Mentre scrivo, non so ancora quanto durerà la Maranza Week ormai diffusa a macchia d'olio nella Penisola. Nella mia vita ne ho visti tanti di "ottobre rosso", di lotte studentesche che emulavano altre lotte studentesche. E anche questa non fa eccezione alle tante trascorse. Durante il "maggio francese" 1968 venivano copiati perfino gli slogan dai poco creativi manifestanti italiani. Uno per tutti ce n'est qu'un début/ continuons le combat/ (non è che l'inizio, continuiamo il combattimento) scandito a ritmo di battiti di mani. Ieri a Roma con molta fantasia si scandiva il vetusto e logoro motto Liberté, Egalité, Fraternité della rivoluzione francese. Sul Maggio francese si disse che c'era una cabina di regia nella CIA, la quale non vedeva l'ora di disfarsi di una figura di prestigio come il generale Charles De Gaulle, grande figura patriottica contraria ad entrare nella Nato e alla subordinazione militare della Francia agli Usa, figura divenuta ingombrante per gli Anglo-Americani.
Personalmente, ci avrei giurato che dopo il sacco di Parigi, dove si prese di mira perfino un povero vecchio rubandogli gli abiti e lasciandolo in mutande, sarebbe arrivato anche quello di Roma, Milano, Torino, Firenze, di Bologna e per ogni dove. La sinistra e i gruppi antagonisti comunisti, morivano dalla voglia di "esportare la rivoluzione". E' la solita via accelerata al social-comunismo col mito della "spallata".
Poi è iniziata la gara ai distinguo: i violenti, i casseurs, i non violenti, gli studenti che vorrebbero migliorare la scuola a cominciare da quegli edifici troppo vetusti, ma che poi - chissà perché - sono i primi a sfregiare e a deturpare di brutte scritte. Sono anni che puntualmente ogni autunno (che dev'essere obbligatoriamente caldo) sentiamo di queste sòle, e con tutti i tipi di governi. Praticamente succede ogni anno. Se c'è la sinistra al governo, non è abbastanza sinistra, si è venduta al Sistema e ha tradito i principi della rivoluzione; se c'è la destra, allora è più facile: scatta subito l'allarme al Fascismo con varie sfumature di nero (fascismo Berlusconiano, fascismo Leghista e ora fascismo Meloniano), allarme "portato avanti" (come si dice nel logoro lessico barricadero) dai "collettivi", organismi scolastici praticamente in auge dal dopoguerra ad oggi e tirati fuori dalla naftalina, ogni santo Ottobre di ogni anno. Che fantasia!
Ma domina su tutti e su tutto, l'apologia alle istanze dei gggiovani, mai abbastanza ascoltati, mai abbastanza capiti, mai abbastanza assistiti e mai abbastanza aiutati. Mattarella se ne è uscito fuori con reprimende verso la società e la politica rea di essere indifferente alla causa giovanile, alla causa dei ribelli senza causa (la sua frase:“La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione") . Insomma, un Mattarella sempre più Maranzella come da caricature che circolano da giorni in rete (vedere foto IA qui sopra). Non una parola contro i comuni vandali e delinquenti, che hanno schiacciato e spaccato auto non solo delle Forze dell'Ordine, ma anche di qualche povero disgraziato che usa il mezzo privato per andare al lavoro. Che hanno messo a sacco Milano in una danza macabra che pareva un rito tribale, assaltando e correndo con la refurtiva griffata in mano, forse nella speranza di esporla e rivendersela in rete, come è avvenuto in Francia. Ma l'Uomo del Colle si è mai preoccupato quando altri giovani non ladri né vandali né saccheggiatori (ed estendo il concetto pure agli adolescenti e ai bambini), dovevano starsene rinchiusi in casa a causa della dittatura sanitaria? Lì, nessuna figura istituzionale ha mai osato parlare del malessere, né del "disagio giovanile" di stare segregati in casa con lo smartphone a cazzeggiare da mattina a sera su quei social, oggi colpevoli di essere strumenti di eversione. Anzi, allora l'Uomo del Colle ebbe a dire "Non si invochi la libertà personale per sottrarsi alla vaccinazione". Aggiungendo poi che non vaccinarsi sarebbe stata licenza di mettere a rischio la salute altrui. Non dimentichiamolo mai!
Gli fa eco Draghi, il promotore del super-grenpass inserito nelle aziende il 15 ottobre 2021 con ricatto-minaccia di togliere il lavoro a chi non lo possedeva (leggi: a chi non si vaccinava). Anche lui, in queste ore, si mostra fresco sociologo del "disagio giovanile". Peccato che ci echeggino ancora nelle orecchie le sue lugubri parole "Non ti vaccini, ti ammali, muori e fai morire", un monito che nemmeno i Monatti di manzoniana memoria sarebbero stati capaci di esprimere. Ricordo ai soloni del "bisogna capire il disagio giovanile" che sono giovani anche molti commessi che si guadagnano onorevolmente qualcosa nei negozi di Milano e delle altre città, terrorizzati da schegge di vetri in frantumi e sanpietrini che se colpiscono in testa, possono procurare emorragia cerebrale.
Devo inoltre aggiungere che trovo insopportabile questa mania di fare dei giovani un blocco unico ed omogeneo, manco fossero un'unica categoria sindacale. Conosco ragazzi che studiano e si laureano a pieni voti, ad esempio. Altri che sono già occupati e che affrontano gli inevitabili sacrifici della vita. Si tratta di giovani anche quei ragazzi che a San Pietro si sono radunati in preghiera per la salute del Papa, ma quelli non se li è filati nessun giornalista, intenti come sono a intervistare il ragazzino undicenne che ha assaltato i negozi e fracassato vetrine. E tutto ciò in barba alla Carta di Treviso, quella che dovrebbe proteggere i minori e impedirne l'esposizione. Troppa ridondanza, troppa cassa di risonanza che li eroicizza, troppa ipocrisia - quella stessa che li erige a protagonisti di un brutto copione di film che rischia di ripetersi ogni settimana del Domineddio.
Ma poi anche le migliori e giuste istanze rivendicative, se vengono esasperate e ripetute ogni settimana, creando blocchi di circolazione, passeggeri di aerei (o di treni) presi in ostaggio come è avvenuto all'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova occupato dai lavoratori dell'ILVA per un'intera settimana, è evidente che finiscono con l'essere vissute con inquietudine, sgomento e paura da parte dei comuni cittadini.
Su tutto questo scenario, c'è la vicenda messa mediaticamente sottotraccia degli autotrasportatori, degli agricoltori e dei camionisti con la crisi del diesel, con immagini inquietanti di banchi vuoti nei supermercati, un'immagine conseguente a una guerra sull'energia che nessuno ha voluto. E allora perché non manifestare direttamente davanti al Consolato Statunitense indicando in Trump il primo responsabile e magari anche sotto quello israeliano, indicando in Netanyahu il suo sodale e ispiratore del blocco di Hormuz (ovvero il blocco della circolazione di prodotti petroliferi) che nessuno ha voluto?
Mi viene in soccorso un discorso memorabile di Alexandr Solgenytsin, alla Vandea, una pagina che dovrebbe essere letta nelle scuole di ogni ordine e grado sul significato della parola "rivoluzione".
"Che ogni rivoluzione scateni negli uomini gl’istinti della barbarie più elementare, le opache forze dell’invidia, della rapacità e dell’odio, i contemporanei l’avevano capito bene. Pagarono un tributo molto pesante alla psicosi generale…"
"Il ventesimo secolo ha notevolmente appannato l’aureola romantica che circondava la Rivoluzione del Settecento. Di cinquantennio in cinquantennio gli uomini hanno finito per convincersi, meditando sulle loro sventure, che le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; che rovinano il corso naturale della vita; che annichiliscono i migliori elementi della popolazione, lasciando libero il campo ai peggiori; che nel paese in cui scoppia, in genere, la rivoluzione è causa di innumerevoli morti, di un diffuso impoverimento, e, nei casi più gravi, di un duraturo degrado della popolazione."
"Il ventesimo secolo ha notevolmente appannato l’aureola romantica che circondava la Rivoluzione del Settecento. Di cinquantennio in cinquantennio gli uomini hanno finito per convincersi, meditando sulle loro sventure, che le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; che rovinano il corso naturale della vita; che annichiliscono i migliori elementi della popolazione, lasciando libero il campo ai peggiori; che nel paese in cui scoppia, in genere, la rivoluzione è causa di innumerevoli morti, di un diffuso impoverimento, e, nei casi più gravi, di un duraturo degrado della popolazione."
E ancora:
Vero Monsieur Mélenchon? vero emuli italioti?
Capitalismo e Comunismo sono poli antagonisti o complementari tra di loro? Il comunismo è l'altra faccia del capitalismo, come recita un memorabile articolo di Vittorio Messori, comparso sulla rivista Il Timone (2004), nel quale ci fa intravedere come tra la Grande Finanza e le Rivoluzioni, ci sia una corrispondenza di amorosi sensi. E più avremo la prima, più avremo le seconde. Poiché "il Vitello d'Oro non ama essere aggiogato e cerca di liberarsi a ogni costo dalle stanghe che ne rallentino i movimenti".
Tanto per tornare ai nostri giorni, la risposta di Macron (uomo Rothschild) non punisce solo i facinorosi "casseurs" o la "racaille" (la feccia) di piazza, come ci si sarebbe aspettato, ma tutti quanti i Francesi con un bel "coprifuoco", lo stesso che - guarda caso - ci aveva inflitto Giuseppi Conte per paura del "virus" notturno dopo le 22.
E' questo il vostro obiettivo finale? L'Ordo ab Chao? Con buona pace per la democrazia messa in pericolo per bande opposte su modello Scilla e Cariddi: violenze di piazza da una parte e violenze delle istituzioni con misure marziali, dall'altra. E chi ci rimette sono i comuni cittadini.
Ecco, noi stiamo tornando indietro (revolvo), accettando di farci buttare tutto sottosopra, e se non fermiamo questa dissennatezza, non avremo più città (civitas) né chiese, né monumenti, né statue, dipinti, botteghe storiche, edifici, piazze, né scuole né nulla. Cui prodest? Ma soprattutto siamo sicuri che siano fenomeni spontanei che partono dal basso?
Santa Daria





