19 December 2014

I tentativi di incatenare l'Orso



In questi giorni assistiamo a una guerra altamente sofisticata quanto sporca per incatenare e mettere al guinzaglio l'Orso russo. Non ultima la pagliacciata di Obama con la complicità esplicita del gesuita Bergoglio  che si recò appositamente a Cuba per cercare di ripianare il conflitto cubo-americano attraverso quella che i media chiamano la "tela diplomatica". A che pro? Lui certamente lo sa, visto che frequenta le premiate scuderie mondialiste. Ora Obama si picca di voler portare pace, ma intanto allarga l'Impero fino a Cuba."Todos Somos Americanos - declama trionfalmente in tv. E poi  "Oggi l’America sceglie di tagliare i legami con le catene del passato. Per il popolo cubano, per il popolo americano e per il mondo".


In realtà gli premeva sapere se nell'isola rimanevano residuati filo russi, tenuto conto che in passato ai tempi della Guerra Fredda Cuba fu la piattaforma di lancio dei missili sovietici. E di allargare il mercato anche a Cuba con contractor, multinazionali, finanziarie ecc.  Quando si parla troppo di pace (e Obama lo fa ogni due per tre oltre ad aver preso un Nobel "preventivo" al riguardo) di solito rullano i tamburi di guerra.
Conferenza in diretta tra Obama e Raul Castro

Di converso, colpisce la lucidità e l'alto livello di consapevolezza di Putin mostrata nella conferenza stampa di fine anno, e ha perfettamente ragione di dire che sono i democraticissimi americani che in realtà vogliono erigere nuovi muri con l'aiuto della stolta Ue.
Sulla sua volontà di aprirsi al cosiddetto "occidente" non ci sono dubbi: ha presenziato a Pratica di Mare con Berlusconi alla conferenza sulla sicurezza, ha partecipato con Bush e il presidente cinese Jiang Zemin  al raduno dell'antiterrorismo l'indomani dell'11 settembre (tutti lo ricorderete col kimono accanto ai due presidenti). In cambio cosa ha ottenuto?

L'infiltrazione terrorista da parte dell'occidente al teatro Dubrovka di Mosca tra il 23 e il 26 settembre del 2002 con le famigerate donne in nero pronte a farsi esplodere. Inoltre come non ricordare l'orrenda strage di Beslan fra il 1° e il 3 settembre 2004 nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del Nord, una repubblica autonoma nella regione del Caucaso nella federazione russa, allorché un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l'edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini? Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu l'inizio di un massacro che causò la morte di centinaia di persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti. Provate un po' a indovinare chi c'era dietro a questo esecrabile attentato non inferiore a quello dell'11 settembre? E chi li infiltra questi islamisti allo scopo di "destabilizzare"? Sempre i grandi artefici della dottrina del "caos strutturato" e delle loro famigerate ong.

Putin ha cercato solo di difendersi, di difendere la sua nazione, il suo popolo e il suo operato. E lo ha fatto anche durante l'incursione georgiana in Ossezia del Sud nell'estate del 2008 quando ci furono gli sconfinamenti a colpi di bombe, da parte dell'allora premier georgiano Saakasvihili (formatosi alla scuola di Washington).

Ora hanno deciso di scatenargli addosso una pericolosa guerra finanziaria col rublo che ha perso il 46% rispetto al dollaro, allo scopo di impoverire,  fiaccare e demoralizzare la popolazione. Qui da Johnny Doe un post dal titolo Petrolio, Oro, Dollaro. con annessi i risvolti finanziari speculativi intorno al ribasso del petrolio. 

Nel corso della conferenza stampa annuale di fine anno Putin ha assicurato che la banca centrale e il governo stanno adottando le misure adeguate per sostenere il rublo. Ha dichiarato inoltre che la banca centrale non sprecherà le riserve in valuta estera per sostenere il rublo ma che l’attuale livello di tasso di interesse non sarà lo stesso per tutta la durata della crisi economica. Nei primi 10 mesi il Pil del Paese è  comunque cresciuto dello 0,6-0,7% e, nonostante le turbolenze (procurate ad hoc)  dei cosiddetti "mercati". Putin ha assicurato che le entrate saranno superiori alle spese e che pertanto SI pone il problema di  diversificherà gli investimenti economici . L’economia russa sta prendendo la strada della recessione complice un mix di bassi prezzi del petrolio, sanzioni occidentali per la crisi ucraina e problemi economici globali. 
 «È possibile che il prezzo del petrolio scenda ancora - ha proseguito Putin -, ma la nostra economia uscirà da questa situazione in due anni, abbiamo riserve di denaro sufficienti, e il rublo si riprenderà».Ovviamente ha cercato di dare iniezioni di fiducia al suo popolo che lo sostiene a stragrande maggioranza.   La crisi in Russia è il risultato dell’annessione della Crimea?


«No, del desiderio dei russi di difendere la loro sovranità», ha dichiarato il presidente Vladimir Putin, accusando l’Occidente di voler incatenare l’orso russo anche se questo si nutrisse solo di miele e bacche. «Abbiamo cercato di aprirci all’Occidente, ma siamo stati respinti», ha affermato Putin citando, oltre a quanto accaduto in Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica, il sostegno dell’occidente al terrorismo nel Caucaso, «lo sforzo senza precedenti» messo in atto contro i preparativi dei giochi olimpici di Sochi. (fonte Corsera ).

E anche sulla questione ucraina non ha dubbi:« I nostri partner hanno deciso che loro sono un impero e tutti gli altri i loro vassalli da schiacciare». (ndr: fin troppo gentile a chiamarli "partner"). Poi ha dissipato dubbi circa l'invio di truppe russe. 

"Le persone che compiono il loro dovere seguendo il proprio cuore o che volontariamente prendono parte a combattimenti, compresi quelli nel sud-est dell’Ucraina, non sono mercenari», ha detto Putin rispondendo a una domanda del corrispondente a Mosca dell’agenzia ucraina Unian sulla presenza di russi a fianco dei ribelli ucraini. 

Putin si conferma così,  l'unico vero leader identitario nel mondo, uno che non si prosterna alla Nato, ai suoi interessi e alla sua aggressiva politica d'espansione. Chi mette muri, chi arma truppe mercenarie, chi occupa abusivamente parlamenti di neo statarelli-fantoccio come l'Ucraina, mettendovi uomini vicini alla Casa Bianca, sono loro. La stampa e i canali mediatici occidentali, mistificano, ma ormai anche in Europa non sono pochi coloro i quali si rendono conto che vogliono trascinarci in  una guerra contro i nostri stessi interessi. 



15 December 2014

Bancomat ambulanti


Stiamo assistendo ad abusi su abusi, a vessazioni su vessazioni nei confronti dei cittadini e della qualità della loro vita che peggiora a vista d'occhio. Non solo si paga anche quando si respira, trasformando le persone in veri e propri bancomat ambulanti 24 ore su 24, ma ora le nostre città sono diventate delle tonnare per poveracci allo scopo di fare cassa. Siamo eternamente spiati e sanzionati. Gli stessi vigili urbani lo dichiarano ad alta voce in alcune trasmissioni: vengono incentivati e spinti dalle amministrazioni  locali a ruoli vessatori tanto per fare cassa, e qualcuno onesto comincia pure a rifiutarsi.


La Milano di Pisapia ha creato una tonnara di autovelox che frutta un vero e proprio rifinanziamento municipale. Città un tempo vivibili mettono parcheggi a pagamento davanti ai supermercati per ottenere perfino un miserabile balzello sulla spesa quotidiana dei cittadini. Se la tua spesa dura un quarto d'ora, allora paghi 20 centesimi, mezz'ora, 50, un'ora costa 1 euro. Se qualche malcapitato si intrattiene dentro il supermercato un po' di più, è pronta una bella multa che sventola sul parabrezza.
 Il caso di Roma con Marino e la creazione della zona ZTL è ormai divenuta da manuale. Et si omnes Marino non, perché sappiamo bene la storia della sua Panda rossa come è andata.
Ma anche Parma, La Spezia, e altre piccole città stanno diventando sempre più invivibili e istigatrici di discordie per chi possiede un'auto. Tant'è vero che proprio a Parma si è costituito un Movimento Nuovi Consumatori per la tutela dei vessati dalle angherie comunali degli AUTOVELOX sanguisughe. Non è raro che si arrivi a multare anche chi viaggia a 55 km invece che a 50, pur di fare cassa alla faccia dei polli. Poi le multe arrivano con more da capogiro e con aggio esattoriale, quando meno te l'aspetti. Magari,  quando non ricordi nemmeno  più la dinamica dell'accaduto.





Ma non è tutto. Fra due giorni sarà il giorno della grande riscossione prenatalizia che la stampa chiama TAX DAY. Ovviamente abbondano i consigli per non sbagliare, i calendari per ricordare le scadenze (una sorta di MEMENTO MORI per il contribuente); ma nei fatti nessun cronista è capace di mostrarsi davvero duro e critico nei confronti di queste angherie feudali e soprusi prenatalizi da incubo che fanno perdere la capacità contributiva a cittadini già stremati da una crisi senza fine, i quali non potranno nemmeno più onorare come si deve, le festività natalizie: IMU delle seconde case, TARI (rifiuti), Tasi, Irpef per i lavoratori autonomi, cedolari secche per chi osa affittare uno stabile, l'anticipo IVA per i lavoratori autonomi e almeno altri 200 adempimenti. La tredicesima? Chi l'ha vista?!


Chi brinda e stappa bottiglie è lo stolto  Bimbominkia che incassa ben 44 miliardi di euro sull'unghia entro la fine dicembre: glielo chiede l'Europa e Juncker ha minacciato "conseguenze spiacevoli" se le "riforme", saranno solo promesse. Le poste, le banche e gli uffici saranno assaltati da poveri cristi con in mano gli F24, le bollette, le cartelle. Che tristezza!


Eravamo un popolo di Poeti, artisti, santi, eroi, navigatori e scopritori... Ci stanno riducendo ad essere dei pagatori automatici, dei dead bancomat men walking,  nuova categoria di zombie telematici

I regali? I doni da scambiarci? Possono attendere. Così si versa benzina sulle ferite dell'economia reale e il serpente si mangia la coda... 
Se non li fermiamo continueranno...e continueranno, fino a immiserirci  del tutto e a farci impazzire di code, di burocrazia infame e di vitaccia grama senza sorriso. Poiché oltre alla miseria economica ce n'è una morale e spirituale che è anche peggiore.

10 December 2014

La Coop sei... Lui: George Soros



Leggo su più siti web che George Soros, già condannato in contumacia dalla Malaysia per aver intentato speculazioni fraudolente, già proprietario del fondo speculativo Quantum delle Antille è diventato azionista al 5% della Coop. Beh, che c'è di strano? Soros è un finanziere-filantropo specialista in porte girevoli del potere, in doppi e tripli ruoli, in doppiogiochismi, pertanto è più che naturale che metta lo zampino in una grande holding come la Coop.

Con un tempismo perfetto a pochi giorni dalla nomina di Giuliano Poletti, già presidente di Legacoop a ministro del Lavoro, il finanziere di origini ungheresi, George Soros, ha comprato il 5% di Immobiliare grande distribuzione, diventando il terzo azionista della società, nata dal conferimento di una fetta del patrimonio di Unicoop Tirreno e Coop Adriatica. 

E così il fondo Quantum Strategic Partners, gestito dal Soros Fund Management, ha rilevato tutte le azioni proprie in portafoglio, il 3,15% di Igd. La notizia è stata diffusa ieri ma l’investimento è stato fatto il 28 febbraio, sei giorni dopo che Poletti era diventato ministro. Sempre il 28 Unicoop Tirreno ha venduto al fondo del finanziere l’1,8% del capitale, scendendo dal 14,9% al 13,1%. Primo azionista di Igd resta Coop Adriatica con il 43,5%. (fonte La Stampa del 4/3/2014)

Una piccola radiografia dell'uomo dalle cento vite definito il capo incontrastato dell'"Impero del Male". Nel 1970 fu uno dei co-fondatori del Quantum Fund insieme a Jim Rogers. Il fondo ebbe un rendimento del 3.365% nei successivi 10 anni (42,5% ogni anno per 10 anni), e creò la base della fortuna di Soros. Pare abbia  un acuto interesse per la filosofia, e la sua visione filosofica è influenzata fortemente da Karl Popper, suo insegnante alla London School of Economics (la prestigiosa scuola in odore di massoneria fabiana). Il suo Open Society Institute è stato così chiamato dopo il lavoro in due volumi di Popper. Nel suo libro The Open Society and Its Enemies (La società aperta e i suoi nemici) asserisce:  "Sono un uomo di Stato senza Stato. Nel realismo della geopolitica, ormai gli Stati sono fatti solo di interessi e non di principi. Io allora sono un capo con solo i principi e senza interessi".  
A partire dal 1979, egli ha distribuito 3 milioni di dollari l'anno a movimenti di dissidenti tra i quali il movimento Solidarność in Polonia, Carta 77 in Cecoslovacchia e Andreij Sakharov nell'Unione Sovietica. Nel 1984, egli ha fondato il suo primo Open Society Institute in Ungheria e fatto affluire milioni di dollari per il finanziamento di movimenti di "opposizione e media indipendenti".



Fin dalla caduta dell'Unione Sovietica, il finanziamento da parte di Soros per cause "progressiste e anti-imperialiste" ha continuato ad avere un ruolo importante nei paesi dell'ex blocco sovietico. Il suo finanziamento e organizzazione della Rivoluzione delle Rose in Georgia è stato ritenuto cruciale ai fini del successo della stessa da osservatori sia Russi che Occidentali, nonostante Soros abbia dichiarato che il suo ruolo sia stato "largamente sopravvalutato"(quanta modestia!). Soros traccia una distinzione tra l'essere un operatore nel mercato e il lavorare per cambiare le regole che gli operatori devono seguire. Sembra non avere problemi nel continuare ad adoperarsi per perseguire il suo proprio interesse economico, affiancando a questo un'attività di lobbying tesa ad una drastica revisione del sistema finanziario globale. In risposta alle accuse di essere personalmente responsabile di molteplici disastri finanziari, tra cui quelli di Regno Unito, dell'Italia, dell'Europa dell'Est, della Thailandia e della citata Malaysia, ha dichiarato: "Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.". Un modo elegante per dire "io sono io e voi non siete un caxxo". 


I suoi critici affermano che Soros eserciti un'irregolare  (?) influenza sui mercati valutari per via del Quantum Fund, il fondo speculativo di investimento privato di sua proprietà. Al pari di molti grandi hedge fund, questo ha sede sociale in un paradiso fiscale, nello specifico Curaçao, nelle Antille olandesi.

In un'apparizione dell'agosto 2004 al Chris Wallace's FOX News Sunday  il portavoce del Parlamento statunitense Dennis Hastert, affermava, "Non conosciamo l'origine del denaro di George Soros. Non sappiamo da dove venga, né dove vada. Se, parte del denaro di Soros viene dall'estero. Potrebbe provenire da traffico di stupefacenti. Non abbiamo idea da dove provenga". (In realtà si sa benissimo che sugli stupefacenti Soros ci lucra).


E da noi in Italia, Soros? Il 30 ottobre 1995 a Bologna gli fu conferita la laurea honoris causa (era al governo la coalizione dell'Ulivo di un Prodi che aspirava già a far parte dell'Ulivo Mondiale). E' stata la servile risposta dei nostri governanti a quella terribile speculazione intentata sulla lira nel 1992.

A Udine di recente, fumogeni e striscioni che criticano la giuria del Premio Terzani per averlo assegnato a George Soros, ovvero al magnate della finanza internazionale ritenuto "reo di avere speculato contro i popoli e a vantaggio del sistema finanziario globale". Questa la protesta inscenata da attivisti di Casa Pound all’esterno del Giovanni da Udine mentre era in corso la cerimonia di premiazione. Ma a parte qualche sporadico petardo, per Soros in Italia ci sono tappeti rossi, tant'è vero che avrebbe voluto comprarsi il Roma (inteso come squadra di calcio), (ma in fondo anche Roma, città che adora). 


All'estero e nel mondo l'operato di Soros sembra quasi l'Impero di Carlo V: non tramonta mai il sole e il suo denaro non dorme mai. Forte è la sua influenza nel governo Poroshenko in Ucraina e nel colpo di stato che ha destituito Yanukovic, come ha egli stesso ammesso alla CNN. Frattanto il governo attuale in Ucraina, diventa, grazie a lui,  un laboratorio di colonizzazione finanziaria :


Il Parlamento di Kiev ha approvato la nomina di un’americana, di un lituano e di un georgiano nella compagine governativa.

Il ministro delle Finanze sarà la statunitense Natalia Jaresko, che è di origine ucraina, amministratore delegato di un fondo di investimenti del gruppo Horizon Capital.

Il portafoglio all'Economia andrà al banchiere lituano Aivaras Abromavicius, partner della società di investimenti East Capital, che ha lavorato in Ucraina negli ultimi 20 anni, dopo aver ricoperto incarichi al Dipartimento di Stato americano.

Infine alla sanità andrà l'ex ministro georgiano Alexander Kvitashvili, che è stato ministro della Salute e del Lavoro nel governo di Tbilisi.

Ai tre nuovi ministri stranieri il presidente Poroshenko ha concesso a tamburo battente la cittadinanza ucraina proprio in vista del loro imminente ingresso nel governo di Kiev. (...)


Sempre in questi  il presidente ucraino Petro Poroshenko ha promesso in parlamento un decreto “per concedere la cittadinanza ucraina agli stranieri che combattono” nel sud-est al fianco delle truppe di Kiev contro i miliziani separatisti e “gli aggressori russi”.  (fonte Sole 24 ore).






E a proposito di Ucraina, mi vengono in mente certe curiose analogie: l'utilizzo dei nazisti al servizio dei cervelloni CIA, delle rivoluzioni in outsourcing e ong sorosiane, laggiù in Americrajana, e l'utilizzo dei "fascisti" in Italia a Roma per  coprire il marcio ultra trentennale "rosso" (da Rutelli a Veltroni) delle coop relative a quell'accoglienza diventata invasione  degli immigrati. C'è  sempre qualche "fascistone" becero e stupidotto che si presta a rendere daltoniche e magari perfino "nere" le operazioni relative all'ingresso dei "migranti" in Italia.
L'immigrazione massiva? Ma come non lo sapevate? E' un fenomeno "fascista" e la sinistra non c'entra. O se c'entra, è solo per fare del Bene agli Italiani, sempre più in miseria e  stranieri in patria. E' sempre per il Bene universale (Common Good) se i reati di furto, scasso, rapine, e occupazioni abusive delle case vengono depenalizzati, per far largo all' "Open Society" dell'insana utopia sorosiana.  Più aperti di così, se more. Oh Yeah!

05 December 2014

Missione Goldfinger all'amerikana





Dunque come è noto, il recente referendum svizzero se incrementare o meno  le riserve auree del 20% ancorandolo alla Costituzione,  è stato sonoramente bocciato al 78%  di NO contro il 22% dei SI. Qualcuno provi a indovinare perché. E' scesa in campo la Banca Nazionale Svizzera con tutto il suo peso a spaventare lo sprovveduto cittadino elettore. Secondo la BNS un esito favorevole sarebbe stato una vera "catastrofe", poiché  avrebbe reso più difficile mantenere stabilità dei prezzo dell'oro e della valuta nazionale.
I media complici, come al solito hanno tenuto bordone, allineandosi alla BNS. Che c'è di strano? Tutto il mondo è paese. 
Ma l'annosa questione dell'oro  e in particolare della restituzione delle riserve auree, continua a tener banco. Ne ha chieste la restituzione la Germania, ma una vera risposta finora non c'è stata. Poi l'Olanda che ne rimpatria segretamente 122 tonnellate. Ricordo che la Francia ne richiese la restituzione nel dopoguerra ma dovette attendere tre anni per riaverla indietro. E ricordo anche che fu una delle potenze vincitrici della II GM.  
E l'Italia? Si trova al quarto posto come consistenza,   con 2.451,8  tonnellate  d'oro, una parte delle quali è giacenza presso Bankitalia. E il resto? Pare siano suddivise per la maggior parte tra la Fed statunitense,(a causa di quanto di fecero credere gli americani ai tempi della guerra fredda su un’eventuale invasione per sottrarcele), e per minime consistenze tra la Banca Nazionale Svizzera a Berna e la Bank of England a Londra. E cioè, consegnate alla peggiore razza di massoni e di speculatori economici che esista sulla piazza.
Intanto Putin fa il suo abile gioco: visto che l'oro è così disprezzato e deprezzato ne sta facendo incetta secondo le leggi di mercato: comprare quando le quotazioni sono al ribasso.  Qui l'articolo sulla sua astuta "trappola dell'oro". 
Moneta russa
Ma ecco, però,  chi sta dietro al giochetto del "ribasso" dell'oro. Toh! i soliti americani che giocano alla manipolazione colpendo economie reali e risparmiatori solo per proteggere il loro dollaro: In Godollar they trust. Per capire bene le loro alchimie da gangster propongo di leggere questo illuminante articolo dal titolo "Gangster al governo, e brogli d'oro per salvare il dollaro". E' un po' tecnico, ma confido che anche i profani possano capirlo. 


Truccano il prezzo dell’oro, giocando al ribasso e colpendo l’economia e i risparmiatori, solo per proteggere il dollaro, cioè la grande speculazione finanziaria. Peggio ancora: controllati e controllori sono le stesse persone. In un sistema sano, dovrebbero finire in galera. Lo affermano Paul Craig Roberts e Dave Kranzlerla finanza americana è un colossale imbroglio, scrivono, e cospira contro l’economia reale, a cominciare da quella degli Stati Uniti, aziende e famiglie. Sono accusa i “bankster” delle famigerate “bullion bank”, soprattutto Jp Morgan, Hsbc, Scotia Mocatta, Barclays, Ubs e Deutsche Bank: «Agendo probabilmente per conto della Federal Reserve, hanno sistematicamente spinto al ribasso il prezzo dell’oro», dal settembre del 2011. «Tenere basso il prezzo dell’oro serve a proteggere il dollaro Usa da una esplosione incontrollata dell’aumento del valore del dollaro e dei debiti in dollari». 
Certo, la domanda di oro continua a salire. Ma il prezzo viene tenuto basso col trucco dei “futures”: il prezzo dell’oro non è determinato dal mercato fisico, ma dalle scommesse speculative sul prezzo che si vuole stabilire.
«Praticamente tutte le scommesse effettuate sul mercato dei “futures” sono pagate in contanti, in moneta e non in oro», spiegano Craig Roberts e Kranzler. Così, «il pagamento in contanti dei contratti serve a spostare dal mercato fisico al mercato monetario il luogo in cui si determina il prezzo dell’oro». E’ il terreno perfetto per manipolazioni d’ogni genere. L’ultima macchinazione orchestrata? E’ legata alla Fed, per esempio, che ha deciso di far salire il picco del tasso di cambio del dollaro dopo aver annunciato la fine del “quantitative easing”. Appena la banca centrale Usa ha dichiarato che avrebbe smesso di stampare dollari per sostenere il prezzo delle obbligazioni, ha dato mandato alle banche di far scendere il prezzo dell’oro con nuove vendite “naked”, cioè “allo scoperto”. Funziona così: enormi quantità di contratti a termine “scoperti”, cioè solo di carta, vengono stampati per essere buttati, tutti in una volta, sul mercato dei “futures” nei momenti in cui il mercato tende a salire. «Aumentando l’offerta di “oro di carta”, le vendite di enormi quantità servono a far scendere il prezzo dei “futures”, ed è il prezzo del “future” che determina il prezzo a cui le quantità fisiche dei lingotti possono essere acquistate».

Stesso schema in Giappone, dove il prezzo dell’oro – su pressione di Washington – è stato fatto crollare per compensare l’effetto del nuovo massiccio programma di “Qe”. Obiettivo: impedire che l’oro si valorizzasse come bene-rifugio, a scapito della speculazione finanziaria. «L’annuncio del Giappone di voler creare moneta all’infinito avrebbe dovuto provocare un rialzo del prezzo dell’oro. Quindi, per evitare questa prevedibile risalita, alle 3 di notte – ora occidentale – mentre era in corso un intenso scambio di “futures” dell’oro, il mercato dei “futures” elettronico (Globex) è stato investito da una improvvisa vendita di 25 tonnellate di contratti Comex di “oro di carta”, allo scoperto, facendo scendere immediatamente il prezzo dell’oro a 20 dollari. «Nessun venditore onesto avrebbe buttato via il proprio capitale con una vendita di quel genere, in quel modo». Il prezzo dell’oro si è stabilizzato con un lieve rialzo, ma alle 8 del mattino – ora della costa orientale Usa – 20 minuti prima della apertura del New York Futures Market (Comex), sono state messe in vendita altre 38 tonnellate di oro in “futures di carta e allo scoperto”, sempre per far scendere il prezzo del lingotto. «Anche in questo caso, nessun investitore onesto si sarebbe liberato di una quantità tanto enorme di suoi beni personali, cancellando così improvvisamente la sua propria ricchezza».
Il fatto che il prezzo dell’oro sia determinato in un mercato di carta – in cui non c’è nessun limite di quantità nel creare la carta su cui scrivere i contratti – produce lo strano risultato che la domanda di lingotti di oro fisico si trovi in un mondo fuori dal tempo, senza rapporti con la produzione reale, e quindi il prezzo può continuare a scendere, annotano Craig Roberts e Kranzler. «La domanda asiatica è pesante, in particolare quella dalla Cina, e le aquile d’argento e d’oro stanno volando via dagli scaffali della zecca degli Stati Uniti in quantità da record. Le scorte dei lingotti si stanno esaurendo, ma i prezzi dell’oro e dell’argento continuano a scendere giorno dopo giorno». Spiegazione: «Il prezzo del lingotto non è determinato in un mercato reale, ma in un mercato truccato, fatto solo di carta, in cui non c’è nessun limite alla quantità e alla possibilità di creare “oro di carta”». Cinesi, russi e indiani «sono ben lieti che autorità americane corrotte, con questo sistema, rendano loro possibile acquistare sempre maggiori quantità di oro a prezzi sempre più bassi». Infatti, «un mercato truccato è proprio quello che ci vuole per gli acquirenti di lingotti, così come è proprio quello che ci vuole per le autorità Usa che si sono impegnate a proteggere il dollaro da un aumento del prezzo dell’oro».erto, «una persona onesta potrebbe pensare che esista una incompatibilità tra una forte domanda per un bene che può essere fornito solo in quantità vincolata e un contemporaneo calo del suo prezzo». Il fenomeno è più che anomalo: «Una situazione del genere dovrebbe suscitare l’interesse degli economisti, dei media finanziari, delle autorità finanziarie e delle commissioni del Congresso». Tutto tace, invece. «Dove sono le class action delle compagnie delle miniere d’oro contro la Federal Reserve, e contro le banche che custodiscono i lingotti, e contro tutti quelli che stanno danneggiando gli interessi delle società minerarie con contratti di vendita “allo scoperto” a breve?». Sottolineano Craig Roberts e Kranzler: «La manipolazione dei mercati, soprattutto sulla base di informazioni privilegiate, è illegale e altamente immorale. La vendita allo scoperto – “naked” – sta causando danni agli interessi delle miniere. Una volta che il prezzo dell’oro sarà portato sotto i 200 dollari l’oncia, molte miniere diventeranno antieconomiche. Dovranno chiudere. I minatori diventeranno disoccupati. Gli azionisti perderanno soldi. Come si può continuare a mantenere un prezzo a questo livello, ovviamente truccato, e continuare a manipolarlo?».
La risposta, scrivono Craig Roberts e Kranzler, è che «il sistema politico e finanziario degli Stati Uniti è stato inghiottito da un sistema di corruzione e criminalità», nientemeno. «La politica della Federal Reserve di brogli sui prezzi delle obbligazioni e dell’oro per dare liquidità alla speculazione del mercato azionario ha danneggiato l’economia e decine di milioni di cittadini americani, solo per proteggere le quattro mega-banche dai loro errori e dai loro crimini». Attenzione: «Questo uso privato della politica pubblica non ha precedenti nella storia». E’ puro banditismo. «I responsabili devono essere arrestati e mandati sotto processo e dovrebbero contemporaneamente essere citati per danni». Il guaio è che, accanto alle mega-banche, sono implicate le stesse autorità Usa, che «pagano S&P per mantenere un valore artificiale del cambio del dollaro e per trovare la liquidità necessaria per sostenere i titoli azionari e obbligazionari, particolarmente quest’ultimo tanto artificiosamente alto che i risparmiatori ricevono dalle banche un interesse reale negativo sui loro risparmi investiti in obbligazioni». Tutto abusivo, e pericoloso, perché il sistema finanziario è fuori dalla realtà dell’economia: «Quando le autorità non riusciranno più a tenere in piedi il castello di carte, il crollo del castello sarà completo».

«La costruzione di questo castello di carta – accusano Craig Roberts e Kranzler – è la prova della complicità degli economisti, dell’incompetenza dei mezzi finanziari e della corruzione delle autorità pubbliche e delle istituzioni private. I capi di una manciata di mega-banche responsabili di tutto questo problema sono le stesse persone che siedono al Tesoro degli Stati Uniti, alla Fed di New York e nelle agenzie che controllano la finanza degli Stati Uniti. Stanno usando il loro potere di controllo sulla politica pubblica per proteggersi e per proteggere le loro imprese dai loro stessi comportamenti insensati».
Dettaglio: «Il prezzo di questa protezione è tutto sulle spalle dell’economia e degli americani che pagano le tasse, e il prezzo da pagare sta continuando a salire».
Ok, l’America sarà anche la patria dell’economia, vista la quantità di Premi Nobel. Questo però non spiega «come gli economisti americani non abbiano notato che il prezzo dell’oro, dell’argento, delle azioni e delle obbligazioni emesse negli Stati Uniti non abbiano nessun rapporto con la realtà economica del paese. L’incompatibilità tra mercati e realtà economica non disturba, comunque, né i politici né gli economisti, che fanno solo gli interessi del governo e dei gruppi di interesse loro alleati». Il risultato? «E’ un’economia ridotta a un castello di carte», gestita da personaggi che «dovrebbero stare in galera, anziché al governo».


http://www.libreidee.org/2014/12/gangster-al-governo-brogli-doro-per-salvare-il-dollaro/

01 December 2014

Non è un paese per gli Italiani



Questo povero Paese non riesce a sollevarsi per colpa dell'ignominia della sua classe dirigente. Leggo che è stata posta la fiducia su una finanziaria assassina, la quale viene chiamata orwellianamente "Legge di stabilità". Stabilità per chi? Non certo per le nostre tasche né per la nostra economia reale. Quasi quotidianamente leggo di ingiustizie e di iniquità contro i nativi (furti e atti di vandalismo nelle scuole), ma guai a ribellarsi contro gli arci-protetti zingari che i giornali, ridotti ormai a  viscidi pretoriani del mondialismo, preferiscono difendere rovesciando la frittata.
Dagli USA arrivano mode assassine che mostrano giovinastri in procinto di ammazzare gratuitamente e velocemente di pugni letali  il primo passante che trovano, per poi farlo filmare da altri complici. Lo chiamano "knockingout game" e ha già mietuto vittime anche da noi. A cosa serve essere circondati da sistemi di video-sorveglianza che ledono di continuo la nostra riservatezza se poi non servono nemmeno a prevenire e a reprimere questi fenomeni? 
I nostri vecchi muoiono nelle loro case nell'indifferenza generale come se della loro vita non importasse nulla a nessuno. Non c'è nei programmi politici di nessun parlamentare l'idea di difenderli e proteggerli dalle rapine che spesso si concludono con la loro morte per mano di stranieri dediti al crimine. E si tratta, come mi è stato  riferito da un comandante dei carabinieri, di migliaia di bande per delinquere straniere che pullulano indisturbate per la Penisola insieme all'intoccabile dogma di Schengen.
Non è un paese per gli Italiani, un paese che permette lo smantellamento di ben 243 presidi di polizia e dei carabinieri, permettendo alla criminalità di prevalere. Non è un paese per Italiani, un paese che crea una miserabile desertificazione dei capanni industriali su modello Detroit, capanni che mai più riapriranno. E  che costringe alla chiusura botteghe storiche che  prima allietavano i nostri bei borghi.
Non è un paese per Italiani un paese con un governo che estende la social card agli extracomunitari e non pone limiti ai loro ingressi. Non è un paese per Italiani, un paese che regala 40 euro al giorno agli stranieri col pretesto dell'accoglienza, privando di questi denari i figli suoi. Non è un paese per Italiani, un paese che impone pesanti tasse senza nemmeno tener conto del reddito dei suoi cittadini.

 Non è un paese per gli Italiani, un paese che consente ad aerei statunitensi di sporcare i suoi cieli con veleni d'ogni tipo, che consente di scaricare in mare scorie radioattive di esperimenti termonucleari, che consente di alterare il suo dolce clima per cui eravamo famosi nel mondo, del quale cantavamo nelle nostre musiche, così come rappresentavamo nei nostri dipinti. Non è un paese per Italiani un paese che importa perfino una guerra batteriologica come l'Ebola con la scusa che deve "sperimentare" nuovi farmaci e nuovi macchinari opportunamente creati per l'uopo, in una spirale viziosa epidemia/cura. Ora dovremmo assistere alla solita commedia di chi grida al  "miracolo della cura", primo passo per un'eventuale vaccinazione di massa obbligatoria.

Non è un paese per Italiani, un paese che importa vaccini da grandi majors farmaceutiche, le quali invece di curare una banale influenza, UCCIDONO. 
Non è un Paese per Italiani, un paese nel quale si inviano circolari nelle scuole che impongono le politiche "gender" perfino ai bambini e che promuove l'ipersessualizzazione precoce dell'infanzia, senza nemmeno averci  il pudore di mettersi al collo una pesante macina con la quale annegarsi.

Non è un paese per Italiani, un paese che costringe i giovani (e i meno giovani) a emigrare, facendo posto a chi dovrebbe invece rimanere nel proprio continente e non invaderci. 
Non è un paese per Italiani, scegliere sempre maestranze straniere nei nostri teatri d'Opera ed espatriare i nostri musicisti. 
Non è un paese per Italiani, un paese che affida la sua riserva aurea (che appartiene al popolo italiano)  ai forzieri delle potenze straniere, privandone i propri forzieri.
Non è un paese per Italiani, un paese che non batte moneta, non impone dazi, non mette milizia e non fa rispettar confini.

....e continuate anche voi questa  complainte...Certamente ciascuno di voi avrà da aggiungere la propria.