18 November 2017

Oltre le nubi...la Dichiarazione di Parigi




Il 7 Ottobre di quest'anno  un gruppo di intellettuali europei ha ideato e pubblicato un manifesto conservatore  con 36 punti che difendono la "Vecchia Europa" (così come la conoscevamo prima della Ue e dell'entrata in vigore dell'Euro)  che intendo riportare in versione integrale e che propongo ai lettori e visitatori di questo blog quale argomento di discussione.  Avrete notato come  sia  stato completamente ignorato dai media.  Pregherei di leggere con attenzione tutto il documento nei vari punti. Dobbiamo iniziare a pensare e a progettare oltre le nubi...

LA DICHIARAZIONE DI PARIGI ovvero UN'EUROPA IN CUI POSSIAMO CREDERE

1. L'Europa è casa nostra L’Europa ci appartiene e noi apparteniamo all’Europa. Queste terre sono la nostra casa; non ne abbiamo altra. Le ragioni per cui l’Europa ci è cara superano la nostra capacità di spiegare o di giustificare la nostra lealtà verso di essa. Sono storie, speranze e affetti condivisi. Usanze consolidate, e momenti di pathos e di dolore. Esperienze entusiasmanti di riconciliazione e la promessa di un futuro condiviso. Scenari ed eventi comuni si caricano di significato speciale: per noi, ma non per altri. La casa è un luogo dove le cose sono familiari e dove veniamo riconosciuti per quanto lontano abbiamo vagato. Questa è l’Europa vera, la nostra civiltà preziosa e insostituibile.

2. Una falsa Europa ci minaccia. L’Europa, in tutta la sua ricchezza e la sua grandezza, è minacciata da un falsa concezione di se stessa. Questa Europa falsa immagina di essere la realizzazione della nostra civiltà, ma in verità sta requisendo la nostra casa. Si appella alle esagerazioni e alle distorsioni delle autentiche virtù dell’Europa, e resta cieca di fronte ai propri vizi. Smerciando con condiscendenza caricature a senso unico della nostra storia, questa Europa falsa nutre un pregiudizio invincibile contro il passato. I suoi fautori sono orfani per scelta e danno per scontato che essere orfani ‒ senza casa ‒ sia una conquista nobile. In questo modo, l’Europa falsa incensa se stessa descrivendosi come l’anticipatrice di una comunità universale che però non è né universale né una comunità.

3. La falsa Europa è utopica e tirannica. I padrini dell’Europa falsa sono stregati dalle superstizioni del progresso inevitabile. Credono che la Storia stia dalla loro parte, e questa fede li rende altezzosi e sprezzanti, incapaci di riconoscere i difetti del mondo post-nazionale e post-culturale che stanno costruendo. Per di più, ignorano quali siano le fonti vere del decoro autenticamente umano cui peraltro tengono caramente essi stessi, proprio come vi teniamo noi. Ignorano, anzi ripudiano le radici cristiane dell’Europa. Allo stesso tempo, fanno molta attenzione a non offendere i musulmani, immaginando che questi ne abbracceranno con gioia la mentalità laicista e multiculturalista. Affogata nel pregiudizio, nella superstizione e nell’ignoranza, oltre che accecata dalle prospettive vane e autogratulatorie di un futuro utopistico, per riflesso condizionato l’Europa falsa soffoca il dissenso. Tutto ovviamente in nome della libertà e della tolleranza.

4. Dobbiamo difendere l'Europa vera. Siamo in un vicolo cieco. La minaccia maggiore per il futuro dell’Europa non sono né l’avventurismo russo né l’immigrazione musulmana. L’Europa vera è a rischio a causa della stretta asfissiante che l’Europa falsa esercita sulla nostra capacità d’immaginare prospettive. I nostri Paesi e la cultura che condividiamo vengono svuotati da illusioni e autoinganni su ciò che l’Europa è e deve essere. Noi c’impegniamo dunque a resistere a questa minaccia diretta contro il nostro futuro. Noi difenderemo, sosterremmo e promuoveremo l’Europa vera, l’Europa a cui in verità noi tutti apparteniamo.

5. La solidarietà e la lealtà civica incoraggiano la partecipazione attiva. L’Europa vera si aspetta e incoraggia la partecipazione attiva al progetto di una vita politica e culturale comuni. Quello europeo è un ideale di solidarietà basato sull’assenso a un corpo di leggi che si applica a tutti, ma che è limitato nelle pretese. Questo assenso non ha sempre assunto la forma della democrazia rappresentativa. Ma le nostre tradizioni di lealtà civica riflettono un assenso fondamentale alle nostre tradizioni politiche e culturali, quali che ne siano le forme. Nel passato, gli europei hanno combattuto per rendere i propri sistemi politici più aperti alla partecipazione popolare e di questa storia andiamo giustamente orgogliosi. Pur facendolo, talora con modi apertamente ribelli, hanno vigorosamente affermato che, malgrado le ingiustizie e le mancanze, le tradizioni dei popoli di questo continente sono le nostre. Questo zelo riformatore rende l’Europa un luogo alla costante ricerca di una giustizia sempre maggiore. Questo spirito di progresso è nato dall’amore e dalla lealtà verso le nostre patrie.


6. Non siamo soggetti passivi. È uno spirito europeo di unità che ci permette di fidarci pubblicamente gli uni degli altri, anche tra stranieri. Sono i parchi pubblici, le piazze centrali e i grandi viali delle città e dei borghi europei a esprimere lo spirito politico europeo: noi condividiamo una vita e una res publica comuni. Riteniamo nostro dovere assumerci la responsabilità del futuro delle nostre società. Non siamo soggetti passivi sottoposto al dominio di poteri dispotici, sacrali o laici. E non ci prostriamo davanti all’implacabilità di forze storiche. Essere europei significa possedere la facoltà di agire nella politica e nella storia. Siamo noi gli autori del destino che ci accomuna.

7. Lo Stato Nazione è il tratto distintivo dell'Europa. L’Europa vera è una comunità di nazioni. Abbiamo lingue, tradizioni e confini propri. Eppure ci siamo sempre riconosciuti affini, anche quando siamo arrivati al contrasto, o persino alla guerra. A noi questa unità nella diversità sembra naturale. Tuttavia è una realtà notevole e preziosa poiché non è né naturale né inevitabile. La forma politica più comune di questa unità nella diversità è l’impero, che i re guerrieri europei hanno cercato di ricreare per secoli dopo la caduta dell’impero romano. L’attrattiva esercitata dal modello imperiale è perdurata, ma ha prevalso lo Stato-nazione, la forma politica che unisce l’essere popolo alla sovranità. Lo Stato-nazione è quindi diventato il tratto caratteristico della civiltà europea.

8. Noi non sosteniamo un’unione imposta o forzata. Una comunità nazionale è fiera di governarsi a modo proprio, spesso si vanta dei grandi traguardi raggiunti nelle arti e nelle scienze, e compete con gli altri Paesi, a volte anche sul campo di battaglia. Tutto ciò ha ferito l’Europa, talvolta gravemente, ma non ne ha mai compromesso l’unità culturale. Di fatto è accaduto semmai il contrario. Man mano che gli Stati-nazione dell’Europa sono venuti radicandosi e precisandosi, si è rafforzata una identità europea comune. A seguito del terribile bagno di sangue causato dalle guerre mondiali nella prima metà del secolo XX, ci siamo rialzati ancora più risoluti a onorare quell’eredità comune. Ciò testimonia quale profondità e quale potenza abbia l’Europa come civiltà cosmopolita nel senso più appropriato. Noi non cerchiamo l’unità imposta e forzata di un impero. Piuttosto, il cosmopolitismo europeo riconosce che l’amore patriottico e la lealtà civica aprono a un mondo più vasto.

9. Il cristianesimo incoraggiava l’unità culturale. L’Europa vera è stata segnata dal cristianesimo. L’impero spirituale universale della Chiesa ha portato l’unità culturale all’Europa, ma lo ha fatto senza un impero politico. Questo ha permesso che entro una cultura europea condivisa fiorissero lealtà civiche particolari. L’autonomia di ciò che chiamiamo società civile è dunque diventata una peculiarità della vita europea. Inoltre, il Vangelo cristiano non consegna all’uomo una legge divina esaustiva da applicare alla società, e questo rende possibile affermare e onorare la varietà delle legislazioni positive delle diverse nazioni senza recare minaccia alla nostra unità europea. Non è un caso che il declino della fede cristiana in Europa sia stato accompagnato da sforzi sempre maggiori per raggiugerne l’unità politica: ovvero l’impero monetario e regolatorio, ammantato dai sentimenti di universalismo pseudoreligioso, che l’Unione Europea sta costruendo.

10. Le radici cristiane nutrono l'Europa. L’Europa vera afferma la pari dignità di qualsiasi persona, senza fare differenze di sesso, di rango o di razza. Anche questo proviene dalle nostre radici cristiane. Le nostre virtù nobili hanno un’ascendenza inequivocabilmente cristiana: l’equità, la compassione, la misericordia, il perdono, l’operare per la pace, la carità. Il cristianesimo ha rivoluzionato le relazioni tra gli uomini e le donne, dando valore all’amore e alla fedeltà reciproca come mai era stato fatto prima. Il legame del matrimonio consente sia agli uomini sia alle donne di prosperare in comunione. La maggior parte dei sacrifici che compiamo sono a vantaggio dei nostri coniugi e dei nostri figli. Anche questo spirito di donazione di sé è un altro contributo cristiano all’Europa che amiamo.

11. Le radici classiche incoraggiano l'eccellenza. L’Europa vera trae ispirazione altresì dalla tradizione classica. Noi ci riconosciamo nella letteratura della Grecia e di Roma antiche. Da europei, ci sforziamo per raggiungere la magnificenza, gemma sulla corona delle virtù classiche. A volte questo ha condotto alla competizione violenta per la supremazia. Ma al suo meglio è l’aspirazione all’eccellenza che ispira gli uomini e le donne dell’Europa a creare opere musicali e artistiche d’ineguagliata bellezza o a compiere svolte straordinarie nella scienza e nella tecnologia. Le virtù profonde dei Romani che sapevano come dominare se stessi, nonché l’orgoglio nel partecipare alla vita civica e lo spirito dell’indagine filosofica dei Greci non sono mai stati dimenticati nell’Europa vera. Anche queste eredità sono nostre.

12. L'Europa è un progetto condivisoL’Europa vera non è mai stata perfetta. I fautori dell’Europa falsa non sbagliano nel proporre sviluppi e riforme, e tra il 1945 e il 1989 molte di apprezzabile e di onorevole è stato fatto. La nostra vita condivisa è un progetto che continua, non un’eredità sclerotizzata. Ma il futuro dell’Europa riposa in una lealtà rinnovata verso le nostre tradizioni migliori, non un universalismo spurio che impone la perdita della memoria e il ripudio di sé. L’Europa non è iniziata con l’Illuminismo. La nostra amata casa non troverà realizzazione di sé nell’Unione Europea. L’Europa vera è, e sempre sarà, una comunità di nazioni a volte chiuse, e talvolta ostinatamente tali, eppure unite da un’eredità spirituale che, assieme, discutiamo, sviluppiamo, condividiamo e, sì, amiamo.

13. Stiamo perdendo la nostra casa.  L’Europa vera è a rischio. I risultati ottenuti dalla sovranità popolare, dalla resistenza all’impero, dal cosmopolitismo capace di amore civico, il retaggio cristiano di una vita autenticamente umana e dignitosa, l’impegno vivo nei confronti della nostra eredità classica stanno tutti scemando. I padrini dell’Europa falsa costruiscono la loro fasulla Cristianità di diritti umani universali e noi perdiamo la nostra casa.

14. Sta prevalendo una libertà falsa. L’Europa falsa si gloria di un impegno senza precedenti a favore della libertà umana. Questa libertà, però, è assolutamente a senso unico. Viene vista come la liberazione da ogni freno: libertà sessuale, libertà di espressione di sé, libertà di “essere se stessi”. La generazione del 1968 considera queste libertà come vittorie preziose su quello che un tempo era un regime culturale onnipotente e oppressivo. I sessantottini si considerano grandi liberatori, e le loro trasgressioni vengono acclamate come nobili conquiste morali per le quali il mondo intero dovrebbe essere loro grato.

15. L’individualismo, l’isolamento e l’astuzia sono diffusi.  Per le generazioni europee più giovani, invece, la realtà è molto meno dorata. L’edonismo libertino conduce spesso alla noia e a un profondo senso d’inutilità. Il vincolo matrimoniale si è indebolito. Nel mare torbido della libertà sessuale, il desiderio profondo dei giovani di sposarsi e di formare famiglie viene spesso frustrato. Una libertà che frustra le ambizioni più profonde del nostro cuore diventa una maledizione. Sembra che le nostre società stiano cadendo nell’individualismo, nell’isolamento e nell’inanità. Al posto della libertà, siamo condannati al vuoto conformismo di una cultura guidata dai consumi e dai media. È quindi nostro dovere dire la verità: la generazione del 1968 ha distrutto, ma non ha costruito. Ha creato un vuoto ora riempito dai social media, dal turismo di massa e dalla pornografia.

16. Siamo regolati e gestiti. E mentre ascoltiamo i vanti di questa libertà senza precedenti, la vita dell’Europa si fa sempre più globalmente regolamentata. Ci sono regole ‒ spesso predisposte da tecnocrati senza volto legati a interessi forti ‒ che governano le nostre relazioni professionali, le nostre decisioni nel campo degli affari, i nostri titoli di studio, i nostri mezzi d’informazione e d’intrattenimento, la nostra stampa. E ora l’Europa cerca di restringere ancora di più la libertà di parola, una libertà che è stata europea sin dal principio e che equivale alla manifestazione della libertà di coscienza. Ma gli obiettivi di queste restrizioni non sono l’oscenità e le altre aggressioni alla decenza nella vita pubblica. Al contrario, la classe dirigente europea vuole manifestamente restringere la libertà di parola. Gli esponenti politici che danno voce a certe verità sconvenienti sull’islam e sull’immigrazione vengono trascinati in tribunale. La correttezza politica impone tabù così forti da squalificare in partenza qualsiasi tentativo di sfidare lo status quo. In realtà, l’Europa falsa non incoraggia la cultura della libertà. Promuove una cultura dell’omogeneità guidata da criteri mercantili e della conformità imposta da logiche politiche.

17. Il Multiculturalismo è impraticabile. L’Europa falsa si vanta pure di un impegno senza precedenti a favore dell’eguaglianza. Pretende di promuovere la non-discriminazione e l’inclusione di tutte le razze, di tutte le religioni e di tutte le identità. In questo campo sono stati effettivamente compiuti progressi veri, ma il distacco utopistico dalla realtà ha preso il sopravvento. Negli ultimi decenni, l’Europa ha perseguito un grandioso progetto multiculturalista. Chiedere o figuriamoci promuovere l’assimilazione dei nuovi arrivati musulmani alle nostre usanze e ai nostri costumi, peggio ancora alla nostra religione, è stata giudicata un’ingiustizia triviale. L’impegno egualitario, ci è stato detto, impone che noi abiuriamo anche la più piccola pretesa di ritenere superiore la nostra cultura. Paradossalmente, l’impresa multiculturale europea, che nega le radici cristiane dell’Europa, vive in modo esagerato e insopportabile alle spalle dell’ideale cristiano di carità universale. Dai popoli europei pretende un grado di abnegazione da santi. Denunciamo quindi il tentativo di fare della completa colonizzazione delle nostre patrie e della rovina della nostra cultura il traguardo glorioso dell’Europa nel secolo XXI, da raggiungere attraverso il sacrificio collettivo di sé in nome di una nuova comunità globale di pace e di prosperità che sta per nascere. 

18. Cresce la fede falsa. In quest’idea c’è una grande misura di malafede. La maggior parte degli esponenti dei nostri mondi politici è senza dubbio convinta che la cultura europea sia superiore, ma non lo può dire in pubblico perché offenderebbe gl’immigrati. Stante questa superiorità, pensano che l’assimilazione avverrà in modo naturale e rapido. Riecheggiando ironicamente l’antica idea imperialista, le classi dirigenti europee presumono infatti che, in qualche modo, in obbedienza alle leggi della natura o della storia, “loro” diventeranno necessariamente come “noi”; e non concepiscono che possa accadere invece l’inverso. Nel frattempo, s’impiega la dottrina multiculturalista ufficiale come strumento terapeutico per gestire le incresciose ma “temporanee” tensioni culturali.

19. Aumenta la tirannia tecnologica.  Ma vi è una malafede ancora maggiore, di un genere più oscuro. Negli ultimi decenni, una parte sempre più ampia della nostra classe dirigente ha riposto i propri interessi nell’accelerazione della globalizzazione. I suoi esponenti mirano a dar vita a istituzioni sovranazionali che possano controllare senza l’inconveniente della sovranità popolare. È sempre più chiaro che il “deficit di democrazia” di cui soffre l’Unione Europea non è solo un problema tecnico che si può risolvere con mezzi tecnici, ma un impegno basilare difeso con zelo. Legittimati da presunte necessità economiche o attraverso l’elaborazione autonoma di una nuova legislazione internazionale dei diritti umani, i mandarini sovranazionali delle istituzioni comunitarie europee confiscano la vita politica dell’Europa, rispondendo alle sfide in modo tecnocratico: non esiste alternativa. È questa la tirannia morbida ma concreta che abbiamo oggi di fronte.

20. L'Europa falsa è fragile e impotente. Nonostante i migliori sforzi profusi dai suoi partigiani per cercare di tenere in piedi un castello d’illusioni confortanti, l’arroganza dell’Europa falsa sta però ora diventando del tutto evidente. Soprattutto, l’Europa falsa si sta rivelando più debole di quanto chiunque avrebbe mai immaginato. L’intrattenimento popolare e il consumo materiale non alimentano la vita civica. Depauperate d’ideali nobili e inibite dall’ideologia multiculturalista a esprimere orgoglio patriottico, le nostre società hanno difficoltà a trovare la volontà di difendersi. In più, non sono certo la retorica dell’inclusione o l’impersonalità di un sistema economico dominato da gigantesche società internazionali per azioni a poter ridare vigore al senso civico e alla coesione sociale. Dobbiamo essere franchi ancora una volta: le società europee si stanno sfilacciando malamente. Se non apriremo gli occhi, assisteremo a un uso sempre maggiore del potere statalista, dell’ingegneria sociale e dell’indottrinamento culturale. Non è solo il terrorismo islamico a portare soldati pesantemente armati nelle nostre strade. Per domare le contestazioni antisistema e persino le folle ubriache dei tifosi di calcio oggi sono necessari poliziotti in tenuta antisommossa. Il fanatismo delle tifoserie sportive è un segno disperato nel bisogno profondamente umano di solidarietà, un bisogno che d’altra parte l’Europa falsa disattende.

21. Si è sviluppata una cultura del ripudio. In Europa, i ceti intellettuali sono, purtroppo, fra i principali partigiani ideologici della boria dell’Europa falsa. Senza dubbio, le nostre università sono una delle glorie della civiltà europea. Ma laddove un tempo esse cercavano di trasmettere a ogni nuova generazione la sapienza delle epoche passate, oggi per i più il pensiero critico equivale alla semplicistica ricusazione del passato. La stella polare dello spirito europeo è stata la rigorosa disciplina dell’onestà e dell’obiettività intellettuali. Ma da due generazioni questo nobile ideale è stato trasformato. L’ascetismo che un tempo cercava di liberare la mente dalla tirannia dell’opinione dominante si è mutata in un’animosità spesso compiaciuta e irriflessiva contro tutto ciò che ci appartiene. Questo atteggiamento di ripudio culturale è un modo semplice e a buon mercato per atteggiarsi a “critici”. Negli ultimi decenni, è stato sperimentato nelle sale da convegno, diventando una dottrina, un dogma. E l’unirsi a questo credo viene preso come segno di elezione spirituale da “illuminati”. Di conseguenza, le nostre università sono diventate agenti attivi della distruzione culturale.

22. Le élites esibiscono in modo arrogante le loro virtù. Le nostri classi dirigenti promuovono i diritti umani. Combattono i cambiamenti climatici. Progettano una economia di mercato più globalmente integrata e l’armonizzazione delle politiche fiscali. Supervisionano i passi compiuti verso l’eguaglianza di genere. Fanno così tanto per noi! Che importa dunque dei meccanismi con cui sono arrivati ai loro posti? Che importa se i popoli europei sono sempre più scettici delle loro gestioni?

23. Un'alternativa c'è. Lo scetticismo crescente è pienamente giustificato. Oggi l’Europa è dominata da un materialismo privo di obiettivi incapace di motivare gli uomini e le donne a generare figli e a formare famiglie. La cultura del ripudio defrauda le generazioni future del senso d’identità. In alcuni dei nostri Paesi vi sono zone intere in cui i musulmani vivono informalmente autonomi rispetto alle leggi vigenti, quasi fossero dei coloni invece che dei nostri connazionali. L’individualismo ci isola gli uni dagli altri. La globalizzazione trasforma le prospettive di vita di milioni di persone. Quando le si sfida, le nostre classi dirigenti dicono che la loro è semplicemente la gestione dell’inevitabile e la sistemazione delle necessità più impellenti. Nessun’altra strada è possibile, e resistere è irrazionale. Le cose non possono andare altrimenti. Chi si oppone, soffre di nostalgia, e per questo merita di essere moralmente condannato come razzista e fascista. Man mano che le divisioni sociali e la sfiducia civica si fanno evidenti, la vita pubblica europea diviene più rabbiosa, più rancorosa, e nessuno sa dove questo potrà condurre. Dobbiamo smettere di camminare lungo questa strada. Dobbiamo liberarci della tirannia dell’Europa falsa. Un’alternativa c’è.

24. Dobbiamo rifiutare i surrogati della religione. L’opera di rinnovamento inizia con l’autocoscienza teologica. Le pretese universaliste e multiculturaliste dell’Europa falsa si rivelano essere surrogati della religione, con tanto di impegni di fede e pure di anatemi. È l’oppio potente che paralizza politicamente l’Europa. Noi dobbiamo quindi sottolineare che le aspirazioni religiose appartengono al mondo della religione, non a quello della politica, meno ancora a quello dell’amministrazione burocratica. Per recuperare la nostra capacità di agire nella politica e nella storia, è imperativo risecolarizzare la vita politica dell’Europa.

25. Dobbiamo ripristinare un vero e proprio liberalismo.  Quest’impresa esigerà che ognuno di noi rinunci al linguaggio bugiardo che evita le responsabilità e che favorisce la manipolazione ideologica. I discorsi sulla diversità, sull’inclusione e sul multiculturalismo sono vuoti. Spesso è un linguaggio utilizzato per travestire i nostri fallimenti da conquiste: la dissoluzione della solidarietà sociale viene “in realtà” presa come un segnale di benvenuto, di tolleranza e d’inclusione. Ma questo è linguaggio da marketing, inteso a oscurare la realtà invece che a illuminarla. Dobbiamo allora recuperare il rispetto profondo per la realtà. Il linguaggio è uno strumento delicato, e usandolo come un randello lo si degrada. Dobbiamo farci fautori del decoro linguistico. Il ricorso alla denuncia è il segno della decadenza che ha aggredito il nostro tempo. Non dobbiamo tollerare l’intimidazione verbale, men che meno le minacce di morte. Dobbiamo proteggere chi parla in modo ragionevole anche quando pensiamo che sbagli. Il futuro dell’Europa dev’essere liberale nel senso migliore del termine, ovvero garante di discussioni pubbliche appassionate, libere da ogni minaccia di violenza e di coercizione.

26. Abbiamo bisogno di statisti responsabili. Rompere l’incantesimo dell’Europa falsa e della sua utopistica crociata pseudo-religiosa votata a costruire un mondo senza confini significa incoraggiare una nuova arte del governo e un nuovo tipo di uomini di governo. Un uomo politico di valore salvaguarda il bene comune di un determinato popolo. Un valido uomo di governo considera la nostra comune eredità europea e le nostre specifiche tradizioni nazionali doni magnifici e vivificanti, ma al contempo fragili. Quindi né le ricusa né rischia di smarrirle per inseguire sogni utopici. Gli uomini politici così desiderano sinceramente gli onori conferiti loro dalle proprie genti, non bramano l’approvazione di quella “comunità internazionale” che di fatto è solo la cerchia di relazioni pubbliche di una oligarchia.

27. Dobbiamo ritrovare l’unità nazionale e la solidarietà. Riconoscendo il carattere particolare dei Paesi europei, e la loro impronta cristiana, non dobbiamo lasciarci confondere dalle affermazioni pretestuose dei multiculturalisti. L’immigrazione senza l’assimilazione è solo una colonizzazione, e dev’essere respinta. Ci attendiamo giustamente che chi migra nelle nostre terre divenga parte dei nostri Paesi, adottando le nostre usanze. Quest’aspettativa deve però essere sostenuta da una politica solida. Il linguaggio del multiculturalismo è stato importato dagli Stati Uniti d’America. Ma l’età d’oro dell’immigrazione negli Stati Uniti è stata all’inizio del secolo XX, un periodo di crescita economica notevolmente rapida in un Paese sostanzialmente privo di Welfare State e caratterizzato da un forte senso d’identità nazionale che ci si attendeva gl’immigrati assimilassero. Dopo avere accolto numeri enormi d’immigrati, gli Stati Uniti hanno poi praticamente sigillato le porte per due generazioni. L’Europa deve imparare da quell’esperienza americana invece che adottare le ideologie americane contemporanee. Quell’esperienza dice che il lavoro è un potente forza di assimilazione, che un Welfare State indulgente può invece impedire l’assimilazione e che a volte la prudenza politica impone di ridurre le cifre dell’immigrazione, anche in modo drastico. Non dobbiamo permettere che l’ideologia multiculturalista deformi la nostra capacità di valutare in sede politica quale sia il modo migliore per servire il bene comune, cosa che peraltro esige che comunità nazionali sufficientemente unite e solidali considerino il proprio bene come comune.

28. Solo gli imperi sono multiculturali.   Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Europa Occidentale ha saputo far crescere sistemi democratici vitali. Dopo il crollo dell’impero sovietico, i Paesi dell’Europa Centrale hanno recuperato la propria vitalità civica. Sono due delle conquiste più preziose cui l’Europa sia mai giunta. Ma andranno perdute se non affrontiamo il nodo dell’immigrazione e dei cambiamenti demografici in atto nei nostri Paesi. Solo gl’imperi possono essere multiculturali, ed è esattamente un impero ciò che l’Unione Europea diventerà se non riusciremo a fare di una nuova unità civica solidale il criterio per valutare le politiche sull’immigrazione e le strategie per l’assimilazione.

29. Una giusta gerarchia nutre il benessere sociale. Molti pensano erroneamente che l’Europa sia scossa solo dalle controversie sull’immigrazione. In verità, la questione dell’immigrazione è solo uno degli aspetti di un processo di disfacimento sociale più generale che dev’essere invertito. Dobbiamo ripristinare la dignità sociale che hanno i ruoli specifici. I genitori, gl’insegnanti e i professori hanno il dovere di formare coloro che sono affidati alle loro cure. Dobbiamo resistere al culto della competenza che s’impone a spese della sapienza, del garbo e della ricerca di una vita colta. L’Europa non conoscerà alcun rinnovamento senza il rifiuto deciso dell’egualitarismo esagerato e della riduzione del sapere a conoscenza tecnica. Noi abbracciamo con favore le conquiste politiche dell’età moderna. Ogni uomo e ogni donna debbono avere parità di voto. I diritti fondamentali debbono essere protetti. Ma una democrazia sana esige gerarchie sociali e culturali che incoraggino il perseguimento dell’eccellenza e che rendano onore a coloro che servono il bene comune. Dobbiamo restaurare il senso della grandezza spirituale e onorarlo in modo che la nostra civiltà possa contrastare il potere crescente della mera ricchezza da un lato e dell’intrattenimento triviale dall’altro.

30. Dobbiamo ripristinare la cultura moraleLa dignità umana è più del diritto a essere lasciati in pace e le dottrine dei diritti umani internazionali non esauriscono la sete di giustizia, meno ancora la sete del bene. L’Europa deve riorganizzare il consenso attorno alla cultura morale di modo che le gente possa essere guidata all’obiettivo di una vita virtuosa. Non possiamo consentire che una falsa idea di libertà impedisca l’uso prudente del diritto per scoraggiare il vizio. Dobbiamo perdonare la debolezza umana, ma l’Europa non può prosperare senza restaurare l’aspirazione comune alla rettitudine e all’eccellenza umana. La cultura della dignità sgorga dal decoro e dall’adempimento dei doveri che competono al nostro stato sociale. Dobbiamo ricuperare il rispetto reciproco fra le classi sociali che caratterizza una società che dà valore ai contributi di tutti.

31. I mercati devono essere ordinati verso fini sociali. Mentre riconosciamo gli aspetti positivi delle economie di libero mercato, dobbiamo resistere alle ideologie che cercano di rendere totalizzante la logica del mercato. Non possiamo permettere che tutto sia in vendita. I mercati che funzionano bene esigono che sia il diritto a precedere e a presiedere (rule of law) e il nostro diritto che tutto precede e presiede deve puntare più in alto della mera efficienza economica. Del resto i mercati funzionano meglio quando sono inseriti in istituzioni sociali forti organizzate sui princìpi autonomi non mercantili. La crescita economica, benché benefica, non è il bene sommo. I mercati debbono essere orientati a fini sociali. Oggi il gigantismo aziendale minaccia persino la sovranità politica. I Paesi debbono cooperare per dominare l’arroganza e l’irragionevolezza delle forze economiche globali. Noi ci riconosciamo quindi in un uso prudente del potere esercitato dai governi per sostenere beni sociali non economici.

32. L'istruzione deve essere riformata. Noi crediamo che l’Europa abbia una storia e una cultura degne di essere difese. Troppo spesso, però, le nostre università tradiscono la nostra eredità culturale. Dobbiamo riformare i programmi scolastici per incoraggiare la trasmissione della nostra cultura comune invece che indottrinare i giovani con una cultura del ripudio. Gl’insegnanti e i mentori di ogni livello hanno il dovere della memoria. Dovrebbero essere orgogliosi del ruolo di ponte fra le generazioni passate e future che hanno. Dobbiamo recuperare anche il senso della cultura europea alta, usando il Bello e il Sublime come norma comune e rigettando la degradazione delle arti a una fattispecie della propaganda politica. Questo esigerà che si allevi una nuova generazione di mecenati. Le società per azioni e le burocrazie si sono rivelate essere custodi davvero poveri delle arti.

33. Il Matrimonio e la famiglia sono essenziali. Il matrimonio è il fondamento della società civile e la base dell’armonia fra gli uomini e le donne. È il legame intimo tra un uomo e una donna che si organizza per il sostentamento della famiglia e per la crescita dei figli. Noi affermiamo che i ruoli più fondamentali che abbiamo sia nella società sia in quanto esseri umani sono quelli di padri e di madri. Il matrimonio e i figli sono parte integrante di qualsiasi prospettiva di prosperità umana. A coloro che li hanno generati al mondo i figli richiedono sacrificio. È un sacrificio nobile cui deve essere reso onore. Noi pertanto auspichiamo politiche sociali prudenti che incoraggino e rafforzino il matrimonio, la maternità e l’educazione dei figli. Una società che non accoglie i figli non ha futuro.

34. Il populismo dovrebbe essere "impegnato". L’Europa di oggi è attraversato da grande preoccupazione per il sorgere di quello che viene chiamato “populismo”, anche se il significato del termine non viene mai definito ed è usato per lo più solo come invettiva. Sul tema abbiamo le nostre riserve. L’Europa deve attingere alla sapienza profonda delle proprie tradizioni piuttosto che affidarsi a slogan semplicistici e a richiami emotivi divisivi. Eppure ci rendiamo conto che molti elementi di questo nuovo fenomeno politico possono rappresentare una sana ribellione contro la tirannia dell’Europa falsa, che etichetta come “antidemocratica” qualsiasi realtà ne minacci il monopolio della legittimità morale. Il cosiddetto “populismo” sfida la dittatura dello status quo, il “fanatismo del centro”, e lo fa giustamente. È un segno che persino nel mezzo della nostra cultura politica degradata e impoverita è possibile ridare vita all’agire storico dei popoli europei.

35. Il nostro futuro è l'Europa vera. Rifiutiamo perché falsa la pretesa di dire che non esiste alternativa responsabile alla solidarietà artificiale e senz’anima di un mercato unificato, di una burocrazia transnazionale e di un intrattenimento dozzinale. L’alternativa responsabile è l’Europa vera.

36. Dobbiamo assumerci la responsabilità. In questo momento, chiediamo a tutti gli europei di unirsi a noi per respingere le fantasie utopistiche di un mondo multiculturale senza frontiere. Amiamo a buon diritto le nostre patrie e cerchiamo di trasmettere ai nostri figli ogni elemento nobile che noi stessi abbiamo ricevuto in dote. Da europei, condividiamo anche una eredità comune e questa eredità ci chiede di vivere assieme in pace in una Europa delle nazioni. Ripristiniamo la sovranità nazionale e ricuperiamo la dignità di una responsabilità politica condivisa per il futuro dell’Europa.

Philippe Bénéton (France)
Rémi Brague (France)
Chantal Delsol (France)
Roman Joch (Česko)
Lánczi András (Magyarország)
Ryszard Legutko (Polska) 
Pierre Manent (France)
Matthias Storme (België)
Janne Haaland Matlary (Norge)
Dalmacio Negro Pavón (España)
Roger Scruton (United Kingdom)
Robert Spaemann (Deutschland)

12 November 2017

...ed è già Dittatura




Troppi segni di cose che collassano  un po' come avviene per un castello in rovina  dove tutto rotola in un solo colpo. Le dittature non sono mai ufficiali, ma reali;  non si dichiarono, le si vivono. E le si sentono a pelle,  perché lo sono.   A Roma Minniti non ha concesso il diritto di manifestazione a FN, ma il centenario della Rivoluzione di Ottobre ha ottenuto piena visibilità, pompa magna e onori dappertutto (in primis sulle reti Rai, nel nome della "Storia") come neanche nella Russia di Putin è avvenuto.   Qui la lettera di Forza Nuova al Ministro dell'Interno Marco Minniti, nel nome di una "libertà d'espressione", con ogni evidenza, non destinata a loro.
A Milano Magdi Allam non ha potuto promuovere il suo libro Maometto e il suo Allah e, per timore di rappresaglie islamiche, gli è stata negata una sala. In realtà è la giunta di Salah-Melek che teme di perdere l'appoggio dei suoi protetti.  La Boldrini dice chiaro e tondo che le Ong sono la punta di diamante dell'ONU. "Le Organizzazioni non governative sono il braccio operativo delle agenzie delle Nazioni Unite, sono importantissime nei contesti in cui si opera, svolgono un’azione importante, così come svolgono un’azione importante nel Mediterraneo: l’azione di salvare vite umane". Braccio operativo?
Lo sapevamo già, ma se ce  lo dice  chiaro  e tondo pure lei... Pertanto hanno diritto di riprendere, indisturbate, la loro azioni per mari. 
E che dice la Bonino, detta il Turbante di Soros, sugli accordi tra il governo e la Libia? Tutto da rifare, perché di migranti sulle nostre coste non ne arrivano abbastanza e muoiono per mare.
"Da mesi mi sgolo contro l'accordo con la Libia sui migranti. Con Renzi avremo forse un primo incontro lunedì, ma è tutto in alto mare. Mi pare evidente che il Pd debba rivedere le proprie posizioni in tema di immigrazione." Per la storica esponente radicale è "inaccettabile" rivendicare con soddisfazione il calo degli sbarchi, dal momento che "ne sbarcano di meno perché ne muoiono di più e perché ne rimangono di più nel grande buco nero dei centri di detenzione".

"L'obiettivo - spiega il Turbante sorosiano - era 'Lontano dagli occhi, lontano dal cuore'.
Capito? Avete letto bene? Emma la Pasionaria, quella dell'aborto al 12esimo mese,   quella dei contraccettivi in quantità industriale per tutti, si preoccupa perché la linea del PD sarebbe troppo restrittiva in materia di immigrazione. Non avevamo dubbi. Lei e i Radicali volevano attuare drastiche politiche malthusiane per meglio sostituirci. Ora ne abbiamo la riprova schiacciante.

Minniti dice che non tollererà "zone franche" per Roma. Davvero? E i campi nomadi dove si bruciano coppertoni e ogni altro materiale tossico,  cosa sono?  Fa finta di non sapere che detti luoghi di degrado sono anche centri di ricettazione di materiale trafugato? Rifugi di illegalità d'ogni tipo? Tane del malaffare?  E i Casamonica, clan zingaro-mafioso, cosa sono? E come mai nessuno dei giornali mainstream ha mai scritto nulla circa la loro etnia? Avevano  forse paura di declassare gli zingari al rango di "mafiosi"?
E perchè la Magistratura che tutto origlia e  tutto intercetta, li lascia scorazzare indisturbati? E a proposito di toghe, come mai che i primi assegnatari di bimbi piccoli sono a coppie omosessuali, piuttosto che a famiglie cristiane? E' accaduto in GB. Succede negli Usa perfino che i piccoli in mano a  coppie gay vengano abusati e  le foto degli abusi turpi, vendute a circuiti pedofili on line. Quanto orrore nel nome di diritti-licenze-abusi per le "minoranze"!
La magistratura non si limita ad applicare leggi esistenti: oggi  le  anticipa, le crea obtorto collo  al di là dei Parlamenti, al di là degli schieramenti.  Per questo le toghe dovrebbero essere messe in prigione.  E non è un paradosso, dato che la vera antipolitica basata sul caos strutturato,  la fanno loro. Chi volle eliminare l'immunità parlamentare, in nome di quel falso egualitarismo che condusse poi allo sfacelo istituzionale attuale? Loro, e ci furono subito i politici  succubi afflitti dalla Sindrome di Stoccolma che li assecondarono, facendosi harakiri.  Nessuno di loro ebbe almeno la sfrontatezza  goliardica di cantargli  in faccia "Il Gorilla" di Georges Brassens magari nella versione tradotta da De André. Tutti lì,  a tremare di fronte al loro strapotere e  a calare le brache.
La Magistratura è il braccio armato del NWO. La matassa è ingarbugliata e al momento tirare uno di questi fili, non  basterà  di certo a venirne a capo. Ma da qualche parte dovremo ben incominciare, se si vuole uscirne vivi.


In mezzo a tanta devastazione una piccolissima buona notizia che è come quell'esile  tenue filo di speranza dopo che si è scoperchiato il Vaso di Pandora: il Bus della Libertà di CitizenGo Generazione Famiglia, di cui ricevo sempre la newsletter, è stato riabilitato. L'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria si è espresso finalmente a favore  della riabilitazione.
"La nostra campagna pubblicitaria non è offensiva, non è ambigua e non è discriminatoria”, commenta così Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia, la “grande vittoria di oggi”. Una vittoria affatto scontata dato che, inizialmente, l’autority (investita della questione dal Ministero delle Pari Opportunità) si era espressa contro. E aveva intimato, con inedita solerzia, agli organizzatori di sospendere la campagna di affissioni perché “contraria alla dignità umana delle persone transgender. Che c'era scritto di così abominevole  su quel Bus itinerante? 

I BAMBINI SONO MASCHI, LE BAMBINE SONO FEMMINE. LA NATURA NON SI SCEGLIE. 





"Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate" (Chesterton).
E noi siamo qui a lottare per ripristinare l'evidenza delle "foglie verdi".

07 November 2017

Vittoria dei moderati? No, grazie!




C'è una frase che ricorre in queste ore sui titoli dei giornali (e del Giornale) dopo lo spoglio che sancisce la vittoria del centro-destra in Sicilia: "Vittoria dei moderati".

Moderati?!? Una crisi di questa portata che dura da quasi 10 anni  messa in atto bell'apposta,  con punte esasperate dal 2011 ad oggi, e con quattro governi non eletti e imposti "dal Presidente",  sarebbe forse "qualcosa di moderato"? L'invasione quotidiana sulle nostre coste è "moderata"? I provvedimenti legge imposti a colpi di fiducia sono forse "moderati"?

"Moderato"un termine assai ipocrita che serve fin troppo bene a coprire il fatto che nella realtà non esiste, non deve esistere vera "alternanza", che gli schieramenti devono rassomigliarsi il più possibile, che non deve esserci troppa differenza tra loro  e che per la Ue e l'eurocrazia,  se non è zuppa è pan bagnato. Qualche esempio? La CDU in Germania deve rassomigliare il più possibile all'SPD, sì da poterli inglobare all'interno di quella che chiamano Grosse Koalition, come del resto avviene. Ma torno al caso Sicilia. 

La strategia della sinistra è sempre la stessa: prima fanno terra bruciata, macerie e desertificazione; poi  lasciano  questo sfacelo (o meglio sono costrette a lasciarlo) agli avversari. Non c'è di che gioire, a mio avviso di aver ereditato l'amaro peso di una Sicilia fallita. Basta leggere quest'intervista del "siciliano"  Pietrangelo Buttafuoco, che proprio ierisera in tv ha pregato Nello Musumeci, il vincitore, di correre a presentare i libri  in Tribunale, libri che decretino il fallimento dell'Isola. In caso contrario, tutto il peso ricadrà sul  "vittorioso di Pirro" secondo l'effetto-Raggi (stesso scenario già sperimentato nella Roma del dopo Marino) :

Pietrangelo Buttafuoco

"Chiunque governa qui inciamperà nella voragine lasciata da Crocetta, col presidente della Corte dei Conti che ne ha impugnato il bilancio regionale. Qui non ci sono più i soldi, c' è un debito strutturale gigantesco. Quindi ci vuole uno choc".

Il precedente governatore Rosario Crocetta si è circondato di una pletora di commissari, commissioni e sottocommissioni,  guardie forestali a gogò, nomine clientelari, un vero poltronificio da  Alì Pascià, e via dissipando, con 97 indagati nella sua Giunta.  Solo nel 2016 la Procura contabile ha avviato ben 13 istruttorie sulle irregolarità gestionali riscontrate in società a partecipazione pubblica della Regione e degli enti locali.

 Ovviamente  per il Rais di Sicilia, sono tutte cose che non possono essere criticate: sarebbe "omofobo"! Intanto però il primo a svignarsela è stato proprio Battiato, suo assessore al Turismo, allo Sport e allo Spettacolo.

Ma torniamo al redivivo Berlusconi che ora si pavoneggia e si prende tutti i meriti della citata Vittoria di Pirro.  Avete notato la strana gara dei media di questi giorni, quei media che in passato lo dileggiavano e che ora gli lisciano il pelo?
Perfino Prodi suo acerrimo nemico, ora va dichiarando che può essere un argine contro il "populismo".  E lui ci crede e rilascia dichiarazioni "antipopuliste", "antigrilliste" "anti-5 stelle" Insomma i "comunisti d'antan",  ora per Berlusconi sono diventati il M5S, col rischio concreto di "santificarli".

Non a caso, l'espressione sulla "coalizione dei moderati" ha già fatto saltare la mosca al naso a Giorgia Meloni che ha fiutato l'aria che tira ("I moderati in politica non esistono più. Basta con le etichette")

Vedremo. Non c'è da farsi grosse illusioni, stante così le cose, ed è bene che Salvini e Meloni stiano all'erta  e mettano giù dei punti chiari, perché inciuci e pastrocchi sono già dietro l'angolo. Alle élites va bene pure un ottuagenario, già anatra azzoppata, ricattabile  tenuta sotto tiro dalla magistratura, alla quale non è escluso che prometterenno qualche succulento "risarcimento", pur di non far trionfare i "populisti".
In ogni caso, il Pd perde sì, ma in realtà è ben contento che qualcun altro gli tolga le castagne bollenti dal fuoco. Una castagnaccia di nome Sicilia. O come la chiama Buttafuoco nel suo ultimo libro, la Strabuttanissima Sicilia.


06 November 2017

E' feccia!




La Raggi, che ha fatto fino a poco tempo fa la "reginetta misericordiosa degli zingari", la Teresa di Calcutta dei "migranti",  ora si trova a dover far fronte all'orrendo stupro dei due sinti ("nuovi italiani" anche questi, suppongo. Anzi no, Cacciari sostiene che siano sempre stati italiani!),  a nome  Mario Seferovic di 21 anni e di Bilomante Maikon Halilovic di 26, accusati di violenza sessuale e sequestro di persona. Eppure tace la Sindachella e non la si sente esternare ai microfoni della tv. Violenza sessuale di gruppo continuata e sequestro di persona continuato in concorso. Le vittime sono due 14enni che le due belve hanno stuprato in una zona di degrado appena fuori Roma che mette i brividi solo a vederne le foto. Le hanno legate con le manette contro un vecchio reticolato e hanno abusato di loro, minacciandole di morte se solo avessero osato parlare. Sarebbe interessante, tra le tante altre nefandezze da mettere a fuoco, sapere come queste due canaglie, si siano procurate le manette con cui immobilizzare le due ragazzine.

La Raggi è una povera inetta incapace, piena di captatio benevolentiae contro questa teppaglia. La sua collega Appendino a Torino non è di meglio. I 5 stelle sono il succedaneo sgangherato e velleitario del PD e spero che gli elettori comuni lo capiscano quanto prima.

Questi misfatti succedono ormai quasi ogni giorno nel nostro Paese, ma io non so rassegnarmici. Non so rassegnarmi a scene da Far West dove i criminali e i farabutti la fanno sempre franca, o  quasi. Qui non c'è un giustiziere alla Clint Eastwood che regoli i conti,  e sembra di vivere in un girone infernale da cui non si vede l'uscita.  Feccia! Non ho altro modo per definire le bestiacce che hanno stuprato le  due quattordicenni - avventate e Vispe Terese finché si vuole con queste dannati social e chat -  ma pur sempre 14enni, e quindi minorenni.

Di questi fattacci turpi e sordidi ormai ne avvengono quasi ogni giorno, perché le nostre élites hanno pianificato e deciso il nostro sterminio. Ovviamente non si può minimizzare quelli del passato, dato che esiste già il reato di "minimizzazione", ma si permette lo sterminio del nostro popolo coniugato al tempo presente. Vecchi pensionati  torturati,  rapinati e uccisi (secondo il metodo Pol Pot) donne stuprate, derubate, talora uccise, ragazzine trascinate in zone buie e violentate: è uno scenario da raccapriccio che cresce giorno per giorno in concomitanza con l'INVASIONE!  Ma questo genere di stupri etnici da spavalda conquista del territorio non interessano mai le femministe.  A loro, poverine,  piace frignare sulle "palpate" di qualche VIP dello spettacolo. 

E se poi gli "sterminatori" appartengono a "minoranze protette" (rom, sinti e altri zingari), allora non si possono nemmeno nominare in quanto tali. Infatti mentre agli zingari è consentito rubare, danneggiare le centraline di rame dei treni mettendo a repentaglio la vita dei passeggeri, stuprare, uccidere (il  tragico caso della povera signora Reggiani a Tor di Quinto),  sbeffeggiare la polizia rubando le gazzelle, al povero "gagé" (fesso, coglione,  ovvero "non zingaro") non è consentito nemmeno chiamarli per nome.
Costoro godono delle più alte protezioni: ONU, Comunità ebraiche, Vaticano, Caritas, la stessa Boldrini che non risponde alla lettera di una giovane 25enne che gli scrisse circa uno stupro subito da parte di un rom).
Non si possono chiamare "zingari"? Bene, allora chiamiamoli "feccia", poiché questo è. E fa proprio schifo una RAI pagata coi nostri soldi che nei suoi TG, tanto per creare la par condicio, manda i suoi cronisti nei campi nomadi a raccogliere testimonianze presso altri zingari che  davanti alle telecamere affermano con finto sdegno: "Bisognerebbe metterli in galera". Ah sì?
Siamo alla commedia dello zingarone buono contro quello cattivo? Saremmo dunque a "gente onesta e specchiata" che si permette di giudicare i malfattori dall'alto del suo probo stile di vita? Ma per favore! Smettiamola con le pagliacciate politicamente corrette e corrotte! Ovvio, il messaggio Rai  è il solito banale:  "non bisogna generalizzare". 
Sono tutte  queste protezioni, complicità, reticenze e omertà  che li fanno sentire impuniti, arroganti e  tracotanti e spavaldi, praticamente intoccabili come avviene per i capi-mafia. Uno di questi orrendi stupratori si è fatto tatuare addosso la scritta "Solo Dio mi può giudicare".
No! Solo il Demonio ti può sprofondare dove meriti: a marcire in galera per sempre, essere immondo e schifoso. 
E ora forza: veniteci a dire che i "razzisti" siamo noi "gagé", o luridi complici dei criminali!

Un' ultima cosa. Quando i paesi, i villaggi, i quartieri e rioni delle città erano sani, in casi analoghi,  ci sarebbe stata una sollevazione infuriata di padri di famiglia in marcia verso  simili criminali. Anche verso le autorità municipali di Roma che consentono l'esistenza di  simili zone di degrado, come minimo. Ora invece c'è  una madre che riceve  telefonate choc  provocatorie e derisorie ("Ora esco con tua figlia") dallo stupratore di sua figlia e un padre isolato che cerca disperatamente su Facebook, la foto degli stupratori e va dalla polizia per permetterne l'identificazione.
Poca roba. Troppo poca. Non vedo una reazione retributiva equa rispetto ai numerosi danni irreparabili subiti. E non si può continuare a delegare la giustizia giusta e la nostra sicurezza a chi non ha alcuna intenzione di amministrarla a favore dei cittadini. 




01 November 2017

Colpi bassi di fine legislatura




Come nelle migliori situazioni di guerra (e questa lo è anche se attuata con "altri mezzi" e non dichiarata ) i periodi peggiori avvengono quando sta per finire. Il governo Gentiloni sta per avviarsi a fine legislatura. Ma non possiamo permetterci di tirare il fiato. Le cose peggiori ci verranno riservate entro la fine dell'anno, magari sotto l'albero di Natale: ius soli ed eutanasia con nome camuffato in qualcos'altro (legge di fin di vita, testamento biologico, biotestamento e/o altro eufemismo). Le due cose accostate insieme servono a squarciare definitivamente il velo di Maia della mistificazione a chi ancora stenta a capire: dipartita forzosa degli autoctoni, e di converso, legge per favorire gli allogeni, incoraggiati a sostituirci da nuove leggi e nuovi diritti a loro favore. Chi proprio si volesse ancora illudere che non è così, è sufficiente che guardi tutti i ragazzini e perfino bambini africani fatti arrivare bell'apposta "da soli" sulle nostre coste. A che pro? Semplice! Per favorire ricongiungimenti, affidi, tutor, assistenza e interventi di Ong come Save the Children (riciclate per l'uopo, vero Minniti?), e molto altro. 

Altre porcherie in agguato,  sono la Boldrini e la Fedeli (le disgrazie non vengono mai sole) che lavorano in tandem nelle scuole per l' "educazione dei ragazzi" a distinguere le fake news da quelle vere (cioè le loro). Le avete sentite, la Presidenta e la Ministra dai capelli  ricci color lucido da scarpe che si agitano come serpenti e lo sguardo meduseo, insegnare la "verità" contro le bufale? Vietato "odiare" e caccia allo "Hater" (già bandito anche dagli stadi come nemmeno i più tirannici imperatori romani osavano fare, i quali giustamente lasciavano un'arena di contenimento per gli umori della plebe, sgombra dalle ideologie).


Sapete come si chiama quella del citato tragico Duo? EDUCAZIONE all'Ipocrisia. Ragazzi, abituatevi a dire e a scrivere  il contrario di quel che pensate, e la società sarà migliore. E' questa la loro pedagogia e didattica!
Senza contare le loro evidenti simpatie onusiane per le politiche gender nella scuola. A tale scopo vorrei sottolineare i cospicui aumenti garantiti a Presidi e capi d'Istituto.
Secondo voi perché nutrono con  succulenti aumenti, categorie dello stato già molto ben remunerate che  non hanno bisogno di essere sussidiate, come i dirigenti scolastici?
Semplice, c'è l'Agenda mondialista da portare avanti con le sue politiche gender nella scuola e bisogna "lubrificare" e oliare bene gli ingranaggi di  chi può fungere da ruffiano e farle passare. Aspettatevi  dunque "sperimentazioni scolastiche" all'insegna del nuovo codice barre internazionale: LGBT. 

Infine, tra le molteplici boiate, dobbiamo assistere pure alla  beatificazione e canonizzazione di Gentiloni e del governatore di Bankitalia Visco. Come è andata? Che Renzi ha continuato a voler riempire la scena coi suoi trenini per la Penisola, con le sue vendite all'incanto di pentole,  con la sua iattanza ansiogena di Buffalmacco fiorentino. E allora il Tonno Lesso con la faccia un po' così (parlo del conte Gentiloni) passa per essere  "un felpato che cammina forte"uno "rassicurante", uno che non ti mette ansia. In realtà, come ho già avuto modo di rilevare, Gentiloni è un galoppino diligente e silenzioso, un fido esecutivo delle élites eurocratiche. E senza dare tanto nell'occhio come il suo predecessore. Dai video che mostrano manifestazioni con bordate di fischi contro le gite in treno di Renzi riportate con spietatezza dai media, resta evidente che è finito l'Idillio tra le élites e il Putto di Rignano d'Arno, il quale ora corre a Chicago a farsi consolare da Obama. Quelle  stesse élites che ora fingono di adulare Gentiloni al punto da montargli la testa. Tant'è vero che  si parla già di un suo piano per scavalcare il suo Mentore  e metterlo in un angolo.
Già si sono evidenziati  tangibili segni di ribellione del premier, schieratosi palesemente dalla parte di Mattarella  durante la mozione di sfiducia contro Visco voluta ad ogni costo da Renzi. Già si sono visti i renziani disertare la riunione del Consiglio dei Ministri per la riconferma del Governatore di Bankitalia: tutti segnali di attrito.


E Ignazio Visco? Riconfermato, com'era ovvio e piazzato al suo scranno d'oro di Palazzo Koch anche se non ha mai vigilato un bel nulla, anche se ha dormito. Ma Renzi è un re Mida all'incontrario e riesce  ad aver torto, pure quando avrebbe un po' di ragione. Certo che se la Ragione arriva troppo tardi e dopo l'episodio dello scippo dei risparmi ai correntisti delle Popolari, allora è facile tirare l'assist perfino a uno come Visco che ora promette di togliersi qualche "sassolino dalle scarpe".

Inoltre abbiamo e avremo le solite sceneggiate di cortei sinistrati per sollecitare lo  Ius soli (come il recente capeggiato da Sala-melek ), catene di falsi digiunatori come la recente pagliacciata dei ministri e  ora perfino dei magistrati: tutti soliti pranzare in ristoranti stellati da Guida Michelin che fingono di fare le indianate gandiane. E tante altre sconce sceneggiate oramai quotidiane...

Le elezioni dovrebbero tenersi in Primavera, ma c'è da giurarci che questa "fine legislatura" non sarà un interregno tranquillo e che non basterà certamente la matita copiativa e la scheda "a primavera" per liberarci da questo rettilario. Senza dimenticare l'inquieto e turbolento  contesto internazionale.