole realtà non assimilabili a logiche di mercato, di brutale soppressione ed estinzione. Non c'era bisogno di codici e di regolamenti, nelle comunità di senso, poiché erano in grado di applicare un'unica regola: il senno e la ragionevolezza dei suoi componenti. Ci sarà ancora un senso per le nostre "comunità di senso"?

Quel che stiamo cercando è solo un nuovo inizio. Ci serve solo questo per riavere un po' di ossigeno. Non possiamo abbandonarci alla disperazione di una notte infinita, di giorni che si susseguono a giorni, utili solo a pagare pesanti gabelle  e bollette o ad ascoltare notiziari che sono bollettini da Minculpop nei quali ci fanno credere che perdere la patria lasciandola invadere notte e giorno da popolazioni aliene,  sia cosa necessaria, inevitabile, giusta, utile e buona. Fino a ieri non c'era che questa cupa notte e -  eroe chi era in grado di non cedere ad una situazione disperante. Oggi invece dopo quest'esito inatteso quanto confortante, emergono segni di una possibile salvezza. Dipende da noi, tornare a sognare e ricominciare. 

Qui sotto la versione cantata  da Louis Armostrong con la sua formidabile tromba, di "We have all the time in the world" dal film "007Al servizio segreto di Sua Maestà".  Qui la versione con il testo



Nel caso ci avesse messo lo zampino anche la Regina di Inghilterra la cui vulgata vuole che sia anti-Ue, dico un grazie di cuore pure a Sua Maestà. Nel cuore degli Inglesi e di tutti noi, l'Indipendenza è ancora un valore in cui credere.

                                                       THE END  

                                                         

(Adesso però tocca a noi)

21 June 2016

Irradiati da Raggi a 5 stelle



E' interessante notare l'atteggiamento servile e untuoso della stampaglia ora che le due grilline Chiara Appendino a Torino e  Virginia Raggi a Roma hanno vinto al ballottaggio. Ora parlano di  un vero e proprio "trionfo", di "freschezza" della nuova politica. Fino a ieri i 5 stelle erano dei  teppisti che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno. Ora invece "c'è sostanza", sono diventati improvvisamente "responsabili" e pure "moderati", un termine che non ho mai sopportato, poiché tutto quello che ci propinano in questi catastrofici anni è tutt'altro che moderato.  Ma chissà perché bisogna rispondere alla tirannia col moderato cantabile. Maturi, responsabili, pronti a governare. Eppoi, sono giovani, belli e con volti femminili. Largo alle donne, specie se carine come la giovin Virginia. Sui 5 stelle mi sono già espressa: li trovo molto superficiali, demagogici e poco chiari su un tema spinoso quale l'immigrazione del quale tacciono e non prendono mai partito, o mostrano logiche tipiche della sinistra. Potrebbero anche essere i nuovi Tsipras italiani, e questo non è certo una buona qualità. 
La balla dei ballottaggi non mi appassiona. Le trasmissioni di queste ore, ancora meno. Lo sappiamo come funzionano: vincono sempre tutti. E chi perde, in realtà è  solo un non vincente. Se proprio volete farvi un'idea qui il riepilogo. Nel nuovo che avanza è da segnalare il ritorno di Mastella da Ceppaloni: una novità.
Mentre Napule ha avuto il suo Masaniello in Giggino o' Pazz. 

Purtroppo il PD in notevole calo, non ha perso come avrei voluto. Come al solito perde da una parte per rosicchiare dall'altra. E beccarsi la Lombardia (che è il cuore pulsante dell'Italia) con due province importanti come Milano (capoluogo nonché capitale industriale di Italia) e Varese (avamposto e roccaforte leghista, nonché città frontaliera con la Svizzera) non la considero di certo una sconfitta così cocente. Hanno mandato su un maneggione come Sala a Milano che ha già detto che costruirà moschee, perché il culto islamico è la prima cosa da ottemperare. Non case di riposo, scuole materne, servizi per anziani e malati: no, mosquées  d'abord.

Ma la vera sconfitta è la Lega di Salvini. Perdere Varese dove è nata la Lega, è stata una débâcle.
Per poi sostenere la Meloni  incinta che non è andata manco al ballottaggio: suvvia! Non si perdono gli avamposti locali per inseguire un'improbabile vittoria nazionale. Questo chiamasi VELLEITARISMO.
Un'altra castroneria salviniana è stata travasare i voti alla Raggi a Roma e all'Appendino a Torino, senza nemmeno ottenere un qui pro quo. Non si fanno regali  "gratis" in politica. E fare cordate pro Parisi a Milano con gli alfaniani, è stata un'imperdonabile prova di incoerenza e di cedimento. Lo si critica aspramente ogni giorno sulla politica nazionale, per poi allearsi con i suoi nel locale? Non esiste.

Aggiungo due cosette sul termine "ballottaggio".
Più probabilmente il nome deriva dal sistema elettorale del doge di Venezia, che era costituito da una complessa successione di passaggi che alternava la determinazione diretta degli elettori del doge, e la loro nomina attraverso l'estrazione casuale di "ballotte". Ovvero sfere dorate e argentate, che venivano utilizzate esclusivamente a tale scopo. Una cosa è certa: i ballottaggi facilitano le astensioni. A Milano 500.000 cittadini avevano di meglio da fare che recarsi al seggio per la seconda volta. La pratica del ballottaggio venne introdotto nel 1993 in Italia. Chi c'era allora al governo? Ciampi, uomo caro alla sinistra. E te pareva...
Un'ultima cosa sulle due  neo sindache di Torino e  Roma. La prima (Chiara Appendino) è laureata alla Bocconi. Presto dovrà rendersi conto che  nella sua città non si muove foglia che non voglia la premiata lobby FCA-Agnelli-Elkan. Per non dire di Banca Intesa e fondazione S. Paolo. Non è escluso che lo sappia già.
Quanto alla Raggi, ereditare Roma con tutti i debiti ( i buffi) nelle sue casse, non sarà un pranzo di gala. Non vorrei che la "Roma Indebitata" diventasse città aperta alla Finanza Frankenstein. Vedremo o no, se la Città Eterna sarà sottoposta alla vendita all'incanto. 

16 June 2016

Brexit: "La Ue è contro la nostra storia"



sir Nigel Lawson
Riporto questa interessante intervista  per il Corsera  sull'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, del barone Nigel Lawson, ex braccio destro di Margaret Thatcher, intervista nella quale si schiera per la Brexit e attacca Bruxelles definendola : «Antidemocratica ed élitaria, la negazione della nostra cultura» (articolo di Fabio Cavalera). Ciascuno si faccia le sue opinioni, tenuto conto che ci sono affermazioni condivisibili, ma il pulpito dalla quale nascono queste asserzioni, proviene da  uno degli autori ante litteram del mercantilismo e del globalismo. 
Ricordo altresì che la Gran Bretagna è uno degli azionisti di maggioranza della BCE, considerazione che Cavalera ha omesso di puntualizzare. Pur tuttavia, la sottoscritta ritiene Brexit, il grimaldello che può far saltare questa insana costruzione chiamata Unione Europea. Questa intervista fa il paio con quella precedente di Nigel Farage  (sempre per il Corriere) e con le dichiarazioni recenti di Boris Johnson, ex sindaco di Londra. 

«Vivo in Francia, conosco bene e amo l’Italia, amo la Spagna, amo l’Europa. Ma voglio la Brexit». Il barone Nigel Lawson, conservatore, è stato per sei anni cancelliere dello Scacchiere, dal 1983 al 1989, nel governo di Margaret Thatcher. Siede nella Camera dei Lord, è il papà della giornalista Nigella ed è uno degli uomini di punta dello schieramento euroscettico.


Perché portare Londra fuori dall’Europa?

«Sgomberiamo il campo da un equivoco. Non è una questione di incompatibilità con i popoli del continente. Noi inglesi siamo aperti e tolleranti. Il nodo vero è che l’Unione Europea ha lo scopo preciso di creare una unione politica, ovvero gli Stati Uniti d’Europa. È il progetto di una élite che piace in Germania e in Francia, forse in Italia, ma non a noi britannici. È la negazione della nostra storia e della nostra cultura».

L’accordo firmato da Cameron con i partner europei prevede per Londra l’esclusione dalla clausola della «closer Union», ovvero dalla partecipazione a una Unione «più stretta». Dov’è allora il pericolo di cui lei parla?

«Restando dentro l’Unione si diventa partecipi di un progetto con un pesante deficit di democrazia, un tema avvertito da tutti i britannici».

Ma rischiate l’isolamento.
«Non è vero. È così scandaloso dire che invochiamo un esecutivo e un parlamento che decidano senza vincoli esterni? A me sembra una cosa normale, specie per una democrazia. Quanto all’isolamento, è proprio un discorso che non esiste. Noi siamo da sempre per relazioni forti con il mondo intero. Siamo membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Siamo membri della Nato. Londra è una piazza finanziaria globale, la più globale. Siamo legati agli Stati Uniti, all’Asia, alla Cina, al Commonwealth. Il nostro destino non è confinato nell’Europa. Altro che isolamento. Londra è la città più internazionale che esista e non vi è motivo alcuno perché non resti tale».

L’import-export con l’Europa conta per oltre il 50 per cento del volume globale britannico. La Brexit rischia di avere un costo altissimo.

«Mi faccia fare una premessa: quando c’è democrazia si crea un sentimento di appartenenza. Ebbene, mi domando: nell’Unione Europea c’è un comune sentimento di appartenenza? Siamo sinceri: i britannici si sentono britannici, i francesi si sentono francesi, i tedeschi…tedeschi. E voi italiani…italiani. L’unica cosa che tutti avvertono in Europa è lo strapotere di Bruxelles che, lo ripeto, non è democratico. Quanto ai rapporti commerciali…compenseremo gli squilibri eventuali, determinati dall’uscita, con nuovi accordi in Asia, nel Commonwealth, in America. E in ogni caso, vedrà che una volta fuori sapremo rinegoziare, noi e l’Unione, un’ottima intesa commerciale. Nell’interesse di entrambe le parti. Ci saranno un po’ di tensioni ma converrà che alla fine il business vince su ogni cosa».

La City e le banche sono comunque contrarie alla Brexit.
«Le grandi banche non hanno il migliore curriculum per giudicare. Sappiamo ciò che hanno combinato. A chi dobbiamo la crisi finanziaria del 2007 e del 2008? Alle grandi banche che adesso pontificano. Hanno i loro interessi da difendere, spendono decine e decine di milioni dollari per fare lobbying a Bruxelles allo scopo di rendere la vita difficile ai piccoli competitori attraverso regolamentazioni punitive. È chiaro che a loro l’Europa vada bene. Ma ci sono molte voci dentro la City che stanno dalla nostra parte».

Anche la Confindustria britannica è contro…
«Stesso discorso delle grandi banche. Le grandi imprese e le grandi multinazionali amano l’Europa perché elimina la concorrenza delle piccole e medie imprese che vorrebbero liberarsi delle catene burocratiche».

Obama ha detto chiaro e tondo che Londra deve restare nell’Unione.«Gli Stati Uniti ci considerano i loro servitori in Europa. Sbaglia Obama a intervenire nelle nostre questioni. Siamo noi che decidiamo. Comunque, il suo intervento ha provocato l’effetto contrario».

Non le pare che sia meglio restare dentro l’Unione e avere voce in capitolo per riformare l’Europa anziché scappare?

«Assolutamente no. Ci sono già troppe voci e non è mai possibile trovare una sintesi e un’azione efficaci. Poi c’è il blocco dell’euro, l’eurozona, che ha una posizione dominante e condiziona in modo prepotente la politica dell’Unione. Infine, la burocrazia ci soffoca».



Negli ultimi anni i flussi migratori dall’Europa sono aumentati ma i lavoratori arrivati dall’Est o dall’Italia o dalla Spagna o dalla Francia hanno aiutato la ripresa economica britannica e, circostanza non secondaria, hanno offerto un importante contributo di tasse pagate al bilancio statale.

«Noi non siamo contro gli immigrati. Sappiamo qual è il valore aggiunto che gli immigrati danno. Ma i flussi sono fuori controllo. Il nostro welfare non è in grado di sopportare questi livelli di migrazioni. È necessario che sia il governo britannico a stabilire i criteri e i numeri degli ingressi. Ogni nazione deve avere il controllo delle sue frontiere. Non Bruxelles».

Lo Scottish National Party minaccia un nuovo referendum separatista in caso di Brexit.

«Un eventuale secondo referendum passa da un atto parlamentare a Westminster. Ma è possibile che nel tempo lo ottengano. Niente di male. Lo perderanno di nuovo».

Come finirà il 23 giugno?

«È un testa a testa. Noi britannici siamo euroscettici ma molti hanno paura di cambiare e temono l’ignoto. Per fortuna ci sta aiutando la campagna di terrore che Cameron ha lanciato, appoggiato dai suoi amici europei».

Il cancelliere dello Scacchiere George Osborne prospetta una manovra da 30 miliardi di sterline, 15 in tasse e 15 in tagli alla spesa pubblica. Colpa della Brexit.

«Armi spuntate della campagna di terrore del fronte europeista».

Se passa la Brexit, Cameron si dovrà dimettere?

«Nell’immediato non vedo la necessità che Cameron lasci Downing Street. Credo però che non potrà continuare fino alla scadenza del mandato nel 2020. Lascerà prima».

Lei ha lavorato sei anni al fianco di Margaret Thatcher il cui segretario ha rivelato che se fosse viva sarebbe dalla parte di Cameron. Sottoscrive?

«Ma scherziamo? Margaret Thatcher sarebbe alla guida del fronte Brexit».

Con lo strappo di Londra rischiano di aprirsi pericolosi scenari di incertezza politica e finanziaria.

«Ci sarà qualche sbandamento nei mercati. Ma sarà sotto controllo. Niente di più. Ricordiamoci che l’uscita dall’Unione sarà efficace solo fra due o tre o quattro anni. C’è tutto il tempo per aggiustare ogni cosa. Io vedo il contrario: con la Brexit si apre uno scenario di liberazione e di prosperità. Il fallimento politico dell’Europa sarà un problema che non ci riguarda».

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PS: non ho finito di abilitare questa intervista che già arriva la notizia di un agguato e una provocazione sanguinosa sulla Brexit:
Jo Cox, deputata laburista anti Brexit, ammazzata a colpi di pistola. È stata assalita al grido "Britain first". Fermato un uomo: si chiama Tommy Mair e ha 52 anni. Una cosa è certa: non è una provocazione che avvantaggia le forze indipendentiste che ora passeranno per fanatiche ed esaltate.
A questo punto sembrerebbe perfino inutile votare il 23: risultato prevedibile. Nel mentre, le Borse volano. Il denaro non solo non dorme mai, ma non piange né porta lutto.

13 June 2016

Mucche in corridoio e tacchini sul tetto





Ricordate che disse il grande regista Dino Risi quando ormai anziano gli chiesero perché non girasse ancora  qualcuna delle sue brillanti commedie all'italiana come "Il Sorpasso" o "I mostri"? Disse che oramai la comicità si era trasferita dallo schermo alla politica e che i nuovi mostri sono i politici. Di questi tempi catastrofici c'è ancora da ridere? Strano, ma vero: sì, c'è da ridere. Ho letto una commarata sul Corserva del 6 giugno che mi ha fatto sbellicare. Naturalmente si tratta di spetteguless da dietro le quinte. Pare che Renzi durante questa ultima settimana di campagna pro ballottaggio,abbia cercato di mettersi in contatto coi suoi candidati, ma che tutti si smarcavano adducendo delle scuse per non incontrarlo.
Sembra che Piero Fassino a Torino gli abbia fatto capire che intende fare campagna elettorale da solo. Anche Merola a Bologna ha fatto lo snobbone tenendosi alla larga  del premier. Per non dire di Giachetti a Roma dove  ha detto che non vede il motivo per avere con sé "Matteo".  

Irritato  e impermalito, Matteuccio avrebbe affermato: "La novità è che non c'è solo la minoranza Dem che si vergogna di me, ma ora anche la maggioranza per molte delle cose che facciamo. Perfino la riforma della costituzione".
Di colpo anche se con modi garbati, Renzi è diventato imbarazzante per i suoi, un personaggio da tenere alla larga dal ring elettorale. Quasi fosse un grande jettatore. 
I suoi non gli perdonano l'alleanza con Verdini e a modo loro cercano di fare gli gnorri col loro elettorato per non perderne il consenso. Della serie: Renzi? Jamais couché avec. Eppure invece ci hanno couché  insieme eccome. E se non fanno congiure di palazzo è perché sono interessati a tenersi ben stretti emolumenti e prebende. Comunque sia, in queste ore a Palazzo Chigi c'è chi giura che ci sia un silenzio surreale. Non uno squillo di telefono dei suoi. Giurano da quelle parti, di non aver mai visto una simile campagna elettorale. 


"C'è una mucca nel corridoio del Pd", ha detto Culatello Bersani. Traduzione secondo il linguaggio metaforico bersaniano:  c'è un problema grosso come una casa. A volte la mucca (ovvero il problema secondo Culatello) diventa pure "un tacchino sul tetto". Innervosito da questo eloquio criptico Renzi è sbottato: "Confesso di essere ammirato. Quella del tacchino sul tetto non l'ho ancora capita, quello della mucca magari me la faccio spiegare dalla fonte originale...". (fonte: Corsera attraverso Pressreader)




Comunque sia,  pare che la sensibilità del Bimbominkia sia stata messa  a dura prova perché per scaramanzia, ora si tiene alla larga perfino dall'esordio della Nazionale in Francia. Non si sa mai che lo diano per menagramo di concetto, anche i calciatori alle Europee.


La cosiddetta minoranza dem ha l’ingrato compito di simulare un’opposizione interna, non certo per provocare una scissione o per far cadere il governo, ma per trattenere voti e consensi degli scontenti piddioti (crasi fa piddì e idioti), in vista delle regionali. L’ultima, recentissima assemblea piddina, che gli organi di (dis)informazione definiscono infuocata, riguardava la legge elettorale ed è proprio sull’Italicum che si consuma l’ennesima simulazione di scontro, all’interno del partito eurosinistro. (blog Pauper Class di Eugenio Orso)


E tanto per rimanere nelle metafore zoologiche eccoci passati dai mucche e tacchini, alle mosche.


Opposizione interna dem? Come mosche sulla merda, nessuna scissione in programma e nessuna clamorosa sorpresa sulla tenuta del governo.  (blog cit.)

Stavolta però mi nasce un legittimo sospettuccio. Che le famose "mosche nella merda" (ovvero i Bersani, i D'Alema, i Cuperlo ecc.) delle quali parlò Eugenio Orso, siano al corrente che è finito l'idillio tra Renzi e i poteri forti,  e che si smarchino anzitempo  rinnegandolo, senza attendere che il fatidico evangelico gallo canti tre volte?



Nel menzionato articolo,  il Corriere ha mostrato la foto di un Renzi di spalle seduto nel salotto della Gruber a "Otto e mezzo". Non mostra il volto ... E non è  più la foto spavalda di un vincente. Lo stesso articolo ha toni maliziosi alquanto irriverenti. Prima che canti il Gallo anche in Via Solferino si sono già smarcati. Loro li fanno e loro li disfano.