19 January 2019

Berlusconi sta con Toni Negri



Mi è capitata sotto gli occhi un'intervista di Toni Negri concessa al rotocalco Vanity Fair. Vale la pena di leggerla interamente, poiché il "rivoluzionario", il "latitante" della cosiddetta Autonomia Operaia, gruppo della sinistra extraparlamentare costituitosi dopo Potere Operaio di cui fu uno dei fondatori), il fiancheggiatore veneto della lotta armata, afferma: «Mi auspico che Bruxelles prenda le redini dell’Italia dopo il 4 marzo. Non lo desidero, per me la burocrazia europea è il grande nemico. Però è meglio avere qualcosa, che il nulla più completo. Angela Merkel, fatti avanti…».

Ma guarda un po'! un "rivoluzionario" che ragiona tale e quale a Mario Monti e a Elsa Fornero. E già che ci siete, provate un po' a chiedervi perché la Fornero ha potuto fare una legge ammazza-pensionati senza che nessun brigatista avesse mai osato gambizzarla. Per molto meno di lei, qualche povero giuslavorista ci ha rimesso la vita. Altri tempi, altre stagioni.

Ma ora quel "mona" del Toni si lamenta perché la sinistra è "polverizzata" e quindi cerca di trovare un rimedio alla sua polverizzazione dove? Nell'eurocrazia. La medicina è sempre la stessa, quella che tanto piace alla Bonino (lui ai radicali deve molto perché lo candidarono deputato) e a Della Vedova: più Europa. Del resto nella Ue si annidano fior fior di sessantottini come Daniel Cohn-Bendit, già primula rossa del maggio francese, che ne magnificano la funzione di cane da guardia delle nazioni. Noterete che nell'intervista di Negri (anni 84) trapela una certa simpatia per il suo coevo, Silvio Berlusconi (anni 82).

Quest'ultimo, per paradosso del destino, in questi giorni ha dichiarato in Sardegna, salendo, tutto ridanciano e trionfante  sul solito predellino, la sua intenzione di candidarsi alle europee per combattere, quello che secondo lui rappresenta il nuovo comunismo del III millennio: il sovranismo e il populismo. Nuovi fronti popolari crescono....   O forse nuovi CLN.

Vuoi scommettere che il Cavaliere anticomunista ora si allea coi più irriducibili marxistoni della storia, pur di rimanere in sella?
Il Cavalier di Troia (copyright: Massimo) è stato rilanciato per combattere il nuovo pericolo crescente nei sondaggi: Matteo Salvini. Ecco perché non più tardi dell'altra sera Alessandra Moretti (la Ladylike frequentatrice di beauty farm) del PD magnificava dalla Palombelli le prodi gesta dell'anziano, ma impavido Paladino (della causa europea) di Arcore. Lo trattano con insolito riguardo anche tutti quei media che prima lo dileggiavano per mestiere e vocazione.  Troia (ovvero l'Ue) brucia, ma c'è ancora chi non l'ha capito e sogna di infiltrare un cavallo (o meglio un cavaliere un po' acciaccato) all'interno delle sue mura. Ma che la costruzione Ue sia destinata al suo crollo ce lo fa capire perfino Juncker in uno dei suoi rari momenti di sobrietà dalla bottiglia, quando fa lacrime di coccodrillo sull'austerity spietata applicata alla povera Grecia.

E' singolare come in questi ultimi tempi, ci sia un via vai incessante di topi (anzi, di pantegane) in movimento pronti a saltare giù dalla nave che affonda. Chi si è pentito, chi si è dissociato, chi  puntualizza, chi stigmatizza... Erano tutti euristi ora sono tutti euroscettici!  Ecco cosa scrive Bersani lo Smacchia-giaguari in un retroscena di Augusto Minzolini sul Giornale: “Ricordo ancora la direzione in cui posi i dirigenti del partito di fronte all’opzione governo Monti o elezioni. Mi trovai di fronte un fuoco di sbarramento di sei interventi di esponenti di primo piano che consideravano Monti una scelta obbligata. Poi c’era Napolitano… Da quel momento, tutte le settimane, per un anno, sono stato sottoposto a un esame di ‘montismo’ (poverino!).  E anche se avevo qualche dubbio sull’efficacia della politica del loden, dovevo accettare l’impostazione di chi, per far dimenticare il proprio passato comunista, pensa sempre che abbiano ragione gli altri. La verità è che in molti si ubriacarono di retorica europeista. Trasformarono un’idea buona, l’Europa unita, in un’ideologia…”.

Bella confessione, ma  se ne accorge solo ora?  Non è l'unico dotato di cotal e cotanta sagacia. Prima di lui c'è stato Prodi che ci fece sborsare pure una tassa di ingresso per entrare in questo Paradiso,  il quale in tempi recenti ne ha criticato "gli egoismi". Insomma, del senno del poi sono piene le tombe! E' solo che nelle tombe questi scellerati ci hanno spedito brutalmente gli altri, gli Italiani.  

In controtendenza, rispetto a questo pentitismo dell'ultima ora,  va Berlusconi il quale chiarisce che la sua candidatura è una scelta di responsabilità: "Alla bella età che ho (82 anni ndr), ho deciso per senso di responsabilità di andare in Europa, dove manca il pensiero profondo sul futuro del mondo". E' un pensiero stupendo/nasce un poco strisciando/...


Volersi sentire giovane ed aggrapparsi a un regime nato vecchio e prossimo al suo crack è una follia che nemmeno Erasmo da Rotterdam avrebbe concepito. Voler combattere il "nuovo comunismo" dei populisti aggrappandosi ai vecchi comunisti in cancrena, poi, non se ne parla!

15 January 2019

Proletario armato per il Comunismo




L'arresto di Battisti, come  è stato detto, è dovuto soprattutto a un cambio di clima politico in Brasile. Bolsonaro non è Lula e nemmeno Dilma Roussef. In queste ore c'è forse troppa pressione mediatica sul caso,  ma pochi si soffermano sui burattinai che hanno coperto per quasi 40 anni la sua latitanza. Quali garbugli e intrecci governativi ci sono stati  in Francia a partire dalla dottrina Mitterand , rea di aver coperto tutti i peggiori mascalzoni, delinquenti e criminali degli anni di piombo, e che  hanno permesso una latitanza così lunga e indisturbata a Battisti?
Ma non è che con la decadenza  presidenziale di Gigi l'Amoroso (così chiamarono in Francia Mitterand dopo una sua relazione con Dalida, interprete della citata canzone), le coperture sulla sua latitanza e i  vari depistaggi fossero finiti. Anzi... Come in tutti i casi di chi resta a lungo latitante,  la regola aurea  è : non si latita mai da soli. 

Ed ecco il curriculum vitae del terrorista: due omicidi, il primo, un poliziotto, il secondo, un padre (ucciso davanti agli occhi del figlio), ha sparato rendendo disabile a vita un uomo (il povero Alberto Torregiani figlio dell'orefice) e altri due omicidi di cui comunque, se non esecutore materiale, è stato ideatore e collaboratore. Poi ci sono le contestazioni giuridiche (le testimonianze di "pentiti" contestati da quelli sempre in punta di diritto quando trattasi di comunisti). Ma resta il fatto che il curriculum dell'esponente dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), tra risse, rapine che lui chiama "espropri proletari", evasioni dal carcere, fughe, false  testimonianze, false generalità anagrafiche, travestimenti,  tentativi di cancellare le sue tracce, è  un copione degno di una cupa gangster story. Un personaggio da film noir.  Del resto si dilettò a scrivere romanzi noir in prevalenza ispirati alla sua rocambolesca  esistenza. Tanto gli bastò per trovare copertura presso l'intelligentzia della gauche au caviar francese come Bernard-Henri Lévy e altri "philosophes" nel cui ambiente bazzicava anche la futura Première Dame di Francia,  la modella Carla Bruni.

Le porte del carcere di sicurezza di Oristano ora si sono aperte per lui. Speriamo che restino ben chiuse e sigillate senza i'immancabile codazzo di Amnesty International, dei Radicali (Cappato, Rita Bernardini) , dei Vauri, dei Saviani, degli Erri De Luca,  e di tutto l'immancabile soccorso rosso.

Ma soprattutto è bene che si faccia una disamina spietata di cosa fosse l'Italia nel decennio degli anni '70, detti "anni di piombo", quando il nostro paese pullulava di spie, servizi segreti stranieri, spioni, spiati, agenti provocatori ed era il campo di contesa delle due superpotenze Urss-Usa-Cia e KGB e  pure Mossad. Chi finanziava queste destabilizzazioni? Chi arruolava, armava e inquadrava tutte queste sigle terroriste che spuntavano come funghi dall'oggi al domani come BR, NAP (Nuclei Armati Proletari), Prima Linea, Formazioni comuniste combattenti, PAC, Fronte Armato Rivoluzionario Operaio, GAP (Gruppi Armati Proletari) ma anche Gruppi Armati Partigiani, eccetera.
Qui potrete trovare la scheda  sinottica di tutte le sigle legate a gruppi armati comunisti, le cui azioni nefande  dagli anni '70, arrivano alle porte degli anni '90. Evitiamo, per favore, la retorica dello Stato che vince sul brigatismo rosso, perché è una palla! In realtà le bande armate di ispirazione comunista finiscono la loro azione in concomitanza con la globalizzazione, l'applicazione dei Trattati internazionali del WTO, ma soprattutto con la costruzione del Moloch Unione Europea.
Genova, Torino, Milano costituivano in prevalenza il triangolo rosso-sangue  nel quale si svolgevano  i loro misfatti.


Il PCI in quegli anni perseguiva la doppia subdola strategia di lotta (di piazza e di fabbrica) e di governo. Era specialista nello schiacciare l'occhiolino ai gruppi armati ("i compagni che sbagliano", l'album di famiglia, il mito della  lotta partigiana mai interrotta), ma nel contempo,  nel cercare con ogni mezzo di entrare nell'area governativa, mediante governi detti "di solidarietà nazionale". Ogni grossa provocazione terrorista intentata,  offriva loro il pretesto per offrire una mano tesa ai  governi dell'arco costituzionale. Pertanto, rimproverava e nello stesso tempo,  coccolava  gli eretici fuoriusciti dalla sua parrocchia.

Ecco perché il caso Battisti non è ancora chiuso e la storia del nostro paese deve essere rivista, riaperta e rianalizzata senza inibizioni di sorta. Vogliamo sapere chi voleva privarci della nostra sovranità  e della nostra libertà, già fin da allora.  Vogliamo sapere chi organizzava,  finanziava, foraggiava, copriva le bande armate terroriste in  tutti questi decenni che tanto lutto hanno procurato a povere oneste famiglie italiane,  alcuni congiunti delle quali, sono state vittime  con la sola colpa di essersi trovati nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

Giorno di San Mauro 

12 January 2019

Quel che i media d'Oltralpe (e italiani) non dicono sui Gilet Gialli





Pare impossibile che possano accadere tutte queste brutalità mascherate dal felpato Rothschild Style di Micron. Prelevo questo messaggio dei Gilett Gialli dal sito di Blondet e rilancio. Più siamo informati di quanto i media d'Oltralpe e di casa nostra,  non ci  dicono, meglio è. L'unico mio beneficio del Dubbio è: 

1) speriamo che non vengano infiltrati
2) speriamo che non inizino le solite divisioni, diaspore e frazionismi
3) speriamo che non ci sia dietro qualche mente sopraffina che si mette alla testa di una nuova rivolta che poi si rivelerà magari tarocca e fasulla.

Frattanto ecco una buffonata vera a 24 carati: Farsa Italia fa indossare i Gilet Azzurri ai suoi a libro paga del Gano di Arcore. E si replica il 27. Brrr...che paura! Che ragazzacci antisistema, questi Farsitalici!

Messaggio dai Gilet Gialli


SUSANNA PACCIONE:
Buongiorno, vi scrivo dalla Francia dove sono immigrata dall’Italia nel 99. Sono una delle portavoci dell’insurrezione dei gilets jaunes, in Dordogna. Abbiamo bisogno del vostro aiuto, dell’aiuto di tutti. Dico insurrezione perché non si tratta più né di movimento né di manifestazione sociale, questi stadi sono già superati da un pezzo. Abbiamo a che fare con un potere esecutivo sordo ad ogni rivendicazione e che tenta di risolvere un problema politico con la repressione violenta. Contiamo oramai più di mille feriti e 12 morti, centinaia di gente arrestata, tribunali in panne e non molliamo. Sabato prossimo, verremo trattati come hooligans, ritireranno fuori i blindati e continueranno a picchiare selvaggiamente vecchi e donne, a ferire mortalmente liceali, a gasare bambini. Questo mio post serve a far passare un solo ed unico messaggio : La violenza di cui vi fanno parte i media francesi é diventata disgraziatamente l’unica risposta umanamente possibile di fronte alla reazione del governo. Questo post é una bottiglia gettata in mare, spero il messaggio sia colto, letto e capito. Sono incaricata dal mio gruppo di contattarvi oltralpe per trasmettere quella realtà che tentano di nascondere senza alcuna vergogna. Resto a vostra disposizione per altri chiarimenti, testimonianze, prove irrefutabili. Grazie

Abbiamo iniziato ad occupare, ognuno nel proprio villaggio o città un punto nevralgico perché il governo aveva deciso di aumentare la tassa sulla benzina per finanziare la transizione ecologica, il che non era vero. Insomma, Macron ha mentito e ha iniziato ad essere insultante ( siamo ignoranti,fumatori di sigarette che circolano con macchine inquinanti). La realtà è che sono mesi che ingoiamo rospi mostruosi (regali di milioni di euro a chi non ne ha bisogno e un trattamento fiscale allucinante per i più demuniti). Dunque abbiamo continuato a ritrovarci, a parlare tra noi e con le persone che passavano. Ci siamo resi conto che la popolazione era ai ferri corti. Anziani costretti a lavorare a 73 anni, madri che decidevano di non scaldare più la casa per comprare cibo piuttosto che elettricità… vi passo i dettagli, si piangeva ogni giorno davanti a situazioni insostenibili. Il 24 novembre molti di noi sono montati a Parigi. Pensavamo che sarebbe stato sufficiente essere numerosi per essere ascoltati. La sera stessa, abbiamo visto i tg mentire senza pudore sulle cifre; eravamo quattro gatti. Quelli che erano montati a Parigi si erano fatti bastonare dai CRS, erano traumatizzati sopratutto le signore di una certa età. Abbiamo preparato l’atto secondo, l’uno dicembre. Stavolta gli anziani sono restati e sono saliti a Parigi gente più giovane. La polizia ha controllato l’identità di chiunque voleva manifestare; chi mostrava i documenti è stato bloccato sui champs élysées come in una fan zone dalla quale non hanno potuto muoversi e quelli che non si sono sottomessi al controllo d’identità, perché non si è mai sentita una cosa del genere per manifestare, sono stati bloccati all’arco di trionfo e si sono fatti massacrare tutta la giornata. a questo punto le immagini violente hanno iniziato a circolare, ma si trattava di gente disarmata, che ha tentato di difendere la fiamma del soldato ignoto cantando la marsigliese, i black blocs fanno cosi?
Il giorno dopo, la gente piangeva per strada, è dura quando ti rendi conto che non sei più in democrazia; gli anziani che avevano già vissuto la resistenza tremavano di rabbia. I liceali hanno raggiunto il movimento due giorni dopo ed è stato un massacro, ragazzini sfigurati, occhi saltati, mani strappate dai flashball. Macron ha dato ordine di sparare sul suo popolo. Con la collaborazione delle televisioni che non fanno altro che diffondere immagini troncate. In sostanza, qui ci si chiede perché un governo che deve per forza conoscere le vere cifre dei simpatizzanti al movimento ( e siamo migliaia) tenti di provocare a tutti i costi una reazione violenta. Il 31 dicembre i suoi auguri di fine d’anno si sono ridotti ad un insulto deliberato verso la popolazione, trattandola di folla piena d’odio. Il punto è che ora la gente è veramente fuori di sé, ma vi assicuro che questo è il triste risultato di settimane di maltrattamenti e violenze, insulti e umiliazioni. Abbiamo in nostro possesso decine di filmati che confermano cio’ che vi scrivo. I prefetti hanno ordine di fare sparire tutto cio’ che c’è di giallo dalle strade, i porta voce come me si fanno imbarcare tutti i sabati senza ragione, gli avvocati si fanno trascinare fuori dai tribunali dalla polizia, siamo tutti schedati da novembre ed il prossimo sabato si annuncia una carneficina, lo so che è dura da credere, siamo i primi a svegliarci tutte le mattine sperando che non sia vero. c’è modo di diffondere la nostra testimonianza in altro loco perché sti maledetti 2000 caratteri non bastano!
per favore!

Sabato, giorno di S. Modesto 

08 January 2019

Nessuna trattativa con gli amici degli invasori

Mappa dei sindaci contro il decreto di Salvini 

Giorno di San Severino.
Questo governo ha commesso due errori, indicativi di una certa debolezza endemica e di una non coesione (del resto è un governo di compromesso) :

1) Di Maio non doveva mostrarsi possibilista dicendo che sarebbe stato disponibile ad accogliere donne e bambini dalla nave Sea Watch, se Malta li avesse fatti sbarcare. Errore! Lo step successivo da parte di questi è quello di richiedere poi le "ricongiunzioni" delle famiglie. L'altro step è l'arroganza di rifiutare cibo su modello pagina di "Campo dei Santi" (leggetelo per favore!) quando buttavano il cibo giù dalle navi per creare un casus mediatico. E' incredibile come un testo possa essere tanto profetico fin nei dettagli!

2) Il secondo errore è stata la trattativa voluta da Conte coi sindaci. Errato aprire un confronto con il presidente dell’ANCI Antonio Decaro. Perché Decaro, appunto, non parla a nome dell’Associazione nazionale dei comuni d’Italia, alla guida della quale, nel 2016, è stato eletto da una maggioranza di amministratori di sinistra , ma del suo partito, cioè il PD che sogna, insieme a un manipolo di veri e propri eversori (non c'è altro nome per definirli) , di fregarsene delle leggi dello Stato e delle norme che reggono la democrazia e di ottenere una rivincita con la via giudiziaria, le toghe rosse e le denunce agli organismi supremi della magistratura.
I sindaci non sono ministri né parlamentari, né uomini con cariche governative: sono degli amministratori il cui compito è fare buona amministrazione nelle loro specifiche realtà territoriali.  Qui la mappa dei sindaci detti "ribelli", in realtà in sedizione permanente. Inoltre l'ANCI è una creazione di sinistra messa in piedi quando le regioni erano in larga parte "rosse". Tempi andati! Oggi viviamo una tendenza diametralmente opposta.
Decaro dell'Anci, non fa eccezione. Egli parla a nome del PD e non fa gli interessi di TUTTI i comuni d'Italia, ma solo dei suoi.

Sono errori che poi si pagano, caro Conte e caro Di Maio. Ma soprattutto li pagheranno i cittadini. Nessuna trattativa coi potenziali eversori che non intendono rispettare le leggi dello stato, quando i suoi gestori cambiano la musica. E la musica da essi voluta  mantenere invariata chiamasi invasione.  Salvini a differenza di loro due, lo ha capito. E sa che se molla in nome del "contratto" (dove peraltro non esiste alcuna clausola nel merito), i suoi elettori non glielo perdoneranno. Perciò fa bene a tener duro. Speriamo che regga.


Si parla di bugie di Malta, di inganni, di dirottamenti di navi verso le nostre coste. Può darsi sia vero e che non manchino i colpi bassi  levantini contro di noi da parte dell'isola. Ma come ha sempre sostenuto questo blog, non è con le "quote redistributive"  e coi "ricollocamenti" di migranti un tanto al chilo, che si risolve il problema. Anzi, questo li renderebbe ancora più aggressivi e determinati nell'invaderci. Assodato che l'Europa fa il convitato di pietra e non prende posizione, non resta che desumerne un'amara verità: vorrebbero applicare il motto "Italia delenda est" scaricandoci addosso l'intero problema africano. 
Una ragione di più per tenere ben chiusi i nostri porti e non ascoltare le sirene malefiche dei Bergogli, dei vescovi, delle ong e dei sindaci immigrazionisti nemici del popolo. 

02 January 2019

L'esercito dei Bimbiminkia



Primo post del 2019, giorno di S. Basilio. Non starò sulla notizia, ma su qualche nota di costume. O meglio, di malcostume.
Non si può  più andare da qualche parte a fare una passeggiata, che bisogna farsi largo  tra i selfomani dalle lunghe astine inalberate con orgoglio e vanto nei loro cellulari, come bandiere.
Praticamente una giungla di prolunghe col mini-monitor per scattare una foto o  farsi un selfie.  Ecco che la passeggiata si interrompe perché a qualcuno salta il ticchio di farsi una foto, o di farsela scattare,  tutti sorridenti e giulivi. E allora lì, ad aspettare che sia finita la scenografia del click, prima di poter passare e proseguire lo struscio. E si badi, non si tratta solo dei soliti giapponesi "clicckomani", ma  un po' di tutti.  Chiunque di voi, sarà ossessionato da parenti e amici che spediscono così,  tanto per condividere,  più foto e immaginette del necessario spesso insignificanti su qualunque cosa: hai trovato funghi? Li condivido e spedisco (Bip! Oh che bel fungo!);  hai pescato pesci? Te li mando (Bip! Oh che bel pesce!) . Il mio bambino è caduto giù dalle scale col triciclo e si è  fatto un bel livido in fronte: te lo mando in foto (Oh, poverino, che bel bernoccolo nero! Speriamo che guarisca in fretta). E così via.
E a proposito di questi ultimi, l'estate scorsa al mare mi ha colpito vedere bambinetti appena in età scolare che, davanti allo spettacolo pirotecnico della festa del Golfo, dopo un palio con regate, invece di guardare la bellezza dei fuochi d'artificio che si riflettono nell'acqua erano tutti intenti a smanettare nei loro tablet. In sostanza, la vera meraviglia non era più nel cielo, nei fuochi, nei colori e nel mare ma nel display. Mi è venuta una grande tristezza. Avrete pure visto come anche gruppi di amici adolescenti, invece di inventare giochi e forme di aggregazione tra di loro, sembrano essere quasi imprigionati ciascuno nelle bacheche dei social.
Un gruppo di cinque giovanissimi amici  da me scorti all'angolo di una strada di passaggio, avevano  il proprio smart ultimo modello e l'unica forma di conversazione tra loro era - manco a dirlo -  parlare di quel che vedevano in quel mini-schermo. Invece della "vita in diretta", abbiamo sempre più "vite indirette". Che generazioni verranno avanti? 
E' la domanda che inevitabilmente ci poniamo. Non c'è che dire:  non abbiamo mai avuto così poca comunicazione, come da quando c'è quest'ansia di comunicare e di rimanere sempre connessi e interconnessi. 

Smanettoni all'opera. Ovvero, l'arte di comunicare
Primati col telefonino
Credo pertanto sia giusto iniziare a porsi delle domande riguardo l’ossessione da social, da videochiamate  whatsappate e/o da whatsappare.  Le modalità con cui vengono utilizzati   accompagnati dal diffuso urgente bisogno di "condividere" qualsiasi cosa, immediatamente, come se altrimenti non si riuscisse a vivere appieno l’emozione di un accadimento, finisce col diventare inquietante. Sì perché i social media , come affermato anche dal sociologo Zygmunt Bauman, implicano l’esposizione, e di conseguenza il non avere segreti e il venir meno della propria privacy. Tutte carte che diamo deliberatamente in mano a un Grande Fratello Globale, il quale raccoglie una preziosa banca dati sul nostro conto, senza nemmeno aver bisogno di imposizioni. Del resto il patron di Facebook Mark Zuckerberg, non ha mai fatto mistero, di utilizzare questi dati. Spesso chi ha un profilo sui social, fornisce senza rendersene conto dati su hobby, preferenze, viaggi, sport praticati, gusti, disgusti, che poi vanno ad incrementare il Database globale.
Nei social network si può arrivare ad essere dipendenti dalla socialità virtuale, come una vera e propria droga (ed è infatti già da anni un fenomeno tenuto sotto controllo dagli psichiatri). Se trascorrete diverse ore al giorno incollati allo schermo (o display), o non riuscite a resistere all'impulso di  aprire le notifiche di status quando vi arrivano sullo smartphone o, peggio, quando siete in compagnia con altri, o addirittura a tavola con familiari ed ospiti, potreste cadere nella categoria. E allora è meglio correre ai ripari.
Secondo il sito One Mind le interazioni sociali ci gratificano. Non importa se siano reali o virtuali, il nostro cervello prova comunque un sentimento di appagamento; rilascia “ossitocina” e “dopamina”, responsabili della sensazione di benessere, e attiva il circuito della ricompensa. Allora che c’è di male nel provare piacere? Il problema è che, sulla carta, il cervello dovrebbe ricompensarci soltanto quando eseguiamo realmente delle azioni concrete  e per davvero meritorie. La gratificazione serve infatti a farci capire che stiamo seguendo la strada giusta, da ripetere in futuro. Ma nei social otteniamo la ricompensa senza aver fatto niente di concreto, senza aver compiuto un vero sforzo. E poiché il cervello è pigro (tende a risparmiare energia), finisce col preferire le interazioni virtuali a quelle reali.

La conseguenza è che l’uso massiccio dei social ci porta a diminuire sempre più le interazioni con la società reale. In altre parole, ci rende più antisociali.

Una cara amica lamenta comportamenti distratti e perfino scontrosi e irascibili nel marito da quando è diventato assiduo frequentatore di social, offrendo su FB la cosiddetta "amicizia" ad  oves et boves. Ci vuole una vita per farsi un vero amico ("chi trova un amico, trova un tesoro" è un proverbio che sta a  indicare la rarità del fenomeno) , ma sui social in un battibaleno si diventa amici di tutti. Il marito in questione si mostra apatico, assente ed estraneo a quanto avviene in casa e tutto intorno a lui, e non può fare a meno di "smanettare" sul suo smart, nemmeno in presenza di amici (veri) e di ospiti (veri) magari a cena da lui.

Il motivo è facile da comprendere i vari "like" (mi piace), che gli arrivano in "tempo reale", le varie richieste di "amicizia", quando sottopone ai social i suoi parti letterari, gli danno quella serie di “gratificazioni immediate” che in famiglia non trova. Ma il "tempo reale" non è il tempo umano, è un'altra finzione.
Un'altra situazione che caratterizza i nuovi mezzi tecnologici di cui si fa impiego è la re-infatilizzazione da parte di chi li usa.  Nel gergo di internet Bimbominkia (a volte riportato con la grafia bimbominchia e abbreviato con le sigle BMK) è un termine con connotazione negativa che indica un utente, spesso adolescente, di scarsa cultura e di modeste proprietà linguistiche. Si esprime con un linguaggio basato su errori sintattici e grammaticali, colmo di anglicismi spiccioli, frasi abbreviate da sigle e acronimi (è il caso di RIP, quando muore qualche personaggio famoso, in luogo di Riposa in Pace) e decorate da emoticon e altri simboli virtuali.




Si è inoltre soliti identificare come Bimbominkia una persona dal carattere infantile, autoreferenziale, arrogante, eccessivamente attaccata alla tecnologia e abituata a pubblicare numerosi selfie sulle reti sociali. Beh, con i social e gli smart e gli I-phone, siamo alla BimbominkioniZZazione di massa. Un altro selfie, un altro like, ad un altro post, come canta  la canzone-tormentone di Arisa e Lorenzo Fragola, L'esercito del selfie. Ma poi ci priviamo di contatti importanti, quelli veri. E si finisce quasi senza accorgersene, come quel povero ragazzo di Taiwan che trascorreva troppe ore nei social e che a causa di un guasto al pc, ha perso le "amicizie" e i "contatti" (virtuali). Allora si è sentito immensamente solo e l'hanno dovuto ricoverare d'urgenza per una forte crisi depressiva. Una volta interrotto il flusso incessante di immaginette sante, di emoticon, di like, di segnali sonori, lì a tenergli compagnia, dev'essergli sembrato qualcosa di disperante e insopportabile, sentirsi sprofondare nel silenzio della sua solitudine reale.   
Un'ultima cosa, dato che poi in questa strana matrix planetaria ci siamo dentro  un po' tutti: spesso siamo critici con gli altri, osservandone le ridicolaggini in corso, ma indulgenti con noi stessi adottando il solito comodo giustificazionismo del "posso smettere quando voglio".