28 June 2015

Vendita formaggi a chilometri zero



Sì lo so, c'è l'Isis alle porte con le sue stragi estive sulle spiagge, ci sono  i capi delle comunità islamiche che propongono di requisire le seconde case degli Italiani per metterci dentro gli immigrati, possibilmente della loro religione. La Grecia è di fatto fallita  e i bancomat sono stati prosciugati. A breve arriverà una calura feroce dall'Africa con altre nuove legioni di africani  da sistemare in giro per la Penisola e io di che vi parlo? Di formaggio.
Ma la cosa apparentemente banale, in realtà ha un senso ed è  ad alta valenza simbolica del disastro planetario che stiamo vivendo.
Sei un produttore caseario onesto? Tieni alla qualità dei formaggi che produci? Hai rispetto per il consumatore? Gli affari ti vanno bene per il mondo perché i tuoi prodotti alimentari sono richiesti? Peste ti colga! Questa Europa dallo scolapasta rovesciato in testa, ha deciso di punire la tua onestà e la tua ottima qualità produttiva. Come?

La Commissione europea ha inviato una lettera all’Italia per chiedere la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari, previsto da una legge nazionale che risale al 1974. Per Bruxelles la norma rappresenta una restrizione alla «libera circolazione delle merci». Tradotto, si chiede all’Italia di consentire la produzione di quelli che Coldiretti chiama «formaggi senza latte» ottenuti con la polvere e nello stesso tempo di aprire il nostro mercato ai «formaggi senza latte» provenienti dall’estero che finora non potevano arrivare sulle nostre tavole. In caso contrario il rischio è quello di una procedura di infrazione con le sue conseguenze.  (fonte Corsera)

 Il 28 maggio scorso la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha ricevuto una lettera di costituzione in mora da trasmettere al ministro agli Affari esteri Sì, avete capito bene. In altre parole vogliono formaggi senza latte e  sono pronte altre sanzioni (pecuniarie, of course) se l'Italia non si adegua.

Se producete onestamente prestando attenzione alla qualità, nell'interesse reale del consumatore la Ue vi punirà con una "procedura di infrazione". In altre parole,  altri  quattrini da versare a questo squallido Mattatoio a 12 stelle, dal quale dovremmo saltar fuori di corsa senza neanche pensarci su due volte. Altro che referendum di Tsipras! C'è bisogno di spendere altri quattrini per una consultazione dall'esito incerto,  tenuto conto che anche i referendum vengono manipolati? 

Fuori subito da questa gabbia di pazzi che vuole distruggere l'economia e il commercio reali basati sull'indipendenza e l'autonomia produttiva per creare interdipendenza globale! Autonomia produttiva basata sulla buona qualità, per rifilarci in cambio,  porcherie adulterate, tarocchi alimentari, contraffazioni come la recente fabbrica clandestina del prosciutto polacco che taroccava il  mitico "Parma".  
La questione del  formaggio serve a farci meditare su tutto il resto... Conservare autonomia produttiva dei prodotti caseari con latte fresco appena munto, ingredienti severamente controllati nonché criteri igienici di lavorazione dei nostri caseifici,  va contro il DOGMA eurodemenziale della libera circolazione delle merci, degli uomini e del denaro.

Ovviamente per il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo sono «le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari». Un «attacco» a un altro dei simboli del made in Italy, che nonostante la crisi cresce: le esportazioni di formaggi e latticini sono aumentate in quantità del 9,3% nel primo trimestre del 2015. Ma quel che Moncalvo non dice è che  il TTIP già alle porte,  sta già producendo i suoi effetti nefasti, proprio  a partire dall'eliminazione del nostro nocciolo duro: l' agroalimentare. 

«Bruxelles - contesta Giorgio Apostoli, responsabile del settore Latte di Coldiretti - impone un adeguamento al ribasso dei formaggi e degli yogurt italiani. È vero che esistono i prodotti Dop (ndr: denominazioni di origine protetta) e delle indicazioni geografiche Igp (ndr: delle indicazioni geografiche) , ma costano di più e noi garantiamo la qualità anche ai prodotti comuni».

Pensate un po' che crimine, eh? Produrre prodotti veraci e nostrani comuni e per di più, a prezzi abbordabili. E con latte fresco di mucca le cui stalle sono vicino a casa.

Ci hanno sottratto da tempo il tessile nel quale eravamo dei veri maghi; ci hanno portato via il settore meccanico, termomeccanico, chimico, petrolchimico. Ora ci strappano anche il buon cibo dalla bocca. 

Che dire? Piccoli, medi e grandi produttori caseari, insorgete!
Noi consumatori vi daremo una mano nel boicottare le ciofeche che tenteranno di rifilarci in alternativa ai vostri prodotti.


55 comments:

Massimo said...

Dopo il vino senza uva e la cioccolata senza cacao (e la battaglia della Royal contro Sua Maestà la Nutella) ecco il formaggio senza latte. Adesso mi è più chiaro perchè quando vado in uno dei più rinomati negozi bolognesi per la vendita di formaggi e salumi, ci sono masse di turisti che parlano le loro lingue barbare e che non solo assaggiano e comprano, ma pure fotografano forme e prosciutti. Sì, via da questa unione che sembra la rappresentazione dei peggiori incubi delle società massificate e oppressive del futuro che si leggevano nei romanzi di fantascienza ed ora invece sono realtà.

Anonymous said...

Ciao Nessie
Leggo il tuo post "quasi" fresco fresco di giornata, questa notizia l'ho sentita,casualmente, ieri ed ho fatto un salto virtuale sulla sedia: i formaggi! e poi che altro ancora? Continuo a leggere che "ce lo chiede l'europa", secondo me ce lo chiedono gli usa, e la germania (minuscole intenzionali), guarda caso con il TTIP alle porte. Si parla della Grecia, di Tsipras e del referendum indetto, a parte che ha fatto un discorso alla nazione molto chiaro, bisogna vedere fino a che punto i Greci siano lobotomizzati e che manipolazioni ci potranno essere.
Ma il fatto stesso che si siano precipitati a ritirare i loro quattrini, significa che hanno capito la situazione...mah la vedo comunque brutta, la troika non credo che lascerà che la Grecia molli (rischiando così un effetto domino).
Ammiro Tsipras, ma doveva fare come hanno fatto in Islanda, Ecuador, Argentina, e si, anche l'Ungheria, che ha fatto piazza pulita del FMI.
Beh, chi vivrà vedrà (tanto pr usare un luogo comune).
Ciao Laura

PS OT-Ogni tanto vedo qualche commento a nome di johnny88, e con la stessa foto che metteva johnny accanto al suo nick. Purtroppo, sapendo che johnny non c'è più, mi vien da chiedermi chi possa essere, sua figlia? ma aveva detto di non avere dimestichezza con i blog. Se no, non è un filo di cattivo gusto?

Nessie said...

Noto che piacere che da buon emiliano sei sensibile all'argomento sull'agroalimentare :-). Dov'è quel rinomato negozio di cui parli? In Via D'Azeglio, per caso?

Sì, questo Mattatoio a 12 stelle mostra una vocazione pressoché univoca: la frode, la truffa e la contraffazione. Il "meticciamento" poi è il suo piatto forte: meticciamento etnico, meticciamento sessuale (le politiche LGBT), meticciamento alimentare (latte, vini, cioccolato ecc.), meticciamento agricolo (gli OGM che ci stanno già rifilando).

Altro che INCUBO!

Nessie said...

Rispondo al tuo OT, Laura. No, Johnny 88 non è Johnny Doe e l'avatar è diverso. Johnny Doe aveva un falco.

La mossa successiva di questa pessima e orrida UE sarà il divieto di coltivare ortaggi nei nostri orti e sui terrazzi, perché ci obbligheranno a comprare sementi Monsanto e Syngenta.

Su Tsipras. Non vorrei apparire come l'avvocato del Diavolo, ma io vedo profilarsi un brutto film. Il popolo greco va alle urne il 5 luglio. Gli oligarchi, da sempre padroni della stampaglia, gonfiano una campagna per rimanere nell'euro. Le povere pecore greche (tra un pianto greco e l'altro) votano per la loro malasorte: SI, restiamo nell'euro. Tsipras fa un figurone di "sincero democratico", ma poi tutto resta come prima peggio di prima.

Ovviamente spero di sbagliarmi e che le cose prendano tutt'altra piega.

Huxley said...

Questo è nulla. Vedrete dopo che avranno approvato il TTIP (perchè lo approvano di sicuro). Pollo al cloro, verdura transgenica, medicinali non testati. Per ora attendo sugli scaffali il parmigiano fatto con la soda caustica (mmmmmmmmhh, che bontà)

Anonymous said...

Non per essere pessimisti, ma la pensavo anch'io così, il più delle volte tendo a fare l'avvocato del Diavolo, ed in questo caso il Diavolo è più brutto di come lo si diponge.
Per quanto riguarda l'orticello coltivato a casa, sono mesi che ne parlano, proprio per favorire Monsanto e Syngenta, ma non credo che chi lo fa da sempre di colpo smetta perchè "ce lo chiede l'europa". Credo che per tanta gente l'europa potrà anche andare a farsi fottere (tanto per usare un francesismo). Conosco diverse persone che si coltivano pomodori, zucchine e quant'altro e, credimi, non ci pensano neanche di smantellare il loro orticello.
Laura

Anonymous said...

Ti segnalo questo articolo molto interessante:
http://www.agoravox.it/Grecia-l-inutile-gioco-del-cerino.html
Laura
PS-Ti ringrazio per la risposta al mio OT

Anonymous said...

dopo il vino invecchiato nei trucioli, dopo l'aranciata senza arance, ci mancava solo questa.Mangerei solo formaggio e berrei solo latte,quando sono n vacanza cerco sempre di assaggiare i formaggi locali, a volte mi capita di chiederne il nome e mi sento rispondere nostrano.Non ho idea di quanti nostrani esistano, ma sono tutti diversi.Dove vado in vacanza hanno ripreso ad allevare la Bionda dell'Adamello", una capra che non produce tantissimo latte ma il formaggio che se ne ricava è veramente buono.Questi con la loro mania di omologare tutto(perchè non dai un'occhiata ai sistemi di accreditamento e certificazione e alle norme ISO?) stanno rovinando tutto ed i nostri politicanti dicono sempre sì, picchiateci che ci piace, altroché 50 sfumature di grigio.
Maria Luisa

Nessie said...

Huxley, credo che dovremo tutti quanti prepararci a una RESISTENZA alimentare e a un boicottaggio duro. Anzi, durissimo, perché è proprio sul cibo che si giocherà la partita del futuro. Cibo e acqua. Per cominciare abituiamoci fin d'ora a fare la spesa diretta nelle fattorie a Km zero. Non è fantascienza né fantapolitica se dico che prima o poi diventeranno come le "fabbriche del carbone" ai tempi della Carboneria. Nel senso che la Ue cercherà di metterle fuori legge. Con la DITTATURA non si scherza e non si è mai abbastanza accorti e attenti.

Nessie said...

Laura, ho letto. Come non concordare con Giannuli? Secondo me finora si sono giocati male le loro carte. Avrebbero dovuto minacciare d'uscire e di andare coi BRICS.
A mio avviso Tsipras farà il referendum, vinceranno le forze "masochiste" (quelle delle pecore che si lasciano incaprettare) , e allora il buon Alexis, sarà costretto a dare le dimissioni. La verità
è che non hanno mai detto "fuori dall'Euro", ma hanno debolmente pigolato contro le politiche d'austerità.

Sugli orti. Vorrei ben vedere che il Grande Fratello venisse a spiare anche gli orticelli! Ma il punto non è questo. Se ti incasinano tutto l'ecosistema con gli OGM, se mettono in pericolo le api o se usano le api per asportare in giro prodotti bastardi, ecco fatto che anche l'orticello non serve più a nulla. Pensi che stia fantasticando?

Nessie said...

Maria Luisa, i nostri politicanti sarebbero da passare al plotone di esecuzione per i danni IRREVERSIBILI che stanno procurando a questo paese. E non solo per i prodotti agroalimentari di cui permettono il taroccamento. Ma tutto il resto!

Anonymous said...

Ho visto che sul Corsera hanno fatto un sondaggio dal titolo "Sareste d'accordo se anche in Italia i formaggi si facessero col latte in polvere?"

Il 99% ha votato NO. Scontato l'esito del sondaggio. Cosa pensavano? Che siamo dei fachiri che trangugiano ogni tipo di porcheria ?


http://sonar.corriere.it/sonar/cronaca/2015/06/29/sareste-d-accordo-se-anche-in-italia-i-formaggi-si-facessero-con-il-latte-in-polvere.shtml

Z

Nausicaa said...

Quel che dice Maria Luisa sul vino senz'uva non è così peregrino. Eccone un'altra. Un bel kit per diluire una polverina zuccherata nel vino e diluirne la gradazione alcolica. CE LO DICE L'EUROPA!


http://www.informarexresistere.fr/2015/06/29/il-formaggio-si-fara-senza-latte-ce-lo-chiede-leuropa/

Nessie said...

Z, che bella scoperta che fa il Corriere, eh? Ma è ovvio che più del 99% risponda NO. Chi vuol mangiare formaggio che sa di gomma piuma?

Nausicaa, formaggio senza latte, cioccolata senza cacao, vino con le polverine colorate e zuccherate. MI aspetto l'alchimia eurobabbea del miele senza api.

Aldo said...

In questa porcheria il commercio conta sicuramente, ma altrettanto sicuramente conta non una virgola di meno il rapporto popolazione/territorio estremamente deficitario che ci lega alle importazioni per poter sperare di continuare a "tenere il passo" senza schiattare per fame. Giusto per andare sul sicuro, continuiamo imperterriti a peggiorare quel rapporto importando ulteriori pance da riempire, nell'ordine di diverse milionate ogni pochi anni. Ecco, questa storia del formaggio pare far emergere un'altra ragione per ammazzare un territorio ammassandoci più gente di quella che può sopportare: rendere chi ci vive ricattabile sulla mera sussistenza, facendo in modo che sia sempre più impensabile un progetto d'emergenza basato sull'autosufficienza anche solo alimentare. Come obiettare all'istituzione del TTIP, sapendo che senza il commercio internazionale siamo, letteralmente ed automaticamente, alla fame? Eh, i ricatti...

P.S. In Italia abbiamo latte a sufficienza o in eccesso per fare i nostri bei formaggi solo perché importiamo dall'estero montagne di cereali e mangimi per alimentare il bestiame negli allevamenti intensivi. La cosa non appare in tutta la sua rilevanza solo perché la mole dei movimenti internazionali di merci viene abitualmente indicata in valuta anziché in tonnellate.

Luigi said...

Ehm... temo di avere una cattiva notizia.

Il miele senza api c'è già.

In Cina riescono a sintetizzare un prodotto simile partendo dagli zuccheri del riso; a questa mistura vengono poi aggiunti i pollini via via necessari per simulare le varie qualità (acacia, tiglio, castagno...).

Dopo di che lo trovate in vendita come miele italiano, magari pure da apicoltura biologica; al prezzo conseguente, è ovvio!
Del resto in Cina sono ormai costretti a impollinare gli alberi da frutta a mano, stante la totale scomparsa degli insetti pronubi.

Va da sè che magari poi, all'apicoltore italiano che passa la primavera e l'estate fra le sue api, fanno chiudere tutto perchè il laboratorio di smielatura è alto metri 2,80 invece che 3,00...

Ciao.
Luigi

Nessie said...

Aldo, hai sottolineato un aspetto importantissimo del problema: il rapporto territorio/abitanti. Se è un rapporto equilibrato è più che evidente che bastano le risorse alimentari ed agroalimentari di cui già disponiamo. Se ammassano invece consapevolmente migliaia di altre persone da altri continento, ecco fatto che ci costringono alle importazioni da ogni cantone del Pianeta. E con esse alle frodi, alle ciofeche, ai surrogati, ecc. ecc.

Che gran pezzi di criminali! Costoro hanno in mente solo il profitto immedito e nient'altro.

Nessie said...

Luigi, la realtà supera le fantasie più orrorifiche! Se ho ben capito con le sigle DOP (ndr: denominazioni di origine protetta) e IGP (ndr: delle indicazioni geografiche) , la "qualità" diventerà un optional per chi ha soldi da buttare. A tutto il resto della massa planetaria daranno in pasto prodotti manipolati.

Luigi said...

Temo che sarà peggio, Nessie.
Metteranno il marchio DOP / IGP sui medesimi prodotti manipolati destinati alle masse, e faranno pagare il marchio.
Per la verità succede già.

Un esempio. Moltissimi salumi italiani sono DOP / IGP.
Se però si va a vedere la quantità prodotta, qualcosa non torna; perchè dovremmo avere maiali in ogni angolo libero della penisola, per sostenere una simile produzione.
Allora vuol dire che i maiali arrivano da qualche altra parte...

Altro esempio.
Agli apicoltori non conviene fare miele biologico, perché non c'è convenienza (lasciamo perdere poi il ricarico della GDO, che è un'altra storia...). Come mai? Perchè ci sono tonnellate di miele certificato come biologico, che però costa praticamente come il convenzionale.
Forse perchè di bio ha solo il nome?

Se avete ancora voglia di ascoltare, si potrebbe parlare della salsa di pomodoro cinese che diventa legalmente italiana solo perchè in Italia ha subito una qualche lavorazione (magari di poco o nullo conto, come la variazione del tasso di umidità).

Avendone la possibilità, recuperate il film-documentario "More than honey" di Markus Imhoof.
Io lo vidi a suo tempo al cinema.
Un solo aggettivo basta a definire la realtà che presenta: straziante.

Ciao.
Luigi

Anonymous said...

http://www.italialibri.net/opere/venditagallinekm2.html

E di questa vendita ?

Il sauro

Nessie said...

Luigi, ormai in questo sconquasso planetario bisogna dubitare di tutto. Il WTO ha deciso di favorire i "paesi emergenti", mandando in vacca il commercio e l'agroalimentare italiano. La sottoscritta ad esempio non fa mai la pastasciutta coi pelati in scatola o la salsa in barattoli di vetro. Compro i pomodorini ciliegia, li frullo e me la faccio da me. Tanto per fare un esempio. Se posso, in estate me li coltivo. La stessa cosa che dici è per l'olio. So che molto di questo, proviene dal Marocco, ma ci scrivono sopra l'etichetta "fatto con olive italiane".

Perciò lo compro al frantoio di un mio conoscente. Ma anche lì infiltrano i virus come quella "xylella" con la quale è stato colpito il Salento. Col ciufolo che si tratta di parassiti naturali dell'ulivo:

http://sauraplesio.blogspot.it/2015/05/ogm-e-xilella-fetorlandia-colpisce.html

Nessie said...

Ciao Sauro, tutto bene? :-)

Se devo dirti la verità il titolo del post è una parafrasi del romanzo di Busi, che però non ho mai letto. E mai leggerò, visto che le storie di lesbiche non mi interessano.

Nessie said...

Non è OT. A proposito di consumo abusivo e illegale, i francesi mostrano ancora una volta di avere un po' più di palle del lustrascarpe Renzi. Lo dico a malincuore, ma perfino quel budino di Hollande mostra di sapere il fatto suo, rispetto al tosco Bischeraccio. Leggete qua cosa è successo agli abusivi di UBER a Parigi:

http://www.corriere.it/esteri/15_giugno_29/uber-pop-fermati-dirigenti-filiale-parigi-francia-3eebdb18-1e69-11e5-958d-f9395af606a3.shtml

praticamente, IN GALERA! Bye Bye zio Sam!

Anonymous said...

C'è un altro modo per far diventare un prodotto assolutamente italiano: lo fai arrivare dall'estero, gli fai fare dogana italiana, quindi lo nazionalizzi e voilà! hai il prodotto italiano, e senza nessuna ulteriore lavorazione. Credimi, è semplice, una volta che hai sdoganato la merce e pagato l'iva, a chi vuoi che gliene freghi di cosa c'è scritto? Io mi occupo di import-export (campo tutt'altro che alimentare, ma credo che le cose funzionino così per tutto), sempre che per quanto riguarda gli alimentari non ci siano restrizioni o leggi speciali.
Per quanto riguarda la Grecia, volevo scrivertelo oggi, ma sono convinta che vinceranno i SI, mi spiace perchè poteva essere un inizio dalla liberazione dal giogo UE, ma secondo me i greci hanno paura, ormai sono abituati da anni, anche se qualcuno agogna ancora la sua amata Dracma (come io la cara e vecchia Lira).
Laura

Anonymous said...

Per il commento precedente, questo vale se non sono richiesti altri certificati (e, volendo, ce ne sono tanti) altrimenti il discorso cambia.
Laura

Nessie said...

Certo che è facile la contraffazione della provenienza. Pensa alla Barilla che è una multinazionale ("Dove c'è Barilla c'è casa") . Dove credi che lo pigli tutto quel grano? Qualcuno si illude per caso che sia tutto frumento italiano?

Per ciò che concerne il referendum di Tsipras sul blog di Foa ho preso questo commento (che stra-condivido) di un tal Soldati:

"Il NON-SENSE del referendum Greco. Un politico democraticamente eletto (Tsipras) per fare gli interessi del suo popolo, che indice un referendum per chiedere al suo popolo se vuole accettare o meno il diktat della troika è come una guida alpina che chiede al cliente che via prendere per giungere alla cima...un popolo perennemente disinformato su cosa sia l'euro e la UE non potrà mai fare la giusta scelta. Un capo politico che non sa scegliere cosa sia giusto per il suo popolo è tanto inutile quanto una guida che non sa assistere un suo cliente. In caso di referendum, vinceranno quelli che accetteranno il diktat europeo..."

Anonymous said...

Infatti, è proprio sulla disinformazione che puntano. Del resto se da noi si facesse (per ipotesi assurda) un referendum del genere, la risposta sarebbe scontata.
Laura

Nessie said...

Un vero leader spinge il suo gregge oltre il ponte. Non chiede alle pecore: "Volete passare di lì?".

Altrimenti non è un leader ed è bene che vada per funghi.

Anonymous said...

Mi sorge il dubbio che il buon Alexis, non sapendo che pesci pigliare, o avendo paura di decidere, abbia lanciato la palla alla popolazione, della serie: decidete voi, io non so cosa fare (così in ogni caso la responsabilità è vostra).
Laura

Nessie said...

Dubbio più che legittimo!

Certo che parlare di formaggio e di Tsipras, è davvero un insolito accostamento :-)

Anonymous said...

A parte Tsipras, il formaggio greco (la feta) a me piace moltissimo!
Laura

Nessie said...

Devo dire che piace anche a me. In particolare la Greek salad mista con pezzi di feta.

POi anche gli yougurt. Mi piacciono anche i formaggi francesi come il Camembert e il Roquefort. Quelli di chèvre. Ma in quanto a formaggi, siamo messi benissimo pure noi. Mi piace il pecorino di Pienza, il sardo, lo Zola dolce e piccante, i vari tipi di caprini, le mozzarelle, le provole. Ma anche quelli di montagna non sono male: Asiago, Carnia, Fontina valdostana. Insomma ovunque ti giri c'è un formaggio "nostrano" fatto con latte fresco di mucca o di pecora o capra.

Anonymous said...

Vero, quindi all'argomento "formaggi" bene o male ci si è arrivati :-)
Io ultimamente ho ridotto i formaggi (colesterolo), ma adoro il gorgonzola, il parmigiano e le tome biellesi, oltre all'asiago, il montecorna ecc.
Laura

Nessie said...

Mah, anche la faccenda del colesterolo andrebbe rivista. Prima si ululava al rischio "infarti" se ti beccavano il colesterolo a 250 e giù impasticcamenti con blister di statine.
Avevi letto questo pezzo sui danni provocati dalle statine? C'è da rabbrividire...


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12384

della serie, quando il rimedio è anche peggio del male. Temo che il colesterolo sia un altro di quegli "al lupo al lupo", per venderti statine a gogò.

Aldo said...

Sulle "italianizzazioni" dei prodotti esteri, una testimonianza (per forza di cose non circostanziata: se volete credetemi, se no, no).

Ho conoscenza diretta d'una relativamente piccola ditta che fino a una ventina d'anni fa è stata produttrice di gioielleria "made in Italy" d'alto livello. Da allora, si è "liberata" di praticamente tutto il personale di produzione (conservando esclusivamente il personale d'ufficio e sei persone per le operazioni di adattamento, lucidatura e preparazione dei campionari), ha aperto filiali su prestanome in Cina, importa i gioielli da laggiù, modifica la punzonatura, in qualche caso sostituisce le pietre (conviene importare i gioielli con pietre di valore pressoché nullo) e li vende come "made in Italy" prodotti dalla stessa ditta di prima.

Altra testimonianza diretta: un mio conoscente, ora caduto in disgrazia perché troppo "disinvolto", ha lavorato per una decina d'anni per conto d'un noto marchio italiano nel campo della moda per il quale produceva gioielleria in argento e acciao. Anch'egli in Cina (laggiù aveva una cinquantina di dipendenti). Importazione, un rapido giochetto con i marchi e... voilà, la chincaglieria diventa "gioielleria in argento e acciaio" rigorosamente made in Italy e di gran prestigio (e prezzo). Pure in questo caso non cito dati più precisi perché le querele costano e io non sono Don Chisciotte.

Per gli alimentari non cambia nulla, anche se le leggi (forse) sono più "severe" sulla carta. Date le "opportune" triangolazioni, persone con sufficiente pelo sullo stomaco possono nei fatti eludere, aggirare, piegare leggi e controlli per fare qualsiasi cosa. Per uno al quale le cose vanno male, esistono dieci ai quali le cose vanno bene; e anche quell'uno, dopo aver incassato per anni e aver stornato gli utili su prestanome a destra e a manca, conviene sorbirsi una condanna che sicuramente non controbilancia il profitto acquisito. Non credo di aver scritto niente che non sappiate già.

Nessie said...

Potevo immaginarmelo, ma non così nel dettaglio. Siamo ingannati dalla mattina alla sera.

Anonymous said...

Post e commenti interessantissimi, grazie Nessie e grazie a tutti.
Parentesi iniziale, resto convinto come ti avevo scritto, non che "requisiranno le case agli italiani" come vuole l'islamico (costituzionalmente impossibile per ora) ma che obbligheranno invece alla "concessione di locazione temporanea" tutti coloro che hanno una casa sfitta da X anni eccetera, pena massimizzazione inumana delle tasse di possesso (e questo è costituzionalmente e legalmente più fattibile).
Chiusa parentesi OT, per quello,che riguarda il tema del post, avete già scritto tutto, naturalmente la situazione non può che peggiorare. Resto saldo sulla mia convinzione: tra pochissimo tempo scrivere "prodotto in Italia" o "made in Italy" su qualsiasi alimento o derivato sarà vietato per legge.
L'obbligo sarà di scrivere "made in E.U." in modo da non distinguere tra "risorse" alimentari rumene, italiane o turche (prossimamente).
Ciao Woody

Nessie said...

Grazie Woody. A pensarci bene fanno coi prodotti (alimentari e non) la stessa cosa che fanno col popolo italiano: il meticciato. Sarà proibito dire e scrivere un autentico "made in Italy", così come parleranno di "nuovi italiani". E guai a chi fa la differenza fra "nativi" per ius sanguinis, e quelli "di importazione" (ius soli). Che bel casino! E pensano che ci adatteremo di buon grado a tutto questo mattatoio?

Anonymous said...

non so se la normativa sia cambiata ma sull'olio extravergine c'è scritto :prodotto che gode l contributo UE.E tante, molte volte anche se made in Italy vengono usate olive marocchine.Mi era venuta voglia di farmi il formaggio da sola, quello semplice seplice...ma se mi vendono latte in polvere rigenerato?
Maria Luisa

Nessie said...

Io il latte lo compro in fattoria, quella stessa che poi fornisce la centrale del latte di Va. E lì vendono pure i prodotti caseari locali.

Aldo said...

Il problema non è se sulle cose che compriamo c'è o non c'è scritto Made in Italy, il problema è se quella scritta corrisponde o non corrisponde alla realtà. Come ho già scritto, conosco personalmente alcuni casi nei quali lo scritto è una cosa, la realtà un'altra. Tutto a norma di legge, temo. Oppure a norma di controllore cieco, il che per chi compra non cambia nulla. Ah, ricordare il detto il pesce puzza dalla testa, perché vale anche in questo caso. Mia "moglie" ha fatto la pescivendola per un anno in un supermercato di zona; gli ordini superiori imponevano (quando la testa del pesce denunciava l'insalubrità e la conseguente invendibilità) di decapitare, fare a pezzi e rivendere come "pesce per zuppa" preconfezionato. Così, tanto per mettere un po' di sale sulle ferite. Ah, e in quel caso il Made in Italy o Made Wherever You Like non c'entrava per nulla.

habsburgicus said...

bisognerebbe applicare, nei confronti degli eurocrati e delle loro demenziali direttive, il noto slogan “una risata vi seppellirà” (sessantottino, dunque non si lamentino :D) e ignorare le loro follie….bisognerebbe…ma ci vorrebbe una classe politica degna di questo nome, di cui siano privi da decenni !

Nessie said...

Aldo, allora sarai informato sulla porcheria del pangasio, pesce allevato tra i liquami del fiume Mecong. Mica per niente... vietano la frittura di paranza sul Mediterraneo e fanno un mazzo grosso così ai nostri pescatori se pescano gamberetti, "gianchetti", triglette, paranza varia, per poi consentire un pesciaccio che si nutre di liquami:


http://sauraplesio.blogspot.it/2012/03/la-ue-contro-la-paranza-di-montlabano.html

Come ho già detto, non occorre nessun referendum (vuoi o non vuoi restare nell'Euro); bisogna schizzar fuori al più presto da questo manicomio, e basta.

Nessie said...

Habsuburgicus, perdona la mia franchezza ma trovo altrettanto demenziale anche lo slogan sessantottaro. Se aspettiamo di seppellirli con le sole risate, è il caso di dire,

aspetta e spera....

Nessie said...

PS: Tra l'altro la commissaria Ue alla pesca (un'altra non eletta a nome Damanaki ) si preoccupa delle pessime abitudini di mangiare il novellame ittico dei paesi mediterranei; ma come greca dovrebbe preoccuparsi di un paese in ginoccchio a causa della Troika dove continuano a far sbarcare africani e asiatici. A fare che? Non ne hanno manco per loro:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-03-21/commissario-montalbano-guerra-europea-120330.shtml?uuid=Abp7woBF

Anonymous said...

Aldo, quello che scrivi è vero, visto che si tratta di esperienze dirette (e anch'io ne avrei da raccontare), ma non diventa statistica, non diventa legge di natura.
Io non aderisco a questo cupio dissolvi: non possiamo pensare che tutto sia truffa, che tutto sia raggiro, non ce lo meritiamo e per quello che conosco io del settore agroalimentare NON E' SEMPRE COSI'.
Tu la vedi dal punto di vista del consumatore, come tutti siamo, ed in effetti tante occasioni ci portano a dubitare della buona fede e dell'onestà dei nostri fornitori. Non posso negarlo.
Io la vedo però anche dalla parte del produttore, e ti posso assicurare che conosco artigiani onesti e agricoltori e coltivatori onesti che rispettano TUTTE le norme di legge, per quanto vessatorie e complesse, e producono prodotti rigorosamente made in Italy che esportano con successo.
Di questi dobbiamo essere orgogliosi e dobbiamo cercare di combattere in tutti i modi la tendenza alla massificazione e all'anonimato totale, solo questo volevo dire precedentemente.
Ciao Woody

Nessie said...

@ Woody .Ma certo che ci sono produttori onesti e imprenditori dell'agroalimentare che tengono alta la nostra bandiera della qualità nonostante norme schifosamente vessatorie. Ed è altresì vero che, come dici, "dobbiamo essere orgogliosi e dobbiamo cercare di combattere in tutti i modi la tendenza alla massificazione e all'anonimato totale".

Non per nulla e non a caso esiste il fenomeno dell'Italian Sounding e tutti ci scopiazzano grottescamente, a partire dai nomi. Gli US producono il Parmesan, in Brasile spopola il Parmesao, in Argentina il Regianito, solo per citarne alcune bufale. Il Barolo diventa Barollo e mi pare che pure il Lambrusco venga scopiazzato in California. O anche il Brunello di Montalcino che diventa Monticino:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-05-05/il-bel-paese-tavola-falsi-miti-e-italian-sounding-122732.shtml?uuid=ABJp7pFB

Aldo said...

Woody, lungi da me l'idea di passare dall'osservazione dei dati di fatto all'accettazione del peggio perché "tanto ormai...". Sicuramente ci sono in giro persone corrette, in ogni ambito (ma non ad ogni livello -- solo ai livelli bassi, ché per arrivare a certe altezze occorrono caratteristiche di amoralità ben precise). Il problema è che quelle persone sono minoranza e sono divise, non fanno "rete".

Un'altra cosa mi piace poco, anche se non dubito delle buone intenzioni con le quali l'hai scritta: "producono prodotti rigorosamente made in Italy che esportano con successo". Con questa frase, involontariamente, hai ripreso il concetto del bilancio importazione/esportazione in valuta anziché in tonnellaggio al quale facevo riferimento poco sopra: importiamo tonnellate di immondizia con valore unitario basso, ne ingozziamo le nostre "masse" (noi stessi), ed esportiamo qualche chilo di merci di pregio con valore unitario elevato a beneficio dei soloni in giro per il mondo. Non mi sembra granché equo. A noi, collettivamente, il formaggio "in polvere", affinché si possa sgobbare per vendere a qualche miliardario cinese o russo o statunitense o arabo o tedesco o quel che ti pare il parmigiano per condirsi la pasta di quel pastificio artigianale esclusivo che lavora varietà di frumento di nicchia semiestinte impastandole con acqua delle fonti di qualche ruscello (privato) toscano.
Mi si dirà che è sempre stato così, ed è sicuramente vero. La mia replica è che è sempre stata una schifezza.

Nessie said...

Scusa ma non concordo con questo trucido pessimismo e con queste generalizzazioni, Aldo. E non è vero che "è sempre stato così". Nel caso, le nostre battaglie contro questa Europa non servirebbero a un bel nulla. Intanto "è sempre stato così". No, non è con questi argomenti che se ne viene fuori.

C'è stato un prima della Ue e un dopo la Ue e confondere il tutto non è proficuo.

Aldo said...

Bene! Non credere di farmi un dispiacere attestando che non è sempre stato così. Speravo di sentirmelo dire. Ora occorre trovare il modo per ingranare la retromarcia e uscire dal pantano. Per riuscirci, però, occorre prima alleggerire ben bene il carico dell'auto (ovvero trovare il modo di liberarsi di un bel po' di "indesiderati") il che implica per prima cosa liberarsi di coloro che, al contrario, continuano a far salire gente.

Nessie said...

Aldo, su questo sfondi una porta spalancata. Ma chi lo farà? E' la solita storia del consiglio dei topi che dovevano mettere il campanello al gattone addormentato. Tutti d'accordo, ma poi nessun topo osò mettere il fatidico campanello al gatto.

Poi c'è da dire che nessuno, prima della "cura" ci rompeva gli zebedei con la storia del diametro delle zucchine e delle melanzane. Nessuno prima della "cura" ci obbligava a buttare al macero quintali e quintali di arance e a buttar via ettolitri di latte per importare in cambio polverine di "non latte".

Anonymous said...

Nessie
questo è assolutamente OT, ma è da vedere! (e da imparare)
Laura
http://www.attivo.tv/play/player/4/7456.html

Nessie said...

Non basterebbero i cassonetti. E anche i rifiuti da buttarci sopra.

Anonymous said...

se non ricordo male lo hanno fatto anche con le calzature impedendo l'utilizzo di una colla italiana accusandola di tossicità e costringendoci a usare una colla piu scadente e invadendo il mercato di made in china che usava appunto la nuova colla imposta. e poi col cioccolato impedendo l'utilizzo del caca vero e proprio e costringendo all'uso del burro di cacao. e l'industria del cioccolato italiano e scaduta con le altre.

Gimsy

Nessie said...

Gimsy, impediscono materiali giudicati "dubbi" per poi avere mano libera di introdurre vere e proprie frodi su larga scala. E non solo alimentari.

Per non parlare degli ottimi setifici di Como costretti alla chiusura o alla delocazione, per importare setaccia rigenerata dalla Cina. O i migliori lanifici del vicentino, per importare lana scadentissima che fa subito i buchi (mi è capitato con un pull over made in Madagascar).