14 January 2017

15 anni di euro, nulla da festeggiare



E' stato fatto osservare che con il cambio dell'anno, l'euro compie 15 anni, manco fosse un lieto evento da celebrare. In realtà è un quindicennio gravoso di affanni, di disgrazie, di povertà, di miseria, di smantellamento dell' economia reale sostituita da fantafinanza Frankenstein, di oligarchie finanziarie che dettano la loro Agenda ai politici, di politici ridotti a loro domestici,  di debiti in crescita esponenziale, di sospensione della democrazia.
Siamo schiavi di una coercizione valutaria a cambio fisso quale è l'Euro, di cui ricorre il 15esimo anniversario, ma  c'è poco da festeggiare! L'Euro è  moneta senza stato e stato senza moneta e nel suo sistema  deprivato di sovranità, l’unica autorizzata ad emettere moneta è la BCE (Banca Centrale Europea), che lo fa ricorrendo ai mercati di capitale privato, ossia alle grandi banche internazionali di investimento.
 Al pari di un cittadino comune, lo Stato è costretto a prendere in prestito il denaro, dai mercati finanziari globali  che applicano un tasso d’interesse da essi stessi stabilito. Per poter effettuare  buona spesa pubblica, ossia garantire ai cittadini quei servizi come la sanità, scuola, trasporti, è costretto sia ad indebitarsi sia a tassare in modo pesante i cittadini stessi, in un circolo vizioso senza fine.


Tanti sono gli articoli da me letti in occasione di questa ricorrenza, ma tutti improntati all'economicismo spicciolo: la tazzina del caffé che si paga duemila lire, gli stipendi e le pensioni che si dimezzano. Chi è andato in pensione con 1500 lire (e col suo  relativo potere d'acquisto in lire)  si è ritrovato con malapena 750 euro ecc. Il costo dei quotidiani  raddoppiato, l'aumento record della pizza Margherita: da 6.500 lire a 7,5 euro. Intendiamoci, nella quotidianità  sono  tutte cose che contano, anche queste. Ma la sostanza dell'euro non è stata solo quella di farci spendere di più, guadagnando di meno.

La  vera sostanza dell' essere entrati nell'Eurozona è il Gulag liberticida e la sottomissione a élites non elette. Sono i governi dei banchieri al comando, con i governicchi pseudo-politici dei  loro camerieri da essi stessi nominati, sono le mani dei bankster non solo nei risparmi dei cittadini che in molti casi, hanno visto volatilizzarsi il frutto dei loro sudati guadagni, ma le loro pesanti ingerenze e interferenze nella polis,  a cui hanno tolto onore e autonomia, imponendo la loro famigerata agenda di "riforme". E guai a non ubbidire a queste "riforme", parola orwelliana che significa solo tagli, privatizzazioni ed espropri.
C'è il ricatto delle Agenzie di Rating al loro servizio, a declassarci, c'è lo spread che sale. Così c'è l'attacco al risparmio (bail-in e bail out). C'è lo smantellemento dello stato sociale e del welfare, dei servizi di pubblica utilità. C'è l'asservimento dello stato ai poteri finanziari sovranazionali con relativo assoggettamento non solo alla Ue (prima tranche di un governo globale), ma  agli USA e al suo imperialismo delle corporation. C'è sempre la spada di Damocle dei trattati transatlantici commerciali che penzola sulle nostre teste. C'è la catastrofe migratoria un tempo, fatta passare per innocuo esodo di genti in cerca di "nuove opportunità economiche", ma in realtà trasferite bell'apposta qui,  per sostituirci attraverso l'arma della demografia: un esercito di occupazione in pianta stabile e  dal flusso inarrestabile.

E perché no? Le élites eurocratiche vorrebbero espropriarci anche del nostro territorio, delle nostra bella Terra, delle città,  dei borghi, dei villaggi, del paesaggio che fa invidia al mondo, delle nostre case, delle nostre vite creando artatamente giungle di degrado e trasformando le nostre città in crogioli di coulored gangs illegali, crudeli e incattivite, dove la sicurezza e l'incolumità dei cittadini diventa un optional. E chi non salta populista è. O xenofobo è. O razzista è.  

Soprattutto, c'è lo spauracchio dell'islam e del terrorismo islamico utilizzato a comando dalle stesse élites oligarchiche come la testa d'ariete per balcanizzare, libanizzare e  quindi frantumare il territorio. Ma anche per intimidirci e far passare leggi liberticide sul controllo dei cittadini (le famose leggi speciali "pseudo-patriottiche"). 

Qualcuno si chiederà: che c'entra l'Euro con tutto ciò? C'entra, perché quando avevamo una moneta sovrana, una nazione, confini certi, coscrizione obbligatoria, omogeneità etnica e sociale,  tutto questo non era possibile e non esisteva nemmeno.  

Non è un mistero che l'Euro ci abbia reso più poveri, più  infelici, più insicuri e vulnerabili, a cominciare da malattie che grazie alla "libera circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali", credevamo drasticamente debellate, e sono invece ritornate (meningite B, epatite A,B,C, tbc, scabbia, lebbra ecc). 

Tuttavia la corsa verso questo sfacelo può e deve essere fermata.
15 anni di Euro: nulla da festeggiare e maniche da rimboccarsi per cambiare il corso di  tutta questa brutta storia. Dipenderà da noi, dal nostro grado di consapevolezza e di combattività, dagli sviluppi che prenderanno le nuove elezioni francesi e tedesche, dalla nuova amministrazione americana, dal risveglio dei  popoli. 



10 January 2017

Grillo, l'antisistema in cerca di sistemazione



La notizia è volata sulle prime pagine di tutti i quotidiani e si è meritata pure i titoli de Tiggì. Grillo cerca casa in Ue. Fa l'"antisistema" in cerca di una sistemazione che frutti prebende e poltrone per la Casaleggio & Associati. E dove voleva acquartierarsi lui e le sue verdi e giovin truppe ortottere? Nientepopodimeno che nel partito più fanaticamente eurocratico del parlamento europeo: quello dell'ALDE, acronimo Alleanza Liberal-Democratica Europea, guidato da un personaggio dalla faccia simile ad Elton John: Guy Verhofstadt. Stessa capigliatura con frangetta, stessi denti incisivi sfinestrati, stessi occhiali da sbarco sulla luna. Per ironia del destino il Guy è stato cofondatore con Altiero Spinelli del "Crocodile Club",  e, come  è noto,   il cavallo di battaglia musicale di Elton John è "Crocodile Rock", cantato in chiusura d'ogni concerto.

Ma passiamo pure dai coccodrilli ai grilli. Qualche giorno prima si viene a sapere che il M5S esce dal gruppo di Farage. Poi compare la notizia che Di Maio annuncia un alleanza "tecnica" (un aggettivo che fa venire i brividi, in quanto ci ricorda le stagioni del governo Monti) con l'ALDE. Che funzione ha l'Alde nel Parlamento Ue è stato ben delineato da una scheda informativa di Il Fatto. Una sorta di gruppo misto nel quale convogliano tutti gli scontenti, i trombati e quelli che cercano ad ogni costo lo scranno. Di solito non va troppo per il sottile e nelle sue file raccoglie di tutto: Prodi, Monti, i trombati del PSE, del PPE, dei verdi, perfino qualche raggruppamento di centro spagnolo detto "populista", ecc. Spesso in forza di complicati meccanismi,  il parlamento europeo costringe ad alleanze impossibili. Ma, a quanto pare c'è un limite: devono mostrare di avere rigore eurocratico e accettare i postulati comunitari Ue. Inoltre tra i partiti  della Ue ben foraggiati dal killer finanziario George Soros, Alde ha un ruolo di spicco come ben documentato dalla lista esposta qui da voxnews e dalle foto che suggellano l'amicizia tra il leader belga e Soros. Perciò il patto tra Verhofstadt e Grillo ha tutta l'aria di essere un patto sulfureo e faustiano. Figuriamoci se la Casaleggio & Associati non era al corrente di questi antefatti!

Soros e Verhofstadt dell'Alde 


La stipula dell'alleanza Alde-M5S non è andata in porto, come è  noto.  Sylvie Goulard e altre donne dell'Alde, hanno tirato Verhofstadt per la frangetta.
Grillo si straccia le vesti: "Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima".
A tremare, in realtà, caro il mio capo-comico,  non è affatto il "sistema" , ma il suo stesso movimento. Chi gli impediva di andare con quelli del Front della Le Pen, con Salvini, Geert Wilders & compagnia euroscettica che lui ha sempre tanto disprezzato?

La verità la disse a suo tempo Marine Le Pen che in occasione delle elezioni europee del 2014,  tentò di prendere accordi con Grillo ed ebbe a dichiarare alla stampa che non si capisce mai dove lui voglia esattamente andare a parare. Beh, ora si è visto. 
Per la smania di distinguersi dagli altri raggruppamenti euroscettici, il Grillo si è appiattito, anzi, si è schiacciato contro i fanatici eurocentrici ed eurocratici. Non è il Movimento "antisistema" a 5 stelle a rifiutare un partito di sistema eurocratico kalergiano, spinelliano e sorosiono, ma avviene esattamente il contrario. C'è di che perdere la faccia per sempre!

Quanto a Verhofstadt dell'Alde è a sua volta un noto assaltatore di poltrone e non dimentichiamo che c'è in ballo la  carica di presidenza dell'Europarlamento dopo l'uscita di scena di Martin Schulz. E' probabile che inizialmente i numerosi seggi degli eurodeputati 5 stelle gli abbiano fatto gola e che sia intercorso tra le due parti qualche squallido oscuro patteggiamento per eventuali alleanze dette "tecniche", della serie do ut des, poi andate a buca.

Sfido io che Salvini e la Meloni  ora si fregano le mani per la contentezza! Salvini dal canto suo, ha già lanciato un appello-salvagente agli elettori dei 5 stelle per un'eventuale campagna-acquisti.
Grillo scrisse centinaia di post contro "Rigor Montis" ma poi va nel raggruppamento dello stesso. Grillo scrisse numerosi post contro il TTIP ma poi voleva andare insieme a un partito pro-TTIP. Grillo vuole far togliere le sanzioni contro Putin, ma  l'Alde è anti-Putin e pro mantenimento sanzioni.
Ma le commedie, le capriole, i risvoltamenti di casacca, le retromarce non finiscono qui.

E' notizia di poche ore fa che Grillo-Grullo sia tornato a Canossa con tanto di coda tra le gambe,  dal gruppo Efdd, in cui militano lo Ukip  di Farage. Dal canto suo, Farage avrebbe risposto di essere disposto a perdonare l'ex compagno di coalizione, a patto, però, di un'epurazione di quei grillini favorevoli alla fallita intesa con l'Alde.




E chi sarebbero costoro? Uno è l'europarlamentare pentastellato David Borrelli, considerato l'architetto del matrimonio andato in fumo fra i liberali ultra-europeisti e i grillini. Il secondo sarebbe il fedelissimo Casaleggio junior. Il "torna a casa Lassie" di Grillo potrebbe costargli anche un probabile Italexit con  tanto di referendum contro l'euro. Ma temo che un buffone sgangherato, incoerente e opportunista come Grillo non sia all'altezza di queste "dritte di scuderia" imposte da Farage.
Si punta sui cavalli purosangue, non sui bardotti. E gli Inglesi che sono usi fare scommesse, lo sanno bene.

Bene sarebbe che lo imparassero anche gli Italiani che hanno dato la loro fiducia al M5S e al loro capo-comico.
Le comiche stanno finendo, le tragedie bussano alle porte e spero tanto che i burattini della Troika a 5 stalle  non intralcino ancora a lungo il sorgere di una vera opposizione politica.





08 January 2017

Populismo xenofobo?







Prima ascoltate il video di Sgarbi. Poi commentate. Sgarbi si comporta forse come i matti letterari di Zavattini che però dicono sempre la Verità. O come diceva Zavattini, la Veritaaaà. E' chiaro che un giorno o l'altro gli metteranno la camicia di forza, ma intanto le canta chiare. Trump non si è ancora insediato, nessuno l'ha ancora visto al lavoro che già è scattato il passaparola nello show-biz e ci sarà il fuggi-fuggi al suo invito  ad alcuni artisti di esibirsi alla sua cerimonia di insediamento. Curioso che nei confronti di criminali di guerra come la Clinton e Obama,  la cordata dei cantanti e attori fosse tutta solidale nell'accettare di tenere concerti e performance varie senza aver nulla da eccepire circa le loro politiche. Mi piacerebbe sapere perché non aspettano nemmeno un mese dall'insediamento  del nuovo presidente eletto, che già scattano le "lettere scarlatte" di "populismo xenofobo", lanciate dai ragazzini del trio Il Volo, che con ogni probabilità sono stati consigliati da un loro agente e che come dice lo stesso Sgarbi, non sanno nemmeno che significa.  
Il termine  populismo nasce come traduzione di una parola russa народничество la cui translitterazione è narodničestvo. Il movimento populista è stato infatti un movimento politico e intellettuale della Russia della seconda metà del XIX secolo, caratterizzato da idee socialisteggianti e comunitarismo rurale che gli aderenti ritenevano legate alla tradizione delle campagne russeSentite che ne dice la Treccani, senza, ovviamente, prenderlo per oro colato, tenuto conto che alla Treccani si è insediato anche Giuliano Amato: 

"Atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all'Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall'economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione.".

Migliore la definizione di "populismo" data dal dizionario Garzanti:
L'atteggiamento o movimento politico, sociale o culturale che tende all'elevamento delle classi più povere, senza riferimento a una specifica forma di socialismo e a una precisa impostazione dottrinale 

Ovviamente il termine muta di significato a seconda delle epoche storiche e della formazione di nuovi gruppi politici. Allo stesso modo il termine può essere considerato legato al Partito del Popolo, un partito statunitense fondato nel 1892 al fine di portare avanti le istanze dei contadini del Midwest e del Sud, le quali si ponevano in conflitto con le pretese delle grandi concentrazioni politiche industriali e finanziarie, e anch'esso caratterizzato da una visione romantica del popolo e delle sue esigenze.  Un Partito del Popolo (Populist o People's party) venne fondato nel 1891 negli Stati Uniti da gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell'argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell'emissione di azioni, l'introduzione di tasse di successione adeguate e l'elezione di presidente, vicepresidente e senatori con un voto popolare diretto.

Quanto alla xenofobia e all'aggettivo "xenofobo" meriterebbe un altro post, ma per ora mi limito a dire che xenofobia ("paura dello straniero"; composto da ξένος, xenos, "straniero" e φόβος, phobos, "paura") è un'avversione generica, di varia intensità, verso gli stranieri e ciò che è straniero, o che viene percepito come tale. Ma aver paura non è reato. E date le proporzioni del fenomeno migratorio, mi pare più che giusto e legittimo "aver paura".

Paura di perdere il controllo del nostro territorio e di subire furti, scippi, rapine, stupri. Paura di venire sostituiti attraverso l'arma della demografia. Paura di perdere identità, cultura, tradizioni, religione, usi e costumi nostri per dover subire in modo coercitivo quelli degli invasori. Da ultimo, finché c'è "paura", c'è anche la possibilità che esista in risposta di ciò, un sano istinto di conservazione. Perciò, la paura dello straniero non è reato. 

Oggi quando si è a corto di argomenti, vengono dai media, giudicati con disprezzo "populisti" (e magari xenofobi) quei partiti che: 

  • cercano di porre freni alla globalizzazione
  • vorrebbero far rientrare in patria assetti industriali che sono stati delocalizzati
  • vorrebbero battere moneta sovrana
  • vorrebbero porre un freno all'immigrazione
  • si oppongono alla dittatura della Ue.
  • lottano per il ripristino della sovranità nazionale
Non credo pertanto che i tre cantantini che compongono il trio tenorile Il Volo, siano al corrente di tutte le implicazioni storiche, politiche e semantiche della parola "populismo" e sue successive estensioni di significato. E nemmeno Andrea Bocelli che pur conoscendo Trump si è rifiutato di cantare nel timore di veder diminuire la sua popolarità. Bene farebbero perciò a  limitarsi a fare "gli artisti" e a non preoccuparsi di fare lo screening politico-ideologico a  chi li invita a cantare. Dopotutto sono pagati per questo. E pagati bene. 



04 January 2017

Postbufale, post verità e censure in arrivo



Anno nuovo, problemi vecchi. E tra i problemi vecchi di un potere corrotto privo di legittimità c'è  la voglia matta di mettere il bavaglio al web. Non basta un ennesimo governo-fantoccio, il quarto nominato e non eletto, messo in piedi da una nomenklatura di eurokomiSSar nominati e non eletti. Ora ci se mette anche un'autoproclamata "authority" un tal Giovanni Pitruzzella che il governo ineletto Gentiloni  ci sta rifilando come garante di un'authority (autoproclamatasi tale) per venire a censurare le bufale altrui presenti sul web ( chiamate con linguaggio orwelliano "post verità"). E' la risposta, o meglio, la cura, alla minaccia dei cosiddetti "populismi".
Prebufale, post bufale e post verità che avrebbero un nuovo "acchiappafantasmi" nella figura del cosiddetto garante. Ma chi è questo Giovanni Pitruzzella? Per la serie, nessuno è perfetto, è stato condannato per  un vecchio lodo arbitrale tra due università siciliane, un'accusa di corruzione in atti giudiziari. I suoi trascorsi potete leggerli qui. 


Ci sono crack bancari in arrivo e i veri bufalari nonché pataccari del governo mettono già le mani avanti con le censure. Forse vale la pena di indagare sulla figura  del neonominato  Pitruzzella. Chi è questo nuovo  aspirante censore del web? proviene da Scelta (in realtà Sciolta)  Civica, il partito dell'androide surgelato UE Mario Monti. Ma per fortuna non è stato eletto nemmeno  su quella listarella fasulla da prefisso telefonico. Anche perché nel 2015 risultava indagato per aver falsato un arbitrato.

Giovanni Pitruzzella


E costoro vorrebbero imbavagliare il web? E fare i debunker al servizio permanente della "corretta informazione" mainstream?
Forse tutto ciò viene fatto nel timore che si indaghi troppo su tutte le loro malefatte  e su quelle che ci devono ancora propinare. A breve,  anche quella imminente di MPS. Ed è solo l'inizio.

La Nuova Inquisizione del nuovo ominicchio di Gentiloni (sempre per conto della Ue) è già stata denunciata da Grillo sul suo blog (Postcazzate dei nuovi inquisitori), da Vladimiro Giacché, su Il Fatto che parla di Nuovo Ministero della Verità di matrice orwelliana, da Maurizio Blondet in "Accelera la dittatura delle tecnocrazie inette", da Marcello Foa sul suo blog ospitato da Il Giornale.

Ma occorre dire che la tendenza non è solo italiana e cresce sempre più  in molti Paesi occidentali, come la Francia, la Germania, e perfino gli Stati Uniti. E’ tutto uno strepito isterico contro la disinformazione online, senza, però che si levi una sola parola di riprovazione contro quello che invece rappresenta il vero problema: la disinformazione autorizzata ovvero le tecniche di spin doctoring e la manipolazione di notizie dette  "autorizzate" in quanto espressione di poteri forti. 
La vera manipolazione  quindi non è quella di internet ma quella dei canali  ufficiali che agiscono in potere di monopolio e di oligopolio nei confronti di altre fonti. E comunque questa faccenda dello "hate speech"  e delle "fake news" è stata ribadita da parecchie altre fonti (Boldrini in testa che ha chiesto l'aiuto di un tal Paolo Attivissmo, suo debunker e  smascheratore di bufale).  Non ultima, dallo stesso Mattarella nel suo soporifero discorso di fine d'anno, a quanto ho avuto modo di leggere. 

 Non credo che riusciranno a realizzare una dittatura del web alla cinese, tanto per intenderci. In caso contrario, dovrebbero rinunciare a un importante cuscinetto ammortizzatore di quel malcontento che i tecnocrati Ue creano sempre di più. Se la gente comune non ha più le tastiere  di un pc con le quali sfogarsi, potrebbe passare quasi certamente alle vie di fatto. Ma  è certo  che l'aver soltanto concepito l'idea che i pubblici poteri possano controllare l'informazione  e la controinformazione è segno di pura demenza, di oscurantismo e di mancanza di intelligenza. Della serie, tutto ciò che non è  da lorSignori controllabile, va eliminato.

Ed è semplicemente disgustoso solamente il fatto che ci provino.


27 December 2016

Sotto attacco sistematico



Inutile nasconderci la verità drammatica: siamo sotto attacco e abbiamo una manica di irresponsabili al governo che fa finta di nulla. In questi giorni in risposta agli attacchi terroristici ai mercatini di Berlino che hanno provocato dodici vittime tra le quali la nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo, abbiamo avuto prove e riprove della demenza dei nostri governanti. In primis, Minniti (neo ministro dell'Interno) e Gentiloni hanno fatto i tweet con nomi a cognomi degli agenti che hanno abbattuto il terrorista islamico Anis Amri, il quale è riuscito ad attraversare mezza Europa con una calibro 22. Complimenti per l'astuzia politica dimostrata nell'esporre due poliziotti e le loro famiglie e tutti gli Italiani a ritorsioni, come giustamente ha fatto osservare il sindacato dei poliziotti COISP. Dove finiscono l'asineria e la stupidità e  iniziano la potenziale delinquenza e irresponsabilità,  è un discrimine difficile da identificare. 
Il tunisino Anis Amri  ha potuto, indisturbato,  attraversare in treno svariate frontiere europee, con un avvistamento a Lione dove è stato filmato, transitando per Chambéry con un'arma e senza documenti. Quindi alle 3 di notte  di venerdi 23 (Antivigilia di Natale) vaga per Sesto S.Giovanni finché non attira le attenzioni di una pattuglia della polizia.
Poi è andata com'è andata: male per lui e bene per i nostri agenti, che giustamente è meglio non chiamare "eroi"  e non esporne i profili secondo tronfi copioni hollywoodiani in stile ispettore Callaghan.  Ma in tutta questa faccenda si infittiscono dubbi su dubbi, come la reiterazione di un copione "Charlie Hebdo",  già visto con i fratelli Chaouki: i documenti volutamente lasciati a bordo del veicolo.
Ma è mai possibile che criminali matricolati compiano tutti la stessa leggerezza di lasciare documenti identificativi in giro? Ed possibile che non riescano mai ad acchiapparne uno vivo e farlo cantare a dovere? Ricordo che anche il terrorista turco che ha attentato alla vita dell'ambasciatore russo è stato freddato seduta stante, senza poter essere interrogato.
Anis Amsi, il terrorista tuinisino
Poi c'è la faccenda non trascurabile della Merkel e dei camionisti, alla quale i nostri media non hanno prestato nessuna attenzione, guardandosi bene dal rilanciare la notizia. Per la serie, troviamo un lavoro ai profughi disoccupati, la Merkel  ha cercato di forzare il sindacato camionisti ad accettare lavori considerati "socialmente utili" alla cosiddetta "integrazione" come fare ottenere le licenze di conduttore di camion ai "profughi". Ne dà conto l'EXPRESS inglese. Non è affatto una notizia da prendere sottogamba. Non dimentichiamo che fu proprio la Merkel a dire, ad attacco compiuto, che "sarebbe intollerabile" per lei apprendere che lo stragista fosse un immigrato. Lapsus freudiano con  tanto di ammissione implicita di colpa?

Ma intanto proviamo a leggere e a interpretare questo documento, prelevato da Analisi difesa : 

"I veicoli sono come i coltelli. Molto facili da acquistare, sono tra i più letali metodi di attacco, i più efficaci per sterminare un grande numero di infedeli”. Queste sono le prime parole che si leggono nelle istruzioni per l’impiego dei tir come “arma mortale” contenute nel numero di novembre del magazine dell’Isis Rumiyah. Poche persone, si legge ancora sulla rivista diffusa in più lingue, “comprendono la mortale capacità dei veicoli a motore di fare un gran numero di vittime se usati nella maniera giusta".


Roberta Pinotti, ministra della Difesa, si permette di  criticare aspramente Salvini e il M5S (ora anche un Grillo last minute, che sembra aver finalmente  capito che in casa nostra non può  sognarsi di entrare chiunque), i quali vorrebbero tutelare gli Italiani dall'invasione. Lo stracco teorema è sempre il solito: "i migranti non sono terroristi". Perfetto: facciamone entrare ancora un bel po', madama la ministra, eppoi vediamo l'effetto che fa. Per ora si viene a sapere che  Anis  Amsi aveva già dato fuoco ad un centro d'accoglienza (accoglienza de che?) e che in carcere aveva minacciato di decapitazione un compagno di cella cristiano.  Non male come curriculum vitae. 

I media mainstream si chiedono come mai finora  in Italia siamo stati risparmiati da attacchi in stile Bruxelles, Nizza, Berlino.
La risposta è semplice: l'Italia è il  centro di addestramento e  reclutamento jihadisti.  Nelle molteplici indagini aperte da diverse procure sull’estremismo di matrice islamica, l’Italia emerge come un centro importante di supporto logistico e di fornitura di documenti falsi per i combattenti. In diverse aree, soprattutto al Nord, ci sono reti di fiancheggiatori del Califfato e le tracce lasciate dai killer di recenti episodi stragisti hanno portato anche nel nostro Paese, già prima della vicenda di Berlino. L'Italia è dunque un "passaggio obbligato" e un importantissimo e irrinunciabile  primo canale di transito per le loro malefatte.
Il penultimo caso è stato quello dell’attentato sulla Promenade des anglais di Nizza, nella notte del 14 luglio scorso, realizzato con modalità analoghe a quello della capitale tedesca: un camion lanciato contro una folla di civili. L’autista, anche lui tunisino, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, era stato fermato nel 2015, per un controllo, dalla polizia italiana alla frontiera di Ventimiglia (fonte: il Fatto).
E' chiaro che non si fa mai saltare per aria la propria tana-rifugio.

L'islam è il grimaldello minaccioso impiegato dalla finanza globalizzata per accelerare la scomparsa degli stati nazionali, per azzerare le identità, culture e tradizioni popolari cristiane. La società cristiana europea è già stata in passato messa in precarietà da rivoluzioni violente di matrice massonico-comuniste (la Rivoluzione Francese e quella Bolscevica, ad esempio). Ma senza un vero successo definitivo. Forse una religione pervasiva, fanatica, iconoclasta, retrograda e feroce, incapace di scindere la politica dalla religione come l'islam, potrebbe servire al caso. In fondo, una "non religione" del credere-obbedire-combattere che trascina i cervelli all'ammasso.  Da qui il sangue sui mercatini natalizi, un segnale più che esplicito. Come provocazioni esplicite sono i presepi dati alle fiamme, la fine dei cantici cristiani nelle  recite delle scuole italiane e le madonne coperte con il burqa nei presepi in Basilicata.  

Con la crescente insofferenza di Francia e Germania per le sanzioni alla Russia imposte da Obama, e ancora con la liberazione di Aleppo da parte di Russia e Siria con conseguente cattura e smascheramento dei numerosi ufficiali dei servizi segreti occidentali che "dirigevano" i terroristi dell'ISIS dietro alle quinte, sembra essersi intensificata l'azione terrorista a tutto campo con le sue schegge impazzite scagliate per le città d'Europa. Azioni violente e sanguinarie di una malvagia strategia della tensione e della destabilizzazione.




Altri episodi inquietanti all'insegna del terrore sono stati l'uccisione dell'Ambasciatore Karlov ad Ankara, dove il killer, un poliziotto turco ventiduenne fuori servizio a nome Mert Altintas,  ha potuto concludere i suoi anatemi pro Allah prima d'essere freddato. Anche in questo caso, nessuna cattura del colpevole vivo, in modo da poterne sapere di più.

La Russia non ha fatto in tempo a metabolizzare questa sventura nonché grave provocazione di stato, che qualche giorno dopo è già alle prese con una sciagura, un'altra, di proporzioni ancora più ingenti: la caduta dell'aereo Tupolev militare con a bordo 92 persone di cui 64 membri del celebre Coro dell’Armata Rossa che era venuto ospite anche a Sanremo nel 2013,  precipitato nella notte tra il 25 e il 26 nel Mar Nero. Nessun superstite tra i passeggeri. Al momento non si esclude nessuna pista, nemmeno quella terrorista, tenuto conto che la Russia ha già avuto aerei abbattuti.


Troppo sangue su questo Natale!


2016, un anno bisesto-funesto vissuto nel rischio, nei pericoli mortali, nel terrore e dalle molteplici calamità delle quali è ormai impossibile tenere una mesta conta.  Non lo rimpiangeremo e mai come in questi giorni, desideriamo girare in fretta le  pagine del  vecchio calendario e  aprire nuove belle pagine delle nostre povere vite sospese.




Augurarsi Buon Anno per quello entrante, diventa pertanto obbligatorio. Evitando di ascoltare il solito discorso presidenziale di  Mattarella.

Tra il rischio e il vischio, Buon Anno!