21 April 2012

Il filosofo e la politica: su Monti lo stalinista amerikano




Pubblico questo importante analisi del filosofo antimondialista Costanzo Preve sul golpe che ha portato al governo Monti e sulle sue intenzioni di smantellare pezzo per pezzo l'Italia, dal titolo Monti, lo stalinista americano che devasterà l'Itali:

1) deindustrializza e smantella la piccola  e media impresa
2) toglie certezze dall'oggi al domani su stipendi, salari e pensioni
3) ha una pessima politica estera (il caso dei due marò e degli ostaggi)
4) accelera sul piano del NWO (carceri da svuotare, diritti  di ius soli agli immigrati, coppie gay  ecc)
5) tassa praticamente tutto: conti correnti, maggiorazioni nelle bollette, accise, generi di prima necessità come cibo ecc.
6) aumenta pesantemente  l'IVA
7) mette una tassa iniqua espropriativa sulla casa,  detta IMU che nei fatti raddoppia la vecchia ICI
8) ha costruito una rete asfissiante e paranoica di spionaggio, controllo fiscale, tracciabilità con strumenti di oppressione tributaria (Serpico, Equitalia, rastrellamento del contante ecc.)
Purtroppo con un siffatto governo siamo in terra incognita e non sappiamo come ne usciremo vivi.

I colpi di Stato? Oggi non si fanno più coi carri armati, ma con un'abile gestione extraparlamentare di magistrati, giornalisti ed economisti. «È il post-moderno, bellezza!», ironizza il filosofo Costanzo Preve, che denuncia due golpe: «Quello di Monti del 2011 non è il primo ma il secondo, dopo quello di Mani Pulite del 1992», un "colpo di stato giudiziario" per abbattere il sistema partitico della Prima Repubblica, «non certo più corrotto di quello venuto dopo, ma pur sempre garante di un certo assistenzialismo sociale e di una sovranità monetaria dello Stato nazionale, sia pure all'interno dello schieramento post-bellico americano». Stavolta non c'è stato neppure bisogno di manette: «Sono bastati i mercati internazionali e soprattutto la regia di Napolitano, il rinnegato ex-comunista passato al servizio degli americani».

Già nel '92, aggiunge Preve nel suo dialogo con Luigi Tedeschi sulla "mutazione antropologica degli italiani" pubblicato da Arianna editrice e ripreso da "Megachip", era stato decisivo l'ex Pci nell'assestare il "colpo di Stato giudiziario extraparlamentare", Stessi attori, sempre in prima linea: «Allora per odio verso Craxi, oggi per odio verso Berlusconi, entrambi già largamente indeboliti e delegittimati da asfissianti campagne di stampa». Orfani di Berlinguer, quelli che Preve chiama "rinnegati" si trovavano «improvvisamente privi di qualunque legittimazione storico-politica, ma ancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa politologica». I seguaci identitari «furono prima fanatizzati contro Craxi (il corrottone, il porcone, il maialone), e poi contro Berlusconi (il nano di Arcore, il puttaniere, il crapulone)». L'eterogenesi dei fini, segnalata da Vico, si è sposata con l'astuzia della ragione storica teorizzata da Hegel.

«La politica non è stata sconfitta solo nel 2011, perché era già stata sconfitta nel 1992», aggiunge Preve. Inoltre, l'Italia nel 2011 non è stata sconfitta solo una volta, ma due: la prima volta in Libia, dove «è stata costretta dalla Nato a fare una guerra contro i più elementari interessi nazionali ed economici, con barbarico linciaggio finale del nazionalista panarabo nasseriano Gheddafi, trasformato in feroce dittatore dai gestori simbolici monopolisti dei cosiddetti "diritti umani"». La seconda volta appunto a Roma, con il commissariamento diretto del suo governo. Destra e sinistra? Ormai sono solo «segnali stradali e simboli di costume extra-politico». Esempio: «La sinistra vota il transessuale Luxuria, mentre la destra non lo voterebbe mai». Dicotomia ormai inesistente, eppure «continuamente reimposta, per motivi di tifo sportivo, dal ceto intellettuale».

Pura manipolazione simbolica, dice Preve, dotata di un potere inerziale ancora forte anche se non più fondato sulla realtà. «Quando Bobbio difese la dicotomia, sostenendo che la sinistra era egualitaria e la destra anti-egualitaria, descriveva uno scenario sorpassato, perché questo scenario presupponeva la sovranità monetaria dello Stato nazionale e delle scelte politiche alternative di redistribuzione dal reddito». Ora questo scenario non esiste più. Ad al suo posto, ci sono solo «questioni di gusto estetico e di snobismo culturale». La classe politica ? «Si è allineata a Monti non per responsabilità, ma proprio per il suo contrario, per deresponsabilizzazione». I politici, «ricattati dalle polemiche contro la "casta" e inseguiti dalle plebi furiose per i loro privilegi alla mensa semigratuita di Montecitorio», si sono «consegnati ad una "giunta di economisti" per cercare di zittire, almeno provvisoriamente, il linciaggio mediatico».

Quello di Monti? Un ben strano liberalismo, perché il fondamento del liberalismo nella sua moderna forma liberaldemocratica è la volontà popolare espressa da un corpo elettorale sovrano, laddove il caso della Grecia, ma anche quello della giunta Monti, ci mostra l'esatto contrario. «Nel Medioevo c'erano i Re Taumaturghi. Ma oggi il medioevo è finito, e ci sono gli Economisti Taumaturghi». Il modello capitalistico di Smith ed il modello comunista di Marx, ricorda Preve, avrebbero entrambi dovuto funzionare senza Stato, o con uno "Stato minimo" tendente verso lo zero. «Pura utopia modellistica astratta». In realtà, il comunismo di Marx nel '900 «funzionò unicamente con lo Stato, anzi con uno stato autoritario di partito monopolista del potere, dell'economia e della cultura». Idem il capitalismo di Locke e di Smith: «Funzionò unicamente incrementando il dirigismo statale al servizio dell'accumulazione capitalistica».

Poteva andare diversamente? No, perché «un mercato puro, senza intervento riequilibratore di un potere statale, getterebbe nella miseria più nera la stragrande maggioranza della popolazione». Finché sono ancora in funzione le solidarietà comunitarie pre-capitalistiche (famiglia, tribù), c'è ancora riparo, ma con la generalizzazione dell'individualismo anomico ci sarebbe solo la guerra di tutti contro tutti, come mostra il tragico esempio della Grecia di oggi. «E' dunque del tutto triste, ma anche fisiologico, che al bel comunismo utopico ma inapplicabile di Marx succeda il comunismo autoritario ma "realistico" di Lenin e di Stalin. Ed è pertanto fisiologico che al capitalismo utopico di Locke e di Smith succeda il capitalismo oligarchico ma "realistico", di Draghi e di Monti».

La «dittatura oligarchica dei mercati di Draghi e di Monti» è fuori dal liberismo che si studia nelle università: «Si tratta di uno scenario completamente nuovo, di un capitalismo assoluto o "speculativo"». Potremo difenderci da questa sorta di "stalinismo occidentale"? Non nel breve periodo, dice Preve: «Non possiamo aspettarci a breve termine un risveglio di coscienza e di conoscenza: troppo forti sono le forze inerziali della simulazione destra-sinistra, dell'identitarismo di partito di origine Pci, dell'antifascismo in assenza di fascismo e dell'anticomunismo in assenza di comunismo, oltre alle cantilene del politicamente corretto». Per il filosofo, «questa dittatura dei mercati è ancora relativamente nuova ed inedita, ed é normale che in questo momento domini la paura ed il ricatto del mancato pagamento dei salari e delle pensioni». La realtà? «Siamo appena all'inizio del "tempo di cottura" che la storia ci prepara: la ricetta vuole il suo tempo».

Monti coltiva un disegno pericoloso: «Vuole attuare un progetto di ingegneria antropologica tipica del fanatico liberista che è». Mettendosi consapevolmente sulla scia di chi ha definito i giovani "bamboccioni" e "sfigati", e non vittime di un ignobile sistema di lavoro flessibile e precario, Monti vorrebbe una sorta di artificiale anglosassonizzazione forzata della figura storica dell'italiano. «Come tutti gli economisti professionali, egli è probabilmente del tutto ignaro di storia e di filosofia, che ha certamente abbandonato con la fine degli studi liceali» e quindi sembra non sapere che l'utopia dell'uomo "nuovo", dell'uomo rinato, «non nasce affatto con l'ingegneria economica oligarchica neo-liberale e le sue ignobili porcherie sul "lavoro fisso noioso", la cui oscenità raggiunge quella di chi mette un affamato in guardia contro i pericoli dell'obesità e del colesterolo».

Stalin fu un grande sostenitore della "creazione sovietica dell'uomo nuovo": «Ne abbiamo visto le conseguenze a medio termine, poco più di mezzo secolo». Il progetto di "americanizzazione antropologica forzata dagli italiani", iniziata sul piano del costume con la sconfitta militare del 1945 «addossata al solo fascismo», secondo Preve «solo ora, nel 2012, può realmente dispiegarsi senza ostacoli, con l'integrazione completa in questo progetto del ceto politico e del clero intellettuale, giornalistico ed universitario». Monti sembra "l'uomo dei tedeschi", perché da essi mutua la politica recessiva e l'ossessione anti-keynesiana del pareggio del bilancio, ma in realtà è "l'uomo degli americani": «Si è creduto a lungo che una Europa unificata dall'euro potesse in prospettiva fare da contraltare strategico all'arroganza unipolare degli Usa, e con questo argomento l'unità europea fu "venduta" alla sinistra ed al suo variopinto circo intellettuale».

La tradizionale disattenzione degli italiani per la politica estera, «tipica di un paese privo di sovranità politica e militare», ha fatto sì che passassero praticamente inosservate le nomine dei nuovi ministri degli esteri e della difesa, «un diplomatico di carriera amico della Clinton ed un ammiraglio bombardatore in Afghanistan per conto della Nato». I due personaggi che hanno sostituito «i precedenti pittoreschi berlusconiani Frattini e La Russa», in realtà sono «servi degli Usa al cento per cento». Berlusconi? Non poteva certo piacere a Washington: non solo per il suo «stile di vita immorale di puttaniere, improponibile all'ipocrita puritanesimo Usa», ma soprattutto per i suoi "giri di valzer" con Gheddafi e con Putin, «fatti non certo per ragioni politiche o geopolitiche, ma per il vecchio fiuto del faccendiere e del venditore "chiavi in mano"». E ora, eccoci serviti. «Sono ottimista sulla nascita di anticorpi di resistenza – conclude Preve – ma ci vorrà sicuramente del tempo: probabilmente, molto più tempo di quello che resta alla nostra generazione».


20 comments:

roby said...

Mi pare importantissima la conclusione che sia il socialismo che il liberismo hanno bisogno di impossessarsi degli apparati dello stato per poter esercitare i loro dogmi.
Quanto alla conclusione di Preve che non basterà la sua generazione per veder saltare per aria questo totalitarismo è il caso di dire come la canzone dei Nomadi "ma noi non ci saremo". Buona giornata

Nessie said...

Be' Roby, Preve è così anzianotto da pensare che nel giro di poco, ci potrebbe essere un cambio di rotta e che il gioco di questo sacerdote della doxa monetaria al servizio Goldman, sia così pericoloso da ritorcersi contro se stesso. Una cosa è certa, se ci sarà una rivolta, non partirà dal nostro Paese e noi andremo semplicemente a rimorchio di qualcuno più coraggioso di noi.

Come si dice, sarà sempre meglio di niente.

Josh said...

purtroppo è tutto vero....
del post sottoscrivo anche le virgole

Nessie said...

Importante l'ossimoro dello stalinismo amerikano, Josh. E importante sottolineare ai liberisti de noantri che non è vero che col liberismo sparisce lo stato. Anzi, le lobby e i poteri oligarchici finanziari hanno più che mai bisogno della macchina dello Stato per poter espletare le loro funzioni di rapina e di predazione. Ma vallo a far capire in giro ai seguaci delle varie scuole neoliberiste.

Nessie said...

PS: Tutti quei liberisti che dicono "privato è bello e meno stato", in realtà ignorano che per poter fare i comodacci "privati" loro devono impadronirsi dell'apparato statale come i pirati si impadroniscono della nave.

Huxley said...

Suvvia che paroloni,stalinista; in fondo si tratta solo di ingegneria sociale ed economica. Basta guardare ai casi storici precedenti, come i kulaki in URSS o i cambogiani per capire quali enormi benefici porterà il 'nuovo italiano' vagheggiato dall'androide surgelato.

Nessie said...

Huxley, il termine non è sbagliato a causa del suo dirigismo impositivo e statalista. Attraverso lo stato ci impone il rastrellamento (mai parola fu più adatta) del contante. Attraverso lo stato ci impone un serratissimo controllo fiscale (Serpico ecc.).

Attraverso lo stato rastrella l'IMU e impone un riaccatastamento degli immobili assai gradito alle banche. Siamo in dittatura, ma dato che quella mussoliniana era nazionalista e assistenziale( l'IRI, le FS, le bonifiche delle paludi, la nascita di Cinecittà ecc.) non possiamo che prendere per paragone Stalin e uno stalinismo occidentale. IO la vedo come Preve. Ovviamente a differenza del compagno Joseph, ci sono dietro gli interessi bancari e oligarchici da tutelare, problema che non si poneva nell'Urss.

Huxley said...

Nessie, come avrai sicuramente capito, il mio commento era volutamente sarcastico. Quando si vuole adattare una società a rigidi (e teorici) modelli studiati a tavolino, i risultati sono sempre drammatici.

Nessie said...

OT: HUx, leggi un po' qui che succede nella città dell'illustre sacro Monti:


http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/attentato-alla-costituzione-avvocato-varese-denuncia-napolitano-procedura-nomina/206018/

L'avv. Gianfranco Orelli, un principe del foro, lo ha denunciato insieme a Napolitano e a messere Bunga, per attentato alla Costituzione.

aladino said...

Questo mr. Preve sarà un anzianotto ma, ha idee precise che condivido. Il problema resta, in quanto gli italiani sono diventati flaccidi, non reagiscono più. Devo dare ragione a chi pensa che, al massimo, possiamo andare a traino. Speriamo che il cavallo sia un purosangue e non uno dei soliti brocchi seduti in parlamento. ciaooooo.

johnny doe said...

Pure io un mese fa ho pubblicato l'articolo di Preve,quindi no posso che apprezzare una sua rivisitazione.
Cara Nessie,a rileggerlo non ci si crede dove siam finiti!

Anonymous said...

Hai proposto un'analisi impressionante. Purtroppo credo sia vera la conclusione: se ci sarà un riscatto non sarà qui nè in questo tempo.
Ancor più che stalinismo sembrerebbe nazi-liberismo che non ammette dissensi. Con tanto di dottor Mengele all'opera.
Scarth

Nessie said...

Johnny, sì ricordo e hai fatto bene. Non ci si crede ancora dove siamo finiti, ma è bene svegliarci quanto prima da questo incubo, sennò chissà come e dove finiremo.

Aladino, la storia insegna che l'indipendenza non te la regala mai nessuno.

Nessie said...

Scarth, pur nelle sue aberrazioni il nazismo nacque per combattere l'usura; fu ferocemente repressivo e liberticida , ma non fu espropriatore di beni nei confronti del popoolo tedesco.

Te la ricordi la scena del dott. Zivago in cui si trovarono perfino la loro modesta abitazione di campagna sigillata con tanto di assi e chiodi col proclama che dichiarava che era diventata proprietà dei Soviet?
Sono esempi che fanno riflettere.
Beh, quelli erano i Befera di allora.
Ergo il raffronto di Preve con lo stalinismo e il leninismo è più che corretto.

Nessie said...

In ogni caso, Preve sa che nemmeno lo stalinismo è un esempio del tutto calzante, poiché quello almeno era ferocemente nazionalista. Stalin non pretendeva esportarlo in giro per il mondo.
In questo totalitarismo invece, le nazioni saltano come birilli e questo modello disastroso pretenderebbe essere esportato in giro per i "non stati" PIIGS.

Hesperia said...

OT: Johnny, Dionisio sul blog Il Giardino aspettava un tuo commento su Landolfi e ha chiesto di te, dato che sa che sei suo estimatore.

Sareth said...

mi piace l'analisi. spero come l'autore che gli anticorpi si "faccino" vedere presto, nonostante tentino con ogni mezzo di impedire una sana informazione.

Huxley said...

Ecco le cifre dell'usura:

http://crisis.blogosfere.it/2012/04/debito-pubblico-italia-labbiamo-gia-pagato-conti-alla-mano.html

Ciò che a basso livello viene definito pizzo e estorsione, ad alto livello si definisce finanza.

Nessie said...

Anch'io Sareth.

Huxley, ottimi e indicativi dati. La Billi fa sempre post interessanti. Grazie!

johnny doe said...

Infatti Nessie....la libertà ha un prezzo,non te la regala nessuno...se sei disposto a pagarlo bene,altrimenti ciccia...aveva ragione Longanesi,non e la libertà che manca,ma uomini liberi....che se la prendono,dico io.