17 January 2012

Vogliono uccidere le botteghe storiche

Cronache dal profondo Nord. C'era una volta uno storico caffé pasticceria, il Pirola. Parlo di Varese,  e precisamente del corso Matteotti  suo centro storico. Ma dove c'era il bar storico dei leghisti, dei giornalisti, delle signore  golose che mangiano una pasta, mentre sorseggiano una tazza di té, ora c'è... non una città, ma una bell'emporio della multinazionale Nestlé, il  Nespresso.  E che razza di can can davanti allo spaccio Nespresso quel giorno che c'era quella faccia da sveglione  di George Clooney che va prezzemolando in giro a dispensare autografi.
Nell'arteria principale della città,  sono scomparsi il giocattolaio, la gastronomia storica Valenzasca che tanto piaceva allo scrittore Piero Chiara; ora vi nascerà un negozio di  abbigliamento per uomini gestito da una multinazionale. Per non parlare delle griffes, multinazionali anche quelle ad onta dei  loro nomi "autoctoni",  come Hermès e Gucci, già insediatesi nel corso. Da Hermès una borsa in vetrina può costare 4050 euro: basta un cliente, magari l'industriale indiano con la villa sul Lago Maggiore o di Como, per fare la giornata.

 Sarcastico il fruttivendolo storico (vende succulente primizie  dal 1958) :  "Abbiamo trasformato l'anima della città in corso delle mutande" alludendo a tutti quei negozi in franchising di biancheria intima che sorgono come i funghi, "e siamo rimasti solo in cinque delle vecchie botteghe storiche".
E difatti si parla già di "effetto panda".
Il primo colpo l'ha sferrato l'aumento improvviso degli affitti, il secondo potrebbe essere l'aumento spropositato dell'ICI mentre il colpo di grazia può  provenire dalle liberalizzazioni dell'orario della vendita. 
Il sindaco leghista Attilio Fontana a nome dell'Anci chiede alla regione di riaprire una trattativa con il governo. Ma ci riuscirà? 
Motivo addotto dal primo cittadino: "Questa misura penalizza il commerciante di quartiere o di paese, che spesso rappresenta il punto di riferimento per la popolazione. Senza contare il disturbo della quiete pubblica da parte di esercizi potenzialmente aperti tutta la notte".

Anche la Confesercenti e la Confcommercio sono sul piede di guerra: "Queste liberalizzazioni sono incostituzionali, i nostri negozi non hanno la forza di tenere aperto domenica e alla sera, le botteghe storiche sono l'identità di una città e determinano la qualità della vita dei centri storici" (fonte dei dati:  Corsera 11 gennaio- art. di Roberto Rotondo).

Vallo a spiegare a quel bietolone di Clooney testimonial della Nestlé-Nespresso : "What else?". 
Varese è già "un caso" lombardo. Ma che dico, lombardo? Un caso italiano.
Quando la sottoscritta diceva che il governo dei tecnici vuole ridisegnare la cartina geografica dell'Italia stravolgendone l'identità e la morfologia urbana, non era certo  un'iperbole. Piccole realtà... muoiono. What else?

39 comments:

Massimo said...

Da tempo i "bottegai", come si dice a Bologna, stanno soffrendo. Il costo degli affitti e la conocrrenza dei grandi centri commerciali. Non credo che l'apertura con orari liberi possa danneggiarli più di tanto, quanto piuttosto i privilegi di cui godono le cooperative. Privilegi normativi, fiscali e le loro collusioni, personali ed ideologiche, con molti assessori e sindaci. Ecco perchè credo che non sia il caso di iniziare dai piccoli con le liberalizzazioni, ma la più grande liberalizzazione è una riforma del fisco e della burocrazia che azzeri (quasi) gli adempimenti necessari alla gestione di una "bottega" . E poi abolire tutte le norme che conferiscono alle coop una strada privilegiata rispetto alle società, anche grandi, con altra natura giuridica.

Sareth said...

"prezzemolando": lol.

direi che il tentativo descritto nel titolo è attuato con metodo sistematico da anni e anni.
ogni due km trovi un grande distributore e in automatico svaniscono i negozi specializzati citati nell'articolo. e sotto sotto noi approviamo tutto questo, proprio in virtù dei costi ridotti. con la scusante di spendere meno, ci rifilano più roba di qualità scadente, si tratti di cibarie o materiale di altro genere.
è un ulteriore tassello volto alla disgregazione del tessuto sociale tipico.

Anonymous said...

Demolizione controllata dell'economia > nwo
http://www.ilcrivello.altervista.org/demolizione_economia_2011.htm
m

Nessie said...

Massimo, sei in errore, per quanto riguarda la città di Varese. E' esattamente come riporto, dato che io la conosco come tu conosci BO: fidati.
Per ciò che concerne la Coop e la realtà che descrivi, è certamente vero sui "privilegi normativi, fiscali e le loro collusioni, personali ed ideologiche, con molti assessori e sindaci". Ma le Coop appartengono a buon diritto alla "grande distribuzione" con capitali stranieri. E ti assicuro che non sono più "russi" da parecchio tempo.

Nessie said...

Esatto Sareth. Senza contare l'aspetto omologate dei centri delle nostre città, ormai uguali dappertutto: le vetrine di Zara,Oviesse, Benetton et similia sono le stesse a Milano come a Roma come a Parigi come a Londra.
La brutta novità è che ormai la tendenza non risparmia nemmeno più le cittadelle di provincia.

Nessie said...

PS: volevo dire "omologante" naturalmente. Scusa il refuso.

Grazie Marco, ora leggo il pezzo.

Huxley said...

"Quando la sottoscritta diceva che il governo dei tecnici vuole ridisegnare la cartina geografica dell'Italia stravolgendone l'identità e la morfologia urbana, non era certo un'iperbole."

Senza ombra di dubbio, cara Nessie.
L'intera antica struttura economica, sociale deve essere abbattuta per far posto al nuovo; come negli stati uniti dove vengono continuamente distrutti e ricostruiti nuovi edifici e attività commerciali.
Che volete che sia qualche migliaio di anni di storia davanti al dio Mercato?

Piccolo ma significativo OT: In USA dopo l'NDAA (già firmato) è in arrivo il SOPA (Stop Online Piracy Act) per imbavagliare internet.
Dopotutto esistono fior di studi dei cosidetti 'think tank' in cui si giunge alla conclusione che una eccessiva libertà sfavorisce la crescita economica.
Immagino che, per eccessiva libertà, si intenda la possibilità per il popolo di poter decidere il proprio destino.

Nessie said...

Huxley, se leggi bene il link messo da marco sul NWO, sta già tutto scritto. I grossi uccidono i piccoli, e la forbice tra i ceti medi e alti e le straricche oligarchie si allargherà a dismisura. Ci vogliono proprio a tutti con le pezze al culo.

Nessie said...

PS: Mandami il link per favore di questo SOPA per imbavagliare l'Internet. Oltre che in miseria ci vogliono muti, ma se lo scordano!

Per inciso, in Usa che è un paese afflitto dal mito del progresso e dell' ultramodernità, non conservano nemmeno più le case hollywoodiane che sono servite quale location dei loro più celebri films. Quando si dice, volersi tagliare gli zebedei ad ogni costo!

marshall said...

Credo di aver passeggiato in lungo e in largo per quella via e di essermi sicuramente fermato davanti a qualcuna di quelle vetrine. Avevo allora vent'anni, ero di gambe buone, e mi piaceva camminare. Tu sai quanto c'è di strada dalle Nord a via Peschiera, dove passa l'Olona? Prova ad immaginare? Qualche volta me la son fatta a piedi per un buon tratto, prendendo il bus fermate più avanti. Mi dovevo recare giornalmente in quella famosa cartiera di via Peschiera, per seguire un corso sulla fabbricazione della carta, ed assistere dal vivo a tutte le varie fasi di produzione. Di quella gloriosa cartiera credo non esista più nulla già da tempo, e forsanche nemmeno il ricordo.

Anonymous said...

prove tecniche di dittatura (l'ideologia di base mi sembra evidente)

Ungheria: «È il riconoscimento del cristianesimo» a infastidire l'Europa
http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4084

La nuova laica inquisizione
http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4082
m

Nessie said...

Marsh, le cartiere e il tessile sono stati i primi asset a sloggiare dal varesotto.

Meglio che non torni a passeggiare nel corso, ne avresti una delusione: solo negozi seriali in franchising e le griffes. E dire che un tempo venivano gli svizzeri a fare i loro begli acquisti "italiani" da queste parti.

marshall said...

A proposito di fruttivendolo, anche la Barca di Venezia ha chiuso i battenti. La Barca gestiva l'attività in maniera esclusiva. Era il famoso fruttivendolo di Venezia che svolgeva l'attività da una barca ancorata vicino al Ponte dei Pugni, nei pressi di Campo San Barnaba. La Barca aveva aperto 63 anni fa ed era stata immortalata nel celebre film Indiana Jones e l'ultima Crociata.

marshall said...

A proposito di chiusure d'esercizi, nel mio paese di 24000 abitanti a tutto il 31/12/2011 erano circa 80 i negozi a conduzione familiare ad aver chiuso i battenti nel biennio precedente. Facendo ieri un giro per la città ho notato movimenti di chiusura per cessazione in altri tre negozi. Il brutto qui da noi è che raramente se ne riapre qualcuno, circondati come siamo da centri commerciali e supermercati.

Huxley said...

http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act

A quanto pare l'abbronzato si è detto contrario ma c'è poco da fidarsi secondo me.
Anche l'NDAA l'ha firmato con disappunto...

Domani diversi siti si oscurerranno per diverse ore in segno di protesta.

marshall said...

A proposito,
guarda che fine fanno spesse volte i negozi che chiudono: Ex liberia Mondadori Venezia.

Johnny88 said...

Monti è proprio il curatore fallimentare dell'Italia, e in quanto tale svende tutto il possibile ai suoi padroni. Intanto solite buone notizie da don Riccardi, ministro con delega all'invasione

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Immigrati-Riccardi-allungare-da-6-mesi-a-un-anno-permesso-soggiorno-disoccupati_312845800220.html

Nessie said...

Ecco, "curatore fallimentare" è davvero appropriato. Ma che ti vuoi aspettare Giova, da un Androide surgelato senz'anima che si vanta di essere preso per tedesco? Già il fatto che dichiari nelle interviste che vuole trasformare l'Italia nella Germania è roba da far rizzare i capelli in testa. Se avesse un briciolo di dignità non oserebbe nemmeno proferire una simile bestemmia.

Il Link su don Riccardi, non dovevo aprirlo prima di andare a nanna. Non sta bene addormentarsi da incavolati.

Nessie said...

Grazie Marshall ho aperto tutti i links. Come si vede il caso varesino va esteso in tutta Italia e ciascun cittadino deve mettere in conto di perderne dei pezzi preziosi, come il caso della Barca, il fruttivendolo veneziano.

Anche la libreria Mondadori è stata una carognata chiuderla. Ma lì va detto che a sua volta la Mondadori (che è un colosso) avrà scacciato qualche piccolo esercente e trattasi di pena di contrappasso.

Nessie said...

Marsh, la contraddizione è che mentre la gente non ha quattrini da spendere si vuol giocare a fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci: più farmacie per tot abitanti, più parafarmacie, più edicole, più taxi e altre cazzate per far finta di credere che così l'economia si rimette in circolo. E intanto le botteghe storiche si riducono a "numeri panda".

Nessie said...

Grazie Huxley, ma beato a chi si fida! Poi la menata dei copyright e dei contenuti protetti è un altro intralcio e paletto messo ad hoc.

marshall said...

Errata corrige:

sarà che comincio ad avere problemi di vista, perchè quello che intendevo scrivere nel commento n.16 è libreria e non liberia.

Aldo said...

Mmm... e se davvero cominciaste a pensare di acquistare ancor meno di quello che già acquistate? Personalmente ho chiuso il 2011 con una spesa mensile media sull'anno di € 449,5 tutto compreso, e con una soddisfazione che non vi dico.

Certo, se vivete in uno di quei depositi di carne tritata che sono le città i vostri spazi di manovra non sono i miei, ma penso che ci siamo capiti.

Quest'anno vedrò che potrò fare. Sarò un pessimo contribuente, almeno dal versante IVA e accise varie. E vivrò meglio, perché potrò lavorare meno. Gliela rilancio io, l'economia (per quello zero virgola che valgo sul totale del protoplasma umano che infesta l'Italia).

Nessie said...

Questo è un altro discorso e sebbene condivisibile, mi pare OT col tema proposto, Aldo. Io non sono un'incallita consumatrice, ma quel poco che compro lo compro "italiano" e di un certo gusto, che poi è il gusto e lo stile che ci caratterizza in quanto "italiani".
Il problema è che quei pochi residuati di buon gusto e di buona qualità nel mangiare (parlo della citata gastronomia che tanto piaceva a Piero Chiara), nel consumare un pasticcino o nel vestire, li stanno facendo saltare per aria come birilli. Il perché è noto e l'ho già spiegato qui e in vari altri post.

Mettendo un bel franchising o un bel outlet, mica devono accontentare gli "italiani" ma pensano alle "risorse" provenienti dai 4 cantoni del pianeta. Non so se mi sono spiegata....

marshall said...

Caspita com'è bello Corso Matteotti! L'ho visitato attraverso le foto che ci sono su Google Maps, e non me lo ricordavo così.
Consiglio agli internauti almeno una visita virtuale.

Nessie said...

Sì Marshall è davvero chic. O meglio, ERA. Perchè qui dobbiamo coniugare i tempi imperfetti.

Nessie said...

Ricapitolando, dato che parlando e commentando vengono delle idee: le botteghe "storiche" erano pensate per una clientela italiana ( della piccola, media, alta borghesia, ma anche provenienti dai ceti popolari). Gli outlet, i centri commerciali e il franchising sono pensati per le folle multietniche.

Maria Luisa said...

Purtroppo le botteghe storiche della mia infanzia sono quasi tutte scomparse:mercerie, cancellerie, forni...ora stanno dando il "patentino"di bottega storica a quelle che sono attive da almeno cinquanta anni.;a ormai il danno è fatto, e guarda che cosa stanno per combinare da noi:uno stravolgimento del centro storico col beneplacito di Italia nostra (?)http://www.estense.com/?p=191634.
Scusa l'OT, ma mi viene il magone quando mi ricordo che da bambina ci passeggiavo tenendo la mano del mio babbo.
Maria Luisa

Angelo D'Amore said...

questi sono gli effetti di una globalizzazione scriteriata. non penso dipenda da monti. e' un processo che non si puo' fermare purtroppo. i piccoli sono destinati a scomparire purtroppo, specie gli artigiani. il problema, specie dalle mie parti, ma, credo anche dalle tue, e' che dietro questi colossi, si celano losche figure, prestanomi di mafiosi a cui vengono intestati gli esercizi commerciali, frutto di attivita' illecite.

Nessie said...

Sei di Ferrara M.Luisa? Che cosa sarebbe il "listone"? una specie di cordolo? Come si sono potuti inventare un obbrobrio simile?
Sì le mercerie e le drogherie dove andavo a comprare confetti, caramelle e liquirizie me le ricordo benissimo e pure il loro odore di cose buone mi è rimasto in mente.

Aldo said...

Nessie: «Non so se mi sono spiegata....»

Ti sei spiegata benissimo. E non intendevo minimamente contraddirti (come potrei? hai ragione!). Semplicemente aggiungevo una sfaccettatura della questione che secondo me non è secondaria.

Nessie said...

Aldo, parliamoci chiaro: l'austerity e il risparmio fino all'osso (argomenti su cui torni spesso ma che a me non entusiasma) ci vengono IMPOSTI. Così come ci erano imposti prima, durante il miracolo economico, il lusso, la bella vita, i bei vestiti, le auto eleganti e gli oggetti chic. Noi siamo come marionette telecomandate a seconda delle mode e delle epoche storiche. Ora vedrai che ci romperanno l'anima con la green economy e l'imposizione all'ecologismo transnazionale in nome della governance dell'Ambiente. Ormai è tutta una compostiera delle mie scatole. Non mi stupirebbe che imponessero un premio "compostiera d'oro". Ci butterei tutti loro nella compostiera.

Nessie said...

"Questi sono gli effetti di una globalizzazione scriteriata. non penso dipenda da monti. e' un processo che non si puo' fermare purtroppo.".

Non sono d'accordo Angelo. Monti è parte integrante delle élites globaliste e lo dice il suo curriculum vitae: membro del Bilderberg Club, membro della commissione Trilaterale, consigliere della banca d'affari internazionale (e cioè globale) Goldman Sachs. Ex Eurocommissario, ex consulente della Coca Cola Corporation, consulente per la Barilla International Food and Nutrition. Ovvio che tutte le sue scelte siano improntati all'insegna della "globalizzazione scriteriata" e che dei piccoli se ne strafreghi.
Certo quello che ho descritto è un processo che si è messo in moto da tempo, e non solo da ora che è arrivato lui.

Ma chi l'ha detto che non si può fermare? I destini dei popoli sono imperscrutabili e non si fermeranno certo alla nostra generazione. Tempo al tempo...

johnny doe said...

Sono anni che in tutte le città di?Italia al posto di questi caffè o botteghe storiche si sono insediate sopratutto BANCHE,le uniche a poter comprare o affittare certi locali del centro storico.E te credo,col ladrocinio che usano sui conti correnti!
Questo anomalo sviluppo era il prodromo affaristico che poi avrebbe portato a far delle banche solo squallidi speculatori per poi arrivare al disastro attuale.
Tanto per dirne una,ricordo il commercio truffaldino di titoli argentini,ma la serie sarebbe lunga.

Oltre a questo la bella diversificazione di tante nostre strade storiche,piene di botteghe altrettanto storiche di tutti tipi,i grandi caffè,le drogheria dal profumo che inondava la strada,le pasticcerie artigiane...tutto trasformato in un deserto uniforme di vetrine anonime o di franchising uguali in ogni città.Per non parlare poi dei personaggi che le gestivano.
L'ultimo colpo in testa a questo mondo lo darà appunto Monti.

PS - Mi viene in mente pure la Quinta Strada di NYC,ora una ininterrotta sfilata di jeanseria e scarpe tutte uguali e orrida pacottiglia turistica.Un senso di stracceria e malinconia.
Hai voglia di colazioni da Tiffany!

Nessie said...

Per non dire della Regent Street a Londra dove un tempo c'erano quelle belle lane morbide e calde provenienti dalle Shetland e dalle Orcadi, caro Johnny. Ora solo della grande fuffa e negozi in franchising tutti uguali.

PS: quando sono tornata da Londra, non ci crederai, ma non sono riuscita ad acquistare un plaid.
Io però m preoccupo innanzitutto della MIA Italia.

Anonymous said...

Ciao Nessie, sono l'ex ProEuropa del fu Fatti d'Europa, che come ho scritto anche nel blog di Lif non esiste più. Per ora non intendo ricrearne un altro perché non avrei il tempo di curarlo, forse in futuro, chissà.

Passo solo per lasciarti un saluto, verrò a leggerti ogni tanto.

Roblif

Nessie said...

Grazie, Rob, mi fa piacere se passi più spesso. Io come vedi sono sempre
in trincea :-)

Maria Luisa said...

Sì Nessie, sono di Ferrara, il Listone "al Liston"è la piazza che sta di lato al Duomo, o meglio una parte di essa sopraelevata, su cui la gente passeggia, si ferma a chiacchierare un punto di ritrovo insomma.Il Liston è una struttura che si trova nelle città e cittadine del veneto, e Ferrara l'aveva adottata.Non voglio dire che in sè e per sè sia architettonicamente valido, ma è da almeno due secoli che è lì,e lì è passata tanta storia della mia città.Tanti bambini vi hanno mosso i primi passi rincorrendo i piccioni.A Ferrara sembra che vogliano sistematicamente distruggere il passato e la tradizione.Non sto a enumerare gli orrori e gli scempi, non è questo l'argomento del post, ma ormai il centro è invaso da banche, orificerie e negozi senz'anima.Maria Luisa

marshall said...

...Ma chi l'ha detto che non si può fermare? I destini dei popoli sono imperscrutabili e non si fermeranno certo alla nostra generazione. Tempo al tempo...

Lo predice anche Gerald Celente in questo YouTube: "Preparatevi al 2012: il crollo, la guerra, la rivolta, il blocco delle banche"