14 May 2008

Venere tarocca con badante ucraina



La bellezza non morirà? Salverà il mondo? E quale bellezza? Quella delle donne tutte fitness, diete e lifting della pubblicità in tv e sui rotocalchi?

Di tutti i problemi intercorsi durante la Fiera del Libro di Torino, questo di cui parlo, può essere considerato del tutto accessorio. Tuttavia la dice lunga su come noi amiamo i nostri supremi Beni culturali per i quali ogni anno migliaia di turisti si riversano nel nostro paese in visita agli Uffizi o ai Musei Vaticani. Così arriviamo al paradosso che gli altri ci amano mentre noi ci autosvalutiamo. Che le donne orientali si farebbero stirare gli occhi a mandorla e mettere lenti a contatto azzurre per rassomigliare a Simonetta Cattaneo Vespucci, la musa ispiratrice della Venere di Botticelli, ritratta anche da Piero di Cosimo, la cui vita e morte è avvolta nel mistero. Noi al contrario, potremmo arrivare a farci stirare gli occhi a mandorla, per compiacere "il gusto degli altri". Se ci amassimo un po' di più, non avremmo avuto bisogno di prendere a prestito una giovane modella ucraina (Olena Popova nella foto piccola in basso), metterle in testa una parrucca attorcigliata come la capigliatura di Medusa (ancorché bionda) e farne il logo della Fiera del libro di Torino. Eppoi perché usare Venere per metaforizzare la Sapienza? Non è Minerva-Pallade Athena la dea della Sapienza? Ah, già l'Arte. Ma chi lo dice che nella scrittura odierna ci sia arte. C'è molta saccenza e poco talento su molti dei libri di oggi. Basta leggere Magris, germanista nonché dotto mostro intoccabile della cultura mitteleuropea, per rendersi conto di come l'eccesso di erudizione possa uccidere l'arte. Sfido chiunque a leggere un romanzo di Magris: non ne ha mai scritti e ha sempre versato fiumi d' inchiostro su quelli degli altri.


Ma torniamo a Venere e al mito della Bellezza. C'è in essa "un elemento eterno e invariabile la cui percentuale è indefinibile", scrive Raffaele La Capria nel suo brillante e paradossale articolo "Ma il brutto salverà il mondo", ospitato sul Corriere. In questo senso, la famosa frase di Dostoevskij (oggi abusatissima) sulla bellezza che salverà il mondo, giunge a noi svilita della sua preziosa aura, proprio perché strappata con violenza al suo contesto di Sacralità e di Annunciazione che la Bellezza inevitabilemente reca con sé. Non ha senso quindi ridurlo a uno slogan per attirare i visitatori.


Ma non lo è più - continua La Capria - da quando all'Annuncio misterioso si è sostituito il linguaggio "concettoso". Dunque Annunciazione, Rivelazione, Agnizione ed Epifanie non si spiegano: ci travolgono, ci sorprendono e ci meravigliano. Il concettualismo a cui mi riferivo prima facendo l'esempio di Magris, è uno dei tanti killer odierni della Bellezza.


Ma killeraggio della Bellezza è anche e soprattutto prendere la nostra Venere botticelliana Simonetta le cui beltà vennero cantate dal Poliziano, da Lorenzo il Magnifico e attraversando i secoli, arrivarono al D'Annunzio ("la bella Vespuccia"), pretendere di modernizzarla, di rifarle il lifting, di clonarla come una pecora Dolly e alla fine, di metterla in mostra con tanto di badante ucraina in nome del dogma della società multiculturale.

57 comments:

Anonymous said...

Che dire? Non resta molto da aggiungere se non che condivido fino all'ultima riga. La Venere- Dolly? no grazie!
Luca

Josh said...

ci hai colto in pieno Nessie. La Sapienza? Nei nostri libri di oggi? mah...dopo averne letti, trovo molti motivi invece per diventare dei custodi delle scienze passate.
allora Arte nella scrittura odierna? ma dovee? saccenza molta e poco talento. Se uniamo questo bagaglio scomodo all'atteggiamento che ci porta ad essere sempre self-hating-italians il quadro è completo. E non per dire sempre che era meglio prima, e andare a ripescare alla radice, ma era proprio meglio prima. Quella strana icona di Venere-Dolly-multiculti è proprio l'icona dell'oggi. Ma mi fermo, altrimenti il complesso marziale-plutoniano manifesta intolleranze alle brutture odierne, più o meno concettose.

Aldo said...

Be', la signorina in questione ha effettivamente dei lineamenti di tutto rispetto (per quanto probabilmente ritoccati con mirabile artificio). Ciò non toglie che l'operazione in sè sia piuttosto squallida e tutto sommato "fuori luogo".

Lo PseudoSauro said...

E' proprio cosi'. Come ha ben scritto il mio omologo lanciafiamme sull'altro blog, la semplificazione della simbologia occidentale va avanti dai tempi della decapitazione di Louis XVI. Ma qui siamo oltre: siamo all'omologazione su scala globale. Pero' si vede che non regge all'esame dei piu' attenti, onde per cui si cambiano i canoni antichi per adeguarli alla nuova realta' e al nuovo uomo del nuovo ordine, cosicche' la memoria del passato si affievolisca. Stiamo assistendo alla falsificazione piu' immensa che sia stata mai tentata prima. Si cancella e reinterpreta tutto l'umano alla luce del nuovo che avanza. E se questo e' il "mondo libero"...

E' ovvio che la bellezza non ha affatto quei canoni di universalita' che si vorrebbero. E non e' nemmeno vero che e' soggettiva. Le piu' belle geishe dell'impero giapponese erano delle ciofeche per noi "bianchi" occidentali. Perche' i canoni di bellezza erano (e sono) diversi anche su base razziale. E' vero che si e' imposto un modo di vedere occidentalizzato, ma questo e' a sua volta livellato su valori del tutto nuovi che nemmeno noi riusciamo a riconoscere come nostri. Un po' come quel meticcio che non viene riconosciuto ne' dalla comunita' del padre, ne' da quella della madre.

Comunque il logo e' pure fatto male. Manca un pezzo di viso e l'inserzione nel dipinto e' roba da dilettanti.

Nessie said...

Giusto Luca. Il fatto è che dei nostri gusti correnti e attinenti a "come eravamo", se ne strafregano.
Importante Josh, quanto asserisci sulla saccenza che non è scienza né conoscenza. Sulla mancanza di talento ucciso da un'erudizione. In questo senso trovo valida la percezione di La Capria (che abita a Capri, luogo-simbolo della Bellezza).

Nessie said...

Aldo, avrai capito che non è questione di bruttezza né di lineamenti non graziosi: è l'operazione in sé che giustamente definisci "squallida".

Sauro, non sono d'accordo sulla tua affermazione "è ovvio che la bellezza non ha quei canoni di universalità che si vorrebbero". La trovo piuttosto sbrigativa, relativista e ideologica in stile Umberto Eco, tanto per intenderci (col quale non sono mai d'accordo). Lo scopo principe del Bello è proprio la sua trascendenza.In questo senso, un tempo era legato al sacro, al vero e anche al buono. E si badi, non solo in Occidente, ma anche in Egitto ai tempi dei faraoni, ad esempio, nelle immagini raffinatissime e stilizzate di Nefertiti, tanto per fare degli esempi.
Caso mai andrebbe fatto un altro discorso. Quando queste categorie (del sacro, del vero, del buono e del bello) si slegarono le une dalle altre allora iniziarono quelle che tu chiami "le ciofeche".
"Oggi a differenza di una volta" scrive ancora La Capria "riconoscerlo lì per quei sentieri sono in pochi, e quei pochi sono come antichi sacerdoti custodi di misteri cui essi solo avevano accesso, e a cui gli altri, il volgo, ciecamente dovevano prostrarsi in adorazione".
E' invece ovvio che nello scontro fra una tradizione consunta e una modernità insolente e ridondante, alla fine abbia sempre vinto la Bruttezza.

demetra said...

Tutto è clonabile. Tutto è taroccabile cara Nessie. Dalla carta di credito, al telefonino, dalle immagini pittoriche, filmiche, alle copie piratate dei dvd dei film che più abbiamo amato, eccetera.
Pensa alla performance di qualche anno fa, di Claudia Schiffer nella fontana di Trevi che imitava (o meglio cercava di imitare) la walkiria Anita Ekberg ne La dolce vita di Fellini. Una Barbie che cercava di rifare una dea nordica.

Lontana said...

La badante in salsa botticelliana! :-))))))))))
Trovo anche io veramente ordinario questo manifesto, quasi una caricatura..Mi piacerebbe sapere quale agenzia l'ha fatto.Non ho trovato nulla nel sito della Fiera.

Ci andavo anche io alla Fiera del libro di Torino, ma in questi ultimi anni ho praticamente smesso di leggere, tra internet, televisione e cose da fare. Poi come avete detto anche tu e Josh, mi pare di non trovare piu' libri belli, che mi facciano veramente venir voglia di finirli.
La Bellezza non svanirà..

Nessie said...

Comincio con la provocazione di Demetra sul tutto è clonabile. Vero. Tutto è replicabile e taroccabile, perché tutto viene trattato come un bene di consumo. Perfino l'essere umano e la su clonazione prossima ventura, su cui giustamente si scaglia la Chiesa. E il consumo, si sa, è basato sulla serialità.
Scene di ottimi film che vengono replicate da cinematografari venduti alla pubblicità, gli Impressionisti venduti in poster dal cartolaio, fotografie e calendari con quadri di van Gogh e così via.
L'arte (e quindi la Bellezza) perdono la loro aura proprio perché trafugati dai contesti nei quali godevano del loro massimo splendore. Nati per espandersi e per essere universalmente accettati, hanno finito con l'essere universalmente clonati. A ciascuno la sua Venere. Aspettimaoci quella nera, quella pellerossa, quella cinese, ecc.

Nessie said...

Mah...la Bellezza in quanto la più effimera delle cose, purtroppo, è la più attaccabile e aggredibile, cara Lontana.
Tant'è vero che è nata l'industria della sua conservazione (palestre, saune, fitness, chirurgia plastica ecc.).
Diciamo che compito dell'artista è fermarla. E che questo compito ci è stato tramandato in quei libri che chiamiamo "classici" e in quei dipinti che chiamiamo "capolavori".
Ora se ci si attacca anche a questi per farne delle copie grottesche, allora capirai che è in atto davvero la desacralizzazione su scala globale. A questo punto a quando, una bella cupola di S. Pietro con colonnato del Bernini in cartapesta in mezzo ai grattacieli?

Lo PseudoSauro said...

Beh, a me non risulta che il modello di bellezza occidentale, che reinterpreta quello classico, sia universale. Cosi' come che i canoni del trascendente siano gli stessi in tutto il mondo. E' un modello che si e' imposto e nel quale noi ci riconosciamo, ma non e' l'unico. Il punto e' che nemmeno noi ci siamo accorti di quanto sia stato reinterpretato anche in ambito occidentale. Nella societa' rinascimentale i canoni della bellezza non erano gli stessi nemmeno per i ducati di Mantova e Parma, figuriamoci poi per il resto del mondo conosciuto. Relativo, o meno che sia, e' un fatto storico. Non s'arrabbi o Nessie. :-)

Nessie said...

A riddaje...ma possibile che ogni volta che non condivido le sue :-) idee, o Sauro, mi devo sentir dire "Non si arrabbi o Nessie"? Non credo sia obbligatorio pensarla allo stesso modo. Intanto è utile chiarire un primo equivoco. Stiamo parlando della Bellezza canonizzata nell'Arte, o parliamo della Bellezza che fa parte della Vita? Perché Arte e Vita appartengono a due sfere diverse, ma questi due mondi non sono (o meglio , non dovrebbero essere) così estranei l'uno all'altro.

Inoltre dopo una prima domanda-cardine mi corre l'obbligo di farne una seconda. Perché quando parli di musica (Bach, per esempio) sacralizzi quest'arte e sembri quase un fine teologo che scende dal Cielo, mentre quando parli di arti figurative (materia che non padroneggi altrettanto bene come la prima, ma è ovvio, nessuno è onnisciente) cadi negli schemi più storicistici di matrice gramscian-crociana? Ci sono tanti tipi di critica d'arte oltre Croce, Gentile e Gramsci e oltre il marxismo di Eco (parlo di quelle figurative), ma noto - e l'ho notato anche in altri tuoi interventi come quello sul mio post sul futurismo e Balla "E' arte fascista" - che tu ti rifai prevalentemente a questo. Almeno , prendi atto, o Sauro, che non c'è una sola interpretazione della Bellezza-Arte (e cioè la tua) . Ma che ce ne sono molteplici...

Giano said...

Nei giorni scorsi ho letto spesso in rete titoli su taroccamenti e bellezza in relazione alla fiera del libro. Ma, non leggendo l'articolo intero, non capivo di che si trattasse. Sapevo che la bellezza è il tema della Fiera e immaginavo che la questione bellezza/taroccamento si riferisse ad una diatriba sorta durante qualche convegno nell'ambito della stessa Fiera. Pensavo che qualche illuminato intellettuale (non ci mancano di certo, anzi potremmo esportarli), avesse esposto una qualche sua nuova teoria sulla bellezza. Non immaginavo che ci si riferisse, invece, al logo della manifestazione. Adesso ho capito. Grazie. E naturalmente concordo in pieno sulle tue osservazioni.
Di questo passo immagino che la prossima stagione dei concerti alla Scala potrebbe essere pubblicizzata con un videoclip che ci mostra una edizione riveduta e corretta della Nona di Beethoven per trio di cornamusa, piffero e tamburello. Coraggio...:)

Josh said...

quoto Demetra, la critica al taroccabile, e il suo paragone divertente tra Claudia Schiffer e Anita Ekberg:) Pensa che a voler segnalare la sequenza completa dovremmo dire: Anna falchi che imita Valeria Mazza che imita Claudia Schiffer che imita Anita Ekberg...sempre che il truccatore di quest'ultima non pensasse un po' a Veronica Lake...più che perdita dell'aura siamo alla follia del bricolage simbolico e delle sovrapposizioni clonate, sempre più fuori contesto. Pseudosauro segnala una verità e un progetto dietro tutto questo, per tornare al logo fuori luogo della mostra: la semplificazione della simbologia occidentale fino all'omologazione su scala globale, per cancellare l'eredità originaria falsificandola. Per il resto, Sauro, la bellezza non avrà canoni di universalità, per es. tra geishe, nefertiti, grace jones, catherine deneuve 30 anni fa & co, o ideali occidentali di bellezza differenti già in soli 2 ducati, ma la Bellezza in sè pare mantenere pur nelle differenze etniche ed epocali, un connotato di armonia e proporzione costante sine qua non, anche se cambiano i valori e i connotati da popolo a popolo, da epoca a epoca: se non lo ammettiamo, non si rischia di sembrare lombrosiani?

Josh said...

Il bello Trascendente di Nessie, unito a valori di bello buono e vero, che a volte si incarna nella realtà della vita, probabilmente si è affievolito come concetto da fine 800 e specie in pieno 900 per un ideale di bellezza a volte medusea e un po' diabolica, ma sempre di incarnazione di un trascendente si trattava. E Nessie chiarisci la questione “Stiamo parlando della Bellezza canonizzata nell'Arte, o parliamo della Bellezza che fa parte della Vita? Perché Arte e Vita appartengono a due sfere diverse, ma questi due mondi non sono (o meglio , non dovrebbero essere) così estranei l'uno all'altro.” E’ cambiata la concezione della Bellezza, e di ciò che è vero, bello…per una scissione delle verità: oggi non si pensa che qualcosa sia bello e anche vero…con tutte le balle e le taroccaggini che circolano...
Arte e Vita, come dici, appartengono a sfere diverse, ma appunto quando si fondono dovrebbe scaturirne la Bellezza.
Da un certo punto in poi però c'è stato solo il trionfo della carne, e non della bellezza come incarnazione del Trascendente, da cui la bruttezza e la finitudine senza ideale di cui dici Nessie, solo una bellezza usa e getta, senza altro, magari molto attraente a livello ormonale, che diminuisce l'ideale di vero, bello epifanico per un aspetto di mordi e fuggi del sesso facile: al di là che noi maschi nell'immediato ne siamo attratti:), molte bellezze attuali sono prive di ogni spiritualità, fascino, anche di verità (Marilyn per es. era sconvolgente, ma non era anche il sesso facile, il sesso senza peccato, l'orgasmo esibito?) devono pubblicizzare il sesso senza responsabilità (cioè senza figliazione), e la spersonalizzazione del ruolo intero della donna (foemina, moglie, madre, nonna, responsabilità, creatività) quindi l'armonia tra vero (e la verità trascendente fa paura) bello e buono, corpo e anima, aldiqua e aldilà, è qualcosa da negare nella cultura menzognera attuale.

Nessie said...

Caro Giano, mentre i nostri intellettuali si arrampicavano sugli specchi alla Fiera di To, si consumava questo oltraggio. Curioso poi, che Tocqueville abbia ospitato questo mio intervento scelto dalla Redazione nella sezione "Satira e Humour". Forse si sono fermati solo al titolo del posting, effettivamente satirico. Comunque eccoti il link degli interventi a mio avviso più stimolanti, ospitati sul Corriere.
http://www.corriere.it/spettacoli/08_maggio_08/brutto_mondo_salvare_la_Capria_54ab41a4-1cc4-11dd-95fc-00144f486ba6.shtml (La Capria "Ma il brutto salverà il mondo")

http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/03/parole_della_Bellezza_co_9_080503096.shtml
e Le parole della Bellezza del Prof di estetica Sergio Givone.

Nessie said...

Josh, sono ovviamente d'accordo con tutta l'analisi da te effettuata. Demetra ha stigmatizzato quel che aveva già preconizzato Walter Benjamin in "L'opera d'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica". E allora eravamo solo agli albori di quanto poi è accaduto su scala più vasta. Come eravamo solo agli albori coi "baffi della Gioconda" di Duchamp. Duchamp è il responsabile dell'estetica e della cultura dello sfregio che poi è andata avanti nell eforme che sappiamo.
Esiste una soggettività della Bellezza? Certamente, ma non solo. Esiste un contesto storico-determinato della Bellezza ,come dice Eco? Certamente ma non solo. Esiste un'oggettività? SI. Può essere allargato ad altri contesti e culture? SI.
Consiglio, se non lo hai ancora fatto di leggere i due articoli che ho proposto a Giano.
Nel secondo articolo del prof. di Estetica Sergio Givone poi, ci sono molti degli spunti che hai tu stesso appena riportato tu stesso sul bello-vero-buono che è immanenza e trascendenza insieme e che oggi l'homo oeconomicus ha distrutto appannaggio del nichilismo.
Pensa anche soltanto alla valenza della parola anglosassone "glamour" contro quella latina "charme". Entrambi vogliono dire "fascino", ma la seconda deriva dal latino carmen-carminis e cioè "canto", eppoi poesia, testo religioso e magico. La prima invece è più chiassosa.

Orpheus said...

Cara Nessie post interessante, che da l'opportunità di riflettere sulla bellezza.
Su ciò che é stata, su ciò (che purtroppo) é diventata.
E che tu hai abilmente rappresentato con l'immortale dipinto del Botticelli in apertura del post e con l'immagine del "clone" in chiusura.
Ecco la bellezza oggi giorno é quest'ultima.
Qualcosa di artefatto che nasce dall'ossessione della perfezione fisica e prescinde da ogni contenuto.
Una volta di una bella donna si diceva anche che "ha fascino", i parametri per giudicarla bella, non erano solo puramente fisici, un bel nasino o gli occhioni da cerbiatta.
Anzi donne che sono entrate nell'immaginario collettivo, avevano un aspetto, tutt'altro che perfetto.
Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, tanto per fare due esempi. Marilyn addirittura aveva anche "l'obbrobriosa" cellulite.
Eppure sono state amate alla follia da milioni di uomini e donne...
Adesso abbiamo schiere di bellone, tutte uguali e tutte in serie: tutte tettone e con l'occhio ammiccante, le gambe lunghe, i capelli fluenti...belle, indubbiamente.
Ma che danno le stesse emozioni dei manichini nei negozi: perfetti ma senza anima.
Ciao Mary

Lo PseudoSauro said...

E' verissimo che non ho particolari competenze nelle arti figurative, ma il paragone con la musica e' presto fatto.

Esistono meccanismi acustici dei quali ora si conosce molto piu' di quanto non si conoscesse una volta. E questi hanno una loro logica che non puo' essere manipolata piu' di tanto senza "offendere" una sensibilita' che sarebbe piu' corretto definire sensitivita'. In altre parole, per accettare molti di quegli obbrobbri musicali a cui siamo ormai avvezzi, e' stata necessaria una vera e propria rieducazione, il che non e' comunque bastato a confermare le tesi di molti studiosi (vedi T. Adorno) agli inizi del Novecento.

Quando il "consumatore" puo' scegliere, preferisce la musica tradizionale, seppure ormai semplificata all'osso, ma sempre obbediente a criteri acustici gia' codificati nell'Armonia.

Nelle arti figurative e' molto diverso. Perche' queste "rappresentano" necessariamente qualcosa, tanto che per secoli il problema e' stato di tipo tecnico, ovvero, come rappresentare al meglio un soggetto, senza minimamente coinvolgerne l'immagine mentale - peggio: psicanalitica - dell'autore, o almeno, facendolo in modo molto marginale, per l'ovvio motivo che sarebbe venuto meno il metro che rappresentava l'evoluzione tecnica stessa.

Esempio: piu' un ritratto era "somigliante" e piu' veniva apprezzato.

Nella musica non e' cosi (vedi L. Hanslick "Il Bello musicale"). In quanto, nonostante le teorie elaborate nei secoli, non e' mai stato dimostrato che una stessa musica evocasse in tutti gli ascoltatori una medesima sensazione. Il che e' stato anche l'errore ideologico di molte "avanguardie" che giungevano ad inferirne che fosse solo una questione di abitudine (vedi Scuola di Vienna). Mettendo in dubbio i fondamenti stessi dell'Armonia che, pure, essi avevano sviscerato fino al midollo.

Il fatto stesso di voler riunire ogni forma artistica in un solo concetto omnicomprensivo di "Arte", ha poi trasferito canoni di una disciplina nelle altre, contribuendo ad aumentare la confusione gia' esistente.

Quindi siamo ai soliti concetti di "oggettivita'" e "soggettivita'" che, se non sbaglio, stanno alla base della Civilta' occidentale.

La musica ha una sua specifica oggettivita' in quanto "rappresenta" solo se' stessa. E le sue regole sono logico-matematiche, ma percepibili senza alcuna intermediazione intellettuale, il che ne fa un'ottima rappresentazione del Trascendente. Anzi, direi che lo "dimostra" addirittura fisicamente.

Nelle arti figurative, invece, prevale davvero la soggettivita'. E se prevale la soggettivita', anche l'estetica ne fa le spese, in quanto funziona in modo bidirezionale: nel rappresentare un soggetto io creo un canone il quale diventera' esso stesso soggetto di una successiva rappresentazione, e cosi' all'infinito, tanto che ora il soggetto e' divenuto il pensiero dell'autore.

In musica si puo' fare lo stesso, ma non e' a lungo sopportabile dai nostri sensi, perche' l'intermediazione intellettuale e' vincolata a limiti fisici.

Chiedo scusa per la sparata. Poi leggo meglio gli altri commenti.

Nessie said...

Il problema della bellezza odierna è l'azzeramento dei difetti come se fosse ripensata davanti al monitor di un computer. Quando tu Mary, parli di "fascino " soppiantato dall'ossessione per il bello, tocchi un tasto dolente. La concezione della bellezza odierna è un "guscio vuoto". Infatti l'unicità di un volto è dato proprio da qualche difetto distribuito armonicamente tra le varie qualità. Oggi ad esempio le labbra di Catherine Deneuve di 30 anni fa sarebbero giudicate troppo sottili. O le gambe della Cardinale prive di slancio. Se i denti incisivi sono divisi nel mezzo dando un'aria simpatica, vanno subito ricoperti, e cosi via. Ma la bellezza del passato contemplava anche qualche difetto. E se guardi lo strabismo di Venere della Simonetta Cattaneo e il suo naso messo di profilo un po' prominente e deciso nel quadro di Cleopatra di Piero di Cosimo (la modella era sempre lei) vedrai che il profilo non è perfetto, ma proprio per questo ancora più affascinante, di carattero e unico.
Eccoti il link per guardare il quadro:
http://www.copia-di-arte.com/a/di-cosimo-piero/simonetta-vespucci.html

Il replicante e l'androide è il futuro della nostra concezione di Bellezza. E con questo siamo alla fantascienza e non più alla Bellezza che scaturisce dalla Vita.

PS: al Sauro rispondo domani perché ora sono stanca e vado a nanna.

Nessie said...

MI pare che in questo tuo lungo intervento o Sauro ci siano delle incongruenze e delle contraddzioni. C'è un punto in cui sottolinei l'oggettività dell'arte facendo l'esempio del ritratto secondo il quale "più era somiliante più veniva apprezzato". Parli di problema di tipo "tecnico" e dici che il problema era come rappresentare al meglio un soggetto senza minimamente coinvolgere l'immagine mentale".
Effettivamente c'era in tutto il periodo ellenico, ellenistico (e cioè alessandrino), romano e rinascimentale questa oggettività, ma è il caso di stabilire delle date, almeno approssimative. Vengo alla tecnica. (parola chje vine dal greco). Tuttavia le arti figurative (dette anche non a caso Arti Belle) fin dall'antichità non erano solo tecnica, ma anche estetica, espressività, armonia e sensibilità. Nel Rinascimento poi è soprattutto "apparenza" (Baldassare Castiglione e il suo Cortigiano) e solo secondariamente "significato". Ma le allegorie c'erano ed erano perfino giochi di sciarade visive frequenti di cui il Botticelli era maestro (La Primavera, ad esempio, e anche "Marte e Venere").

Poi più sotto scrivi "nelle arti figurative prevale davvero la soggettività". Allora è bene mettersi d'accordo con sé stessi. Prevale il soggettivo o l'oggettivo?
In realtà ci sono sempre stati corsi e ricorsi storici e interpolazioni tra il soggettivo e l'oggettivo in tutta la storia dell'Arte. L'arte aulica era prevalentemente oggettiva (ma anche qui con le dovute eccezioni tra artista e artista che se dovessi stare qui a puntulizzare, ci vorrebbe un'antologia) .
Dalla fine del Rinascimento in poi subisce nel XVIII un arresto per cedere quasi tutto a quel soggettivismo borghese che in prevalenza domina ancor oggi la concezione artistica. Diciamo dal Rococò in poi.
Però se vogliamo storicizzare c'è una continua interazione tra il soggettivo e l'oggettivo nelle varie correnti pittoriche. Ad esempio, nell'impressionismo abbiamo il culto dell'oggettività (pittura en plein air, uso e rappresentazione sapiente delle luci, dell'aria dell'atmosfera scomponedo le superficie in macchie, tocchi e puntinismi ). Con l'espressionismo, abbiamo al contrario stilizzazione deformazione, accentuazioni drammatiche degli aspetti più dolorosi della vita, simbolizzazione (Munch,Nolde, Egon Schiele, ecc.).

Vengo al nostro tema: la Bellezza. Che ha tante facce: bellezza di un paesaggio (penso a Friedrich e a Turner), Bellezza della figura umana (corpi e ritratti maschili e femminili). In realtà io avevo suggerito due éscamotage: la bellezza nella Vita o quella canonizzata nell'Arte che finisce con l'essere accademica?
Mi pare che Josh abbia risposto con equilibrio.
"Arte e Vita appartengono a du sfere diverse, ma quando si fondono ne scaturisce la Bellezza".
Di un quadro che ci rapisce non diciamo forse:"Sembra animato"?
Di un viso vero dai fini lineamenti non diciamo forse "Sembra dipinto"?

Lo PseudoSauro said...

In effetti le incongruenze ci sono. Non sempre mi riesce di essere sintetico ed esauriente al tempo stesso.

Mettiamola cosi': il "soggetto", nelle arti figurative, cambia con il tempo, mentre quello musicale no. Il che dovrebbe bastare a definire come anche l'estetica delle arti figurative sia piu' "soggetta" a cambiamenti che non la musica.

Visto e considerato che i modelli attuali sono piu' psicanalitici che classici, insisterei sul cambiamento di cui parlavo nell'intervento precedente. Un cambiamento che somiglia piu' ad una sublimazione: da un soggetto materiale si passa a rappresentare l'idea che questo evoca nell'artista, o addirittura, a fare scomparire del tutto qualsiasi pretesto fisico per sostituirlo con un universo inconscio che, ovviamente, si sottrae a qualunque paragone con il passato e, quindi, necessita di una traccia per essere correttamente interpretato. Quindi c'e' la soggettivita' dell'autore e la mancanza del "soggetto", che in realta' sarebbe l' "oggetto" della sua rappresentazione.

In musica c'e' un elemento assoluto che nelle arti figurative manca del tutto. Pertanto la soggettivita' dell'autore ne viene necessariamente limitata. E quando si finge di trattare questa materia come le altre "arti", ci si accorge dell'esistenza fisica dell'armonia proprio perche' la disarmonia risultante disturba l'udito.

Mi pare che cosi' si possa spiegare come il modello estetico delle arti figurative sia in continuo divenire, mentre quello musicale rimane sostanzialmente lo stesso a causa di una necessita' intrinseca alla materia.

Non va dimenticato che nell'antichita' la musica si studiava nel Quadrivium insieme con le discipline scientifiche, mentre le arti figurative erano considerate espressione artigianale, per quanto elevata questa fosse.

Poi ci sarebbe la civilta' dell'immagine, ma sarebbe una storia lunga...

marshall said...

Nessie,
complimenti per questo articolo, scritto in forma scorrevole perfetta e senza sbavature di sorta. Il contenuto, poi, mi è stato utile per conoscere fatti e personaggi che ignoravo.
Nel tuo richiamo al fatto legato biondina ucraina, e la tua contrarietà al letterato Magris, vedo molto dello stile della tua "Maestra", che, grazie a te, ho imparato a conoscere e apprezzare.

Poichè vedo che sei una lavoratrice di blog infaticabile, non mi resta che augurarti "buon lavoro".
Ciao.

Nessie said...

In realtà le cose stanno un po' diversamente, o Sauro. Arte maggiore era considerata la pittura. (vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Pittura )
Arti minori, la scultura, il cesello, l'incisione, le ceramiche, la lavorazione del legno, del ferro ecc. Un'eredità storica che ha ancora un peso a tuttoggi per attuare un discrimine. La matematica c'entra molto anche con l'architettura (altra arte di grande rispetto) e il Brunelleschi ne ebbe delle nozioni. Come pure Leon Battista Alberti. Leonardo ebbe addirittura una concezione matematica, scientifico-naturalistica e alchemica del dipingere (scienza, humanae litterae ed arti erano intimamente legati, all'epoca sua). A differenza della concezione atletica da spaccapietre che ebbe Michelangelo e il suo titanico atletismo maschile, più vicino a un pathos greco, Leonardo era un anatomista, un vivisezionatore del mistero dell'immagine.
Credo che oltre al disegno storico dell'arte da rimandare a mente per sommi capi, sia interressante leggere le biografie di questi geni che tutto il mondo ci invidia con ragione. E visto che siamo bombardati da immagini, è il caso di dire che tutti vedono, ma pochi SANNO guardare e osservare per davvero. Dietro all'immagine (che è anche il titolo di un famoso saggio di Federico Zeri) ci sono misteri, mal di vivere, affanni, tormenti ed estasi.

Vengo al discorso del Divenire e dell'Essere. La critica d'arte più progressista (diciamo di sinistra) è ovviamente più interessata al primo. Quella conservativa, al secondo. L'una è figlia di Eraclito; l'altra di Parmenide. C'è un saggio di Stefano Zecchi (che appartiene alla critica del secondo tipo) uscito nel '94 dal titolo "La Bellezza".
Zecchi, riprendendo un concetto espresso da Baudelaire, dice che la bellezza è contemporaneamente nell'eterno e nel transitorio e che non può adeguarsi, senza ribellarsi, al fuggevole, all'effimero, al rapido mutamento. Direi che è questo il cruciale paradosso di un nodo irrisolto.

E mo' basta :-)))

Nessie said...

Grazie Marsh,
hai poi risposto a quella mia richiesta di informazione su Segantini e Nova Milanese?

Aldo said...

Pseudosauro: "E quando si finge di trattare questa materia come le altre "arti", ci si accorge dell'esistenza fisica dell'armonia proprio perche' la disarmonia risultante disturba l'udito."

...per quanto il limite tra consonanza e dissonanza sia stato ampiamente spostato nel corso dei secoli.

Ad esempio, ricordo d'aver letto stralci di trattati risalenti alle prime esperienze polifoniche nei quali si definiva intollerabile l'effetto degli intervalli di terza e di sesta!

Importanti, in questo senso, anche le modifiche apportate alle tecniche di accordatura, culminate (per ora) nel sistema temperato che non è altro che un "bieco" compromesso tra praticità esecutiva/compositiva e purezza armonica.

Non vorrei dire sciocchezze, ma l'attenzione nei confronti dell'armonia (nel sentire di massa) si sta spostando su altri versanti, per cui oggigiorno vengono accettati di buon grado accostamenti armonici che avrebbero fatto rabbrividire i nostri nonni.

Pseudo, temo che anche in musica il "bello" rimanga sostanzialmente una questione di formazione del gusto: piace quel che ci circondava nel momento della nostra crescita culturale (ovvero quando eravamo bambini/ragazzi) e che ha assunto per noi il ruolo di "norma". E' una questione identitaria (dico questo senza alcun sottinteso politico).

Personalmente, mi irritano sistematicamente le musiche orientali e mediorientali, nelle quali proprio non riesco a riconoscere alcun pregio estetico, ma non attribuirei quell'effetto ad un difetto intrinseco nell'opera degli artisti "esotici". Piuttosto alla distanza tra culture che sono oggettivamente molto distanti anche dal punto di vista del linguaggio musicale.

Interessante invece la maggior facilità con la quale ascolto musiche provenienti dall'Africa centrale, probabilmente per l'effetto di "triangolazione" culturale verificatosi a causa delle deportazioni dei neri, del successivo intreccio tra cultura africana e cultura europea avvenuto negli USA e dai più recenti effetti della penetrazione di ritorno della cultura USA in Europa successivamente alla II Guerra Mondiale. In effetti, temo che la musica che circola attualmente in Europa non sia più totalmente europea, e neppure il nostro senso del bello musicale.

Giano said...

A proposito di mutamenti, adeguamenti e nuovi criteri estetici, mi chiedo: "La sezione aurea è sempre valida, oppure anch'essa si è adeguata?"
Scusate, è quasi una battuta, ma mica tanto. Buona serata.

Lo PseudoSauro said...

Aldo: visto che nel nostro curriculum c'e' anche quello musicale... siamo un po' OT, ma spero che me lo perdonino.

La ridefinizione del concetto di consonanza va visto sempre nell'ambito dell'armonia. Secondo me ne conferma la valenza, invece di contraddirla. Ovviamente il contesto melodico ha un ulteriore peso e rafforza l'armonia in senso orizzontale, soprattutto (ma non solo) nei gradi disgiunti. L'abitudine alle classiche sequenze di preparazione, percussione e risoluzione della dissonanza ha, prima, reso arbitraria la preparazione e poi ne ha resa implicita la risoluzione, ma il metodo migliore resta sempre quello antico, infatti, lo si studia tanto in armonia che in contrappunto. Da un punto di vista filosofico andrebbe indagato il perche' oggi si ricerca la dissonanza, mentre una volta si ricercava la consonanza... Il cambiamento c'e' stato, ma non certo come auspicavano le avanguardie del Novecento. E' stato un consolidamento del "sentire armonico" che rimane in tutta la sua validita' confermato dalla fisica acustica.

Quanto alla musica medievale, la polifonia non era vista in senso musicale, ma letterario (organa, mottetti pluritesto etc.). Quindi le proporzioni venivano dalle altre discipline del Quadrivium (quarta, quinta, ottava). La dimensione verticale era spesso casuale, ma ha finito per determinare il contrappunto che a sua volta si e' consolidato nell'armonia. Bordoni di terza venivano spesso usati, anche se non scritti, gia' molto prima dell'anno 1000.

A rigor di logica gli accordi di terza e sesta (peggio, quelli di quarta e sesta) vengono trattati tutt'ora come dissonanze e difficilmente concludono una sequenza armonica proprio a causa dell'inversione degli intervalli che indebolisce il peso della fondamentale. Il che e' un'ulteriore conferma della dottrina armonica classica. Il contrappunto spiega meglio dell'armonia il senso dell'equilibrio melodico interno: quando vedi (senti) un intervallo di seconda tra due voci, sai che va comunque risolto indipendentemente dal fatto che sia una 5/6, 4/5 etc. In questa fattispecie la settima dell'armonia e' comunque una dissonanza piu' debole rispetto all'urto diretto di due parti vicine. Non parliamo poi delle dissonanze composte... il cui effetto di disturbo si attenua proprio in ragione della maggiore distanza dalla fondamentale. Ulteriore conferma del sistema armonico.

Quanto al temperamento equabile di Werckmeister, sono stato un po' a scuola da Harnoncourt, quindi ti lascio immaginare che casino di accordature... il che spiega perche' una volta usassero solo due o tre tonalita': le altre erano uno strazio. :-)

Le mie sono solo riflessioni personali: magari piuttosto reazionarie, ma quasi sempre confermate dalla fisica acustica. Magari se ne parla in un topic acconcio. :-)

Lo PseudoSauro said...

O Nessie... nei sistemi educativi antichi (Trivium e Quadrivium) la pittura non esisteva. Cosi' come non esisteva alcuna disciplina puramente materiale. Considerato che il concetto di "Arte" viene da li' (septem artes liberales), ne consegue che la definizione a cui tu ti rifai e' di molto successiva. Comunque quasi tutti i maestri del passato erano considerati artigiani, per quanto fossero eccellenti.

Nessie said...

Infatti non mi sono rifatta alla notte dei tempi, ma al Rinascimento e al "De Pictura" di Leon Battista Alberti. Se poi vogliamo andare ai graffiti nelle caverne, all'arte funeraria degli Etruschi e a quella parietaria cretese-micenea , allora è un altro paio di maniche. Mi pare che fosse questo il tema e il periodo designato.
Vai pure con l'OT musicale, e mi raccomando, tieni via un po' di materiale per innaffiare l'orto. O meglio il Giardino. La cui latitanza draghesca è inversamente proprorzionale al prezzomolismo dinosaurico sul Loch :-)
A proposito, ti reclamano a viva voce anche sul tuo blog che sembra giacere da mesi sul binario morto.A Ritmo binario, triste e solitario :-)

Nessie said...

Giano, sinceramente non so che cos'è la sezione aurea di cui parli.

Lo PseudoSauro said...

Non s'arrabbi o Nessie... il sistema educativo a cui ho accennato era ancora egemone all'epoca in oggetto. Quindi niente "tempi delle caverne": la definizione di Arte che ho dato era quella dell'epoca. E' vero che proprio nel rinascimento nasce la dicotomia di cui si parla, ma l' "Ars" dell'epoca viene piu' correttamente tradotta con "artigianato". Nel senso di "arti e mestieri". Tanto che l'artigiano era il "mastro" (o capobottega), mentre il maestro (nella odierna accezione del termine) era comunque il "magister" e doveva avere un curriculum di studi commisurato al suo rango. Leonardo, pure nella sua genialita', si autodefiniva "homo sanza lettere" e veniva chiamato appunto "mastro". Poi c'erano personalita' che avevano sia preparazione accademica che manuale, cose che la cultura dell'epoca tendeva a mantenere distinte. E questo dura fino a 800 inoltrato.

PS
ho giusto qui il libro nero di una tale...

Nessie said...

Temo che più che pseudosauro sia il caso di definirti moskito-coast. Ma perché vieni sempre qui a "inzigare"? :-) Ce ne sono tanti di blog e di blogger in giro... Tra l'altro molti e molte si lamentano perchè non ti fai più vivo da loro. Vuoi proprio suscitare gelosie tra le esperidi ? :-)
Hai la stoffa del sofista: la verità è quella che riesco a dimostrare, ma non quella che è.
Leonardo si definiva "homo sanza lettere" per puro vezzo. In realtà era perfettamente consapevole del suo essere letterato e scienziato. L'antropocentrismo nasce proprio con lui e con Michelangelo. Tra l'altro scrisse novelle meravigliose anche per l'infanzia. Lo stesso vezzo lo ebbe il Carducci secoli dopo attraverso i suoi cipressetti di Bolgheri ai quali fece dire nella sua poesia Davanti a San Guido: "Noi lo sappiamo, un poveruom tu se'". E' chiaro che questa modestia non ti appartiene. Ti manca un Nobel per averla.

Mefisto said...

Sparo la mia : Arte / Bellezza, o solo arte, se vogliamo.
Cos'è un artista ? Quando si parla di Arte ? Da qualche parte qui ho letto di interpretazione psicanalitica dell'Arte. Sono un grande estimatore di Freud e propenderei per qualcosa di analogo...
Arte è comunicazione. Fra il mio pensiero ed il tuo che ponte può esserci ?
Posso parlare, e tu mi ascolti, posso tracciare dei segni, dei geroglifici, delle lettere, e tu mi leggi. Posso fare disegni, dipinti, sculture, posso suonare uno strumento.
Qual'è il fine di tutto questo ? Trasmettere qualcosa, comunicare, condividere emozioni, esperienze.
Quando un uomo è capace di raggiungere con le sue opere un numero vastissimo di persone, quando è capace di gettare un ponte lunghissimo, che scavalchi differenze etniche, culturali, sociali ed arrivi a toccare corde profonde nell’”altro”, ecco che siamo di fronte ad un artista.
Per sua natura l’Arte volge lo sguardo al Bello, all’Assoluto, all’Universale perchè sono l’oggetto delle speculazioni di qualsiasi uomo, a qualsiasi latitudine e continente, ed epoca appartenga.
In questo slancio senza fine a cogliere quello che definite il Trascendente, sta la grandezza e la dannazione eterna dell’uomo, del filosofo, dell'artista.
L'Arte è solo una delle innumerevoli vie percorse dall'uomo per raggiungere Dio.

marshall said...

Nessie,
fatto!
Ho lasciato alcuni link.

Non mi addentro nella discussione di questo post, in corso fra te e altri blogger (in particolare Sauro), perchè vedo che siete molto più ferrati di me.

A proposito di cloni, ho letto di un paesino della Cina dove gli abitanti sono quasi tutti "clonatori"; nel senso che per qualche dollaro ti rifanno La Gioconda o qualsi altro quadro famoso. E la qualità dell'opera è legata al prezzo che sei disposto a pagare. Ricevono gli ordini via internet e spediscono in tutto il mondo (fonte: L'Impero di Cindia).
Ciao.

Nessie said...

Grazie Marsh, ho letto la risposta. Non sapevo della Bugatti. Consullterò anche quei link che hai messo a disposizione.
Io e il Sauro abbiamo lo stesso difetto "pescino": detestiamo avere torto. Perciò siamo antichi duellanti. Ieri sera però sono stata tossica come una bomboletta di insetticida (antimosquitos), perciò gli chiedo venia. Può pure continuare a prezzemolare..:-).

Aldo said...

Nessie: "Leonardo [...] L'antropocentrismo nasce proprio con lui e con Michelangelo."

Grazie Nessie, ora so dove ha avuto avvio la marea d'antropocentrismo che ci ha portato alla situazione disastrosa nella quale ci troviamo.

Pseudo, è un piacere parlare di musica con te, ma non lo farei qui per non irritare inutilmente Nessie (che avrebbe pure ragione). Se non hai ancora il mio indirizzo e-mail privato e ti interessa discutere di musica, cercalo sulla pagina "Presentazione del sito" di Oilcrash.com/Italia.

Nessie said...

Mefisto, ho letto i saggi sull'Arte, la letteratura e il linguaggio di Freud e sono davvero interessanti.In parte però mi pare siano stati travisati e interpretati in modo riduzionistico. Lui aveva, in realtà, grande rispetto per i veri artisti (fu amico anche di eccellenti scrittori) e spesso vedeva nell'arte delle forme di intuizione geniale che precedono la Scienza.
Direi però che Arte-comunicazione è solo una delle tante interpretazioni. Ce ne sono a miriadi.
Se prendi per buona solo quella, allora arriviamo dritto dritto, non a Dio come mi scrivi in finale, ma ad un altro dio ben più secolarizzato: al mercato e alle sue forme pubblicitarie, ahimé.
E alla figura dell'"operatore culturale" (parola che piace molto ai progressisti)e del "creativo", in luogo dell'Artefice-Artista.

Aldo, ho già detto al Sauro che potete parlare anche di musica (sebbene OT) visto che è un'arte sorella. Un tempo le muse erano nove, del resto.

Mefisto said...

Nessie, per me l'artista è uno che ti fa apprezzare, "riscoprire" (alla Platone), qualcosa di universale, che è in te ed in me ed in ognuno di noi.
Forse lo intrevedi soltanto, dietro una cortina di nebbia, ma è già tanto !
Mi vieni fuori con arte-marketing ? Ok, si vede che non so spiegarmi... hehehe

marshall said...

Nessie,
continuerò a "prezzemolare" perchè mi piacciono e mi divertono le discussioni molto accese (meglio dire schermaglie. Vedi anche Sgarbi-Travaglio, Castelli-Travaglio: vere gag).

Ho inserito il link, e un quadro del Viviani raffigurante il Canale Villoresi in quel di Nova.
Nel link potrai accedere ad alcune delle sue circa 800 opere non ancora del tutto catalogate.
In alcune (Ave Maria) potrai notare l'influenza che Segantini ha avuto su lui, specie nei primi anni del suo lungo percorso artistico.
Una versione del Porto d'Iseo, simile a quella che troverai, l'ha ridipinta per me, su mia commissione.
Ciao.

Nessie said...

Mefisto, il virtuale non è il miglior mezzo per comunicare, evidentemente. Non volevo affatto dire che sei a favore dell'arte-marketing. Volevo semplicemente metterti in guardia con l'eccesso di "comunicazione", con quell'ossessione di voler trasmettere per forza "messaggi", ossessione che uccide buona parte dell'espressività. Del resto il binomio arte-comunicazione è sempre stato un cavallo di battaglia di Umberto Eco e del suo Dams. E sappiamo come è andata...
Molto meglio Platone allora.
E il neoplatonismo che pervase il Rinascimento con Botticelli e i suoi epigoni.

Mefisto said...

Nessie, forse ossessionata dalla comunicazione sei tu... ;) allora, siamo davanti a un quadro. Potrebbe essere una crosta o un capolavoro. Cosa li distingue ? Tecnica ? Certamente, ma rimaniamo alla superficie del problema. Perchè un quadro di Rembrandt o di Caravaggio ti colpiscono più di mille fotografie ? Più che se vedessi l'originale in carne ed ossa ?
Cosa c'è dietro ? Fino a dove ha scavato l'artista ? Fino a dove si è spinto nelle tenebre dell'abisso umano ?
O se leggi Dostoevskij, Kafka, Shakespeare, Omero ?
Ciascuno di loro ti ha rapito, e ti ha portato in territori inesplorati, che non conoscevi e non sospettavi. Ciascuno di loro ti ha fatto percepire un pezzetto della tua anima.
Non esiste la Bellezza in sè, esiste la bellezza che è in te. O l'orrore... ciascuno di noi ha un quadro di Dorian Gray nascosto da qualche parte.
Io la vedo così... sarà magari solo un aspetto, una delle mille facce della verità, ma per carità lasciamo stare Eco.

Nessie said...

Beh, almeno su Eco la vediamo nello stesso modo. Volevo dire un'altra cosa importante. Che "democratizzandosi" e perdendo "aura" e volendo ad ogni costo arrivare a tutti (parlo ovviamente delle ultime correnti della cosiddetta avanguardia e in particolare della pop-art, che come dice la parola vorrebbe essere "arte popolare") in realtà si svalorizza fino a diventare "l'arte del disgusto". Dunque l'età del disgusto è subentrata all'età del gusto. Con a capo Andy Warhol e successivamente, nipotini ed epigoni. Ma questo è un lungo discorso...

Su Bellezza e Orrore e su Dorian Gray, ovviamente sono d'accordo.

Marsh, ho visitato i links. Non è che tutta la produzione di Viviani che vedo mi faccia impazzire. Qualcuno mi piace, altri meno.

Anna said...

Ciao Nessie,
vorrei mandarti un pvt, ma non ho il tuo indirizzo: potresti scrivermelo a questa e-mail:
gimontis[chiocciola]hotmail.it?

Grazie

Anna

Nessie said...

Okay Anna, grazie per l'email. Mi metto in contatto. Che cos'è un pvt? Più sotto nel post dal titolo Maggiolata avevo messo un link sulla Madonnina di Bonaria relativo al tuo blog. Non so se l'avevi visto. Ciao :-)

marshall said...

Nessie,
sono pienamente d'accordo con te. Della sua notevole produzione, 800 o 1000 (nessuno sa ancora esattamente quante siano) salvo solo un'opera su tre, ed in particolare tra quelle del periodo fine anni '40, fino ai primi anni '80, che sono tra le migliori.

Spigolando, trovo interessante la discussione su arte-marketing, e il riferimento ad Eco e il suo Dans. Se poi ci scrivi un saggio "illuminante", su quest'ultima questione, potremmo essertene grati.
Ciao.

Lo PseudoSauro said...

Facciamo le baruffe saurotte?

OT

Senti questa. Stamane a Prima Pagina (Radiotre), conduce la Dominejanni (Manifesto). Nel peana collettivo pro stranieri, ti zompa fuori una signora disperata che si dice "di sinistra" e denuncia il fatto che lei (in quanto italiana) non riesce a fare la badante, pur vivendo in una situazione economica precaria. Dice testualmente "non e' vero che ci sono lavori che gl'italiani non vogliono fare", ma che questi non possono semplicemente competere con gli stranieri. La conduttrice tira via con due parole e passa oltre. Le perorazioni chilometriche vanno solo alle tesi opposte. Piu' chiaro di cosi'. Dalla lotta di classe siamo passati al disprezzo etnico e alla giustificazione per l'esistenza dell' "esercito di riserva". E questi sono i "comunisti". E i "liberali" che dicono? La stessa cosa: "salveremo le colf e i badanti" (stranieri). Non se ne viene fuori.

Buona domenica.

Nessie said...

Però mi fai ridere :-D.

Risposta all'OT.

Ci occuperemo anche di questo. La Carfagna dalle chiappe d'oro, (vedere Der Bild che titola: " die schoenste Ministerin der Welt" qui :http://www.corriere.it/politica/08_maggio_08/bild_carfagna_ministra_bella_f0377032-1d39-11dd-95fc-00144f486ba6.shtml

e qui: http://www.corriere.it/gallery/Politica/vuoto.shtml?2008/05_Maggio/mara_carfagna/1&1

avrebbe chiesto una corsia preferenziale a Maroni per la badanza (che non è una danza che si balla nella latitanza). Maroni (termine che in bolognese sai già che significa) probabilmente folgorato ormonalmente sulla via del "corpo da reato", si è mostrato possibilista. Della serie, SE PO' FA'. E così, rassegnamoci alle "quote rosa della clandestinità" in nome delle impari opportunità.
Buona domenica anche a te. Vai a fare una scarfagn... pardon, scampagnata?

Nessie said...

OT dell'OT: ora che ci penso, non eravamo mica così fuori tema. Da "badante ucraina", a badanti tout court.

Lo PseudoSauro said...

Basterebbe che badassimo a noi stessi invece che agli altri.

Bona la Carfagna, ma somiglia un po' troppo alla menade...

Qui piove, ma la costruzione del Tempio deve procedere comunque. Quindi, coda in spalla e marsch. :-)

Mefisto said...

Riguardo alla "lotta fra badanti" è sempre la solita solfa.
Anche per l'assegnazione delle case popolari, gli "stranieri", solo per il fatto di esserlo, acquistano una caterva di punti, tagliando fuori, di fatto, i nostri connazionali bisognosi.

Nessie said...

Caro Mefisto, come avrai visto nei links appena inviati al Sauro ora abbiamo la velona senza veli Carfagna che si improvvisa reginetta delle badanti.
Prima avevamo il duo Bruttezza Turco-Bindi, sante patrone degli immigrati.
Mo' abbiamo le bellone bonazze, ma il risultato politico non cambia.

Anonymous said...

Aahhhhh, allora non e' successo solo a me di conoscere un tot di signore italiane che per arrotondare la (misera) pensione vorrebbero fare le colf o le badanti, ma ormai l'invasione ucraina/moldava/rumena ha tolto loro ogni possibilita'.

Credevo d'essere scema quando pensavo che questi ci stanno levando il lavoro, e che noi lavoreremmo bene anche senza di loro, invece qualcosa l'avevo azzeccato.

Stella

Vanda said...

Cito Nessie: -A ciascuno la sua Venere. Aspettimaoci quella nera, quella pellerossa, quella cinese, ecc.-

L'hanno gia' fatto con un'altro personaggio famoso: la Madonna.

Josh said...

va bè Vanda, la questione lì è un po' differente...nel caso che citi è stata la cultura popolare, spesso anche semipagana, che ha rivestito per affetto, di panni anche impropri la figura di Maria, creando una marea di figurazioni e devozioni, quasi un altro culto da affiancare a quello ufficiale Trinitario; del resto in quell'ambito, si sa che una parte delle aggiunte della cosiddetta Tradizione confligge con le piane verità delle S. Scritture.

Saul Kripke said...

Son solo di passaggio, ma non potevo non fermarmi per un baciamano alla padrona di casa ed alla mia preferita M.me Lontana, e una cameratesca pacca sulle spalle al Sauro e jetset...
Non vorrei turbare la discussione con un'enciclopedia sull'inopinato divorzio tra trivium e quadrivium avvenuto in epoca romantica e peggiorato in Italia da quei due solenni analfabeti scientifici di Croce e Gentile (il primo più del secondo, e più ottuso anche, ché almeno Gentile lavorò in seguito con Enriques sulla Treccani), oppure sull'estetica della matematica (sic !) e sulla matematica nella musica e nelle arti figurative: come non parlare del solito inflazionato Escher ? E poi Durer, il Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Pierelli, Cagli, Saffaro e decine di altri... ma non vorrei diventare tedioso, il tempo è poco e m'impedisce di approfondire.
Un affettuoso saluto ! Sento la vostra mancanza, ma vi seguo quando posso.

Anonymous said...

Come al solito appena in Italia si fa qualcosa di nuovo, o si reinterpreta qualcosa del passato... Tutti addosso. Personalmente ho trovato l'idea di "incarnare" la Venere molto azzeccata, soprattutto quando abbinata alla celebre frase tratta dall"Idiota". Si', mi vedo la Venere che si reincarna e viene a salvarci, ma voi la delapidate brutalmente! Dolly? Badante ucraina? Io vedo un'idea ardita e un viso di una bellezza disarmante. Questa Venere ha salvato me... Spero salvi anche qualcuno di voi!Ciao a tutti!