28 March 2018

Un uovo di Pasqua con punto interrogativo


Siamo entrati nella settimana santa e c'è la tregua pasquale che contempla una sospensione della politica. In realtà nel sottobosco parlamentare si lavora comunque e  le acque sono agitate, ma le grandi decisioni non sono state ancora prese e vengono rinviate a dopo Pasqua. Quel che si può notare nelle varie forze  in campo è la politica dei veti incrociati del  "mai con questo", "mai con quello", e via snobbando e  schifando.... 

Il M5s, è un uovo di Pasqua di cui non si conosce ancora la sorpresa, nonostante possiamo immaginarcela. Se imbarcasse il Pd e Leu con annessa Bonino, significherebbe a chiare lettere che intendono perseguire la solita sbobba de sinistra e quegli elettori di destra che (mal-destramente) gli hanno dato il voto, dovranno prenderne  atto.  Intanto i "profughi" e i "migranti" arrivano in massa, e le varie Sant'Egidio viaggiano a tutto vapore. Nel mentre  il governo Gentiloni ha innestato il pilota automatico  e lo si vede anche dalle espulsioni dei diplomatici russi, in quella che viene chiamata la "guerra delle spie" contro Putin e il caso Skripal. Un governo dimissionario "congelato" da Mattarella giusto per ultimare gli adempimenti di fine legislatura, avrebbe benissimo potuto (e dovuto) astenersi dal prendere decisioni affrettate sui diplomatici russi da espellere, Invece -  macché - Gentiloni si  adeguato al branco dei Natoaioli (non riesco a trovare altri neologismi) dando il suo miserrimo apporto.

Ma a quanto pare il "Fate presto! Fate presto" ( in questo caso, a fare un governo) esiste solo quando c'è di mezzo lo spread. Col "fate presto" Monti ci salassò i risparmi per ripianare i debiti delle banche (ricordate l'affaire Morgan Stanley nel gennaio 2012?).  Qui invece andiamo a ritmo lumaca e la lumaca che non decide mai niente, guarda caso, si è accodata subito alle politiche delle espulsioni  dei diplomatici russi, senza prove. Tutto quello che sta combinando contro di noi il pesce in barile Gentiloni  e il suo pilota automatico (immigrazione, soldi alle associazioni gay, ecc.) è stato già espresso in modo esaustivo da Blondet e non intendo dilungarmi.

Siccome infuriano i venti di guerra, i nostri hanno  del tempo per giocare a mosca cieca sull'orlo di un burrone. E allora ecco che Di Maio fa lo schifiltoso se in una coalizione governativa c'è Forza Italia.
"Mio, il Giardino è mio. Vietato l'ingresso", proclama il Gigante egoista della fiaba di Oscar Wilde.

Sì, ma Di Maio non è un gigante, è solo un piccolissimo esordiente della politica.  E non è vero che il popolo lo ha insignito in modo plebiscitario, perché  il suo movimento ha il 32%.
Ed ecco altre possibili alchimie governative:

 Inciucio Forza Italia + Pd + altri "responsabili"

Diarchia Lega + M5S (poco probabile giacché Salvini in questo caso, distaccato dalla coalizione,  si troverebbe in minoranza numerica).

Un governo della coalizione di centrodestra con Salvini premier.

 Un governo tecnico falsamente "super partes", in realtà dalla parte della Ue, BCE, FMI, Troika. Insomma un "commissariamento".

Spunta allora la Commare Secca  Lagarde del FMI (una delle voci  più inquietanti della Troika)  a dire la sua: aumentare l'età pensionabile e la Fornero non basta.  Spunta Moscovici (altra voce della Troika) a dire la sua: l'Italia stia in riga.  E qualcuno fa il nome di un Cottarelli (FMI)  gradito a tutti e che metterebbe d'accordo, tutti. Sì, ma tutti chi? Tutti l'Oro?

No, grazie. Non siamo andati alle urne per avere un Cottarelli del Fondo. Ovviamente c'è l'opzione del ritorno al voto, dopo aver messo a punto una buona legge. Ma c'è ancora da soffrire e pazientare...

Intanto l'occasione mi è gradita per augurare Buona e Santa Pasqua a tutti i lettori, gli amici, i commentatori fissi e occasionali! e che siano uova vere e non pacchi a sorpresa.


23 March 2018

Nonni, bisnonni e nonnismi da caserma



Oh, Orrore! ho visto  Napolitano presiedere il Senato dopo l'uscita di Grasso. Rieccoci nuovamente all'ingestibile  immutabile Pollaio-Italia.  E mentre i TG salutano facce nuove di giovani affacciatisi alla ribalta della politica  pronti a occupare gli scranni: giovani leghisti, giovani grillini e perfino qualche giovane piddino e forzista, ecco constatare amaramente che nei fatti,  più che Palazzo Chigi e Palazzo Madama, le due camere del Parlamento rassomigliano, al momento,  alla Loggia delle Cariatidi. Cariatidi fatiscenti che hanno un solo scopo: impedire il rinnovamento.  Quando poi ho visto occupare lo scranno di sostituto Presidente del Senato  a bisnonno Bella Napoli al posto del Grasso uscente, perchè gli spetta per diritto divino essendo il più anziano (92 anni) in Senato e il nuovo presidente deve ancora arrivare, allora sono sprofondata in un incontenibile sconforto.

Ne approfitta pure per mettersi a pontificare, fedele al suo impulso primario: l'incontinenza. Cosa ha detto "la Voce dell'Incontinenza"? Ha dato frecciatine e stoccatine  contro il suo ex pupillo Matteo Renzi: "E ha contato molto nelle scelte degli elettori il fatto che i cittadini abbiano sentito i partiti tradizionali lontani e chiusi rispetto alle sofferte vicende personali di tanti e a diffusi sentimenti di insicurezza e di allarme".
E ancora, per lui il risultato del 4 marzo dimostra "quanto poco avesse convinto l'autoesaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e partiti di maggioranza". Autosaltazione?!?  Si dà il caso, che l'"autoesaltato" l'abbia messo sul podio proprio lui e che  sempre lui fosse il regista occulto del fratricidio tra Renzi (ricordate? #Enrichetto stai sereno) ed Enrico Letta,  spodestato su commissione nel giro di sei mesi.

Si dà  pure il caso che il secondo "autoesaltato" che sempre ricorda i "successoni" ottenuti in questa legislatura,  Paolo Gentiloni, sia stato messo sullo scranno di premier, da un altro arzillo canuto "nonno": Sergio Mattarella.


Alla Camera invece è andato in onda uno sciatto Roberto Giachetti (ex radicale, e ora piddino) senza cravatta. Che ha fatto il Giachetti scravattato fin dal primo giorno di apertura? Si è messo a parlare di "femminicidio" e ha ringraziato la bonanima di Pannella, non si capisce bene di cosa. Forse del fatto che il PD è diventato un grande partito radicale di massa.


Ma ora badiamo (senza badante),  un po' al terzo nonno che in queste ore si agita in maniera davverso scomposta: Nonno Inciucio da Arcore il quale cerca di  fare (inutilmente) l'agone della bilancia, dopo che FI ha preso una bella batosta elettorale. " Sarò io il regista del centro destra" ha sentenziato con boria,  l'indomani del sorpasso di Salvini, come se niente fosse stato. Ora, però,  la sua invadenza oltre che risultare patetica fa davvero andare fuori dai gangheri. Il "regista" lo avrebbe potuto farlo in un solo caso:  il sorpasso di FI sulle altre forze della coalizione. Non è andata così.
Per quanto  io trovi criticabili i PentaGrulli (e non ho mai fatto loro nessuno sconto), non hanno affatto torto nell'ostinarsi a non riconoscerlo come il capogruppo di una coalizione che NON lo vede vincitore. Indirettamente i 5 stelle tirano la volata a Salvini. 


E Nonno Inciucio rosica, e rosica di brutto. Non ci sono più i nonni di una volta; quelli generosi che passavano la paghetta (e la staffetta) ai nipoti. Insomma, in queste ore il parlamento sembra diventato una pessima caserma militare dove si pratica un perfido nonnismo con sgambetti, gomitate e tranelli ai più giovani. Fino a questa mattina, la situazione sembrava disperata e desolante.


Compare infatti su La Stampa un articolo di Lucia Annunziata (sempre arrogante come un bisonte, per me insopportabile, ma che però coglieva nel segno): "Silvio mette in trappola i due vincitori" dove in sostanza dice che per vincere davvero nell'attuale politica politicante ci vuole altro che scheda, matita e numeri a favore:



Salvo scoprire poi che per fare un governo ci vuole ben altro dei voti fin qui raccolti, e molto molto altro che una semplice somma numerica. È bastato che si rialzasse dal suo dispiacere il vecchio leone della politica italiana, per scompigliare ogni progetto. Nelle prime ore dopo i risultati sembrava morta, Forza Italia. Vergognosa, schiacciata dal sorpasso inflittogli dalla Lega. Poi, tre giorni fa l’arrivo a Roma di Silvio Berlusconi. 
A differenza degli altri leader che hanno solo partiti, il Cavaliere può contare anche su una poderosa macchina che ha costruito negli anni, e che, sebbene sminuita di peso, schiera un’ampia articolazione di ruoli e intelligenze, come Ghedini e Letta, giornali e televisioni, relazioni istituzionali e fedeltà consolidate.

Poi verso sera, un inatteso colpo d'ala. La Lega si rifiuta di aderire alla pagliacciata della scheda bianca. Oltretutto si fa una grande prosopopea contro le astensioni ma loro poi  decidono di non votare.  E allora verso le 18,  decidono invece di votare per Anna Maria Bernini di FI.   La maggioranza di FI (su ordine di Berlusconi) era fissa su Romani, pur sapendo che non avrebbe avuto nessuna chance di essere accettato dai 5 stelle né dal PD.  Perchè? Per mostrare che loro avevano un candidato da mettere alla presidenza del Senato, ma che  tutta la colpa del rifiuto doveva ricadere sui 5 stelle. Nel qual caso, la mossa successiva sarebbe stato l'inciucio (dichiarato inevitabile) col PD. Brunetta non vedeva l'ora, visto che è pure corso a baciare la Boschi arrampicandosi su, con la scaletta.

Ma ecco la contromossa del contadino scarpa vecchia e cervello fino. Il Giorgètti (con le e aperte alla lumbàrd) da Cazzago Brabbia con quella faccia un po' così, da allevatore di cavalli Haflinger (in realtà è laureato alla Bocconi), il quale con Salvini ha speso un nome che non era del loro partito, ma di FI: quello della Bernini. Mossa furba: dopotutto è pure in "quota rosa", no?   Di Maio e il M5S si dichiarano disponibili a votarla e il ballon d'essai, per sbloccare lo stallo ha funzionato. E' stato come aver tirato un  sasso nella vetrata. Ed ecco l'ira funesta di Nonno Inciucio. Apriti Cielo!

Giancarlo Giorgetti e Salvini

"I voti al Senato ad Anna Maria Bernini, strumentalmente utilizzata, sono da considerarsi un atto di ostilità a freddo della Lega che da un lato rompe l'unità della coalizione di Centrodestra e dall'altro smaschera il progetto per un governo Lega/M5s", attaccano intanto da Forza Italia".

No, Signori, miei. E' esattamente il contrario che avviene. La mossa del duo Giorgetti-Salvini è servita semmai a smascherare la vostra malafede. I due citati pur avendo i numeri dalla loro, non hanno optato per un candidato di bandiera leghista, ma per uno dei vostri. Se non vi va bene nemmeno questo, allora è chiaro che i piani loschi del Cavaliere Mascarato dai capelli incatramati,  erano altri. E sono saltati. 


Gianni Letta faccendiere di Berlusconi

Il fatto stesso che il Berlusca sia andato a rassicurare Juncker a Bruxelles prima delle elezioni, la dice lunga, ma nessun cronista ne ha parlato.  Lui è andato, in realtà, a dare garanzie all'eurocrazia, che non ci saranno forze sovraniste e che con lui dentro la "coalizione di centrodestra" (chiamiamola così) non si correranno rischi, perché  prevarrà una "linea moderata", da lui condotta nell'alveo del "ce lo dice L'Europa". I pessimi titoli, la perfidia e cattiveria di certi cronisti al suo servizio ne Il Giornale (vero Scafuri? vero Macioce? ) nei confronti del leader della Lega, parlano fin troppo  chiaro. E non più tardi di giovedi ha sguinzagliato il suo plenipotenziario Gianni (Goldman) Letta  che incontrava a Roma Luca Lotti, ex ministro e braccio destro di Matteo Renzi. Indizio, si diceva, di come dentro Forza Italia nessuno si rassegnasse al "siluramento" di Paolo Romani, "invotabile" per il Movimento 5 Stelle e su cui anche Matteo Salvini stava facendo pressioni per un passo indietro.(fonte Libero). Nonno Inciucio voleva imporre  comunque il suo gioco. 

Rassegnati o  nonno, e sii saggio!  Pigliati un bel biglietto di sola andata: destinazione Cesano Boscone. Il tempo non è dalla tua parte e dalla vita hai già ottenuto moltissimo. Non forzare il destino.  Chi troppo vuole....sai già come finisce. 

La ribellione delle reclute contro i "nonni" e il nonnismo più meschino e infingardo è appena iniziata.


21 March 2018

Parte IIa - Marine Le Pen e il suo discorso al congresso




Marine Le Pen parla, in questa seconda parte del suo discorso, di aspetti importanti della sovranità, anche di quella alimentare e perfino di quella digitale,  del furto dei dati, del cyberspionaggio, ma anche di valori più impalpabili come la cultura, il retaggio storico-linguistico-culturale. In particolare sull'  eredità dei beni e il diritto di trasmissione-successione dei beni da padri in figli. Soprattutto lo scopo principale è ripristinare il Primato della Politica, dandole onore e sottraendola all'orrore finanziario-economicista che attraversa il nostro tempo. L'ultima parte in chiusura è dedicata al perché del cambiamento del nome da Front National a Rassemblement. E curiosamente i nostri cari media si sono concentrati solo su questa inezia, tralasciando  tutta la parte "di sostanza" del suo discorso. Considero una parte importante di questo discorso, anche il volerla fare finita una volta per tutte col maggio '68 detto "maggio francese".

E a fronte di questi due totalitarismi (ll mondialismo e l'islamismo) la nostra risposta non è più né collettiva né nazionale. Ogni giorno, veniamo intimati a sottostare all'individualismo più sfrenato.
Ciascuno è invitato dal Nuovo ordine mercantile a obbedire solo ai suoi desideri, desideri illimitati e a volte lo si vede con la tolleranza insopportabile verso i delinquenti e le loro pulsioni.
Vi è una profonda regressione che ci porta verso una società immatura, una società che ignora che si diventa adulti quando si fa esperienza dei propri limiti

Non esiste una società senza limiti

Cinquant' anni dopo, i sessantottari panciuti e brizzolati conoscono la loro apoteosi con la società edonista promessa dal mondialismo. Loro che falsamente ma scientemente avevano confuso l'autorità con il dominio, loro che hanno fatto ritirare le pedane sulle quali si ergevano le cattedre per mettere il maestro al livello dell'alunno, possono rallegrarsi di una società senza ostacoli, una società nella quale l'individuo assoluto non conosce che una regola di vita: vivere per sé stesso con il danno collaterale del disprezzo per gli altri, l'indifferenza per la gente, l'incoscienza per l'avvenire, il sentimento di poter godere senza costruire, quello di consumare senza trasmettere.

Non stupisce che Cohn-Bendit si sia riconosciuto nel progetto di Macron e l'abbia sostenuto.

Non esistono società senza principi.

Il 28 aprile faremo a Parigi un incontro sul tema "50 anni dopo: finiamola col maggio '68", poiché finirla col maggio 68 fa parte del nostro progetto.

La trasmissione dei beni, virtù cardinale delle nostre società fin dalla notte dei tempi, viene cancellata e nessuno si stupisce più se una residenza negli USA abbia più valore di una nazionalità quale criterio di applicazione del diritto di successione ai figli francesi. (ndr: allusione al caso dell'eredità di Johnny Hallyday dai quali stanno fuori i figli francesi).

"Vietato vietare", dunque tutto diventa un diritto, compreso il diritto a un figlio che sfocia nella maternità surrogata (GPA  =  Gestation pour autrui). Cioè negli uteri in affitto, pratica moralmente distruttrice che mira a fare del bambino l'oggetto del commercio e quindi un oggetto di consumo.
Questa mercantilizzazione del mondo che vorrebbero imporci ci è insopportabile.
Pensate, il rapporto che dà conto sul morale delle famiglie riposa esclusivamente sulla loro voglia di consumare.
Si tratta forse unicamente di "morale" quando l'INSEE (ndr: l'Istat francese) decide di fare entrare il traffico di droga nel calcolo del PIB (il Pil d'oltralpe), cioè della ricchezza prodotta?


Siamo in piena inversione dei valori.E non può esistere una società senza valori.


Poiché la GPA (utero in affitto) non è che l'inizio.Già vediamo sorgere la promessa di controllare, attraverso la tecnologia genetica, le caratteristiche intellettuali e fisiche dei bambini, e sopprimerli se è  il caso, fin dalla nascita. Il culto della "performance" come la concorrenza generalizzata, eretti a valori assoluti, inciterà numerosi genitori a cedere a questa tentazione
Infine, oltre a ciò, si porrà la questione del TRANSUMANESIMO, cioè alla fabbrica su scala quasi industriale di bebé "migliorati".
Alcuni stati sembrano lavorarci sopra per selezionare individui con il 200 di QI. Proprio come le grandi aziende alimentate dai profitti generati dai social network.
Alcuni dirigenti con l'assicurazione multimiliardaria, si sono dati il modesto (si fa per dire) obbiettivo della morte della morte. 

Si gioca a mosca cieca sul bordo di un precipizio.
La Scienza scatena su di noi il mito prometeico di rendere l'uomo uguale a Dio.
Lo si vede, salvo ammettere la barbarie tecnologica, che il mondo che sta per arrivare non può affidarsi alle leggi di mercato per regolarsi.

Al rischio di esaurire il pianeta a cui si ingiunge di fornire rendimenti non superiore al 2 o 3% che sono quelli offerti dalla natura, e del 15 e 16% che sono invece quelli imposti dall'economia finanziarizzata, la mondializzazione vede il trionfo dell'Ordine mercantile che riduce l'essere umano allo stato di merce e l'individuo alla  sua sola capacità di produrre e consumare.

  • Il Salariato, è un lavoratore pagato per la sua missione:  La Legge del Lavoro di Macron ha gettato le basi di questo anti-modello sociale.
  • Il Pensionato, non è più produttivo e può dunque essere l'oggetto di una vessazione fiscale e diventare la mucca da latte del governo. 
  • Il Consumatore,è sottomesso al sacro dogma del mercatismo  che fa penetrare a casa nostra derrate prive di norme sanitarie, che bara con gli OGM nei prodotti e fa pascere le vacche nutrendole  con mangime animale. 

La riappropriazione delle risorse non tocca solo i beni vitali come la terra, l'acqua, l'aria, ma gli esseri viventi con semenze geneticamente modificate per esseri sterili e gli agricoltori  asserviti,permettendo così alle grandi multinazionali di controllare l'alimentazione del pianeta.
Questa appropriazione degli esseri viventi è anche l'appropriazione dei caratteri genetici di tutte le specie ai fini industriali. E questo è già iniziato.
Se il bel principio di libertà è invocato dai mondialisti, non è per liberarci ma per deregolamentare, cioè imporre la legge del più forte e asservire  tutti gli altri.

Il Modello Macron non conduce a una liberazione, ma ad una alienazione.
Un individuo che non è attaccato a niente né a una storia né a un progetto collettivo, non ha avvenire, è un uomo solo, un uomo vulnerabile, ma per Macron e i suoi amici di Davos, diventa allora un uomo finito, adatto a seguire docilmente la mandria della mondializzazione.
La società di Macron è una società dove il cittadino è esposto a molteplici insicurezze.

Insicurezza sociale con il principio del dipendente usa-e-getta o il progressivo disfacimento delle protezioni sociali;

Insicurezza del potere d'acquisto con salari contrattuali che possono essere abbassati dagli accordi aziendali, con il CSG che taglia improvvisamente le pensioni o, ad esempio, il racket degli automobilisti;

Insicurezza economica con l'installazione di una distorsione generalizzata della concorrenza tra prodotti francesi e importati e una distorsione nel traffico di servizi tra i lavoratori francesi e quelli distaccati.

Insicurezza giuridica con la complessità e l'instabilità delle norme, dei regolamenti, della retroattività delle leggi e della giustizia sempre più lontane dal contendente; insicurezza giuridica anche perché a livello mondiale viene creata l'extraterritorialità della legge americana; ma anche attraverso accordi di libero scambio, gli organi arbitrali privati impongono le loro decisioni che saranno superiori alla legge dei  nostri stati.

Insicurezza patrimoniale con il riorientamento autoritario del risparmio verso investimenti finanziari o la caccia al proprietario immobiliare perché in una società nomade tutto deve spingerci alla mobilità e quindi in questo caso, essere piuttosto "inquilino" che proprietario: questa è la logica delle due misure incrociate che sono la riforma dell'ISF e l'estinzione della tassa immobiliare.

Per i sigg. Attali e Macron anche il patrimonio deve essere nomade

Insicurezza fisica
con l'esplosione della delinquenza e la minaccia permanente del terrorismo, una delinquenza che non si vuole veramente sradicare, un terrorismo che non si osa nemmeno nominare;
e un disegno di legge che libererà i trasgressori nelle nostre città e delle campagne con i fallaci pretesti del sovraffollamento carcerario.
Insicurezza culturale con l'invasione dei nostri paesi da parte di grandi migrazioni popolazioni completamente incontrollate, che creano da noi aree di illegalità, con l'importazione di costumi e regole contrarie ai nostri valori e in particolare ai nostri principi di laicità o del rispetto della libertà e dell'integrità delle donne.
Le anime belle pensavano che la maggior parte delle persone emigrasse qui da noi per godere delle nostre libertà; in realtà portano a noi i loro tabù, i loro divieti.
Questi loro costumi ci vengono ora imposti ovunque: per strada, nell'impresa, a scuola, negli ospedali, nelle mense, sulle spiagge.

Insicurezza digitale che vede, di fronte all'inerzia dell'Unione Europea, i giganti americani di Internet, i Gafa, cioè i giganti di Internet (Google, Apple, Facebook, Amazon), impadronirsi e conservare i vostri dati personali, quelli delle nostre aziende e quelli dei nostri stati. Questa appropriazione, che, come ci ha ricordato Steve Bannon ieri, raggiunge non solo la nostra sovranità nazionale, ma anche la nostra sovranità digitale.

Siamo in procinto di perdere la guerra dei dati.
Per quanto riguarda il terrorismo, l'Unione europea non ha capito che questa guerra era preordinata.Quando acquisti un libro su Amazon, il software ti offre immediatamente i libri che ti potrebbero piacere.Questo incrocio di dati abilitato dall'intelligenza artificiale consente già a queste aziende di conoscerti intimamente, totalmente, meglio dei tuoi parenti, meglio di quanto tu conosca te stesso, per vendere questi dati, senza il tuo consenso, per generare centinaia di miliardi. Sono progettati per indovinare e anticipare i desideri del consumatore e prevedere ciò che comprerai prima ancora che tu lo sappia.

È un grande pericolo per voi, per la vostra libertà d'inviduo, perché siete tracciato commercialmente come una preda durante un safari. È un pericolo ancora più grande per il paese che vede tutti gli scambi delle nostre imprese strategiche o delle nostre amministrazioni, in balia di queste multinazionali.

Noi crediamo nella politica, nel primato della politica.

In un momento in cui è di moda depoliticizzare tutto nel nome della fatalità dell'economia, per disprezzare la politica e le politiche, per screditare la voce politica, noi crediamo che la volontà politica non sia mai stata così vitale, in quanto essenziale per salvaguardare le nostre libertà.Accettare che la politica si riduca a gestire le conseguenze dannose delle regole imposte dal mercato globale e ultra liberalista è muoversi verso un totalitarismo economico.

Solo la politica può essere un regolatore legittimo.
Solo la politica è compatibile con un processo democratico.
Solo la politica è in grado di imporre al feudalesimo del mercato un giusto ordine, il rispetto dell'interesse generale e la libertà individuale.

Pensiamo, al contrario di Macron, che il peggio sarebbe il laissez-faire, lasciare che le leggi del mercato governino a rischio di vedere le nostre libertà diventare virtuali come il loro mondo.

Ci tocca quindi inventare nuove regole.
Queste nuove regole dovranno toccare l'economia, le grandi migrazioni dei popoli, il sociale, la tecnologia, la scuola, la cultura e infine tutti gli ambiti politici.
Noi preferiamo il "noi" all' "io" e crediamo che l'Essere è preferibile all'Avere,
Siamo il partito delle fedeltà, fedeltà ai nostri impegni, al nostro Paese, alla nostra cultura, al nostro popolo ai nostri valori di civiltà.
Noi opponiamo alla società materialista delle multinazionali e dei banchieri, la comunità dei sentimenti, del senso di appartenenza che ci lega al passato e ci lega al futuro in una comunità di destini - quella sensazione fraterna che unisce i francesi l'uno all'altro, indipendentemente dalla loro origine, indipendentemente dal loro colore di pelle, indipendentemente dal loro livello sociale.

Il nostro progetto poggia su tre pilastri essenziali:

Trasmissione, Protezione, Libertà.

La trasmissione, è normale per quelli che si considerano eredi di una civiltà, di un paese, di una cultura. Questa eredità dei secoli, sarà un giorno l' eredità ai nostri figli. La trasmissione ci crea degli obblighi. E' un dovere sacro.
Ma è anche il diritto di un intero popolo alla continuità storica, riconosciuta del resto dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite del 2006 sui popoli autoctoni. E' la  saldatura tra le generazioni, ma anche una condivisione tra i vivi.
Rifiutare la conservazione del sapere accumulato, sottoporsi a massicci trasferimenti di tecnologie, organizzare la frattura dell'identità attraverso la tabula rasa è una sconfitta del pensiero, tanto quanto un tradimento della comunità nazionale. Per i nostri figli, la non trasmissione del loro patrimonio, vale a dire etimologicamente dei " beni ereditati dai loro genitori" è un esproprio, una mutilazione, una lobotomizzazione.

La trasmissione non riguarda solo il patrimonio materiale, ma anche  il patrimonio immateriale e impalpabile che costituisce l'anima del nostro popolo, la sua lingua, le sue tradizioni, i suoi valori, le regole di vita e di funzionamento che si è dato, la sua identità, il suo gusto per la vita e quindi la sua aspirazione a progettarsi nel tempo. Senza trasmissione, non ci sono più paesi, ma solo un conglomerato di individui sparsi che la retorica sul "vivere insieme" e le spese rovinose della politica municipale non riusciranno mai ad amalgamare.
La nazione come sentimento nazionale sono valori belli da insegnare.

La trasmissione è con l'istruzione il primo dovere della scuola. Restaureremo le scuole, gli insegnamenti fondamentali e nell'interesse dei nostri figli, l'autorità dei maestri, così come vigileremo alla trasmissione dei nostri antichi saperi, all'espansione della nostra lingua e cultura e più largamente a tutto ciò che attiene alla genialità francese.

Il secondo pilastro del nostro progetto è la protezione.

Noi siamo la forza politica che si è data per compito primario, quello di proteggere i Francesi.
Dobbiamo, pertanto,  arrestare il declassamento programmato delle classi medie che vedono il loro potere d'acquisto erodersi sotto l'aumento delle imposte e dei prelievi forzosi. Quel declassamento generalizzato che fa sì che gli unici che pensino ancora che i loro figli avranno una vita migliore siano gli immigrati.
Siamo i difensori degli operai, degli impiegati e di questi infelici agricoltori sacrificati all'altare del libero mercato mondiale e della concorrenza sleale. Siamo i difensori degli umili ai quali esprimiamo la nostra solidarietà nazionale.
Siamo i difensori, e pure gli ultimi, della Repubblica francese, svuotata del suo contenuto dalle successive rinunce e che, anno dopo anno, è sempre meno indivisibile, sempre meno laica, sempre meno democratica e sempre meno sociale, i cui leader parlano in inglese, la cui bandiera è obbligata a lasciare il posto alla bandiera europea, il cui motto è relegato a iscrizioni svuotate della loro sostanza che sono ancora mantenute su alcuni frontoni pubblici, il cui principio " il governo del popolo, dal popolo e per il popolo "è stato sacrificato all'altare della capitolazione in nome delle istanze sovranazionali.

Siamo i difensori del servizio pubblico, la cui immagine, per troppo tempo appannata dall'oltranzismo sindacale, ha offuscato il suo scopo essenziale: garantire l'uguaglianza tra i cittadini e la protezione dei deboli, per offrire a tutti i francesi ovunque vivono sul territorio, il diritto di educarsi, di muoversi, di curarsi. I Francesi hanno la sensazione di pagare sempre di più per prestazioni sempre più scadenti.

In Francia, ad eccezione degli ecclesiasti, non ci si veste in tenuta religiosa per le città.
In Francia, non ci si bagna vestiti nelle piscine pubbliche.
In Francia, si può credere o non credere, si sceglie la religione che si abbraccia, o  si può uscirne.
In Francia, le donne si vestono come vogliono senza essere importunate.
In Francia, si stringe la mano alle donne.
In Francia, quando si è stranieri si rispettano le nostre leggi e il nostro popolo.
In Francia se si delinque e si è stranieri, si deve prendere un aereo di rimpatrio.

Nel nostro paese che è stato dilaniato da spaventose guerre di religione, è stato trovato un equilibrio e la laicità è un valore che fa parte del patto sociale e quindi della nostra identità.
Dato che noi crediamo che la Francia non si limiti a qualche grande metropoli e che il ruolo dello stato è di offrire a ciascuno uguaglianza di opportunità, di servizi, noi difendiamo le zone rurali dimenticate che subiscono la soppressione dei servizi di pubblica utilità.


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Non consentiremo la privatizzazione dilagante né delle nostre forze di pubblica sicurezza a favore di società private con assunzioni incontrollate, né del SNCF 
(Société Nationale des Chemins de Fer Français), a beneficio di una concorrenza che investirà in linee redditizie e lascerà i finanziamenti francesi impossibili su piccole tratte -  ultime costole che irrigano la nostra ruralità.
Nel contesto dell'esplosione di un crimine sempre più violento, che si estende fino alle campagne più remote, il lassismo di stato è irresponsabile: la polizia, la gendarmeria, le guardie carcerarie, i poliziotti municipali e i nostri soldati contribuiscono tutti alla nostra sicurezza e alle nostre famiglie. Queste forze devono essere sostenute, devono essere riconosciute e l'appoggio della nazione deve essere totale.
Ecco perché il nostro esercito deve essere ridimensionato e la nostra politica estera fondata sul rispetto di tutte le nazioni, ed essere lo strumento della pace, di difesa dei nostri interessi vitali e d'influenza del nostro paese. Nell'ambito del terrorismo, siamo gli unici a chiedere che l'atto terroristico non sia più considerato un atto di delinquenza ordinaria, ma un atto di guerra.Questo cambio di approccio inverte tutto.
In effetti, aprirebbe la strada a un trattamento speciale con procedure specifiche, con giurisdizioni specializzate, come la Corte per la Sicurezza dello Stato che chiediamo, e la reclusione con regole speciali adattate alla pericolosità degli islamisti.
Infine, se dovesse accadere che questi barbari perpetuassero crimini in Francia o sui Francesi a causa del lassismo del governo, riterremmo Macron e il suo ministro dell'Interno, responsabile di questi crimini.
E poiché parliamo di protezione, sono obbligata a tornare sulla sovranità digitale della Francia. Vi ho detto, in un mondo di dati digitali, quelli che producete navigando o pubblicando su Internet, e che costituiscono una ricchezza essenziale, che la Francia si trova nella situazione di una colonia dalla quale depredare materie prime. Perché, ad esempio, non esiste un Google francese o europeo? Perché un continente come l'Europa è dipendente dai software americani e presto cinesi che captano, spiano le attività economiche delle persone?
Lasciare andare i nostri dati all'estero è ad un tempo disastroso per la nostra economia e suicida per i nostri interessi strategici.
Non è forse una nuova prova della pochezza dei nostri governi falsamente competenti e dell'Unione europea, Cavallo di Troia del mondialismo e degli interessi americani?
Chiediamo che questa questione della sovranità digitale diventi una grande causa nazionale, proponendo qualche misura immediata. Serve informare meglio gli utenti francesi sul recupero dei propri dati personali non appena essi convalidano le condizioni generali d'uso.

Armonizzare la legge digitale a livello nazionale creando un codice che includa sia la legislazione europea, sia la legislazione nazionale e gli standard esistenti.
Stabilire l'obbligo di memorizzare i dati personali nei server in Francia, senza trasferimento. Sviluppare soluzioni di software liberi nelle pubbliche amministrazioni, nelle università, scuole e incoraggiare il loro utilizzo presso il grande pubblico.
Aprire a livello europeo, con tutti i paesi che lo desiderano, un progetto di cooperazione digitale volto a preservare la sicurezza e la sovranità dei nostri stati e la libertà dei nostri cittadini.

Questi problemi, a nostro avviso, sono eminentemente complessi e, di fronte a monopoli che godono di un notevole potere finanziario, richiedono la mobilitazione di risorse di cui solo uno stato o un gruppo di Stati possono disporre.


Il terzo pilastro del nostro progetto è la libertà

Da parecchi anni ciascuno di noi ha la sensazione che una sorta di coperchio è stato messo sulla nostra società. Il politicamente corretto costringe ad aderire alla tirannia della conformità. Le parole sono tabù. Le verità anche obiettive sono censurate come mostrare le atrocità di Daesh. Il governo prepara una legge sulle fake news con un controllo della parola pubblica in periodo elettorale, un tentativo di messa sotto controllo di internet. Macron decisamente più a rimorchio di quanto non voglia apparire, crede di doversi allineare a una misura liberticida che gli Eurocommissari vorrebbero imporre su tutta Europa. Difenderemo la libertà d'espressione su Internet come la difendiamo per chiunque subisca delle pressioni per essersi espresso liberamente, che si tratti del giornale Le Monde il quale si è visto minacciare sulla raccolta pubblicitaria per aver contraddetto un gruppo finanziario, sia che si tratti di un individuo o partito politico privato del contro bancario per aver denunziato certe pratiche del sistema finanziario.

Viviamo, in materia di libertà economica, una logica paradossale. Da una parte i grandi gruppi godono della stessa libertà di una volpe nel pollaio. 

Dall'altra, i piccoli vengono sottomessi ad angherie insopportabili nella quotidianità che penalizzano il loro sviluppo.
Anche in questo caso, dobbiamo mettere a posto nuove regole improntate sul pragmatismo e sull'efficacia.

Le piccole e medie imprese sostengono la Francia e devono a loro volta,  essere sostenute e aiutate ad espandersi. E' quel che chiamiamo patriottismo economico che è legittimo e che metteremo in opera, poiché in un contesto di guerra economica tutti lo applicano.

Il miglior servizio che può essere dato agli imprenditori è di lasciarli lavorare e se lo stato deve intervenire è agevolando un ambiente economico favorevole a tutti: oneri ragionevoli, semplificazioni amministrative, incentivi per ricerca, innovazione ed esportazione, impianti di trasmissione, reti di trasporto adeguate, connessione dei territori, formazione iniziale e continua del personale, sicurezza giuridica e fisica in particolare e, naturalmente, legale e commerciale concorrenza leale ...

Parallelamente crediamo in uno stato stratega, cioè a uno stato capace di dare impulso per supportare l'iniziativa privata : è stato il  caso di France Télécom divenuta la sociétà privata Orange, sarà il caso dei progetti industriali nel settore "oro blu" (il mare) o per gli investimenti colossali che necessitano di intelligenza artificiale o ricerche sull'energia.

Sul diritto del lavoro, anche se alcuni punti meritano di evolvere, non crediamo che una precarietà del lavoro salariato così come appare dalla "legge sul lavoro" (Loi Travail), sia una soluzione accettabile. Non vogliamo coinvolgere il dipendente contro l'azienda.La precarietà del lavoro che presentano sotto il termine moderno di "mobilità" deriva, a sua volta,  da quello spirito nomade che ho denunciato prima. Allontana affettivamente il dipendente dall'impresa.

Per noi, una legge sul lavoro è prima di tutto una legge contro il dumping sociale,  pratica ambientale, profondamente ingiusta, ma anche una legge sull'innovazione e la ricerca:  è così che difenderemo meglio il lavoro, il valore a cui siamo profondamente attaccati. Il lavoro deve essere incoraggiato come parte di un'importante riforma fiscale che includerà l'esenzione fiscale per gli straordinari.

In un paese in cui l'Assemblea nazionale è così poco rappresentativa ridotta a  caricatura, difenderemo la libertà del popolo, vale a dire concretamente l'eguale diritto per i cittadini di scegliere i loro deputati attraverso il voto proporzionale nelle elezioni legislative.
In Europa, difenderemo la libertà della nazione con la libertà di tutte le nazioni del continente.

L'avrete capito, non più tardi di ieri, oggi e domani:  non marceremo sotto la bandiera stellata della UE. Gli preferiamo la moltitudini di bandiere nazionali che sono il frutto di una storia e il simbolo della diversità tra i popoli, le culture, le nazioni e gli stati. Sono la realtà vivente del nostro continente. Noi non siamo anti-europei, siamo in opposizione alla Ue, cioè all'organizzazione federale dell'Europa.
E direi pure che è proprio perché  ci riteniamo europei che siamo contro una  Ue che infrange con i suoi fallimenti, i suoi metodi,  il suo disprezzo per gli esseri e i popoli, il bell' ideale  europeo. E grazie alle nazioni che la compongono sarà rispettosa dell'identità dei popoli, della loro cultura, della loro protezione sociale, sarà diversa e libera.

Sotto l'impulso del Prof. di diritto Gilles Lebreton abbiano intrapreso una nuova redazione dei Trattati. Questo progetto "Unione delle Nazioni Europee" (l'UNE) descriverà concretamente le istruzioni che metteremo in pista.

Nello stesso tempo, per dissipare le preoccupazioni sulla transizione dall'UE all'UNE, descriveremo ulteriormente la fase di transizione, le sue modalità legali, tecniche, politiche e diplomatiche.
Questo progetto mira a conferire sovranità a ciascuno stato nel quadro di una cooperazione libera, revocabile e flessibile.
L'Europa della sovranità nazionale sarà l'Europa del rispettoLa propaganda di Bruxelles ci dice che l'Unione europea significava pace: abbiamo la prova con l'esempio che vuole la guerra  in Irlanda, cercando di rompere l'equilibrio tra la parte settentrionale e meridionale dell'isola. L'UE sta cercando di riattizzare un conflitto così difficile da estinguere. Per provare a imporre il suo modello, l'Unione europea è pronta a tutte le violenze, a tutte le brutalità, a tutti i cinismi. Questo modello federativo è in crisi. Anche gli europei lo ammettono pubblicamente. Come nella vecchia  Unione Sovietica, ripetono che se l'UE non funziona è perché non c'è abbastanza UE.
Noi pensiamo che ci sia troppa UE e non abbastanza Francia.
In occasione delle prossime elezioni europee ci sarà l'Europa delle Nazioni contro la Commissione europea. Per la prima volta possiamo pensare di espugnare la cittadella di vetro nella quale sono rintanati i grigi commissari di Bruxelles. Questa riconquista delle nostre libertà può partire dall'interno, dal Parlamento europeo. Noi stiamo dalla parte della Storia. Macron che tenta di usurpare la modernità nuota contro il senso della storia.

In tutto il pianeta, le persone aspirano alla protezione nazionale e alla difesa della propria identità a immagine delle più grandi nazioni del mondo, dall'India alla Cina, dalla Russia agli Stati Uniti, o dalla più piccola come l'Austria o l'Ungheria. Quattro anni fa in Italia, un giovane uomo di età inferiore a quarant'anni, Matteo Renzi, prese le redini d'Italia con una professione di fede volontariamente eurobeota.
Tutto ciò si commenta da sé. Lui era quello che dichiarava :

« La tradizione europea ed europeista rappresenta la parte migliore dell'Italia, come pure la certezza di avere un futuro ».

Un referendum e quattro anni dopo, i nostri alleati della Lega sono alle porte del potere. Segno evidente che assistiamo alla caduta del Macron italiano.

La vittoria dei popoli delle nazioni europee è uno degli obiettivi che perseguiamo per queste elezioni europee. Può quindi avere una portata considerevole perché il problema è di un'importanza assolutamente sottovalutata da un sistema sicuro che i partiti eurofederalisti dell'EPP e del PSE manterrebbero il loro potere in virtù di una legge divina.

In questa elezione due progetti si affronteranno: quello dell'UE difeso da Macron e sostenuto da Juppé e Cohn-Bendit, e il nostro, quello che presenterà la grande coalizione dei nazionali di cui il nostro movimento sarà il cuore e pure cuor battente. Tra i due non ci sarà nient'altro.

I partiti del vecchio mondo che hanno prosperato per decenni su un'ambiguità sono oggi attraversati all'interno da nuove divisioni.
A breve termine sono votati, sia all'implosione interna sia alla dissoluzione elettorale.

Il loro collasso in Europa ci permetterà di affrontare la sequenza delle  prossime elezioni: locali - municipali / dipartimentali / regionali - con nuove prospettive.
Intendiamo istituire un'organizzazione rinnovata, più decentrata, con più pratiche collegiali e ulteriori opportunità per i membri, di esprimersi. In origine eravamo un partito di protesta, poi con il nostro ingresso nelle assemblee, siamo diventati un partito di opposizione. Non ci devono essere dubbi agli occhi di tutto ciò che ora siamo un partito di governo.
E poi dobbiamo attuare alleanze perché sotto la Quinta Repubblica, che si basa su un sistema di voto a due turni, è difficile vincere senza un'alleanza: lo abbiamo visto alle regionali.
Di fronte all'opinione, nei confronti di eventuali o anche dei futuri partner che aspettano questa rifondazione per unirsi a noi, non dobbiamo aver paura di affrontare la questione del nome del movimento.Voglio dirlo subito, non è mia intenzione proporvi il cambiamento del nostro emblema: la fiamma.
Noi  conserveremo dunque la nostra fiamma stilizzata così elegante, moderna e riconoscibile. 


Per ciò che  riguarda il cambio di nome, non potevamo decidere durante il congresso se volevamo che tutti i membri potessero esprimersi. Perché abbiamo sempre avuto nel cuore del nostro progetto il rispetto della gente, del loro voto, del referendum, perché abbiamo combattuto nelle elezioni presidenziali sotto il motto "Nel nome del popolo", non posso immaginare nessun altro modo di organizzare votazioni di tutti gli aderenti su questo argomento e mi atterò alla loro decisione.
Il nome "Front National" porta una storia epica e gloriosa che nessuno dovrebbe smentire, ma sapete che è per molti francesi, anche in buona fede, un freno psicologico per unirsi a noi o semplicemente per votare . La parola "fronte" ha una connotazione di opposizione, ed era certamente giustificata per un'organizzazione che, negli anni '70, partiva da quasi nulla, era combattuta da tutti e decise di aprire un cammino nazionale nella giungla politica.
Abbiamo dovuto "fare fronte", è vero. Ma si "fa fronte" contro qualcosa o qualcuno, raramente PER o CON.
Ho molto riflettuto e mi sono a lungo consultata. La parola "nazionale" mi sembra imperativa, perché la nazione rappresenta per tutti noi il cuore del nostro impegno e del nostro progetto.Questo è ovvio per noi. Ma non basta. Nell'ora in cui la Francia vive una ricomposizione politica deve esprimere la nostra volontà di coalizione (rassemblement).
Segna l'esigenza assoluta di una nazione unita nella difesa della sua identità, prosperità sicurezza, libertà. Ma questo sarete voi a deciderlo e a votarlo.
Trasformare il FN in polo di coalizione per diventare maggioritario.
Questo obiettivo era quello delle "Generazioni Le Pen" quando assunsi la presidenza nel 2002.

Vorrei concludere ricordandovi le parole del grande soldato francese Hélie Denoix di Saint Marc che ho citato all'inizio del mio intervento:"Tutto è conquistato, tutto è meritato". "Se nulla viene sacrificato, nulla si ottiene."

Ecco signore e signori, amici miei. In tutti i progetti, in tutti i grandi viaggi - e nelle epopee politiche non si deroga alla regola del conoscere l'obiettivo, la via, i mezzi. Il nostro obiettivo è chiaro, è il governo. Il nostro percorso sono queste quattro elezioni che saranno altrettanti pioli di una scala da salire. I nostri mezzi sono una strategia al servizio di una bella e grande visione politica in grado di riunire coloro che amano la Francia , la sua storia con passione e vogliono dargli un futuro.

Viva la Repubblica! Viva la Francia!


http://www.frontnational.com/videos/discours-de-marine-le-pen-au-congres-du-front-national-a-lille/


(sintetizzato e tradotto da Nessie)

17 March 2018

Marine Le Pen e il suo discorso al Congresso del FN



Pubblico la  traduzione del discorso di Marine Le Pen al Congresso del FN a Lille. Un discorso appassionato, lucido, di alto profilo. 

"Non credo di esagerare definendolo un capolavoro: il pensiero identitario espresso con carisma, un messaggio chiaro e inequivocabile, privo di ogni ambiguità e senza alcuna traccia di politicamente corretto. E che indica la strada da seguire per la salvezza delle radici e dei valori non solo della Francia, ma di tutta l'Europa" (Alessandra).

Dato che è un discorso lungo e articolato (nel video dura un'ora e mezza) mi vedo costretta a pubblicarlo in due parti. 

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Nel  2011, quando mi avete affidato la responsabiltà di condurre la nostra famiglia politica è con l'impegno di una grande rinnovamento, quello di un movimento nato da una folle speranza del 1972, un movimento coperto di cicatrici e in cerca di un secondo respiro.

Abbiamo fatto molta strada e il partito che era sceso al 10,5% nelle elezioni presidenziali e il 4,5% dei voti nelle elezioni legislative dieci anni fa,  si è ripreso, si è affermato e si è diffuso.

Oggi, nel momento in cui mi fate l'onore di riportarmi ai miei doveri per un nuovo mandato, e credetemi -  ne so misurare la responsabilità  e vi ringrazio -  il nostro impegno di portare il nostro movimento al potere, è intatto.

Noi sappiamo quanto il cammino che vi conduce sia ripido e lo misuriamo ogni giorno,  seminato di insidie lasciate cadere sotto nostri passi da un sistema pronto a tutto pur di mantenersi al potere. Noi sappiamo che gli ultimi metri che conducono alla cittadella  saranno i più duri.

"Non conosco verità tranquille" diceva Hélie Denoix de Saint Marc, quest'uomo ammirevole a cui la vita insegnò la saggezza.

Sappiamo,  noi ai quali non si perdona nulla,  che nonostante le vicissitudini della lotta, nonostante gli ingiusti processi, malgrado le incessanti persecuzioni, malgrado questa guerra psicologica che mira a  demotivarci, noi ci stiamo muovendo sulla retta via, quella dell'onore e del dovere; sulla via della verità e della vittoria.

Questo percorso è quello indicatoci dalla nostra ragione, dal nostro cuore, dalla nostra passione per la Francia e dall'esigenza imperativa del Paese. Un mondo nuovo prende avvio davanti a noi.
Un mondo nuovo ci sta di fronte. Ci mette di fronte a delle sfide multiple:


  • una sfida demografica con grandi migrazioni mondiali che se proseguiranno a questo ritmo, annunciano la sommersione del nostro continente, del nostro Paese e quindi a scadenza, alla loro dissoluzione.
  • una sfida tecnologica che ci espone al rischio della retrocessione economica e all'asservimento se non sapremo come risollevarla  o regolamentarla.
  • una sfida sociale con un ordine economico stravolto da una mondializzazione selvaggia e le rivoluzioni digitali e robotiche al lavoro.
  • una sfida etica che mette in gioco la nostra concezione dell'uomo e i valori essenziali nei quali crediamo.


Ciò che è in gioco, cari Amici, non sono le nostre carriere, i nostri seggi, le nostre speranze di successo personale... Quel che è in gioco è il nostro Paese, è vederlo uscire dalla storia, è constatare che non la scrive più, ma la subisce.
Peggio: sarebbe vedere che questa grande e bell'avventura che si chiama Francia, s' interrompesse brutalmente come una luce che si spegne, o più lentamente come una fiamma che muore.
L'ho già ripetuto nel corso della nostra campagna: quel che è in gioco nella nostra lotta è una sfida di civiltà. 

Noi che siamo le figlie e i figli di Francia, che siamo i resistenti e i combattenti per le nostre libertà, noi che siamo qui l'avanguardia del "rinnovamento dei popoli", che il mondo sappia: noi risorgeremo.

Noi sappiamo fin troppo bene che la Storia è implacabile. 
Noi sappiamo che i popoli che cessano di sperare e rinunciano a lottare, cessano di esistere. 
Noi sappiamo che le civiltà non sono immortali. 

In un regime democratico, ancora per poco, così poco come  nel caso della Francia, il destino del nostro Paese è nelle mani della sua gente.  Tocca a noi che ne siamo le  infaticabili vedette, avvertire della presenza di scogli e  così abbiamo fatto nella storia del nostro movimento. 
Ma non dobbiamo essere soltanto i risvegli  delle coscienze, ciò che ci ridurrebbe a un ruolo di testimoni, dobbiamo altresì portare la rivoluzione delle idee e la rivoluzione delle azioni. 

In un mondo che si muove, senza tregua, dove ogni minuto scuote il precedente nel torrente delle invenzioni, mutazioni e deregolamentazioni, il ruolo della politica non è solo quello di osservare e commentare, ma di inventare nuove regole e agire cercando le risposte nell'unica domanda che vale: E' cosa  buona per la Francia? Va bene per i Francesi? 
Comprendere, proporre e agire, ecco quale sarà il nostro foglio di via. 

Comprendere, è prendere coscienza che oggi due visioni del mondo si sfidano; due concezioni dell'uomo e del mondo diametralmente opposte, irriducibili che si escludono a vicenda, un faccia a faccia che si trova in Francia, ma anche in Europa come prova la coalizione tedesca o le elezioni italiane.

 Matteo (ndr: Salvini) ne approfitto per salutarti e farti i complimenti da parte di tutto il Front National. (applausi in sala)
L'ora dei grandi sconvolgimenti, e pure delle grandi mutazioni è anche - ed è meglio così - il momento dei chiarimenti, delle chiarificazioni che ci salvano.Questo grande faccia a faccia di cui vi parlo mette in opposizione i mondialisti e i nazionalisti.
Quelli per cui la Nazione è un ostacolo contro quelli per cui è la Nazione è un gioiello.
Non è che la versione moderna dell'eterna lotta dei nomadi contro gli stanziali, la stagione successiva all'inesauribile feuilleton della serie iniziata con il mito dello scontro tra Abele il pastore itinerante e Caino l'agricoltore.

Il nomade è quello descritto da Lamartine nel suo poema "Le rivoluzioni" che dopo aver prosciugato i pozzi se ne va senza tornare, in cerca di un'altra patria, quella dove avrà dell'acqua che pomperà fino ad esaurimento. 

Egli conclude:
« Il marche et ne repasse pas »Marciare e non ripassare è non essere attaccato a niente.
 Nei versi di Lamartine come nella Francia di Macron, essere un "camminatore" è essere un nomade come lo sono  i "migranti" e gli espatriati fiscali.

Nel suo libro " L'uomo nomade", Jacques Attali che è il profeta del nomadismo, riassumeva la sua visione dell'uomo  con questa formula evocatrice:

"La peculiarità dell'uomo è in primo luogo la corsa di un bipede."

Il nome stesso del movimento di Macron "En Marche" testimonia questa propensione non già per il viaggio, ma per l'erranza.
Il nomadismo rimette in questione l'idea stessa del dovere, della fedeltà, del rispetto, della parola data. Siamo nell'effimero, nel breve termine, nell'apparire, nel rifiuto assunto di costruire qualcosa di durevole.  Il nomadismo è l'inverso dei nostri valori di civiltà. Il nomadismo è il rifiuto dell'attaccamento, dell' appartenenza, delle autorità. La sola autorità riconosciuta è il denaro. Il solo potere, la forza di chi lo possiede. 
E' la civiltà dell'oralità e non più di quella scritta.  
Un mondo senza biblioteche, senza libri, senza terra per seppellire i propri padri. 

Il  mondialismo sorridente  e trionfante di Macron, sarà il regno degli individui vuoti, senza memoria, senza legami, senza interiorità,  che  porta a spasso la sua insignificanza in un terreno culturale vago e in una  diseredazione identitaria.

E' in questo deserto mentale che prospera e prolifera l'islamismo, questo spaventoso totalitarismo che sogna, attraverso la conquista delle menti deboli e la connivenza con le menti codarde, di sottomettere il mondo, di sottomettere la Francia.

L' Occidente gli offre una giustificazione e dal canto suo, una risposta mercantile a una conquista che è essenzialmente culturale. Non combatteremo definitivamente contro il flagello dell'islamismo se le nostre società non ripenseranno il loro software. Il mondialismo e l'islamismo sono due ideologie che vogliono dominare il mondo: l'uno attraverso la diffusione del commercio, l'altro attraverso la diffusione della religione. 

(FINE della prima parte - Traduzione di Nessie)

13 March 2018

Anafora postelettorale






Come se niente fosse, Mattarella si mette a parlare di "responsabilità" e di eventuale governo dei responsabili (leggi:  inciuci e nominati) verso gli italiani. Non gli passa manco per la canuta parrucca che gli Italiani hanno votato contro il suo partito di provenienza e contro i giochi di potere e di Palazzo orditi dal Quirinale.


Come se niente fosse Napolitano, vorrebbe un altro quinquennio di governi presidenziali e non riesce neanche a star zitto.

Come se niente fosse Berlusconi corre a raccattare gli avanzi del Pd col cucchiaino per salvare gli interessi di bottega  suoi,  e contro i suoi stessi alleati dei quali è invidioso marcio (della Lega in primis).

Come se niente fosse Bergoglio che ha cercato di entrare a scarpone teso (e pesante) nella campagna elettorale, ora entra a scarpone teso (e pesante) nei risultati delle elezioni per parlare della priorità dei "migranti".

Come se niente fosse i vescovi e cardinali alla Parolin non si spostano dalla linea bergogliana  circa la necessità di "creare ponti" (per la Libia) e di continuare nell'opera di educazione contro la paura dei migranti.

Come se niente fosse i vari Saviano, Oliviero Toscani e altre vedove isteriche della sinistra si sono già messe al lavoro per denigrare Salvini. Non solo, ma giornalisti del Fatto travagliato come Stefano Feltri vanno in giro per talk show più o meno vespasiani, a pretendere test di garanzia contro il razzismo, facendo esamini vari ai leghisti ospiti in studio.

Come se niente fosse i trombati speciali (Boldrini, Grasso, Bonino, Fedeli, Lorenzin) resuscitano grazie al meccanismo dei ripescaggi. Ma chi controlla il "ripescatore"?

Come se niente fosse Cottarelli del FMI viene indicato come l'uomo per tutte le stagioni governative.

Come se niente fosse la Ue ci ricorda che nulla deve cambiare in Italia sulle politiche migratorie.

Come se niente fosse la Ue vota la proroga di altri 6 mesi le sue sanzioni economiche contro la Russia per mandarci a gambe all'aria nelle esportazioni.

Come se niente fosse... dicono che ci vuole un altro "governo tecnico". Sono 7 anni che abbiamo governi tecnici (5)  più o meno mascherati da "politici".

Come se niente fosse in tv ci sono le solite brutte facce di Fazio e della Littizzetto che fanno caricature su un quadro politico che non fa parte dei loro sponsor. Idem Crozza, comicastro usu capione, per tutte le stagioni.

Come se niente fosse l'agenda LGBT va avanti perfino nell'intrattenimento tv del sabato sera in prima serata, dove si vedono uomini che ballano tra uomini. I bambini che prima andavano a nanna dopo Carosello, ora devono invece guardare e imparare.

Come se niente fosse è stato messo il pilota automatico anche nella scuola e la Fedeli (ministra dimissionaria trombata, ma ripescata)  impone ai presidi degli istituti la nuova neolingua  nonché grammatica orwelliana "di genere".

Come se niente fosse dobbiamo aspettarci nel caso dovesse governare il centro destra con Salvini premier, una guerra  dei nervi, ma soprattutto economica che ci farà versare sudore e lacrime e, nella malaugurata ipotesi che ci lasciassimo condizionare o dominare da Paesi o potenze straniere, ci farebbe versare anche sangue, con una probabile quanto inaccettabile guerra civile. Lo scrive Mannocchia su Imola Oggi

Come se niente fosse, dovremmo capire a nostre spese che scheda e matita non bastano  più per venire fuori da questo ginepraio e che le matite dovrebbero trasformarsi in nodosi bastoni. Sarà per la prossima volta.


10 March 2018

Il Perdonismo amorale e immorale




Viviamo in un 'epoca  dove anche il perdono non è più un sentimento naturale che sgorga dal cuore e che necessita di lunga incubazione,  sedimentazione e decantazione per poter essere tale. No, la preoccupazione dell'attuale sistema mediatico-politico (le due cose non sono mai disgiunte) è quella di imporre in modo subdolo il perdono coattivo e, di converso, archiviare in fretta i misfatti dei carnefici. Si fa un gran parlare della reazione della folla a Latina dopo i fatti gravissimi di Cisterna che tutti conoscono, contro un sacerdote "perdonista". Un carabiniere con turbe psichiche assai gravi ha distrutto la sua famiglia, ucciso le sue due bambine, mandato quasi in fin di vita la moglie. Inoltre conduceva una vita parallela e aveva un'amante per la quale ha messo da parte del denaro, poi si è suicidato. Le sue turbe psichiche non gli hanno impedito la crudele premeditazione della strage familiare. Quindi se fosse vissuto, in un paese normale, avrebbe avuto il massimo della pena. Si è tolto di mezzo, ma il prete che ha officiato la messa per le povere innocenti bambinette Alessia e Martina,  si è premunito di  chiedere il perdono per l'assassino omicida-suicida. Quel prete non ha capito l'aria che tira: aria di  ribellione e di esasperazione di  cittadini che hanno fame e sete di Giustizia vera. In primo luogo umana.  Poi per chi è credente, anche Divina, che in ogni caso non regala paradisi agli assassini. 

Ne parla Blondet nel suo sito con un pezzo dal titolo "Una reazione sana" a proposito della giusta e legittima reazione cittadina che ha contestato il prete.  Ho messo già un  breve commento  sotto l'articolo che, dato l'interesse per la tematica,  intendo sviluppare anche qui.

Aggiungo anche che chiedere (anzi, obbligare) al perdono immediato le vittime di delitti efferati è tipico dell'ipocrisia e di quel politicamente corretto (e corrotto)  diffusosi in forza dei media. Avrete tutti quanti visto e sentito anche al Tg qualche cronista col microfono in mano chiedere a un povero padre o a una povera madre già straziati dal dolore per i figli uccisi dalla barbarie di questi tempi: "Lei perdonerà l'assassino di suo figlio?".

Sono domande provocatorie, ipocrite e crudeli. La Santa Inquisizione Globalista che sparge a macchia d'olio conflitti sociali, innescandoli dappertutto (anche in quella famiglia che ha deliberatamente  distrutto) si preoccupa poi di verificare che non ci siano rimasugli di eventuale  'hate speech" (parola che piace alla Boldrini). I media e i mezzi busti dei Tg ne sono gli emissari diretti. Quel prete di Latina si è comportato né più né meno secondo il protocollo dei Torquemada mediatici: infliggendo torture e ferite nelle già brucianti ferite.

Ricordo che ugualmente fece il sacerdote (o addirittura vescovo, se non ricordo male) che officiò a Roma la messa funebre per la povera giovanissima Vanessa Russo (anni 23), uccisa su un mezzo pubblico con la punta dell'ombrello negli occhi da due zingare, una delle quali, la più responsabile del delitto (Doina Matei),  ha poi violato i domiciliari apparendo in bikini e scrivendo della sua gita al mare su Facebook. Ricordo anche che la citata colpevole avrebbe dovuto scontare solo 16 anni di pena (il giudice le diede "omicidio preterintenzionale")  ma fu subito messa ai  "servizi sociali", sicché di prigione ne ha fatta ben poca.

Oggi, la nomade assassina, viene - guarda caso - difesa a spada tratta, coccolata e "reintegrata nel sociale" da Rita Bernardini dei radicali e dai soliti vari "nessuno tocchi Caino".
I sacerdoti sopra citati del quale quello di Latina  è solo l'ultimo esempio, hanno per modello i radicali e non la vera parola del Signore. Vogliono che viviamo in un paese senza tetto né Legge. E tutto questo non è Morale né accettabile!

06 March 2018

Alchimie governative e balletti vari


Neanche il tempo di alzare un calice per brindare al sorpasso di Salvini su Berlusconi, neanche il tempo di ingollare un goccetto di buon Berlucchi che già iniziano i problemi. Ma lo sapevamo. E vale per sempre la massima di "in Cauda venenum", anche se il veleno della coda di questo PD che è sprofondato si chiama per ironia della sorte "Rosatellum" (una coda rosa),  dove non vince nessuno e la parola passa a una vecchia Mummia del Colle con il solito balletto dei "mandati esplorativi".  Senza contare i "ripescaggi" dei trombati in versione "rieccoli!".  Non ci si può nemmeno rallegrare della caduta clamorosa del PD, perché sappiamo che quei voti sono stati subito traghettati verso un'altra forza di sinistra: i 5 stelle. E cioè, una sinistra che nasconde di esser tale, pensando di pescare tanto a destra che a manca. Il che la rende particolarmente insidiosa. Ecco comunque i risultati ufficali della Camera come del Senato, qui. 
Il Movimento 5 stelle resta il primo partito, e il Centrodestra la prima coalizione a guadagnare più suffragi. Il primo al Sud e il secondo al Nord, come viene espresso nella cartina, e già si parla di "Italia divisa in due". E quando mai l'Italia è stata unita? Nemmeno il meteo la unisce. 

Il M5S è un pacco (vuoto) a sorpresa. Mi ricordano quelle scatole cinesi in serie che hanno all'interno altre scatole, che a loro volta contengono scatolini sempre più piccoli, e così via. Una cosa però la sappiamo già leggendo il programma della Raggi a Roma sull'immigrazione: molto simile a quello della Boldrini e Bonino. Del resto sull'immigrazione i 5 stelle tacciono, perché temono di scoprirsi, come si è ben visto con un Di Maio silente sul tema,  intervistato senza contradditorio dalla Gruber. Sappiamo inoltre quel che pensano sulle politiche "gender", perché li abbiamo già visti all'opera... E hanno votato la Legge Cirinnà sulle unioni gay. Così come li abbiamo visti mandare mozione di sollecito per la "madre di tutte le urgenze": il Testamento biologico. Ovvero l'eutanasia camuffata. Questo, tanto per ricordare. Hanno già  due prime cittadine in due comuni importanti come la Raggi  a Roma e l'Appendino a Torino, mediocri e capaci solo di fare sfracelli, ma godono dell'accondiscendenza della macchina mediatica. 

Federico Dezzani ha già spiegato e analizzato bene il nel suo post "Perché i poteri forti vogliono il M5S al governo" :  più inetti sono i 5 stelle, più alta è  la probabilità di consegnare un paese già indebolito e dilaniato direttamente agli squali. I Pentagrulli sono stati sdoganati in funzione di probabili governanti dal Corsera in un editoriale di Galli della Loggia. Nuovo corso di Cairo? Può darsi... Del resto Urbano Cairo compie una sorta di grillizzazione della sua rete,  La7 "nonostante un po’ grillina lo sia sempre stata, essendo nata come tv della Telecom che ha giocato un ruolo chiave nella nascita di M5S" - suggerisce Dezzani.  È talmente sfrontato il sostegno del gruppo Cairo, RCS e La7, ai grillini, che lo stesso patron è stato costretto a difendersi: “Non sono certo le nostre testate che hanno creato il successo dei Cinque Stelle”.

Come non ricordare inoltre il lancio di un programma come "La Gabbia" su LA7, condotto da Gigi Paragone e stoppato per tempo in occasione della sua imminente  candidatura col M5S? Guarda caso Paragone sparisce da La7 per poi riapparire candidato al Senato coi 5 stelle. Un caso? 

Il M5s è stato aiutato moltissimo anche da "Il Fatto quotidiano" di Peter Gomez e Travaglio. Ergo, non è un orfanello ostracizzato  senza santi in Paradiso. 
Puzzano moltissimo di bruciato anche tutti i "viaggetti" di Di Maio alla City londinese e a Wall Street, i regni della Finanza, tutti puntualmente pubblicizzati dai media tv, con toni trionfalistici. Mentre la rivista FORBES parla di Di Maio come  della "nuova stella della politica italiana". Avevamo una STAR  di chiara fama internazionale e non lo sapevamo. Mentre lo sapevano benissimo quei poteri che ora ce lo stanno imponendo. 

Ora è già nato il Toto Governo da parte degli osservatori che ipotizzano un probabile governo M5S - Lega paventato dai cosiddetti "moderati". Personalmente mi pare altamente improbabile.




Più probabile mi parrebbe la seconda: una coalizione di governo Movimento 5 stelle-Partito democratico potrebbe avere la maggioranza assoluta nelle Camere, anche se non larga (con una situazione sarebbe migliore in caso di appoggio di Liberi e Uguali, la formazione di Grasso e Boldrini che si è fermata attorno al 3%).

Ce n'è una terza. Sotto la regia del Quirinale e del presidente Mattarella, potremmo assistere alla nascita di un governo di unità nazionale tra Cinque stelle, Pd, Forza Italia, e forse Liberi e Uguali e +Europa di Emma Bonino. Si tratterebbe di un esecutivo di larghe intese con una finalità specifica – una nuova legge elettorale, magari – ma difficile da mettere in atto, per il diverso peso elettorale (e le diversissime vedute) dei partiti coinvolti. Difficile che quest'ipotesi riesca a sposarsi col dna del Movimento di Di Maio, che ora vuole condurre i giochi da protagonista e mettere a frutto il trionfo elettorale di ieri. Lo scrive (o lo desidera?) Forbes Italia.

Ma ciò che non lascia presagire nulla di buono è l'intervista comparsa su Affari Italiani  a Maria Paola Toschi, stratega del colosso  JP Morgan AM.
 I mercati finanziari - afferma - vogliono un governo di Centrodestra moderato e il candidato premier Matteo Salvini avrebbe poche chances di formare una maggioranza stabile.  "Viste le posizioni estreme espresse in campagna elettorale, il candidato premier Matteo Salvini avrebbe poche chances di formare una maggioranza stabile. Il Quirinale, quindi, dovrà cercare all'interno della coalizione una figura più moderata, maggiormente adatta a coinvolgere anche altre forze in un progetto di governo". 

Alla domanda Chi vorrebbero i mercati ora a Palazzo Chigi sulla base di questi risultati elettorali? 
La risposta è stata: "La platea degli investitori non avrebbe visto male un Antonio Tajani, carta che però Silvio Berlusconi ha giocato tardi in campagna elettorale, penalizzando un po' il responso delle urne per Forza Italia. Tajani era un candidato ideale, più moderato, illuminato ed europeista che i mercati avrebbero gradito molto, ma non sarà la prima scelta". 

E Matteo Salvini premier come viene visto?
"Con un grosso punto interrogativo. Uno scenario con Salvini premier avrebbe poche chance di formare un governo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà forzato a cercare scelte alternative".

Le Banche (e Jp Morgan non fa eccezione) non hanno più bisogno della democrazia, e disprezzano le elezioni con i relativi risultati scaturiti dal voto popolare. 
Non  fanno finta di nascondere nemmeno più i loro intenti bassamente antidemocratici e dittatoriali.
Ovviamente a questo "fascismo finanziario" la sinistra non solo non si ribella, ma lo serve bovinamente, fino in fondo.  I compagnucci per tradizione storica si sono sempre posti al servizio degli strozzini contro i quali non fanno né faranno mai manifestazioni "antiFa". E ora coi 5 stelle, dispongono di un probabile rimpiazzo.



A proposito, è da elencare l'ennesima cialtronata renziana. Il segretario del Pd si dimette. O meglio, finge di dimettersi, ma poi traccheggia.  "Ma congresso e primarie solo dopo la formazione del governo. Poi farò soltanto il senatore". Con ogni evidenza teme il fuggi-fuggi dei Topi verso il M5S. E la nave imbarca già acqua. Scontro aperto tra i suoi che lo accusano di "Voler prendere tempo". E il Circo Italia continua...

Beh, il flute con lo champagne me lo riserverò per un'altra felice occasione. Per ora c'è poco da festeggiare. 

03 March 2018

Un Gentajani sarebbe la fine d'ogni speranza


A volte basta più un'immagine di tante parole. L'avete vista questa di sopra? Sembrano Cip e Ciop. Bubu e Yoghi. I due vassalli dell'eurocrazia Tajani e Gentiloni rassomigliano perfino fisicamente e, benché appartenenti a schieramenti rivali, sembrerebbero molto intimi. Questa campagna elettorale si è caratterizzata oltre che per la violenza  di piazza da parte dei picchiatori della volante rossa, anche per la diffidenza tra i politici candidati di uno stesso schieramento. Insomma, un'ordalia  tutta giocata più all'interno dei leader degli schieramenti in lizza, che all'esterno tra quelli  dei partiti e schieramenti rivali.

Gentiloni non si fida di Renzi e in alcuni collegi "balla da solo" e senza simbolo del PD. Gentiloni, che si dice «affidabile» («Da me un’auto usata la comprerebbero») elenca (compiaciuto)  i risultati del governo, tranquillizza sulla tenuta del sistema, grazie alla «crescita positiva e alla guida molto salda di Mattarella», ma «sotto voce» aggiunge che la posta in gioco «è alta», perché il «rischio è vedere cancellati i fondamenti della società». Allude ovviamente ai "populismi". Del resto «il Pd ha tanti candidati premier», dice prima di salire sul palco del cinema Adriano di Roma, tanto per far abbassare un po' la cresta a Renzi. (fonte:  La Stampa).
Ma il conte marchigiano dall'innata flemma incassa la simpatia anche dell'Economist che si profonde già nei suoi "desiderata-ordini":

"L’attuale primo ministro, Paolo Gentiloni del Pd, è stato in carica per poco più di un anno, ma ha già dimostrato la capacità diplomatica di gestire una bestia così ingombrante. E con Pier Carlo Padoan, l’Italia ha avuto la fortuna (capirai!) di avere un ministro delle Finanze astuto che comprende la necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici e delle riforme. Nell’interesse dell’Italia, entrambi meritano di restare in carica”. Così l’Economist, in un editoriale pubblicato oggi a due giorni dalle elezioni del 4 marzo.“L’Italia è irrimediabilmente bloccata”, scrive il settimanale britannico sottolineando che “stando ai sondaggi, salvo sorprese, il Pd rischia di essere punito dal voto e non sarà in grado di governare da solo”. Proprio per questo, auspica l’Economist, il male minore sarebbe un “governo del presidente con un’ampia coalizione sotto l’egida del Capo dello Stato, Sergio Mattarella". (fonte: Il Dubbio news).

Che significa tutto ciò?
Che un tempo i colpi di mano e i golpe si facevano alla chetichella senza dirlo.
Oggi invece mandano avanti le macchine mediatiche internazionali per giustificarli e dar loro opportuna copertura.
Renzi, dal canto suo,  è geloso del successo ottenuto presso le élites, del suo successore Gentiloni e per non rimanere fregato e tagliato fuori si candida - indovinate  un po' dove? -  proprio a quel Senato che avrebbe voluto sopprimere se fosse passato il suo referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale. Male che gli vada, avrà un posto per la vecchiaia. Dopotutto tiene famiglia.

Il Berlusconi ultraottuagenario col complesso di Saturno-Crono è terrorizzato che la Lega di Salvini possa sorpassarlo, e stasera da Vespa ha fatto un gioco da baro, bluffando e forzando il blocco.  A una domanda precisa di Vespa  circa la sua proposta di voler imporre Tajani premier, ha risposto affermativamente optando per lui,  perfino nell'ipotesi nella quale Salvini dovesse garantirsi la quota maggioritaria della sua campagna elettorale ed avere quindi diritto al premierato.
Dichiara che Salvini potrebbe essere disposto a farsi da parte. In pratica ha deciso per Salvini senza Salvini. 
Una marioleria pazzesca! Roba da bari del poker o da magliari di vicoli partenopei.

In questa maniera ottiene lo scopo di scoraggiare gli elettori della Lega (tanto votare non serve a niente e saltano sempre fuori strani Minotauri ed alchimie non espressione del voto - questo può essere il retropensiero),  e di garantirsi magari la quota maggioritaria di un partito di plastica dato già per perdente, vanificando tutta la fatica bestiale dell'alleato leghista che ha tenuto ben 300 comizi per l'Italia.

In ogni caso, se Salvini non si facesse da parte e dovesse far valere i suoi diritti di candidato premier della coalizione più numerosa (come ci auguriamo),  il Tajani sdoganato potrebbe creare comunque un ponte privilegiato col conte Paolo Gentiloni Silveri: tra galoppini della Ue ci sono sempre numerose affinità elettive anche se non elettorali! E un Gentajani sarebbe la fine di ogni speranza sovranista. I due oltretutto hanno anche la stessa flemma e carattere finto-pacioso.



Poi c'è la Meloncina in fuga dall'Italia e in trasferta ungherese da Orban. Bel colpo mediatico anche quello. Un'aspirante sovranista da un sovranista che non ha bisogno di aspirare, ma che lo è. Non fa mistero di non riuscire a digerire le battute grevi di Berlusconi: «Diamo un consiglio alle donne: invece di sfogarsi nelle urne picchino il marito». E subito pronta lei: «Io ci andrei piano, magari i mariti si arrabbiano e votano i cinque stelle». Tutti indigesti e in conflitto punzecchiante tra di loro, ma tutti in cordata.

Sul M5stelle non mi dilungo perché ho appena sentito stasera Di Maio,  il moretto falso-compunto che  spalancava un teatrino di maschere pulcinellesche da incubo. Non dovevano fare alleanze con nessuno? Ora sono aperti a tutti, perfino alla Bonino zero virgola. Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? Adesso non si capisce nemmeno che programma lui abbia stilato. Ha messo in piedi una lista di perfetti sconosciuti e l'ha inviata a Mattarella come uno studentello diligente che vuole arruffianarsi il docente universitario con cui deve discutere la tesi. Semplicemente patetico.


Domani si vota e l'importante è finire. Darò il mio voto a Salvini, augurandomi però che alla sua destra crescano anche  altre formazioni sovraniste emergenti come CasaPound. Questo, a scanso di strani minotauri eurocratici in vista e di relative delusioni che immancabilmente non si faranno attendere.