13 December 2019

Vince hard BoJo e la GB dice per sempre No



Questa mattina mi sono svegliata e mentre fuori nevicava, sorseggiando il caffé, finalmente una buona notizia. Non direttamente per noi, ma per il Regno Unito che ora potrà procedere finalmente e senza intralci verso la hard Brexit. Gli eurocrati hanno messo in campo una potenza di fuoco contro la Gran Bretagna, attraverso il chierico rosso Jeremy Corbyn e altre componenti filo Ue legate al "remain", cercando fino all'ultimo di indurla a un secondo referendum che disattendesse il risultato  del primo. Ma lì, a differenza che nell'Europa continentale, non c'è trippa per gatti. Anzi, tenuto conto delle simpatie di BoJo per gli animali e le sue foto di rito col cagnolino, non c'è mangime per cani.
Sì, le hanno tentate davvero tutte e hanno prolungato l'osceno gioco sporco fino all'ultimo; non ultimo, anche con l'intervento della Corte Suprema, versione inglese della nostra magistratura, sentenza che lo stesso Johnson aveva così commentato: "La sentenza della Corte suprema “dimostra il disprezzo per la democrazia e l’abuso di potere”. Ma almeno da quelle parti ci si può rifare col  voto,  anche quando i sondaggi danno cocente sconfitta per chi si oppone alla Brexit. Non c'è un presidente che pratica giochini di Palazzo per favorire i suoi, cosa non da poco. Non è come da noi, che, più si è impopolari, più si è odiati (si può ancora dire? o  forse devo dire in modo più soft "detestati"), più si resta in sella anche se, in realtà, il governo perde pezzi da tutte le parti, come in queste ultime ore.
Come nelle peggiori tradizioni anche in GB  i media globalisti (cioè quasi tutti) non hanno fatto che soffiare col mantice, raccontando la favoletta degli inglesi pentiti del referendum e della voglia assoluta di ridiscutere tutto col "remain".  Panzane dimostratesi ancora una volta,  non vere.

Ora il Regno Unito dovrà versare alle sanguisughe della Ue qualcosa come 40 miliardi di euro di buonuscita, ma ormai la sua strada è tutta in discesa. Da quelle parti si sono presi visione della "Giungla", il dormitorio di Dunquerque e Calais, fatto di tendopoli e di bivacchi di clandestini ammassati nella peggior mancanza di igiene. Un'isola è facile da invadere,  e non hanno fatto mistero, che mentre manterranno "diritti acquisiti" per i cittadini europei che lavorano da quelle parti (ovvero la parte più "qualificata" e con "crediti) , ci sarà una stretta verso l'immigrazione illegale.

BoJo, l'eccentrico signore col cagnolino


E qui da  noi? Certamente hanno fatto carte false per rifilarci il Mes, trovando i numeri necessari per farlo passare alle due camere. I vari motivi li abbiamo già analizzati in precedenti post. Tra questi, le banche tedesche fameliche in previsione della partenza della Gran Bretagna, le quali hanno caldeggiato una "riforma" restrittiva di detto meccanismo, che le favorirebbe. Altro che "mercato delle vacche" come strilla l'inconsistente Di Maio in queste ore, hanno compiuto costoro! Pur di non perdere l'occasione per mostrarsi ancora più servi e nemici della Patria, i nostri politicuzzi di dozzina, si sarebbero venduti anche la loro madre.

In questo momento però, beato almeno a  chi ce la fa, a chi riesce ad evadere da questa gabbia di pazzi.
Poiché, come disse Shakespeare in Re Lear, "sciagurati quei tempi in cui i matti guidano i ciechi!”


08 December 2019

Il governo malfermo e l'opera iettatrice




Pare che il governo sia stato in procinto di esplodere e che il Giuseppi sconsolato sia ricorso a Mattarella, per venirne a capo. Dall'alto del Colle un cavillo per non scioglierlo si trova sempre.  L'uomo del Colle - si sa - non ama le elezioni, specie dopo questi ultimi sondaggi perdenti per il suo partito.  I duellanti sono soprattutto il PD e la cosa "viva" renziana. Ma anche il PD e i 5 stelle non vanno d'amore e d'accordo.  Secondo  Il Tempo, "nella serata di ieri dopo colpi di scena, tavoli chiusi e riaperti, uscite di Conte per incontri istituzionali con il presidente del Ciad e con il presidente Mattarella, il premier ha annunciato la ritirata sulla prima impostazione della Manovra. È il vero punto di svolta è proprio in quell’incontro al Colle dove Conte, spossato dalle trattative della giornata, ottiene una sorta di lasciapassare per evitare l’implosione dell’esecutivo. Anche se Conte ha puntualizzato: «Con Mattarella nessun accenno alla tenuta della maggioranza». Uhmmm...Excusatio non petita, accusatio manifesta. Insomma, il governo si è salvato a pochi secondi dall'esplosione. E ancora una volta, grazie al Tessitore Canuto.   Più che la tessitura, però poté la Tosca in mondovisione alla Scala. Ve la immaginate una crisi nel bel mezzo della prima alla Scala con la musica diretta da Chailly? Non si può fare, dato che anche la politica vive di immagine.

"Dopo l'approvazione del ddl ci sarà un clima diverso e molte sono le risorse in cantiere", ha rassicurato Giuseppi il Bugiardino che dopo aver ,di fatto, ritirato quasi interamente la stretta fiscale, ha detto: "È una menzogna che sia la manovra delle tasse". Ma qui lo sappiamo: in realtà le menzogne le dice solo Giuseppinocchio.
Intanto ieri sera, Mattarella, melomane e appassionato di lirica si è recato in grande spolvero alla Scala ad assistere a "La Tosca" di Puccini, durante la fatidica (e per molti fatale) première di Sant'Ambrogio.  Perché fatale?
Ricordo che  sull'aria del Don Giovanni di Mozart cadde la testa a Berlusconi: erano sul palco i  suoi due spietati "esecutori" Napolitano e Monti, ad assistere alla caduta del Grande Dissoluto.  Il che, mi lascia ben sperare. La Tosca, forse per le sue atmosfere cupe, sanguinarie e delittuose,  è un'opera considerata menagrama e iettatrice per molti artisti della lirica. Alcuni tenori, molto famosi, si rifiutarono di  eseguirla. Diciamo la verità: anche Mattarella con la sua andatura da vecchia scopa incassata ha l'aria di uno iettatore e la Tosca è proprio la sua opera...in nero. Naturalmente, come nell'ormai consueta New Italian Banality, anche in questa occasione  sono stati sparse forzature ideologiche sul "ritorno del fascismo", sulla "Tosca femminista" modello #Metoo, sulla caduta dell'"uomo solo al comando" e altre mediocrità insopportabili da bieco scontato "sinistrume".
E  il risorgimentale "Viva Verdi!", è diventato, a comando, un nauseante "Viva Mattarella".

Due parole sull'opera: il soprano Anna Netrebko nella scena in cui pugnala il suo seduttore, il tiranno Scarpia, sembrava una macellaia che scannava qualche quarto di bue.  Non è sfuggita la stecca nell'aria assai popolare di "Vissi d'arte". Ma ormai la "stecca" è diventata una metafora ben più allargata che invade tutti i campi.



Ma torniamo al governo. Siamo al toto-scommesse. C'è chi scommette che durerà fino al 2023, ma anche chi cadrà a breve.
"C'è voglia di elezioni anticipate, scrive l'astuto Bru-neo Vespa nel suo editoriale su Il Giorno. E la cosa potrebbe avvenire prima di una nuova legge elettorale visto che "il vecchio sistema fa gola anche a chi lo nega: a chi vince, perché vince di più; a chi perde, perché perde di meno. È vero che il referendum autunnale (a esito scontato) delegittimerebbe il Parlamento appena eletto, ma come diceva Andreotti tirare a campare è meglio che tirare le cuoia". (fonte : Libero).

Se proprio devo scommettere anch'io, penso che prima delle nomine delle partecipate il governo non cadrà. Prima le nomine, poi la caduta. La partita si sposterà sulle grandi partecipate pubbliche i cui vertici - in particolare quelli di Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste e Enav - scadranno con l'approvazione del bilancio 2019. Insomma una strada tutta in salita sulla quale pesa l'incognita politica e governativa. Ma è pur vero che è pronto il grande banchetto spartitorio.

Fino ad allora...E lucevan le stelle ed olezzava la terra. 



01 December 2019

#StopMES ! e sarà un dicembre caldo...



Domani Conte sarà  costretto a presentarsi alla Camera. Doveva essere il 10, ma le famose "fesserie" sul Mes  che secondo lui,  circolano in giro, lo hanno costretto ad anticipare. Vedremo se riuscirà a smentire tanti e tanti "fessi" tra i quali veri e propri luminari di economia. E non parlo solo di Borghi, Bagnai, Giacché, Rinaldi, Sapelli e molti altri, ma pure di molti aderenti ai 5 stelle.   Per non di dire di uomini di Banca come Visco, Patuelli e Cottarelli, che paventano rischi per i titoli di stato e parecchie altre criticità. Non è un mistero che  tra i grillini ci sia la fronda capeggiata da Paragone, anche se personalmente, non credo che si dimetterà. Ma comunque  questo Mes ha creato un bel "Mess" che in Inglese significa "casino". What a Mes(s)!  E' proprio il caso di dirlo.
Qui sopra l'inoppugnabile esplicito messaggino di Salvini all'Avvocaticchio voltagabbana di Volturara (un nome, una garanzia), mostrato con orgoglio nella foto di rito che riprende da sinistra Borghi, Salvini e Bagnai. Ma qui c'è anche  un importante antefatto riportato da Libero:


E' un mercoledì mattina. La seduta 192, come si legge nel resoconto parlamentare, comincia alle 9,35. C' è l' aria condizionata, perché siamo al 19 giugno. Nella guerra che si è scatenata in queste ore tra Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte, proseguita ancora ieri, bisogna tornare a quel mercoledì di metà giugno: prima della pausa estiva e della rottura del governo gialloverde. Come prassi, il presidente del Consiglio, in prossimità di un vertice europeo, viene a riferire al Parlamento. Conte spiega che, tra l' altro, si parlerà della riforma del trattato sul Meccanismo europeo di stabilità. La bozza in discussione, ricorda, è il frutto in un vertice del dicembre 2018. A proposito dei ruoli tra Commissione e Mes spiega che il fondo, «se necessario, potrà seguire e valutare la situazione macroeconomica e finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del loro debito pubblico». Lega e M5S hanno dubbi. E li illustrano, senza molti convenevoli. Parla per primo Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera: «La riforma prospettata è pericolosa».

Ricorda che la Lega si è opposta, a suo tempo al Fiscal Compact e al voto sul Fondo salva-Stati (ndr. 2012). «Ma l' evoluzione che si sta pensando è ancora più spaventosa», dice, perché il Fondo salva-Stati «ha già dimostrato che cos'è: andate a chiederlo ai bambini greci! È quello strumento che, con i soldi di tutti, è stato utilizzato per salvare le banche francesi e tedesche che avevano fatto speculazione finanziaria in Grecia sulla pelle della gente, andando a chiudere gli ospedali, andando a privare la Grecia delle infrastrutture strategiche, andando a tagliare i diritti sociali in quel Paese». Qui, si legge nel resoconto, scattano gli applausi dai banchi della Lega e del M5S. «E ora noi vorremmo far sì che tale strumento entri nei Trattati europei? (...)

«Non s'ha da fare» - Francesco D' Uva, capogruppo del M5S, non è da meno: «Avallare nella sua forma attuale la riforma del Trattato del Mes significherebbe legittimare proprio quelle stesse regole fiscali che stiamo criticando da anni» 
Tutti d'accordo - Conte, nella replica, dà ragione a Lega e M5S: «Ritengo sia un buon suggerimento quello di invitare», e cita la risoluzione della maggioranza, «"a promuovere, in sede europea una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell' Unione economica e monetaria"». Perciò esprime parere favorevole alla risoluzione 6-00076, firmata dai capigruppo di Lega e M5S. Un documento che impegna il governo «a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che penalizzino quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale». La risoluzione è approvata.
Fin qui il passato. Ma la polemica è destinata a continuare almeno fino a lunedì, quando Conte riferirà al Parlamento. (fonte Libero).

Con un bel ciocco di legno ho costruito un Burattino...


GiusepPinocchio cercherà, com' è suo costume,  di arrampicarsi sugli specchi e di negare l'evidenza, inventando qualche supercazzola sul "pacchetto" a scatole cinesi del nuovo Mes che conterrebbe varie voci, tra le quali l'Unione Interbancaria. Ma qualche colpo di scena che potrebbe inchiodarlo alle sue falsità, al suo doppiogiochismo e a dichiarazioni mendaci, può saltare fuori. 
Il resto di questo mese, sarà affannoso come è ormai consuetudine delle consorterie di Bruxelles, le quali sono anni che ce la mettono tutta per rendere infelici i nostri Natali, quei Natali che vorrebbero persino cancellare dal calendario, per parlare  sempre e solo del modo con cui estorcerci più  quattrini possibili.
Nel frattempo, tanto per non perdere l'abitudine eccoci ai soliti attentati jihadisti ai mercatini o nelle zone più affollate di qualche metropoli  europea. E' toccato a Londra con un certo Kahn che dice di essere "inglese", solo perché nato in GB.  Un'altra dimostrazione (l'ennesima) che non si regalano le cittadinanze-premio né diritti di suolo. Ma anche la rispostina prevedibile alla Brexit di Boris Johnson.  Poi c'è il solito jihadista accoltellatore in Olanda. e perciò prepariamoci a qualche altro attacco, a sorpresa. 
Coraggio! Domani è un altro giorno, si vedrà....

Sui banchi della Lega oggi 2 dicembre è comparso un Pinocchio

23 November 2019

Nelle fauci del MES



Dalle sardine siamo passati agli squali. Ogni anno l'Italia si sbriciola per colpa delle alluvioni, e si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. Non paghi di calamità più o meno naturali arriva pure la Troika  o chi per lei (è il caso di Moscovici) che fa sibilare la  sua immancabile frusta. Lo dice anche Alberto Bagnai. 

È arrivato l'autunno, cadono le foglie e arrivano puntuali i ricatti di Bruxelles. L'ultimo, per ora, è quello del Commissario europeo agli Affari economici – per fortuna uscente – Pierre Moscovici, secondo cui la riforma del MES sarebbe indispensabile per eventuali salvataggi delle banche. Moscovici lascia intendere che coinvolgere il Parlamento in una riflessione più approfondita metterebbe a rischio la stabilità finanziaria in Europa. I fatti però dimostrano che sotto il profilo dei salvataggi bancari la riforma è inutile", ha detto il senatore della Lega e presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

"Il Mes già nella sua forma attuale – ha aggiunto – può salvare le banche, tanto è vero che lo ha già fatto. Il suo primo programma di intervento fu il salvataggio delle banche spagnole nel 2012, effettuato senza le ulteriori condizioni vessatorie che la riforma in discussione propone. Moscovici non può ignorare questo fatto, il che rende sospetta la sua difesa di una proposta che amplifica, anziché attenuarlo, il circolo vizioso fra debito pubblico e bilanci bancari, adombrando ristrutturazioni del debito sovrano in caso di ricorso al Mes" (fonte: Fanpage). Ricordo che la Lega votò contro l'attuazione del Mes.

Innanzitutto cos'è il Mes? Acronimo italiano di Meccanismo Economico di Stabilità. In Inglese è ESM. Viene comunemente indicato anche come Fondo Salvastati e, per dirla in soldoni, è una specie di FMI made in Europe. 
Un organo "tecnico" con 160 dipendenti a solida guida tedesca e con a capo Klaus Regling, un tedesco tanto per cambiare.  Il Mes è già una fregatura in sé,  fin da quando è uscito, in quanto è un Superstato di Polizia Fiscale non soggetto a indagini da parte della magistratura e al di fuori del Parlamento europeo, del quale già scrissi in un post del 2011. Figuriamoci ora che lo vogliono riformare in modo "più stringente".  L'Italia ha versato già 15 miliardi e si è impegnata per un totale di 125,4 miliardi. In teoria dovrebbero accedere al Fondo tutti gli stati in difficoltà che hanno versato il loro accantonamento.  Ma in pratica le cose vanno diversamente. Se non si è in regola coi parametri di "stabilità" europei e si ricorre a questo Fondo che succede?
Si può accedere al Fondo, ma si viene "commissariati" e non si può decidere del nostro futuro: è il Fondo che decide le nostre politiche economiche chiedendoci una "ristrutturazione del debito". In cosa consiste tutto ciò? Nel concedere prestiti "precauzionali" aventi accertate garanzie. In che modo? Col BAIL-IN. E chi sono i garanti? Ma i poveri risparmiatori, naturalmente.  In pratica se dovesse passare una "riforma" del Fondo Salvastati (o Mes), tutto ciò genererebbe una distruzione del risparmio privato. Pagherebbero i risparmiatori mettendoci direttamente le mani nei conti-correnti come fece "nel  suo piccolo" Amato con quel famigerato 6 x mille dopo la speculazione sulla lira del 1992, intentata da Soros.
MES o ESM o Fondo Salvastati: in realtà fondo salva Banche a scapito dei risparmiatori



Uno dei creatori del Mes è quel Roberto Gualtieri non a caso, applaudito dalla Lagarde (oggi a capo della BCE)  dopo  la sua nomina a ministro dell'Economia del nuovo governo giallorosso. E ora è lo stesso Gualtieri a  perorare la causa della sua "riforma" in modo ancora più stringente. Perfino Patuelli dell'Abi è sul piede di guerra e dichiara che se le condizioni del Mes si alterano, si comporterà di conseguenza ("Smetteremo di acquistare titoli di stato").
Conte dichiara di non aver ancora firmato.  Salvini e Meloni giustamente non si fidano. In ogni caso è bene vigilare e richiedere tutte le spiegazioni del caso  su come si sia finora compromesso, perché Moscovici sta  riportando un'altra versione al Corriere parlando di accordi di giugno. E pure Tremonti nella sua intervista a La Verità, nella quale  spiega che la crisi del 2011 non fu causata dai bilanci pubblici ma dalle banche tedesche e francesi.   Pertanto Giuseppi il Pinocchio dovrà venire a riferire in Parlamento il 10 dicembre prossimo, mentre Gualtieri al Senato riferirà il 27 di questo corrente mese.

La riforma del Mes può ancora essere bloccata dal Parlamento, dicono.  Ma si troveranno i numeri favorevoli al  suo blocco? Mi pare già di vedere i "dissociati", "gli astenuti", gli "assenti" e i franchi tiratori...E' un film già visto.

Aggiornamento di oggi 27 novembre. 

Qui il  video durissimo di Claudio Borghi alla Camera dove è esplosa una rissa. Gualtieri  oggi al Senato ha definito il MES già un accordo "chiuso" e "inemendabile" in sfregio alle funzioni del Parlamento, grazie al Giuda Conte che ha preparato il suo piatto venefico già a giugno, scavalcando il Parlamento sovrano:



https://www.youtube.com/watch?time_continue=282&v=F6fruBczDGY&feature=emb_title

#STOPMES!



Anche Meloni intima a Conte di venire a riferire subito e al più presto a riferire a quel Parlamento che mostra di aver disprezzato.


18 November 2019

Il Passo delle Sardine



 Giorno di S. Oddone. Stiamo all'erta perché le elezioni regionali  in Emilia-Romagna sono  una partita pesante. E' ingenuo pensare che si tratti solo di localismo e di eventuali risultati amministrativi e perciò parziali, che non vanno a intaccare il quadro politico generale. Si tratta di più, di ben di più: è in gioco lo sfaldamento del partito erede del comunismo sovietico che è uscito pressoché intatto da Tangentopoli con la sua potente (ma non gioiosa) "macchina da guerra". E ora quella partita non vuole perderla a nessun costo. Pertanto spuntano come funghi, movimenti apparentemente spontanei, ma in realtà ben pilotati, all'insegna dei "presidi antifascisti",  dei  sit-in democratici, cortei spontanei di protesta della cosiddetta  "società civile".Temono pertanto,  che cada il Muro dell'Emilia-Romagna con annessa Val D'Enza e Bibbiano. Per questo sono così preoccupati da evocare e richiamare banchi di sardine impazzite, quale nuovo logo.
E' successo non più tardi di giovedi sera davanti al PalaDozza a Bologna, dove Matteo Salvini ha lanciato la candidatura di Lucia Borgonzoni alle elezioni regionali in Emilia RomagnaE' nata così tutt'altro che "spontaneamente" la nuova stagione di rivolta contro il dilagare del centrodestra, col nuovo simbolo del movimento: le sardine. Il flash mob, organizzato in piazza Maggiore da Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa, è stato, alla faccia dei giovani piddini e/o comunque collaterali al Partito,  una pugno nello stomaco alla democrazia. Scendere in piazza per "negare l'agibilità politica" ai partiti rivali dell'opposizione, non può essere preso come esempio democratico  ma dovrebbe essere condannato da tutti, "giornaloni" in primis, che invece mostrano con benevolenza di credere alla favoletta dei "movimenti spontaneisti" e dei "cittadini bolognesi" che si mobilitano per conto proprio.

Ma qui di spontaneo non c'è niente. Finalmente  dopo poche ore si dipanano le nebbie anche se non ci voleva molto a capirlo. L'articolo di Vivardelli sul "Giornale" fa luce su chi c'è dietro al movimento delle sardine, con tanto di nomi e cognomi. Giovani di area piddina, movimenti falso-civici come " Emilia-Romagna Coraggiosa", la lista di Soros che sostiene il bis del governatore Stefano Bonaccini, Elly Schlein e Roberto Morgantini delle Cucine popolari. Poi c'è la giovane Samar Zaoui leader delle "sardine" (d'acqua dolce) modenesi, e via cespugliando. 
La sinistra sempre si serve dei cespugli in nome dell'"antifascismo" più becero e protervo - quello che, in realtà, impedisce agli altri partiti rivali l'agibilità politica ed elettorale, sancita da quella Costituzione che è "la più bella del mondo" solo a giorni alterni. Il messaggio è sempre questo: se non parlate tanto meglio. Se non avrete nemmeno uno spazio né un teatro a disposizione per spiegare il vostro programma, tanto meglio per noi, poiché il Bene siamo noi. Pertanto Bologna è  "cosa nostra". 

Come suol dirsi, piazza (Maggiore) piena, urne vuote e a favore della Lega. Ma quel che mi indigna di più sono i cronisti e i mezzibusti Rai nonché i pennivendoli dei "giornaloni" che parlano dell'"altra Bologna", di "società civile" e altre panzane. Soros aveva già preavvertito che si sarebbe attivato a dare una mano, e una lista a sostegno di Bonaccini esiste già : "Emila-Romagna coraggiosa".
Non dimentichiamo però che lui si sente quasi "bolognese" per aver ricevuto proprio a Bologna da Prodi la laurea honoris causa e per essere stato azionista della Coop. Ce ne siamo scordati?
Perciò...sniff! sniff!... più che odore di sardine grigliate, queste insurrezioni puzzano lontano un miglio di gente come lui. Lui (e quelli come lui) è uno Stregone nel promuovere "eventi" rivoluzionari mondiali e/o pseudo tali. Prepara gadget, loghi, colori, crea immagini-simbolo che poi fanno il giro del mondo. Dopo i nomi dei fiori (rose, gelsomini) dopo i colori (arancione, amaranto, verde, viola) , ora tocca ai pesci. So che lui sogna perfino  la rivoluzione dello "storione" (tanto per dire) contro Putin, ma mi sa che da quelle parti se la possa scordare! Intanto però  si esercita da noi, una piazza ben più facile.
Comunque consoliamoci, le sardine sono i pesci più fessi che ci siano : infatti abboccano in massa abbagliate dalle lampare e si acchiappano a retate.

Non ci voleva un genio per capire che il collateralismo dei movimenti (coi nomi dei colori, dei fiori, piante, dei palloncini e ora dei pesci) è sempre "cosa loro": prima contro  il Berlusca c'erano i "girotondi", poi le femministe del "se non ora quando?", poi ancora i movimenti "viola".  Ieri l'altro quel falsone di Cuperlo ha fatto pure finta di essere sorpreso e di prendere le distanze dicendo che non era carino "mettere sopra il cappello" a un movimento così spontaneo, nato da un "flash-mob". Seeee! Ma davvero ci prendono così per fessi???



Qui frattanto, c'è un'immagine per me consolatoria sulle sardine. Certo che per fare una rivolta anti-Salvini potevano trovare un'altra metafora un po' più "vincente" e  convincente. Senza contare che le metafore ittiche (vedi "la scatoletta di tonno" più volte invocata da Grullo e grulloti, presa a campione per trasformare il Parlamento), portano  una iella tremenda.  Per loro.  Tonni, o sardine che siano.