22 June 2012

Vietato l'accesso? Sì ma agli Italiani




Tempo d'estate tempo di bagni di mare. Bei tempi lontani nei quali sotto la canicola estiva l'unico ambulante che passava era qualche sporadico nostro connazionale che gridava "Cocco fresco!" o "cocomero rosso!" per i bagnanti assetati e sdraiati al sole. Ora invece siamo letteralmente invasi da orde di abusivi provenienti dai quattro angoli del pianeta, magari senza permesso di soggiorno, con merce tarocca proveniente da chissà dove (cineserie di contrabbando?). Alcune domande sono d'obbligo. Chi sono i capoccia contrabbandieri che danno loro la paccottiglia tarocca da smerciare? E nella paccottiglia vi si trova di tutto: falsi Gucci, falsi Louis Vuitton, cinture recanti il marchio (contraffatto) di Chanel, asciugamani di falso Kenzo, collane, laccetti, bracciali e via taroccando. E questo sarebbe ancora niente. Ma la cosa davvero odiosa è sentirsi importunare con un'insistenza e un'invadenza che rasenta la molestia. Farò una breve cronaca balneare spicciola.
Sestri Levante -  Una mia amica mi ha raccontato di aver subito un assalto di ben 25 fra africani e  sudamericani  che snocciolavano il solito mantra del  solito "Vu' cumprà?". Ovviamente non appena ne passava uno e veniva respinto, ne arrivavano altri due, convinti di riuscire dove il collega aveva appena fallito.  Mentre i cinesi gridavano "Massaggio, massaggio!" per spiaggia . Qualche malcapitato che cede all'insistenza (un martellamento pressante minuto per minuto) c'è. E qualche signora che si è sottoposto al massaggio effettivamente c'è stata. Ma alla fine si sono resi conto (a proprie spese)  che la cinese con le mani sporche di unguento e dei sudori di altri corpi, massaggiava altri senza nessuna norma di igiene. Intanto gli ambulanti stranieri presidiavano le  spiagge (la Baia detta del Silenzio, trasformatasi nella Baia delle Molestie, e l'altro chilometrico spiaggione sul lungomare principale di Sestri L.  dove i vu' cumprà (o secondo la dizione di Montanelli, vuccumprà) stazionano sulle panchine, sui giardini pubblici e lungo i marciapiedi con le merci.
Levanto - Mia sorella mi ha raccontato di aver subito un vero e proprio accerchiamento da tanti neri (o negri o africani, scegliete voi) che c'erano. Sbucavano da dietro le gabine, bivaccavano sotto le palafitte degli stabilimenti e più venivano respinti, più ne arrivavano altri determinati a insistere, insistere, insistere, quasi che la loro forza fosse nel numero soverchiante e nell'insistenza.
Lerici -  Il lungomare tra S. Terenzo e Lerici pullula di autentiche enclaves di africani, di indios, di domenicani, di latinos. E si portano dietro di tutto: bonghi. maracas, radioline a tutto volume. Poi i soliti ambulanti con la solita mercanzia (spesso maleodorante) su spiagge a pagamento come la famosa Venere Azzurra senza che nessun proprietario di stabilimenti balneari osi cacciarli. Eh già, sarebbe "razzista".
Ma la Guardia di Finanza? Troppo occupata a vessare i commercianti  italiani di Capri e di Cortina e a dare la caccia agli scontrini fiscali in Via Montenapoleone a Milano.
Ma i vigili urbani? Troppo preoccupati a rifilare multe salate ai turisti italiani in sosta vietata, rimasti i soli polli da spiumare. Per tutti gli altri allogeni,  scatta la beneficenza a gogò chiudendo gli occhi davanti ad ogni loro abuso e illegalità.


Porto Venere - Nello stabilimento detto Arenella sito nella Baia dell'Olivo hanno messo un cartello di divisione tra la spiaggia a pagamento e la spiaggia libera. Vietato l'accesso, sta scritto. E per sottolineare che non gradiscono "portoghesi" che dalla spiaggia libera vanno a farsi la doccia a ufo, hanno pure messo una barriera fatta di fioriere con fichi d'India. Ma per tenere lontani i vuccumprà ci vuole altro che qualche puntuto fico d'India. E difatti, mentre mi piccavo di starmene sulla sommità di un ermo scoglio, da lontano non ho potuto fare a meno di constatare una scenetta che ha dell'incredibile. I portoghesi italiani (pochi per la verità)  che osavano scavalcare la barricata venivano regolarmente identificati e respinti, mentre gli extracomunitari il cui colore avrebbe dovuto essere visibile (a meno che il bagnino non fosse daltonico) e il cui abbigliamento con variopinti kaffettani e turbanti o kefie in testa  non passa di certo inosservato,  scorazzavano impuniti continuando a importunare con assillante insistenza quei pochi bagnanti che ancora pagano il "caro spiaggia privata" nella vana illusione  di  garantirsi qualche confort in più. Mazziati e cornuti, è il caso di dire. Inutile dire che il turismo vive di immagine e che scene e cronache come quelle sopra descritte, servono a declassarci sempre di più, anche in una delle  nostre principali fonti di gettito: il turismo.
Vietato l'accesso? Sì, ma solo agli Italiani.  Per tutti gli altri stranieri, diritto di bivacco, di commercio abusivo e di invasione.  Inutile, i primi a farci del male siamo noi.

Sullo stesso tema: Vu' Scassà?

39 comments:

Eleonora said...

Dalle mie parti, idem. Uno dietro l'altro che cercano di venderti schifezze varie. E SE non stanno in spiaggia te li ritrovi a romperti le balle all'ingresso dei supermercati o addirittura ti suonano sulla porta di casa. E nessuno li ferma.

Aldo said...

Ho sempre sostenuto che il controllo del territorio non si fa alle frontiere, ma metro quadro per metro quadro, ovunque. Pare che le nostre "autorità" la pensino diversamente: non solo le frontiere esistono solo più per i polli regolarmente numerati e registrati in mille e mille modi, ma anche il territorio è controllato solo e sempre per gli stessi polli. Per gli altri è tutta zona franca. Dobbiamo riscoprire urgentemente e senza vergogna un netto spirito nazionalista, anche nei comportamenti spicci, e potrebbe perfino essere già troppo tardi.

Stefano Diana said...

Scusami Nessie, ti seguo spesso e i tuoi post sono sempre molto interessanti per me (meno quando si va sulla religione). Capisco il fastidio provocato dagli stranieri insistenti (anche a me danno noia, sebbene non è che rimpianga troppo cocco bello) e non sottovaluto affatto il problema che contribuisce comunque ad ad abbassare la qualità della vita. Si può dire neri, africani, negri....per me non c'è problema. Ma non è un'epiteto! E' un aggettivo. L'epiteto è un'altra cosa. In riccardo cuor di Leone, il cuor di leone è un'epiteto, tanto per fare un esempio.

Nessie said...

E' vero Stefano, non è un epiteto. Ma volendo essere precisi "nero, negro o africano o latino", non è nemmeno un aggettivo, in questo caso. Semmai in questa precisa funzione, un sostantivo. Ma soprattutto "un" (articolo indeterminativo maschile singolare) non si apostrofa mai davanti ai nomi maschili. Come vedi, nessuno è perfetto :-)

Nessie said...

Ele, "oaddirittura ti suonano alle porte di casa". Quando non addirittura entrano abusivamente se trovano cancelli o portoni aperti. E nessuno non solo li ferma, ma ce li impongono in tutti i modi (si vedano e si ascoltino le dichiarazioni di quel dannato Riccardi in proposito).

Nessie said...

Aldo, innanzitutto il primo controllo andrebbe fatto proprio alle frontiere e confini. Dal latino "cum" "finis" (limite). E quello che manca alle attuali politiche mondialiste è proprio il porsi dei limiti. E non è un caso. Poi su tutto il resto che scrivi, come sai, con me sfondi una porta spalancata. E' evidente che il controllo del territorio debba essere fatto palmo per palmo e ovunque. E tutto ciò ha a che fare col ripristino della legalità di cui tanto i media si riempiono la bocca. O meglio, le colonne. Ma a quanto pare il tema dell'"evasione fiscale" riguarda solo i soliti pollazzoni de noantri. La verità è che siamo conciati n questo modo: da una parte abbiamo sopra la testa le locuste (cioè i banchieri usurai e predatori degli stati); dall'altra gli stessi ci mandano qui le zecche, le quali nella peggiore delle ipotesi rubano, stuprano, spacciano ecc. Nella migliore delle ipotesi invece scassano e rompono le palle per venderci schifezze varie per spiagge. Locuste e zecche sono due aspetti dello stesso problema. Non so se mi sono spiegata.

Johnny88 said...

Credo che se mi mettessi a ritagliare tutti gli articoli di una settimana de "Il Gazzettino" e "Il Mattino", rispettivamente editi da Caltagirone e De Benedetti, riguardanti fatti di cronaca nera con protagonisti immigrati ne verrebbe fuori un post chilometrico. E poi ricordiamoci delle carceri che scoppiano perchè il 40% della loro popolazione è straniero. Ma come dice il nostro amato presidente della repubblica sono linfa vitale per l'Italia...

Aldo said...

Nessie: «Non so se mi sono spiegata.»

Altro che! T'eri spiegata già prima ma, per qualche ragione, volevo mettere la ciliegina sulla torta. Ed è un peccato che tu non gradisca il turpiloquio, perché se avessi potuto dare la stura alla mia "libera espressività" avresti avuto modo di approfondire la tua conoscenza degli aspetti ingiustamente vituperati della nostra articolatissima lingua, così preziosamente cesellabile anche nel suo taglio meno urbano. Ciao, e continua così.

Anonymous said...

@ Stefano Diana

Non per difendere Nessie (non ne ha bisogno), ma io direi che nel Suo penultimo articolo, e precisamente nell’ultima riga, un alquanto improbabile indicativo sostituisce un più che doveroso congiuntivo. Fossi in Lei darei una riletta.

Leone89

Nessie said...

Leone, è vero nel post precedente avrei dovuto mettere " e per chi volesse" nella terzultima riga, in luogo del "e per chi vuole". Ma qui più che tempo di Accademia della Crusca (non dimentichiamoci che lo stile dei post e del linguaggio sul web è il "parlato") sarebbe tempo di "azione" e di controffensiva. Sarebbe, (modo condizionale)...

Nessie said...

Aldo,

"Dobbiamo riscoprire urgentemente e senza vergogna un netto spirito nazionalista, anche nei comportamenti spicci, e potrebbe perfino essere già troppo tardi".

Al di là delle categorie schematiche fin che si vuole di destra e di sinistra, il ragionamento che hai fatto e che ho qui chiosato, è tipico di una destra identitaria e nazionale. Ma è proprio quel tuo "senza vergogna" a fare la differenza. Troppa ideologia buonista, internazionalista e mondialista dal dopoguerra a oggi, ha fatto in modo da far provare "vergogna" alla maggioranza degli Italiani che mugugnano, inveiscono nel privato ma poi non osano fare un bel nulla.

Anonymous said...

Eh?!? Nessie, non parlavo con te, mi rivolgevo a Stefano. Non mi piace dar del tu alle persone che non conosco.
Vai nel suo blog: nel penultimo articolo potrai trovare la frase incriminata.

Leone89

Anonymous said...

A proposito di “riscoprire urgentemente e senza vergogna un netto spirito nazionalista”, godetevi questo:

http://www.youtube.com/watch?v=M_m4GsB8wVY&feature=player_embedded

Dio mio, quanto amo il nazionalismo, l’amor patrio….è probabilmente il sentimento Europeo per antonomasia.

Leone89

Nessie said...

Johnny, allora aspetto il tuo copiaincolla dei fattacci di cronaca dal Gazzettino al Mattino passando per i quotidiani debenedettini. Le carceri piene di stranieri ed extracomunitari servono ad accelerare il processo di americanizzazione (leggi: privatizzazioni selvagge) delle patrie galere. I modelli di riferimento sono Sing Sing, Alcatraz e S. Quintino. Per ora la Severino propone le prove tecniche con la ricostruzione dei terremoti ad opera dei galeotti. Roba da scolapasta capovolto in testa!

Leone, sono caduta in un equivoco, come vedi.

Anonymous said...

“Leone, sono caduta in un equivoco, come vedi.”

Tranquilla, cadiamo per imparare a rialzarci;-)

Leone89

Aldo said...

Leone, l'immagine di nazionalismo che ho nella mia testa ha toni non meno decisi, ma molto, molto diversi. Toni che non richiedono cortei, e neppure l'ennesimo furbetto sul palco ad arringare una folla di (presunti) fessi. Il nazionalismo che ho in mente non ha bisogno di simboli, perché guarda alla sostanza e mette tutti coloro che fan parte della nazione sullo stesso piano. Il nazionalismo che ho in mente parte da un calcio nelle palle a chiunque voglia tentare di cavalcare l'occasione per diventare "capo", perché so bene quali sono gli scopi dei "capi". Di tutti i capi d'ogni colore. Ormai ho un'età.

Anonymous said...

finira' che gli affari crolleranno e sara' "l' economia" a provvedere ai guasti della "politica", perche' ( come ci insegna l' URSS) la realta' e' sempre piu forte di ogni illusione voluta o imposta che sia.

Certo sara' una lezione dolorosissima , ma che "apprendere" sia gratis e' solo un' altra delle italiche illusioni
ws

Anonymous said...

Spirito nazionalista? Ma per favore. Volete vedere il nostro futuro? Guardate i Boeri in Sudafrica. Hai voglia di spirito nazionalista. Se non hai armi e non ha il numero la fine che fai è quella di preda. La partita è già stata persa nel '45.
Saluti
Antonio

Nessie said...

Essì caro Aldo, l'età non passa mica per niente e di uomini della Provvidenza la pattumiera della storia ne è strapiena :-)

Ws: come scrive Ida Magli è già così: la politica è stata sostituita dell'economia, e quest'ultima è stata erosa dalla finanza. Non mi pare proprio che ci sia da rallegrarsene.

Nessie said...

Antonio, credo che ci sia poco da sperare, ma gira che ti rigira le sovranità nazionali sono le uniche a garantire la vera democrazia di uno stato. In caso contrario, si va verso un'assurda dittatura oligarchico-finanziaria dei pochi su popoli ridotti a plebi espropriate.

Anonymous said...

Aldo, che Lei sia più anziano di me l’avevo già letto, e Le porto ovviamente il dovuto rispetto per questo, ma non pensi di potermi trattare come un bimbominkia (mi permetta il termine) nato ieri. Veniamo al punto.

“Toni che non richiedono cortei, e neppure l'ennesimo furbetto sul palco ad arringare una folla di (presunti) fessi”

Immagino alluda alle vicende del secolo scorso. Ebbene, se la mia intuizione corrisponde a verità, immagino altresì sappia benissimo quante menzogne siano state scritte e dette su quel periodo. Devo indicarLe qualche sito?

“Il nazionalismo che ho in mente non ha bisogno di simboli, perché guarda alla sostanza”

E lo dice a me, che mi rifaccio all’etnonazionalismo volkisch, al binomio Blut(und)Boden?!? Non sono certo i simboli a fare la sostanza, altrimenti certe ideologie non sarebbero riuscite a raggiungere il successo che, di fatto, hanno raggiunto. Sono i “patrioti” all’acqua di rose come Napolitano quelli che basano il proprio ideale politico meramente sui simboli.

“e mette tutti coloro che fan parte della nazione sullo stesso piano”

E questo chi lo ha mai contestato!? Ma cosa crede, che noi di estrema destra si sia dei monarchici?? Nulla di più sbagliato! Quello cui miriamo noi non è a restaurare la nobiltà, quanto piuttosto ad instaurare un’Aristocrazia (immagino la conosca la fondamentale differenza che corre tra i due termini). Perché è vero che anche noi condividiamo il valore dell’uguaglianza (valore che non è stata certo la sinistra ottocentesca a rivendicare e difendere per prima), ma altresì siamo convinti che, pure all’interno di uno stesso popolo, ci siano uomini più virtuosi e uomini meno virtuosi, e che non abbia senso mettere tutti sullo stesso livello. Ergo va bene l’uguaglianza, ma deve trattarsi della concezione antica della medesima, ovvero parità di punto di partenza, non di risultati.
Ha presente con che termine definivano sé stessi gli spartani? Homoioi, cioè (gli) Uguali, ma è pacifico che essendo quello un popolo ed una società guerrieri, l’obiettivo di quel concetto di uguaglianza era la meritocrazia (della quale l’uguaglianza è presupposto fondamentale), e non certo la mentalità (invero alquanto borghesotta) odierna del siamotuttifratelli-peace&love. Pertanto per poter esser accettati tra gli homoioi bisognava anzitutto aver sangue dorico nelle vene, e poi altresì aver sempre dimostrato di esser degni di quel sangue (superare il rito di iniziazione, non comportarsi da vigliacchi in battaglia, ecc). E’ un concetto elitario di uguaglianza, non trova? L’unico che abbia senso, a mio parere.

D’altro canto, tanto per venir a periodi più recenti, e sempre a proposito di uguaglianza, non mi sembra che nazionalsocialismo e fascismo avessero poca cura per le classi meno abbienti…..

“Il nazionalismo che ho in mente parte da un calcio nelle palle a chiunque voglia tentare di cavalcare l'occasione per diventare "capo", perché so bene quali sono gli scopi dei "capi".”

Mi perdoni Aldo, Le sembrerò sgarbato, ma mi permetta di dirLe che le chiacchiere (soprattutto se politicamente corrette) stanno a zero. Quello che conta sono i risultati. Certi “capi” la storia la hanno cambiata davvero, e sono anche morti per aver osato farlo.

@ Antonio

A parte l’arrendevolezza, che non m’aggrada proprio, devo dirLe che invero è il contrario: è proprio dal Sudafrica che arrivano buona parte delle speranze. Mai sentito parlare di Orania?

Leone89

Anonymous said...

la politica è stata sostituita dell'economia, e quest'ultima è stata erosa dalla finanza.
" l' economia che dico io e' quella della sopravvivenza e non ci sara' mai nessuna "finanza" che la possa "erodere" ,perche' nel mondo della fame un kilo di pane varra' sempre piu di una montagna di carta .

Quindi nella fattispecie i proprietari di codesti bagni prima o poi chiuderanno per mancanza di reddito ( e meritatamente dico io )
ws

Nessie said...

Non ci siamo capiti ws. Quando dico che l'economia reale è stata erosa dalla finanza, intendo riferirmi alla deindustrializzazione voluta e perseguita dei fallimenti pilotati, delle drastiche riduzioni di organico e delle delocalizzazioni. Non all'economia spicciola di un kg di pane. Poi volendo rimanere nel settore alimentare, vatti un po' a vedere cosa stanno facendo le multinazionali come la Monsanto nel settore agro-alimentare. Hanno messo le zampacce perfino sulle sementi e stanno facendo sfracelli con gli OGM.

La finanza è interessata alla nutrizione eccome! Tant'è vero che ci investe perfino in borsa.

Anonymous said...

Si non ci siamo capiti , perche' il discorso si sta spostando.

Io mi riferivo alla inevitabile perdita di reddito dei gestori dei bagni, una lezione di " economia " dove la "finanza" entra molto meno ( o ci entra assai indirettamente ) quanto la solita italica furbesca illusione di poter scaricare impunemente i problemi sociali sul cittadino inerme.
ws

Anonymous said...

Nessie, due parole sulla qæstio dei Simboli e dei Capi, da un “vecchio” (e mai pentito) combattente della battaglia social-nazionale.

Ernest Renan scrisse: «La Nazione è il plebiscito di tutti i giorni». Intendeva che il sentimento di appartenenza nazionale “non” è un dato acquisito una volta per tutte e che muore se non viene («tutti i giorni») costantemente alimentato. Quanto ciò sia vero, nessuno può saperlo meglio di chi abita un paese dove “quel” plebiscito non si rinnova ormai da decenni...
Nell’antica Roma il culto di Vesta simboleggiava la Patria. Al contrario di quello riservato in Grecia alla quasi omologa Estia, non era solo un culto privato, ma pubblico, “statale”, dotato di un suo Collegio sacerdotale con dignità pari a quelli della “Triade Arcaica” (Giove - Marte - Quirino). Pur senza aver letto Renan, i Romani sapevano che il suo Fuoco doveva essere tenuto perennemente in vita, al punto che la legge comminava la morte a chi lo avesse lasciato spegnere.
Questi sono i “Simboli”. Che parlano un linguaggio più profondo e diretto della scrittura, la precedono e le sopravvivono. Nessuna idea e, soprattutto, nessuna Nazione si reggono senza simboli.

Quanto ai “Capi”, il nostro problema è semplicemente che non ne abbiamo... E senza Capi i popoli non vanno da nessuna parte. Ci sono millenni di storia a confermarlo. Ci sono l’antropologia e l’etologia: non esiste un “branco” senza capi.
Vi sarà pure una ragione se perfino le mandrie bovine e le greggi di pecore ne hanno bisogno...
(no caste)

Nessie said...

No caste, è vero che le personalità esistono e nonostante l'idea balzana di volerle appiattire nel nome della "democrazia" (la parola più screditata che ci sia) non tutti gli uomini sono uguali. Nemmeno due fratelli nati dalla stessa madre e dallo stesso padre, lo sono.

Anonymous said...

No Caste, mi permetta qualche considerazione in ordine al Suo commento.

Primo: dice bene, “il SENTIMENTO di appartenenza nazionale” non è un dato acquisito, ma l’effettiva appartenenza alla Nazione sì, in quanto quest’ultima (l’appartenenza) non è determinata da una propria scelta, bensì dal Sangue. Ergo non vi si può (e non vi si deve) sfuggire, poiché il Sangue non può essere rinnegato, al massimo tradito (e i traditori stanno bene dove li ha locati Dante). Questo lo preciso tanto per far capire ulteriormente ad Aldo come la penso, e cosa nello specifico penso dei sedicenti “cittadini del mondo”.

“Nessuna idea e, soprattutto, nessuna Nazione si reggono senza simboli.”

Concordo, ma non penso Aldo intendesse esprimere una propria avversione totale per qualsiasi simbolo, semplicemente credo volesse chiarire che dobbiamo prestare attenzione a non riempire la nostra area politica di gente che non sia in grado di far altro che berciare slogan a destra e a manca 24 ore al giorno senza conoscere minimamente nemmeno il significato degli slogan medesimi. Ed io su questo sono ovviamente d’accordo con lui.

“Quanto ai “Capi”, il nostro problema è semplicemente che non ne abbiamo... E senza Capi i popoli non vanno da nessuna parte. Ci sono millenni di storia a confermarlo. Ci sono l’antropologia e l’etologia: non esiste un “branco” senza capi.”

Sì, peccato che noi non si sia animali comuni, bensì homo sapiens (o homines sapientes, se proprio volete il plurale). Io ho sempre apprezzato parecchio Hobbes (per quanto uno possa aver letto dai testi delle superiori…), ma non sono contrario alla democrazia a prescindere, soltanto credo necessiti di un popolo all’altezza, altrimenti si rischia che da “governo del Popolo” essa degeneri in “governo della massa” (cioè, in sostanza, governo di coloro che per primi riescono a fottere la massa medesima).

Nessie, perdonami se ti sto portando via tutto questo spazio nel blog:-))

Leone89

Aldo said...

No Caste: «E senza Capi i popoli non vanno da nessuna parte.»

Io non sento il bisogno di andare. Vorrei, invece, stare. Possibilmente in piena tranquillità.

Nessie said...

Eh no Aldo, sono spiacente ma non puoi fraintendere le cose in questo modo. Qui non si tratta di verbi e di espressioni linguistiche ma di verità storiche elementari. Per navigare ci vuole la bussola e un buon comandante, volendo cambiare metafora, visto che quella del condottiero può non piacere. Per rimanersene "tranquilli" e possibilmente padroni a casa propria e dei propri destini, ci vuole un popolo che sappia sollevarsi e insorgere contro tutte le ingiustizie che ci propinano. E le guide purtroppo sono necessarie. Non esiste lo stato di quiete assoluto, in un mondo che si muove di continuo. Come dice un proverbio antichissimo cinese (Lao Tze) anche le cime degl alberi desiderano la quiete, ma ciò non impedisce al vento di soffiare. Tu chiamala se vuoi, semplice dialettica della natura.

Anonymous said...

# Leone89
Ho chiuso il mio commento con una frase in cui ho usato di proposito un avverbio («perfino») che ritenevo bastante ad evitare equivoci. Mi accorgo di essere stato eccessivamente ottimista...

Sono talmente consapevole che l’uomo non sia “solo” un animale, da essere certo che le sue azioni non possono essere dettate “solo” da riflessi condizionati e automatismi genetici. Ciò vale anche in rapporto all’appartenenza nazionale.
Quel poco - o tanto - di libero arbitrio di cui ogni essere umano dispone è sufficiente per far violenza alla sua stessa natura, figurarsi se non può agire contro la sua “nazionalità”. La quale resta pur sempre (sebbene non “soltanto”) un fatto di cultura. E dunque rinnegabile, rinnegabilissimo.
(no caste)

Anonymous said...

# Aldo.
Per me ha ragione Nessie. Paradossalmente, anche a voler decidere di star fermi ci sarebbe bisogno di una guida...

Volendo, potremmo continuare a giocare coi verbi (andare, restare...) dicendo che allo stato attuale, e nelle nostre condizioni (di cacca fino al collo), ci converrebbe di tutto, tranne che rimanere come siamo...

Scherzi a parte, sai meglio di me che non può esistere organizzazione sociale senza gerarchie, ripartizioni di ruoli, funzioni ecc. Le quali possono andare dall’elementare “ordine di beccata” alle più articolate “costruzioni” umane, senza che nella sostanza cambi molto: si tratta solo di diversi gradi di complessità. Nient’altro.
Non amando certe parole, si possono usare dei sinonimi, ma se anche gli anarchici si danno capi e gerarchie nei loro circoli, significa che proprio non se ne può fare a meno...
(no caste)

Anonymous said...

“Quel poco - o tanto - di libero arbitrio di cui ogni essere umano dispone è sufficiente per far violenza alla sua stessa natura, figurarsi se non può agire contro la sua “nazionalità”. La quale resta pur sempre (sebbene non “soltanto”) un fatto di cultura. E dunque rinnegabile, rinnegabilissimo.”

Come sospettavo. E allora ho fatto bene ad esprimere quella precisazione. Dunque, mi faccia capire, per Lei ieri sera contro la Turc…ehm, Germania, ha segnato un italiano?

Leone89

Nessie said...

Ma con chi parli Leone? Con No caste o con Aldo? E' evidente che il calcio è stato il primo laboratorio di mondialismo multikulti. E che le squadre di calcio, non sono affatto espressione di nazionalità né italiana, né tedesca né di nessun altro paese europeo, dal momento che sono tutte mescolate. Ergo su Balotelli è vero che è un italiano di adozione, ma non di sangue.

Anonymous said...

Adesso con No Caste, ho quotato un pezzo del suo commento.

Leone89

Aldo said...

La mia sull'andare e sullo stare era (spero chiaramente) una qualche specie di battuta poetica. Certamente nascondeva anche un programma di vita che non riesco a realizzare, perché c'è sempre qualche tracotante che cerca (il più delle volte con successo) di sgambettarmi. Ancora una volta, è l'età ad avermi insegnato che il rispetto non esiste, e gli sgambetti sono lì a dimostrarlo. Invece, esiste la paura. Quella paura che chi ha in mano le redini amministra con tanta leggerezza regalandola a piene mani ai propri "sottoposti". Ecco, forse chi dispone del potere di quello avrebbe tanto bisogno: di paura, di sana preoccupazione per la propria mera incolumità fisica. Questo pensiero è però notoriamente da rigettare in quanto la nostra formazione culturale ci impone di considerarlo scorretto (almeno fintanto che a coltivarlo sono dei perdenti come noi sottoposti; in caso contrario si preferisce il lemma "eroismo").

Nessie said...

Aldo, io non mi riferivo ai tuoi verbi "andare" e "stare" , ma al concetto di voler stare in tranquillità. Se prima nel tuo primo commento mi scrivi "Dobbiamo riscoprire urgentemente e senza vergogna un netto spirito nazionalista, anche nei comportamenti spicci, e potrebbe perfino essere già troppo tardi.", eppoi dopo mi parli di "tranquillità", ebbene allora è meglio non riscoprire proprio un bel niente e mettersi le fette di prosciutto negli occhi tirando la carretta come i ciuchi, poiché una volta scoperto il GIUSTO spirito di appartenenza bisogna agire per affermarlo. Nel qual caso non si può di certo "stare tranquilli". In altre parole, il tuo commento più recente disattende e smentisce il tuo primo.

Anonymous said...

@ Aldo

“Questo pensiero è però notoriamente da rigettare in quanto la nostra formazione culturale ci impone di considerarlo scorretto”

Beh, adesso non esageriamo: persino un pensatore liberale come il Locke (da me odiatissimo) prevedeva un diritto di resistenza, un “appello al cielo”. Ergo direi che qualche testa non sarebbe poi così illegittimo farla rotolare….

P.S.: Nessie, non c’entra con l’articolo, ma permettimi di riportarlo:

http://tuttiicriminidegliimmigrati.com/profughi-minorenni-stuprano-ragazza-li-assisteva-nella-casa-famiglia/

A proposito di casi in cui servirebbe la pena di morte (istituto cui nemmeno il Beccaria era del tutto contrario).

Leone89

Aldo said...

Nessie: «il tuo commento più recente disattende e smentisce il tuo primo.»

Non necessariamente. Nei miei comportamenti spicci non nascondo l'aperta avversità nei confronti dei "forestieri" intesi come massa brulicante e invasiva, né parlando coi miei conterranei, né parlando con i "forestieri" medesimi. Dunque, come vedi, non esito ad affermare il mio spirito di appartenenza a viso aperto e infischiandomene dell'aura di "correttezza" che ci si aspetta da tutti noi sottoposti. Ebbene, che tu ci creda o no, quando i miei interlocutori mi sentono fare certe affermazioni (sempre nei limiti della civiltà ma molto ferme, determinate, motivate e documentate) non di rado cambiano il loro atteggiamento apparente e passano da posizioni aperturiste ad altre alquanto più rigide. Dunque, anche il semplice parlare ha un valore, perché porta a attenuare quelle forme di autocensura da propaganda che ben conosci. Se invece per "agire" intendi che dovrei armarmi di doppietta e iniziare la pulizia etnica... be',,, non ho mai fatto mistero d'essere un codardo, e in quel caso avresti ragione.

P.S. "Forestiero" è chiunque stia in un posto diverso dalla propria località d'origine. Chiunque. Indipendentemente dalla nazionalità. Una minoranza di forestieri non disturba nessuno; una moltitudine invasiva e pervasiva sì.

Nessie said...

Aldo, alla luce dei contenuti del post più recente sullo scardinare le omogeneità nazionali (apertamente dichiarato dal mondialista Sutherland) la tua frase sulla doppietta e la puliza etnica è completamente fuorviante. Dovresti aver capito ormai da un pezzo che sono costoro che vogliono cacciarci dalle nostre nazioni, farci estinguere quanto prima negando il welfare (che abbiamo pagato) e la sanità ai più anziani e dire "largo alle new entry". Della serie, "entrate e moltiplicatevi" almeno quanto per noi vale il motto "siate sterili e crepate in fretta".
Per chi non lo sapesse, in Olanda è già iniziata una migrazione al contrario di olandesi nativi esasperati in rotta verso il Canada. Perciò visto che l'unica libertà rimastaci è quella di parlarne, continua pure, imperterrito a scandalizzare i tuoi interlocutori.