29 December 2010

Magli e Benetazzo, sulla dittatura della Ue

Con le feste natalizie c'è senz'altro  più tempo per leggere. Suggerisco pertanto due libretti non voluminosi per numero di pagine, ma come si dice, "di sostanza", per contenuto. Ci sono libri belli, libri buoni, libri utili e libri che sono addirittura necessari.
Ecco, con "La dittatura europea" di Ida Magli, antropologa di chiara fama, e "L'Europa s'è rotta" di Eugenio Benetazzo, predicatore finanziario del tutto sui generis, abbiamo due testi necessari per capire il labirinto mortale europeo che stiamo vivendo.

La dittatura europea - Ida Magli  (BUR) .
Inizio dal primo libro. Le ragioni per cui è stato ideato questo testo, ce li ha spiegati la stessa Magli in questo articolo.  Il motivo principe è l'uscita del nostro Paese  da quella zona euro che ci porterà alla rovina. E come esorta lei stessa,  "chiunque sia in grado di farlo, lo faccia".
Nel libro un capitolo importante è riservato al tradimento delle monarchie europee (quella inglese, olandese e le monarchie  scandinave)  nei confronti dei loro rispettivi paesi. Poi è la volta dei politici, dei pavidi intellettuali, dei media e della Chiesa. L'autrice ci racconta della  difficoltà  di individuare solidi alleati nel contrastare un simile progetto, che privandoci de facto della sovranità monetaria ci sta privando di ogni autonomia  e indipendenza tout court. Dove va dunque la moneta senza Stato? Ma soprattutto dove vanno i popoli senza Stato?  La Dichiarazione universale dei diritti umani con la sua dottrina egualitarista scaturita dalla Rivoluzione Francese, applicata su scala planetaria può diventare (come diventa) un temibile strumento d' imposizione globale - il grimaldello per fare a pezzi le Costituzioni degli stati sovrani.
L' immigrazionismo come strumento di decomposizione sociale e di frantumazione dell'unità culturale dei popoli, in prima luogo e di invasione coatta nonché di istigazione a scontri interetnici, in secondo luogo. Il fine ultimo, è la sostituzione delle masse autoctone con quelle allogene.  La libera circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali, quale dogma del fondamentalismo mercatista. Il mercato come unica regola di vita, imposto con una cieca quanto ottusa fede che è diventata sempre più terroristica nei confronti di chiunque tenti di contrapporvisi. Altri acceleratori di questo becero egualitarismo livellante sono il matrimonio omosessuale, l'eutanasia, le fecondazioni in vitro e gli espianti d'organi, i quali  danno vita ad un autentico mercato internazionale illegale di criminali al suo servizio.
Su tutto questo sfacelo, i banchieri uber alles e le loro consorterie affiliate in sigle, in "concili" (council), in "board" a cui la Magli dedica numerosi capitoli nel tentativo di capire perché il "progetto Ue" col suo famigerato  "trattato di Lisbona"  è sempre coperto da cortine di ".segretezza" e di silenzio-assenso da parte del mondo mediatico e intellettuale. Sfilano sigle come il MSE (movimento sinarchico d'Impero), l'Istituto affari internazionali britannico (Ria), il CFR americano che poi diventerà anche  ECFR  (European Council of Foreign Relations), Aspen Institute, il Bilderberg Club, la Commissione Trilaterale,  e numerose altre massonerie internazionali antiche e moderne, come la Round Table britannica,  la Fabian Society, la Pilgrim's Society ecc. Cosa intendano queste élites per "nazione" è presto detto. E' un concetto che non viene mai definito in base alla presenza di un popolo che abita in quel preciso territorio, con una sua vita storica, linguistica e culturale, ma che si definisce in base al suo sistema di governo. E che come tale, può essere sciolto, dissolto e rovesciato per confluire in quel Nuovo Ordine Mondiale che altro non è se non una suprema forma di dittatura estesa all'intero globo. E i politici asserviti ai banchieri stanno a guardare.

L'Europa s'è rotta di Eugenio Benetazzo e David Parenzo (Sperling & Kupfer).
Reca un sottotitolo inquietante: salvano le banche e fanno fallire gli stati, che ne sarà dei nostri risparmi?
Il libro è costruito come un'intervista fra un giornalista "ingenuo" e "incompetente" in economia (o che si finge tale per poter fare l'avvocato del diavolo) e cioè David Parenzo, e il trader finanziario Eugenio Benetazzo,  che lo bacchetta e lo stigmatizza continuamente, per meglio divulgare e  fare arrivare a tutti una materia ostica. Insomma, una sorta di poliziotto buono e credulone contro uno "cattivo" che però la sa lunga sul disastro che a partire dalla Grecia si sta estendendo per tutti gli altri stati europei.  A cosa è servito l'euro? Perché tanta fretta nel farcelo accettare con le buone o con le cattive? Perché paesi a economia debole, hanno dovuto arrancare  a fatica dietro a  una moneta "forte"? E la Ue per come è strutturata oggi ha ancora un futuro? A che cosa ci porteranno i continui "salvataggi" nei confronti dei paesi insolventi? Andremo incontro a un euro di serie A per i paesi più forti, e uno di serie B, per i paesi dell'area mediterranea (i cosiddetti PIGS)?
In fondo al libro, una caustica e corrosiva postfazione di Massimo Fini, che plaude al pamphlet di Benetazzo come ottimo strumento per mettere a fuoco "questo modello di sviluppo paranoico". Lo riporto testualmente.
La distinzione tra capitalismo finanziario e capitalismo industriale ("l'economia reale") è un inganno. Infatti il capitalismo industriale si basa sulla stessa logica di quello finanziario: un'inesausta scommessa su un futuro , additatoci continuamente, per tenerci al basto, come Terra Promessa, che arretra continuamente davanti ai nostri occhi con la stessa inesorabilità dell'orizzonte per chi abbia la pretesa di raggiungerlo. Casomai il capitalismo finanziario, con la sua brutalità, ha il pregio di smascherare questo giochetto infame che dura due secoli e mezzo e che deve finire. E che finirà. In un bagno di sangue, quando crollato questo modello di sviluppo paranoico, la gente delle città , accorgendosi che non può mangiar cemento e bere petrolio, si dirigerà verso le campagne, dove verrà respinta a colpi di forcone da chi, avendo compreso le cose al momento giusto, sarà tornato, come ai vecchi tempi, all'economia di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) in cui il valore di una mucca, a differenza di quello del denaro e del petrolio, resta sempre tale, perché una mucca bruca, trasforma l'erba in latte, caga come Dio comanda e concima, in un ciclo biologico perfetto, e al limite se ne può sempre far bistecche.   

Buona lettura e Buon 2011!

23 December 2010

Finalmente Natale



Questo blog si ferma per la consueta pausa natalizia. Vi lascio  questa Natività di Guido Reni titolata "Adorazione dei pastori" e auguro a tutti i lettori e visitatori di questo blog, un sereno Natale. L'occasione mi è gradita per augurare anche un felice 2011. Inutile aggiungere che vorrei fosse meno turbolento di quello che ci ha preceduto. Qui una "domestica" poesia di Ungaretti. Auguri.



 
NATALE

di Giuseppe Ungaretti



Non ho voglia

di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo

21 December 2010

La sinistra degli utili farabutti

Il progresso c'è e si vede. Dagli utili idioti di togliattiana memoria, agli utili farabutti dei centri sociali. Parlo della sinistra sempre più allo sbando e sempre più sciacalla. In questi giorni sono visibilmente agitati per il mancato responso della sfiducia che volevano ottenere ad ogni costo contro il governo. E allora hanno deciso di utilizzare "altri mezzi": calunnie, manipolazioni di verità, strumentalizzazioni nei confronti dei Black Bloc, dei disobbedienti dei centri sociali, degli anarco-insurrezionalisti mai come ora  "utili farabutti" ai loro piani di destabilizzazione permanente.
E allora è tutto un florilegio calunnioso a base di "fascisti", "infiltrati", "strategia della tensione", "trame eversive" e via comunisteggiando. Prigionieri del passato  che non passa, nonostante le varie operazioni di restyling del loro gruppo parlamentare. E ci sono dentro D'Alema,  Bersani, la Finocchiaro, coadiuvati da Franceschini, Bindi, cui si è aggiunto anche Vendola. Ed è coro a voce unica: allarme ai fascisti!

 Il più patetico è Di Pietro che ha dato espressamente dell'"assassino" e del "fascista" a Gasparri per aver osato parlare di prevenzione. Proprio lui che dell'"arresto preventivo" ai tempi di Tangentopoli ha fatto la sua "arma segreta di Adolfo" schiaffando in galera senza pietà né garanzie di diritti, gli inquisiti in odore di tangenti e  inducendo al suicidio molti di loro. Ora rincorre, trafelato, la sinistra e i movimenti antagonisti, per potersi rifare una verginità di missino riciclato, e il suo insulto preferito è "fascista". Un po' come dire che il ladro grida al ladro.
Ma torno ai sinistri doc, quelli che si coccolano  le frange estreme dei manifestanti più violenti, dando loro di fatto, mano libera per poter infierire contro i beni dei cittadini (auto, uffici, negozi e vetrine), per poter mettere a ferro e fuoco  la città . I loro protetti squadristi devono potersi esercitare  al "diritto alla guerriglia" permanente contro la polizia, e se questa reagisce è - manco a dirlo - "fascista". Se il governo tenta di arginare violenze e illegalità, pure. Se viceversa, non ci riesce, allora è inetto e incapace. In ogni caso, scatta la formula magica "Maroni, venga a riferire in aula" e partono attacchi e polemiche a non finire.
E' un ricatto infame che va avanti dal  dopoguerra  in poi, e che rappresenta una delle più inveroconde ambiguità politiche già messe in atto da Togliatti: usare i facinorosi della piazza per dare la spallata ai governi incaricati, e nel contempo servirsi dei deputati in doppiopetto, in Aula parlamentare. Non ci incantano pertanto, le griffe della Finocchiaro e le rassicuranti grisaglie di D'Alema: sotto il manto d'agnello si nascondono sempre famelici  lupi d'antico pelo. 

Paesaggio romano di fine guerriglia
Quanto agli appelli agli studenti "moderati" a isolare i "facinorosi", è diventato ormai un mantra che si ripete perfino per i Talebani (l'ossimorico "talebani moderati"). Sarebbe interessante sapere quanti di quegli studenti dei cosiddetti "collettivi" (un termine marxista mai caduto in disuso), che manifesteranno domani,  sono al corrente del testo della riforma Gelmini. E' chiaro che se a pochi giorni dal "sacco di Roma" tornano in piazza a fare caciara, non è la riforma la loro preoccupazione principale, ma il mito della "spallata al governo". Basta leggere questo articolo sulla Stampa, per rendersene conto.
Non so se sia accertata la voce che la Digos starebbe trattando coi leader dei "collettivi", ma se così fosse, è fiato sprecato, dal momento che  per domani annunciano già azioni "inattese e mirabolanti" suscettibili di sorprenderci mediaticamente. Perciò più che di trattative, dal momento che non rappresentano nessun gruppo politico eletto democraticamente, c'è bisogno di misure di sicurezza a beneficio dei cittadini, presi in ostaggio dalla violenza.
Fra pochi giorni, finalmente è Natale. E allora anche i rivoluzionari del Menga (quelli della piazza e quelli  radical chic in parlamento) andranno in vacanza. Nessuno di loro è mai stato tanto "eroe" da rinunciarvi per rimanere sulle barricate.

19 December 2010

La Ue cancella il Natale dal suo calendario


Non bastavano i crocifissi asportati dalle pareti delle aule scolastiche. Non bastavano né bastano  insegnanti ottusi che ogni anno per non dispiacere ad alunni stranieri, proibiscono presepi, alberi di Natale e recite natalizie. Non bastavano i cosiddetti "integrazionisti" che sostituiscono nei canti, Gesù con virtù, convinti di fare "buona integrazione" multikulti. Non basta tutto l'elenco delle vessazioni provenienti dall'Europa della BCE, che ho già diligentemente compilato nel mio precedente  post "Ce lo chiede l'Europa"

Ora la Commissione Europea ha prodotto più di tre milioni di copie di un diario dell’UE per le scuole secondarie che non contiene nessun riferimento al Natale, ma include festività ebraiche, indù sikh e musulmane. Più di 330 mila copie del diario, accompagnate da 51 pagine di informazioni in carta lucida sull’Unione Europea sono state consegnate alle scuola britanniche, scrive il Daily Telegraph, come un omaggio agli allievi da parte della Commissione. Con grande stupore dei cristiani britannici la sezione relativa al 25 dicembre è vuota e in calce alla pagina c’è questo messaggio: “Un vero amico è qualcuno che condivide le tue preoccupazioni e la tua gioia”.  Ma va' là? Siamo dunque agli epigrammi filosofici? 

Il calendario comprende festività musulmane, indù, sikh, ebraiche e cinesi, e altre, come il giorno dell’Europa e altri anniversari chiave dell’unione Europea; ma non ci sono festività cristiane segnalate, a dispetto del fatto che il cristianesimo è la religione della maggioranza degli europei. La notizia presa da La Stampa, è stata veicolata dal blog Fatti d'Europa.
E d’altronde anche i cartoncini d’auguri della Commissione (ma non solo della Commissione) dicono semplicemente “Auguri di stagione” (Season's greetings) senza nessun riferimento a feste cristiane.
Me ne lamentai già in proposito su  vecchi post prenatalizi, ottenendo un'insoddisfacente risposta da parte di un'americana che sottolineava l'esigenza di festeggiare il solstizio. Ma dato che il solstizio d'inverno cade proprio a ridosso delle festività natalizie, che dobbiamo dire d'ora in poi? "Buon Solstizio?".
Non facciamo ridere i passeri!
E' evidente che quegli "auguri stagionali" sono un una formula neutra, una trovata passepartout per vendere più merce possibile anche nei paesi non cristiani. E' il mercato, Bellezza, e gli affari prima di tutto.

Così prima si scristianizzano i paesi d'Europa attraverso Natali che sembrano dei Luna Park e dei caotici gran Bazar, allestiti con grande spreco di luminarie e con grotteschi Santa Claus piazzati a ogni angolo di metropoli, tanto per indurre alla vendita di  mercanzia d'ogni genere; poi li si escludono dal diario delle festività d'Europa. Intanto i "cristiani" sono tutti "laici", no? Mica se la prendono... E' un lavoro subdolo  astutamente congegnato che proviene da lontano.

1) Scristianizzare 2) mercificare, 3) lasciarci invadere di immigrati di altre etnie e religioni 4) sostituirci. Ecco le direttive di marcia della Ue. Solo in quest'ottica si può comprendere il calendario degli omissis cristiani.

Ce lo chiede, anzi, ce lo impone  l'Europa dei massoni. Con un Dio Mercante uguale per tutti.  Questa sì, che è uguaglianza.

16 December 2010

Figli d'arte


 La racaille rossa è stata scarcerata. Da oggi, liberi tutti con licenza di devastazione. Film déjà vu, tristemente déjà vu.  Ecco la notizia che purtroppo non giunge inattesa. Il soccorso rosso, di concerto con le toghe rosse, si è messo già all'opera. E chi si dà da fare, è premiato. Allibito il sindaco Alemanno nelle sue dichiarazioni davanti alle telecamere, il quale giustamente, dopo la ferale conta dei danni e il sacco "romano" subìto,  sperava in un verdetto giuridico più severo e in maggior fermezza.
 La dietrologia della Finocchiaro (ex- magistrata e amica di Violante) è andata a buon fine: i devastatori  "infiltrati"sono i poliziotti che si fanno harakiri da soli, mentre la teppaglia rossa, quella che sfascia la capitale procurando 20 milioni di Euro di danni,  è composta da miti colombe. Il conto-danni, all'on. Finocchiaro.  Vergognosi sono stati i media mainstream, in particolare le due testate ammiraglie Corsera e Repubblica. Da segnalare gli indecenti articoli di Fiorenza Sarzanini come questo. Al quale il blogger La pulce di Voltaire assegnerebbe il "Premio cretinetti." Cretinetti, a dire poco. E' un'altra che dovrebbe pagare il conto dei danni di Roma di sua tasca, per le mistificazioni e il rovesciamento della realtà di cui sono intrisi i suoi articoli. E questo sarebbe il tanto decantato giornalismo investigativo? Quale specchiato esempio!
Per ottenere il lasciapassare per scrivere su questi giornali, meglio avere nel curriculum un bel passato sessantottino: c'est plus facile! Lotta continua, Servire il popolo (Unione dei Marxisti-lenisti) , Avanguardia Operaia, Il Manifesto, Autonomia Operaia, e via sessantottando. Perfino il loro sondaggista Mannheimer (oggi acclamato personaggio ospite fisso da Vespa con tanto di lavagna luminosa)  era comunista filo-cinese. Per non dire dell'ex direttore del Corrierone Paolo Mieli,  proveniente da Lotta Continua.  Della serie, formidabili quegli anni che non passano mai.  Ma un po' di rottamazione di anticaglie, no? Dobbiamo sorbirci in eterno il Pensiero Rosso Assoluto? Con i suoi amarcord strazianti e con il suo  eterno narcisismo proiettato su  figli e nipoti d'arte?
Perfino gli slogan di questi scellerati casseurs, veri professionisti itineranti della devastazione, ricordano quelli dei loro genitori. Slogan ricevuti ed ereditati. Che fantasia!  Poi si viene a sapere che il ragazzo incappucciato con la pala in una mano, poi una spranga e una manetta ciondolante sottratta a un povero militare nell'altra, aveva dei precedenti con la giustizia ed è pure figlio di un BR. Figlio d'arte, dunque e buon sangue non mente. Ma che figuraccia per il Pd che lo aveva preso per un poliziotto "infiltrato"!
Lo avete visto quel povero disgraziato di finanziere malmenato,malconcio pesto, buttato a terra al quale avevano rubato il casco, le manette e stavano per sfilargli pure la pistola d'ordinanza? Era circondato da un gruppo di almeno dieci assatanati armati di spranghe che lo schiacciavano mentre stava sdraiato per terra. La nostra bella stampa ha iniziato a scrivere che è "giallo" sul finanziere che ha puntato la pistola agli studenti. Quali studenti? E quale innocuo studente con la vera voglia di studiare,  si spingerebbe a cercare di sfilare perfino l'arma di ordinanza a un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni? Non tutti sanno inoltre che secondo lo statuto interno, le forze dell'ordine non possono smarrire né farsi portar via l'arma di ordinanza senza sottostare a forti sanzioni. Dunque il poveraccio era doppiamente sbertucciato e vilipeso: dai regolamenti interni alla GdF e dalla "libera stampa" che criminalizzava a priori, "l'uomo con la pistola" contro quelle "mammolette" armate di bastoni, spranghe e all'occorenza anche di pale.
Ieri l'altro 14 dicembre Roma è stata messa a ferro, fuoco e al saccheggio sotto Natale. Non a caso, il cortocircuito è partito quando questi "bravi ragazzi" hanno saputo della fiducia incassata dal governo Berlusconi. Ma non dimentichiamo anche Alemanno, il sindaco di Roma che non si è schierato col Fli di Fini. Su cui in queste ore si abbatte lo scandalo di "parentopoli" e al quale hanno regalato menandone vanto "il sacco di Roma" prenatalizio.
Uno di questi personaggi dei centri sociali in tournée prepagata per le città italiane e nei summit in giro per il mondo, con pizzetto, pettinatura e gli occhialini alla Trotzsky,  ha detto sogghignando davanti alle telecamere: "Vi abbiamo fatto un bel regalo di Natale".
La rivoluzione permanente è come uno zombie: mai morta. O morta vivente. C'è sempre chi se ne serve, chi la aizza e chi la paga.
Il 22 di questo mese si replica. Maroni non autorizzi più  cortei nella settimana di Natale, poiché Roma ha già dato.

14 December 2010

Fli Flop!

Lo dicevo io che l'onomatopea non prometteva niente di buono. E difatti. A parte il suono del Piffero per un partito del Piffero che si è autoproclamato tale, senza essere passato dal consenso popolare delle urne elettorali. A parte il continuo arrampicarsi sugli specchi del trio Bocchino, Granata, Urso. A parte il loro persistente vacuo abracadabra che nessun Italiano comprende, se non che si agitavano per mettere in atto  un golpe bianco, senza voto.  Ma soprattutto la violenza e la protervia di venire in tv a sputare sentenze, dopo aver mangiato per due anni nello stesso piatto, dopo essersi presentati con lo stesso simbolo per farsi eleggere nei vari collegi. Dopo aver sfruttato la vetrina "istituzionale" di Presidente della Camera per giocare in simultanea  all'arbitro e al centro-attacco.
Nel giorno e nella notte di Santa Lucia, Fini ha vissuto il peggior incubo che ci sia. E il Fli-Fli ha assunto un suono assonante: Fli-Flop!
Presto i suoi finanziatori e supporter lo scaricheranno e volgeranno le loro attenzioni altrove, perché in Usa vige il vae victis. Winner takes all, loser takes nothing.  Da quelle parti non si scommette a lungo sui bardotti. Bisogna segnare dei gol,   non degli autogol.
 
E ora per favore, caro sig. Presidente Pulcinella, apra bene gli occhi, le orecchie e la bocca (tre cose che finora ha tenuto ben serrate per convenienza)  e ascolti: dato che lei è anche il supremo capo della Magistratura, ci tolga dai piedi un personaggio in visibile contrasto con la sua terza carica istituzionale di Presidente della Camera dei deputati. O se proprio è in vena di regalare qualche premio o benemerenza durante una delle sue inutili cerimonie taglia-nastri, conferisca la vanga d'oro a Gianbecchino. Per il suo funerale politico. Perciò, requiescat. Ma  tutta questa lunga notte dei congiurati, è anche il segno di  requiem per la democrazia. Speriamo spunti l'alba di un nuovo giorno.

13 December 2010

La falsa democrazia delle oche ammaestrate



In attesa di vedere gli sviluppi circa il dibattito alle due camere sulla fiducia al governo, copioincollo questo indicativo articolo di Ida Magli dell'11/12 sulla democrazia e sul sequestro  che ne viene sistematicamente attuato. Magari nel nome della democrazia stessa e della "sacralità" della Costituzione.
Vorrei soffermarmi su due o tre concetti espliciti emersi nel pezzo: 1) chiunque può costituire un gruppuscolo autonomo senza legittimità elettorale e infiltrarlo in Parlamento con diritto di voto e di veto 2) la parola dei cittadini non conta più nulla e allora tanto varrebbe eliminare le elezioni 3) il calcio-mercato è sempre esistito dai tempi della nascita della Repubblica Italiana, ma solo ORA  i magistrati si appropriano anche dei processi di voto in Parlamento. Chiedetevi perché leggendo qui.

Oche ammaestrate e democrazia

I politici si sono abituati ormai da parecchio tempo a prendere in giro la democrazia; ne sono stati esempi clamorosi l'anno scorso in Europa le ripetizioni dei referendum per l'approvazione dei trattati tutte le volte che non si raggiungeva il risultato positivo desiderato dai Capi. Già allora i cittadini avrebbero dovuto rifiutare di tornare a votare, cosa però difficile da organizzare se non c'è almeno un politico o un partito che ne assume l'iniziativa. Il potere effettivo dei cittadini nelle democrazie è limitatissimo, soprattutto perché affidato totalmente ai partiti; ma diventa praticamente nullo quando, come sta succedendo oggi in Italia, i politici non tengono fede al loro dovere di delegati a rappresentare la volontà espressa dai cittadini. Capovolgendo il principio del cittadino-soggetto nella dinamica della democrazia, i politici se ne arrogano la veste di "soggetti" riducendo ad "oggetto" i cittadini, chiamati a dire sì o no ad ogni loro schioccar di dita come oche ammaestrate alla richiesta del loro istruttore.

Si rimane davvero sbalorditi di fronte al fatto che, malgrado il rispetto proclamato da tutti per la Costituzione, ovviamente nel suo spirito oltre che nella forma, e malgrado l'esistenza di numerosi istituti di garanzia preposti alla conservazione e al regolare svolgimento della vita democratica, nessuno protesti e soprattutto metta un riparo a quella che è un'evidente presa in giro della democrazia e di conseguenza la fine della democrazia stessa: la presenza in Parlamento di un partito che al momento delle elezioni non esisteva e che di conseguenza non è stato votato da nessuno. Qui non c'è rispetto dello spirito, ma neanche della forma. Non ci si può infatti aggrappare a quell'articolo della Costituzione, già di per sé molto discutibile, che assicura al parlamentare di non essere tenuto al "vincolo di mandato" per accettare e avallare il comportamento di Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati. Il giorno in cui Fini ha fondato un partito, nel quale quindi non era stato eletto, doveva semplicemente subentrare al suo posto il secondo eletto nella lista e la stessa cosa doveva avvenire per gli altri parlamentari iscrittisi al nuovo partito, con decadenza dal loro mandato. Insomma la semplice logica dice che un partito che non esisteva e che quindi non aveva partecipato alle elezioni, non poteva essere presente in Parlamento e questo non è soltanto il rispetto della logica, ma anche la salvaguardia della democrazia come potere degli elettori.

 L'attuale situazione di degrado del Parlamento in cui, una  cui, una volta dato da Fini l'avvio, c'è chi s'inventa da un minuto all'altro la fondazione di un nuovo partito per se stesso e i suoi due amici d'infanzia, le accuse di "calcio-mercato" per il passaggio dei parlamentari da un partito all'altro e perfino il ricorso alla magistratura per un eventuale reato di corruzione, testimonia soltanto una cosa: che la democrazia è a rischio. Il sistema democratico, infatti, è intrinsecamente fragile, affidato esclusivamente alla buona fede e al rispetto da parte di tutti sia della forma che della sostanza della sua struttura che si fonda sugli elettori, non sui partiti. Il fatto che nessuna delle istituzioni chiamate a tutelare l'essenza della democrazia siano intervenute a salvaguardarla nel momento in cui Fini ha violentemente distrutto il rapporto con gli elettori ponendo le basi di un colpo di stato (i colpi di stato che riescono meglio sono quelli che si fanno senza le baionette), è la prova della pericolosissima strada sulla quale siamo avviati. Non si può pensare che non si corrano rischi perché "si faranno le elezioni" (anche in Unione Sovietica e negli altri stati "democratici" si sono sempre fatte le elezioni). E' la "parola" dei cittadini che non vale più: questo è il punto. Tutto il resto non conta.
Ida Magli
 
 

07 December 2010

Delinquenza e immigrazione: il legame c'è e si vede

Purtroppo quel trombone del card. Tettamanzi della Curia milanese ha perso l'ennesima occasione per tacere e spero che  i numerosi amici cattolici che leggono e intervengono su questo blog, facciano le loro debite rimostranze, presso le autorità ecclesiastiche; o anche solo presso parroci, diaconi, sacerdoti, frati e autorità minori di loro conoscenza. Purché se ne parli.
Intanto occorre ricordare che un buon pastore delle anime, per prima cosa dovrebbe recare conforto alle famiglie che in queste ore sono angosciate e addolorate dopo la strage (poiché questa è) di Lamezia Terme, per la morte dei loro cari: sette persone che amavano andare in bicicletta.   L'arcivescovo della Diocesi milanese si è messo invece dalla parte del carnefice facendo tanta bella ideologia (ne sentivamo il bisogno!), allarmato che possa scatenarsi una caccia alle streghe nei confronti degli immigrati.
Il cardinal Tettamanzi dovrebbe chiedersi invece perché un poliziotto come Spaccarotella (quello dell'uccisione del tifoso Gabriele Sandri) è stato accusato d'omicidio premeditato, mentre abbattere  nel giro di pochi minuti sette uomini, per mano  di un marocchino drogato, privo di documenti e con auto non propria che crea l'effetto-bomba, l'accusa è di "omicidio preterintenzionale". Manco fossero capi di bestiame, invece di esseri umani.
Qui, invece di vera giustizia, giochiamo ai cavilli giuridici e  gli Italiani hanno capito perfettamente che da quando ci hanno rifilato quella patacca mondiale chiamata globalizzazione, salutata come "inevitabile" e "necessaria", in realtà sono diventati di colpo più poveri, più vulnerabili e meno sicuri. I  luoghi delle nostre città  che frequentavamo abitualmente senza paura, sono diventati all'improvviso simili a favelas degradate, già focolai di criminalità e illegalità diffusa. Curioso poi che i giornali saltino fuori come Vispe Terese, solo quando ci scappano i morti,  a commissionare sondaggi del tipo: "Gli immigrati sono un problema o una risorsa?".  Vota anche tu...Che domande! Cosa credete che rispondano i lettori in modo quasi plebiscitario?
 
Il cardinale, se è uomo di giustizia, dovrebbe chiedersi anche perché nel  caso di un'altra carneficina a Gorgo di Treviso, c'è una magistratura iniqua che rifiuta l'aggravante di efferatezza e ferocia nei confronti dei coniugi Pellicciari seviziati con sbarre di ferro ed uccisi dopo lunga agonia, evitando accuratamente l'ergastolo alle belve artefici di tali atrocità. I crimini stranieri sono forse meno gravi di quelli italiani di fronte alla legge? Sono questi gli elementi scatenanti del malanimo e della rabbia e della disperazione che ci pervade in queste ore. Ci vogliono morti, è questa la verità ed insieme  l'emergenza cui non si vuole provvedere. Occorre, da parte del ministro Maroni, dare un segnale forte e cacciare dall'Italia Chafik Elketani (nella foto) , l'assassino della strage di Lamezia Terme, che aveva già avuto dei precedenti con la giustizia.

Intanto, buon S. Ambrogio cardinale Tettamanzi, e che la coscienza le rimorda per tutto il Male che sta facendo agli Italiani. Giorno verrà che i mercanti  (nel suo caso, di falsa  carità) verranno cacciati ancora dal Tempio a suon di frustate. Dopotutto è già successo.

05 December 2010

Spogli, l'ambasciatore che porta pene

C'era una volta la diplomazia. Un'arte della civiltà europea che i tempi - ahimè - pare abbiano cancellato. Dopo aver sentito le varie voci dal sen fuggite dell'ex ambasciatore Ronald Spogli dell'amministrazione Bush (voci alle quali  io credo anche se a riportarle è l'avvelenatore di professione Assange di wikileaks), mi vado sempre più rendendo conto che gli Americani saranno dei buoni allevatori di bisonti e bufali, saranno dei bravi cow boy, ma che la loro politica estera è sempre più simile a  un rodeo. Rodeo, quando va bene. Innanzitutto rimando al post preso da
Fatti d'Europa  dove questo "ambasciatore" dall'italianissimo cognome, che per ethos non dovrebbe portare pene, si comporta invece come un rozzo bovaro che bistratta le sue pecorelle smarrite. Del resto, basta vedere i suoi tratti somatici. Più che un diplomatico sembra un ranchero e non datemi della lombrosiana. Inquietante l'atteggiamento imperiale nei confronti dei paesi "satelliti", che si ostina a chiamare "alleati", pur bistrattandoli. Quasi peggio del Komintern sovietico.
Già nel febbraio del 2009, l'ambasciatore Spogli, più ingombrante di un elefante in cristalleria, rilasciò una pesante intervista al Corsera dove si tacciava il nostro paese, di un paese in declino. Un addio al suo mandato di repubblicano che si apprestava a lasciare l'ambasciata italiana  di un paese che l'ha sempre ben accolto, destinato a suscitare numerose polemiche di cui parlai in questo post del 12 febbraio dello scorso anno.  Curioso che rilasciasse la citata intervista al Corriere  ai danni dell'Italia, proprio quando gli Usa si trovavano nell'occhio del ciclone della più devastante crisi economica del dopoguerra. Una crisi  pari, se non peggiore, a quella del '29 che trascina dietro di sé l'intero globo, spalmando il suo pervasivo debito su tutti quanti gli stati e i popoli. Ma è più facile sindacare nella pagliuzza che parlare della trave nei propri occhi.

 Invito ora i lettori a leggere e a riflettere sul post citato di Fatti d'Europa.

Gli Usa non starebbero, a detta di Spogli, di certo alla finestra a guardare senza agire, dopo che il capo del governo italiano si è avvicinato sempre più a Mosca."L'Ambasciata afferma d'essersi impegnata in colloqui con esponenti politici interni ed esterni al Governo, col fine esplicito di creare, soprattutto all'interno del suo partito, una corrente ostile alla russofilia di Berlusconi. Inoltre, non meglio precisati "pensatoi" sono stati ingaggiati per costruire una corrente d'opinione pubblica ostile alla Russia e, si compiace Spogli, «lo sforzo sembra che stia pagando".

Perfetto, ora abbiamo finalmente la pistola fumante di quanto questo blog ha sempre asserito. Chi vuole questa destabilizzazione governativa, ad onta del voto che ha premiato l'attuale maggioranza? A che scopo? Chi finanzia il pensatoio (think tank) Fare Futuro? Chi ha supportato e sussidiato dentro il PdL, il nuovo FLI finiota, un vero e proprio Trojan Horse nato per spaccare, come poi è avvenuto? Chi ci impedisce di accedere alla  differenziazione delle fonti energetiche nelle nostre trattative d'affari con altri partner? Chi lavora per l'affossamento delle nostre migliori industrie di stato come Eni, Enel, Finmeccanica?


Sono tutte domande che non necessitano neppure di risposte. Tanta palese tracotanza deve aver creato qualche imbarazzo perfino in Hillary Clinton dell' attuale amministrazione Obama, se poi si è affrettata a rassicurare Berlusconi nel suo recente faccia a faccia in Kazakistan, tessendo lodi sperticate alla sua lealtà e affidabilità di "alleato". Ma, è certo che excusatio non petita, accusatio manifesta.

Altri articoli correlati al tema diplomazia americana, qui e sull'affare Southstream e la campagna del Corsera condotta da Massimo Mucchetti qui.

02 December 2010

Caro Presidente, un suicidio non è uno scatto di volontà


Il suicidio non è uno scatto di volontà e lei ha fatto una gaffe disastrosa perdendo l'ennesima occasione per essere parco di dichiarazioni fuori luogo, caro Presidente Napolitano.
"Monicelli se n'è andato con un'ultima manifestazione forte della sua personalità, un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare". Questa è solo una delle molteplici dichiarazioni udite in queste ore in questo paese dove la dissenteria oratoria sta diventando un'epidemia nazionale contagiosa. Un Capo dello Stato dovrebbe unire gli Italiani nelle sue dichiarazioni, non dividerli glorificando il suicidio che in questo caso è stato drammaticamente violento. Sgangherato, è stato anche il commento del giornalista "di destra" Stenio Solinas, che rimando a questo pertinente commento di Paolo Deotto di Riscossa cristiana, tanto per applicare la par condicio delle baggianate fuori luogo. Come stolto è stato Paolo Villaggio nel magnificare la "morte bellissima e coraggiosissima" di Monicelli.
Non potevano mancare gli sciacalli Radicali alla Camera che ne hanno subito approfittato per uno spot pro-eutanasia. C'è una crisi nera, parlano di smantellare il welfare e che ti fa la radicale Rita Bernardini? una bella orazione funebre a favore del beverone fai-da-te, chiamato "la dolce morte". Sotto l'egida del superstato etico europeo che benedice, applicando l'eutanasia obtorto collo. E questi sarebbero i liberali? Lasciate la morte al suo mistero trascendente. Un'eutanasia di stato è roba da dittature. Saranno ben contenti gli eurocrati di Bruxelles, così risparmiano pure sulla vecchiaia, tanto per far quadrare i parametri di Maastricht. Sei vecchio? solo? malato? depresso? Abbiamo per te la "soluzione definitiva". 

Grottesco anche Paolo Villaggio che ha parlato di ultimo sberleffo e ultima burla del regista. Va bene, che la morte ci spaventa, ma cari i miei bravi attori, ma la "buffa morte" fino a prova contraria, non esiste ancora. Nemmeno il sublime Shakespeare è riuscito a evitare la commozione e le lacrime  di Romeo in presenza dell'amico Mercuzio che nascondeva le sue mortali ferite con motteggi, frizzi e celie d'ogni tipo per ritardare la morte, che ineluttabile, lo raggiunse togliendogli il sorriso dell'adolescenza. La morte non fa ridere, non è dolce, non ci rende belli, e un suicidio non è uno "scatto di volontà", ma pur sempre un gesto di disperazione. Questa è stata la peggiore gaffe presidenziale del secolo. Ma i giornali, la ignorano e glissano.

Mario Monicelli è stato, insieme a Dino Risi e a Luigi Comencini,  un grande artefice  della commedia all'italiana, quella che ridendo castigat mores. Quando ci ha divertito non si curava di sapere se il  pubblico pagante fosse di destra o di sinistra. Ci ha divertito coi "Soliti ignoti", con "L'armata Brancaleone", con la trilogia di  "Amici miei", con "Totò guardie e ladri", "Risate di gioia" e molti altri film, senza chiedere una tessera d'appartenza ai suoi spettatori. Cosa è stata quell'altra banalità circense di festeggiare il "non funerale" con la banda che suona "Oh Bella Ciao?".
Non credo che ad onta della sua appartenenza politica, fossero queste le sue ultime volontà, tenuto conto che non ha avuto nemmeno il tempo di scriverle. Risponde il parroco di Madonna dei Monti con le note di Branca-Branca-Branca, leon-leon-leon suonate dalle campane della chiesa. E L'Italietta non riesce a uscire dal dualismo trombe-campane,  Peppone-Camillo di Guareschi. Manco fossimo fermi al '48.

29 November 2010

Se non è un complotto chiamatelo calesse


C'è un termine che viene bandito dal lessico perbenista e politicamente corretto: complotto. A me fa un po' ridere perché, lo so,  è riduttivo. Ma insomma, a volte come si fa a sostituirlo con altri quando poi le coincidenze sono troppe? Tre e oltre coincidenze fanno un piano, dicevano Agatha Christie e Conan Doyle. Si dà il caso che nel racconto giallo inglese piano si dica plot. Perciò se non volete pronunciare l'incriminato termine usatene metà: da complotto a plot. Cioè trama. E' più smart.  Prima c'è stata l'inchiesta su Finmeccanica con relativa incriminazione e decapitazione dei vertici. Ovvio che nei confronti del nostro migliore gioiello industriale, Berlusconi non potesse che essere contrariato: "Sono preoccupato perche' Finmeccanica e' un asset straordinario'', ha affermato. Già, Finmeccanica è uno dei bocconcini prelibati che non sono ancora caduti nelle fauci degli specialisti stranieri dello "spezzatino".

Nei giorni della caduta dell'architrave degli anni '40, i giornali stranieri parevano festeggiare gli ultimi giorni di Pompei. E' caduta una patacca, ma pareva fosse caduto una rarità archeologica. Poi durante l'emergenza dei rifiuti a Napoli, secondo i giornali stranieri, sembrava che tutta l' Italia fosse soffocata dalla stessa immondizia napoletana anche nelle provincie virtuose, che per fortuna sono la maggioranza. Una bella foto di Milano in piazza Duomo o di Bolzano, Belluno, Sondrio, Modena, Como, Mantova o Varese, o Asti, Cuneo o anche la stessa Bologna, Firenze, Pesaro-Urbino, Perugia, no? E' proprio vero il motto che chi disprezza compra. Se L'Italia fa così schifo, perché mai gli sciacalli della finanza sono così ansiosi di metterci le loro zampacce sopra? Dopo queste emergenze, dulcis in fundo, arriva anche Wikileaks.
Doveva essere l'11 settembre della diplomazia e invece poi scopriamo che Gheddafi usa il botulino, Berlusconi fa i party selvaggi, il leader coreano è bollito, Erdogan è un finanziatore di quell'Al Qaeda il cui capo -  guarda caso Bin Laden  - è stato proprio foraggiato dagli americani ai tempi dell'invasione sovietica in Afghanistan; che il comunistissimo PKK  è stato invece sponsorizzato dallo zio Sam, e altre bellurie. Domanda: non è che i servizi segreti americani leggano un po' troppi dagospia?
E tuttavia la diplomazia ma soprattutto l'immagine degli Usa ne esce a pezzi. Specie dopo le ultime affermazioni di Hillary Clinton davanti alle telecamere. Una Clinton adirata e dal volto stanco e tirato, che di tutto parla fuorché scusarsi con gli "alleati" e con gli stati con cui intrattengono "buone relazioni diplomatiche".
Sarebbe bastata anche la solita formula ipocrita (pur sempre diplomatica) della "pietosa bugia", basata sulla smentita. Non c'è stata. Il problema principale per la Clinton era infatti sanzionare le gole profonde del dipartimento di stato e l'hackeraggio dei sistemi informatici. Dunque certe affermazioni si possono dire, PURCHE' NON SI SAPPIANO IN GIRO. Ma se sono andate in giro, è evidente che non si tratta di "falle (leaks) nella sicurezza", ma è perché faceva comodo che circolassero liberamente per l'uopo. In particolare, quelle relative al nostro Premier.
E' stato un modo per dire (nemmeno tanto tra le righe): "Guarda caro il mio "inetto vanitoso" che noi abbiamo Fini e il suo gruppo, nella manica. Perciò stai a cuccia e basta coi giri di valzer russi".
E del resto chi c'è dietro nell'operazione Fli, se non loro?

Rassegnamoci: da qui al 14 dicembre dovremo convivere con un'emergenza al giorno. Forse anche due o tre. Con l'up and down delle borse schizofreniche in sussulto che avrebbero dovuto volare, a causa del salvataggio all'Irlanda ma che invece sono precipitate; con la paura di finire con una I in più nella parola PIGS. Cioè PIIGS. E di conseguenza di vedere che il porcellino Italia verrà infilzato allo spiedo, a partire da Finmeccanica. Il fatto è che c'è ancora tanto da pappare. E ci sono ben 250.000 file di Wikileaks pronti a saltare fuori nei momenti topici meno opportuni. Un po' alla volta. Se questo non è un complotto chiamatolo  pure plot, all'inglese. Oppure  chiamatelo calesse.

26 November 2010

Tutti in fregola sui tetti

Di Pietro sorride soddisfatto: "Ahhh! Mo' ce l'ho fatta pure io"

Il cantautore Antonello Venditti pensa di fare un concertino sui tetti: tutta pubblicità


Vendola ha più diritto al tetto degli altri dato che l'hanno paragonato a Gatto Silvestro
Bersani è stato il primo a dare il buon esempio facendo da apripista. Dopotutto si è laureato con 110 e lode




Ci sono tetti di sinistra e tetti di "destra", arrampicatori di sinistra e arrampicatori di "destra". Come Fabio Granata del Fli-fli.


  
 Hanno chiesto al regista Dino Risi come mai avesse abbandonato la commedia all'italiana. Rispose lapidario che la comicità si era trasferita dallo schermo al Palazzo della Politica. Ecco dunque i Nuovi Mostri. Risi è morto, ma  a G. Romero, noto regista di popolari horror non mancheranno comprimari da scritturare. Votereste gente simile?

25 November 2010

Bersani don't let me down



Avevamo una rockstar e non lo sapevamo. Che tristezza aver superato da 9 anni i 50 anni, essere prossimo ai 60, ma volerne avere per forza 20! I conti non tornano ma Bersani voleva esserci ad ogni costo. Da quando ha sentito De Benedetti e Scalfari dire che è un segretario privo di carisma e senza la stoffa del vero leader per una sinistra sbandata, non sa più cosa fare per apparire carismatico. Vi pare che potesse perdere una simile occasione per dare una rinfrescatina a un partito climaterico come il suo che mette come presidente la canuta e imbefanata Bindi?
E allora si è arrampicato sul tetto dell'Università La Sapienza agile come  un King Kong con tanto di sigaro in bocca. Si sa, per aspera ad astra. Mancavano le chitarre, le batterie e gli amplificatori. Lui e Di Pietro, si sono ispirati ai Beatles in versione calva e stempiata. Don't let me down, dont' let me down.... !
Per completare il quartetto, mancavano però Fini e Casini.
I Have a dream: Gianfry, vorrei che tu Tonino, Pierferdy e io...fossimo  i nuovi  Fab Four. Sai che musica!
 E' chiaro che oltre che contro il Governo, la mossa era   diretta al rottamatore Matteo Renzi, il giovane sindaco di Firenze che guarda già alla Terza Repubblica. Della serie, mo' ti faccio vedere io se sono da rottamare.
Intanto Culatello  Bersani inforca il sigaro in bocca e sorride compiaciuto per il beau geste. Missione compiuta: ragazzi, sono dei vostri. Così ha fatto intendere ai ricercatori universitari della Sapienza. E' proprio vero che le vie del Sapere sono infinite.
Ieri è accaduto di tutto a Roma e palazzo Madama è stato espugnato da teppisti e squadristi rossi che hanno scaraventato sedie e tavoli contro le vetrate in cerca di gloria postsessantottara. Si può anche dissentire sul ddl Gelmini sull'università, per carità! Ma giocare a sfasciacarozze e mandare all'ospedale una decina di carabinieri è teppismo e squadrismo allo stato puro. C'è Internet, ci sono i social network e allora si sono ispirati, con grande originalità,  ai loro colleghi di teppismo  inglesi. Bersani e Di Pietro, per non essere da meno, c'erano. Non potevano perdersi l'ebbrezza del bagno di folla.  
Scusi Bersani, ma lei l'anno prossimo quanti anni compie? Risposta: anni 60 . Perciò I remember.
                                         
- Anni che?
- Sessanta.
Ma, favolosi?

21 November 2010

C'era una volta un piccolo Naviglio (Britannia Story)

Correva l'anno 1992. Ed era il 2 giugno, festa della Repubblica. Fu in quell'occasione che ci fecero la festa. Il panfilo Britannia navigava nelle acque tirreniche al largo di Civitavecchia. Sempre in quella data, Mario Draghi, allora funzionario del Tesoro, salì sul Britannia, il panfilo della Regina strapieno di banchieri della City londinese e non solo. Era stato dato l'ordine delle privatizzazioni, e la finanza internazionale voleva mettere le mani sui nostri gioielli industriali.
L'attacco speculativo contro la lira fu scatenato dal "filantropo" Georges Soros; ma la sua scommessa sul ribasso della nostra moneta fu aiutato da Moody's, l'agenzia di rating americana, che aveva declassato il debito pubblico italiano, mediante apposita campagna preventiva. Caso strano, al governo c'era allora Amato (mai eletto, uno dei tanti  «tecnici») e a Bankitalia, il venerato (e Venerabile) sor Ciampi, che l'anno dopo dovette assumere la direzione a "capo del governo",  ancora in veste di "tecnico".
Pure Occhetto fece parte dei passeggeri della crociera, ansioso com'era  di compiacere i nuovi padroni del vapore e di darsi una ripulita dai calcinacci dell'appena crollato Muro dell'Est. Stava infatti approntando "la gioiosa macchina da guerra" del Pds.
La complicità delle procure di Mani Pulite nell'operazione-svendita è comprovata in diversi articoli e analisi. Tra i quali questo.
Siccome la speculazione sulla lira servì a vendere (anzi, a svendere) al ribasso le nostre migliori industrie, la magistratura non toccò Amato, benché da sempre economo del PSI di  Craxi. Ergo, secondo il noto teorema applicato a tutti fuorché a lui, "non poteva non sapere". Tutta la storia e cronistoria di quella ferale crociera è riportata qui, un vero e proprio carteggio riepilogativo sull'affaire Britannia. Chi volesse accedere a  sunti più veloci invece legga qui L'ABC della svendita Italia.
Perché torno a occuparmi della famosa Crociera delle calamità non naturali? perché in questi giorni si ritorna a parlare vacuamente di "governi tecnici", di "governi di responsabilità", di "governi d'armistizio", "governi di scopo". Tutte formule fumose per indicare un'autoritaria e predatoria volontà ribaltonista. Perfino La Malfa che sta per sfiduciare il governo e a fare l'ennesimo salto della quaglia dal Pdl al probabile "nuovo centro di gravità impermanente", arriva a dare una "ripulita" terminologica alla nozione di tecnico dicendo che "tutto quanto è politico". Bella forza! se anche i "tecnici" fanno politica (la loro) per quale ragione allora non si presentano candidati facendosi eleggere regolarmente e in modo trasparente? 

Franco Bechis su Libero ha addirittura ammonito di portare via i conti e i depositi bancari, nel caso arrivasse Giuliano Amato, uno dei papabili alla guida del probabile "governo tecnico". E a chi non se ne vuole più ricordare, rinfrescherò la memoria. Come un notturno Topo Rosicans, Amato, dalla notte al giorno di un lugubre autunno '92, ci erose il 6 per mille da tutti i conti correnti e depositi bancari, come nemmeno il peggior dittatore da Banana Republic osa fare. Ora vorrebbero sdoganarcelo dalla Treccani per fare un Amato tris (lo abbiamo già avuto agli Interni nel governo Prodi). Giuliano Tretopi ci ha già fatto vedere i sorci verdi e in un paese democratico che applica la giustizia dovrebbe essere messo al fresco per "appropriazione indebita"; altro che parlare di una sua possibile ricandidatura a "tecnico"! Gli altri uomini d'oro per un eventuale governo del ribaltone  (cioè non eletto) , sono Draghi e Monti.  Il primo è uomo Goldman (più d'oro di così) nonché attuale governatore di Bankitalia,  e il secondo, un alto tecnocrate della Ue, nonché a sua volta ex advisor di Goldman nel 2005.   L'esecutivo governativo non molli, altrimenti lo spezzatino Italia è alle porte. Più che spezzatino, tratterebbesi questa volta,  di disjecta membra.
Peggio del funesto 1992, dato che la sovranità monetaria è perduta irreparabilmente in quella "terra incognita" che chiamasi "Eurozona", sempre angosciosamente stretta  tra salvataggi ai famosi PIIGS  ed esposizioni bancarie dei paesi più solidi (Germania e Francia). 

Sulla stessa tematica, l'articolo di Ida Magli "Antropologia del Potere".

17 November 2010

Fli-Fli, uomini e topi

Lunedi sera abbiamo assistito a un'occupazione inquietante di spazi mediatici da parte del neonato Flì-Flì,  raggruppamento che non ha avuto alcuna legittimazione elettorale. Flì-fli su Rai 3 da Fazio e Saviano, Flì-Flì su Rai 1 da Vespa. Lo chiamo così, perché ritengo che chiamare "futuristi" questi fuorisuciti avventurieri specialisti  in intrighi di  Palazzo, sia un appellativo fuorviante, rispetto al grande movimento d'avanguardia che fu il Futurismo.
Come è invece insito nell'onomatopea, il Flì-Flì è il suono del piffero per un partito del Piffero. In questo caso, per topi lobotomizzati. Ma di quelli ce n'è sempre un esercito.

Flì-flì è il suono di chi è al servizio della speculazione finanziaria, quella che dopo la Grecia, attacca l'Irlanda e il Portogallo e via via, gli altri PIIGS. 
Flì-Flì è il suono di chi vorrebbe un commissariamento della politica ad opera di un governo "tecnico". Per quanto scadenti siano i governi politici, è pur vero che i tecnocrati al servizio delle banche sono ancora peggiori, poiché non hanno  alcun elettorato di riferimento da accontentare. Perciò rapinano a mano bassa i nostri conti correnti (Amato docet) o fanno strame delle nostre vite inchiodandoci al lavoro dalla nascita all'ospizio.
Flì-flì è una destra così simile alla sinistra da non saper distinguere un Fini da un Bersani (entrambi mesti ospiti dal duo Fazio-Saviano con in mano il foglietto dei "valori", modello ricetta per la spesa).
Flì-Flì è l'incapacità di spiegare agli Italiani perché si lascia un governo di destra per fungere da camera iperbarica ad una sinistra fuori uso.
Flì-Flì significa regalarci un arbitro alla Camera che risulta essere imparziale come lo fu Byron Moreno ai tempi dei mondiali 2002 in Corea. Non resta che augurarci che venga brutalmente smascherato e sanzionato come lui. Ma ci vorrà del tempo. 
Flì-Flì è rilevare l'anomalia di un presidente della Camera che sale al Quirinale davanti al capo dello Stato a discettare con falsa compunzione, di una  crisi al buio che lui stesso ha provocato.
Fli-Flì ha il suono del Bocchinopensiero Unico, quello di chi,  in maniche di camicia, imperversa da un talk show all'altro, da un canale tv all'altro.
Flì-Flì significa cercare di truccare le regole del gioco alla Camera nella speranza che poi dopo la bocciatura, i topi  - vista la nave affondare -  facciano mancare la fiducia anche al Senato, per correre all'impazzata in cerca di un'altra tana politica in cui rifugiarsi.

Ma questa che ho narrato, alla fine è pur sempre una triste e grottesca storia di uomini e di topi.

13 November 2010

Come d'autunno sugli alberi le foglie

La similitudine l'ho rubata ad Ungaretti. O meglio, è Giuliano Ferrara in un suo articolo del 12 novembre che ha usato l'immagine della poesia ungarettiana "Soldati" per indicare che il governo è attaccato ad un filo esattamente come le foglie sui rami degli alberi in questa stagione. Ma a differenza sua, io su Fini la vedo  un po' diversamente. Innanzitutto è Fini che se ne è andato con le sue gambe e non è stato cacciato. Poi se il Cav si trova in questa situazione è proprio perché il bubbone andava estirpato alla radice fin dal suo sorgere, senza tentennamenti di sorta, senza far maturare la cancrena all'interno del PdL, dove l'attuale presidente della Camera si è ritagliato il ruolo del guastatore interno.
Inoltre chi fa del giornalismo sano e onesto dovrebbe approfondire chi finanziava la fondazione nonché think tank Fare futuro. Questo servirebbe per lo meno a chiarire quali interessi serve Fini e da parte di chi.
Detto ciò, l'attendismo in guerra come in politica non paga mai, poiché si dà al nemico il tempo di organizzarsi e di rinserrare le truppe. Non aver lavorato per tempo alla sostituzione di Fini e dei finioti (magari con qualche ripescaggio nei gruppi misti della Camera) è servito a rinfoltire e rinvigorire la piccola pattuglia con la quale si è mosso da subito, per creare il gruppo del Fli. A proposito di questo neonato Flì-Flì, è inutile scomodare il futurismo che è un movimento d'avanguardia artistica  serio, per denominare questo branco di fuoriusciti prezzolati e assetati di vanagloria. I media dovrebbero perciò evitare di contrabbandarceli come futuristi.
Sento però anch'io, come scrive Ferrara, odore di Piazzale Loreto. Del resto,  forze politiche che non hanno più nulla da dire e da dare al loro elettorato, in che cosa possono trovare un cemento che li tenga insieme? Il trito e ritrito "antifascismo" con tutto il caravanserraglio della sua retorica da CLN. E' solo che in questo caso, lo squadrismo proviene proprio dalla parte dei sedicenti liberators nel nome dell'  "antiberlusconismo". Un "ismo" al giorno, ci toglie il Berlusca di torno.
In mancanza del vero fascismo si possono sempre fabbricare fantocci da bruciare nei non comunisti: prima Craxi, poi Berlusconi, poi la Lega. In questo strano paese i non comunisti vengono  automaticamente  etichettati  "fascisti".
Gad Lerner e Asor Rosa, parlano addirittura di "deberlusconizzazione" della società, Un termine che si adottò alla fine del regime staliniano. E' infatti la sostituzione neologistica  di "destalinizzazione".  Ridicolo e fuoriviante, quando è proprio Berlusconi che ha combattuto gli odiati e mai morti "comunisti".
Quanto alla Lega, non basteranno i suoi tatticismi al ribasso per mettere in salvo il modesto bottino del "federalismo", poichè l'assalto alla diligenza programmato dopo la caduta del Cav,  sarà di ben più vaste proporzioni , ergo non può chiamarsi fuori.
Non aver preparato un successore, un delfino o come altro vogliamo chiamarlo, è stato un altro grave errore di megalomania da parte del Premier. Nessuno è così immortale da poter rinunciare a lasciare un viatico, a passare il testimone a chi verrà dopo di lui. Per concludere, è difficile, in queste ore di scandali a gogò aiutare chi non sa aiutarsi da sé. Ripeto a malincuore, quanto ha già scritto prima di me Maurizio Belpietro.

Non credo comunque che la sinistra arriverà mai ai punti  auspicati dal protervo "duo bolscevico" Lerner-Asor Rosa. Anche perché i voti dei moderati li vuole per sé, eccome. E non sa più quali acrobazie fare per intercettarli e calamitarseli. Quei voti non li avrà mai, poiché la discesa in campo di Berlusconi, ha sancito il punto di non ritorno chiaro per la politica italiana: o si sta di qua o si sta di là, senza terzi poli.
Se proprio l'elettorato conservatore  dovesse trovarsi a dover scegliere, piuttosto che votare per  la sinistra o per la maladestra tarocca del Flì-flì, la risposta sarebbe l'astensione totale - un grosso danno di immagine per una democrazia già ridotta a burletta.  Il sopracitato duo Bolscevik, può prendere nota  di ciò per le sue liste di proscrizione prossime venture.
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09 November 2010

Veneto: aiutiamo chi sa aiutarsi!



Un SMS al 45501 anche senza messaggio dagli operatori indicati nel cartello a destra  o una chiamata da rete fissa Telecom si tradurranno in due euro, soldi che serviranno per aiutare a ricostruire case, scuole e fabbriche delle provincie venete colpite dall'alluvione.   Per saperne di più su quanto è accaduto, leggere il post dell'amico padovano Giovanni.
Vale la pena di dare un aiuto a chi non ha aspettato i rinforzi della Protezione Civile, per cominciare a spalare fango. Che non gioca all'eterno piagnisteo e alle invettive davanti alle telecamere. Che non usa l'arma del ricatto, dello stracciarsi le vesti e del continuo chiagni e fotti.
Ci sono stati tre morti durante la terribile alluvione nel Veneto, ma i morti del Nord non commuovono Napolitano e nemmeno i media che invece sono impegnati notte e giorno a  fare le dirette sensazionalistiche a Taranto, Avetrana e Terzigno. Oppure parlano delle elezioni del Myammar (Birmania) come se per un italiano in difficoltà, fosse la cosa più importante. Inoltre perché con un territorio idrogeologico a rischio come quello italiano dobbiamo correre ad Haiti a spendere preziosi quattrini, uomini e risorse, nel nome del nuovo ordine mondiale, senza poter trovare denaro sufficiente per fare una corretta prevenzione sul nostro suolo ? Non ne abbiamo forse abbastanza di calamità ed emergenze a casa nostra?
 Per non dire della Finiade infinita (e sempre riverita dai media), ad opera di un mediocre arrivista che traccheggia fino allo sfinimento da Mirabello a Perugia e che non fa che mettere a repentaglio il nostro paese nei confronti della speculazione finanziaria con grave danno per il piccolo risparmio privato degli Italiani . Di questo ci bombardano quotidianamente i cosiddetti mainstreams.
La dignità, l'onestà e la capacità di reagire, la forza morale e l'operosità degli abitanti di Padova, Vicenza e Verona, evidentemente non fanno notizia per i nostri media, il cui silenzio colpevole, meriterebbe pesanti sanzioni da parte del fantomatico Ordine dei Giornalisti e FNSI, corporazioni dominate da papaveri sindacali riciclatisi nella carta stampata. 
Perciò almeno noi blogger che spesso siamo costretti dalle circostanze a informare gratis, a porre l'accento su quanto i media fingono di ignorare ipocritamente, aiutiamo chi sa aiutarsi, pur nella disperazione e nella tragedia. Io aiuto i Veneti.
Aggiungo anche la sottoscrizione lanciata dal quotidiano Libero:

Conto “LIBERO PER GLI ALLUVIONATI DEL VENETO”


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Filiale di Milano – Viale Piave

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07 November 2010

Chi vende non è più suo

Nel film di Mario Monicelli "Speriamo che sia femmina" c'è una folgorante battuta pronunciata da Liv Ullmann, proprietaria di un casale toscano: "Chi vende non è più suo". Liberalizzare pezzi di demanio che costituiscono un passivo per lo stato, va bene. Ma attenzione: i soldi devono restare in famiglia. E la famiglia si chiama casa Italia. Perciò gli investitori italiani dovrebbero avere la precedenza. In caso contrario, si trasformerà in una svendita dell'argenteria di famiglia. Tremonti non è così sprovveduto da non saperlo.  Leggo oggi sul Corrierone un articolo da farmi sobbalzare sulla poltrona che titola "
Se i russi comprano le caserme italiane" .
Nel mio piccolo, ho già trattato il tema dello "spezzatino Italia" e della vendita all'incanto dei nostri beni, in questo post dell'agosto scorso. Ma ora siamo giunti al redde rationem.
Già nell'ormai lontano 2008 Ida Magli denunciò il fenomeno della cessione di interi pezzi di territorio italiano in questo profetico articolo dal titolo "L'acquisto del territorio italiano ".
Il governo Prodi era appena caduto, ci sono state nuove elezioni,  lasciando ben sperare nel nuovo governo.
Ma proprio oggi leggo che l'asta del Demanio continua e  attira investitori internazionali. Ci sono in ballo la caserma Piave di Albenga, l'ex Forte del Pezzino alto (comune di Portovenere - SP - foto in alto), otto caserme di Bologna, l'ex caserma Scotti a Bergamo, le ex Carceri Nuove  Vigevano. Pare che tra gli investitori, quelli che fanno la fila per l'acquisto provengano dalla Russia e dall''Est in generale.
Qualche cifra? Eccovela:
La base d'asta per la vendita della caserma Piave di Albenga è di 40 milioni di euro.
La base d'asta per l'ex teatro, un piccolo manufatto a due pani chiamato "Alloggio" nonché "La Casa del soldato" a Bologna è di 3.823.655.
La base d'asta del Forte Pezzino a Portovenere è di 1.855.430.
La base d'asta per la caserma Scotti di Bergamo  (foto piccola a destra) è di 2.424.000.
Insomma prima di creare queste aste, si è pensato che  questi investitori stranieri oltre a comprare palazzi, edifici, muri, colonnati, androni, corti, compreranno anche i pezzi di terra sottostante e circostante? E che se sul forte militare del Pezzino (un incantevole luogo panoramico posto su un colle immerso nella macchia mediterranea affacciato sul golfo di La Spezia) dovesse sorgere qualche albergaccio alveare straniero, ce lo dobbiamo tenere? Si fa già tanta fatica a calmierare gli appetiti degli investitori italiani, figuriamoci di quelli stranieri. 
Violerò un tabù:  occorrono misure protezioniste del nostro patrimonio per il riutilizzo degli edifici dismessi, in particolare quelli militari. E ricordiamoci che la salvaguardia del nostro territorio non è né di destra né di sinistra. Chi vende, aliena un bene per sempre. Un bene che non tornerà  mai più in suo possesso. Vendere tanto per far cassa, significa svendere, un gioco pericoloso che non vale la candela.

03 November 2010

L'Arcigay e il marxismo universale

Ormai su Internet è tutto un tormentone a base di bunga bunga. Impazza il ritornello di Elio e le Storie tese. Perfino i giornali sportivi titolano con una vittoria di calcio di una squadra  a suon di bunga bunga. Bunga bunga per la Juve contro l'Inter o viceversa. Insomma è diventato un termine passepartout destinato a durare nel tempo.  Non entro nel merito dello zoccolame marocco e  di quello nostrano, perché da qui alle elezioni, prevedo che sarà tutto un bunga bunga e una caccia all'escort "pentita" e "dissociata" con tanto di interviste pagate a peso d'oro. 
Ho letto ieri un equilibrato articolo di Marcello Foa sul Giornale "Quando il Cav non si cautela" che si chiede  se non c'è il mezzo per coltivare le sue relazioni senza dare nell'occhio come fecero tanti illustri suoi predecessori capi di stato nonché conclamati donnaioli (da Kennedy a Mitterand, passando per Giscard d' Estaing e non ultimo lo stesso Chirac). Già.
Qualcuno penserà, non senza qualche ragione, che il Berlusca se le vada a cercare. Però c'è un però.
Quella battuta del Cav sui gay è riuscita perfino a cancellare il precedente Rubygate con tanto di bunga bunga, da tante polemiche sta suscitando. Non solo. Ma con quella, come ha dichiarato Paolo Guzzanti, vuole parlare alla pancia dell'elettorato.
 E adesso c'è pure  chi chiede  con insistenza al Cav di scusarsi pubblicamente (Paolo Patané dell'Arcigay). E perchè  mai, di grazia? Vogliamo rivoltare l'universo come un calzino nel nome dell'ennesima rivoluzione (sessuale) permanente? da quando in qua un eterosessuale (fosse anche il vituperato Berlusca)  deve scusarsi di essere tale presso i gay? Da quando in qua la diversità dev'essere considerata norma universale e obbligatoria? Patanè ricorda quanto l'ironia di Berlusconi non sia altro che "espressione di quella cultura machista, arretrata ed altamente offensiva non solo per gli omosessuali ma anche per la figura femminile che per prima ha patito per il machismo diffuso nella nostra società".
Vorrei sottolineare che forse sarebbe meglio che ciascuna di queste "minoranze rumorose" imparasse a parlare per sé. I gay facciano le loro rimostranze senza tirare in ballo le donne e la loro lesa dignità. Volendo essere obiettivi, non tutti gli omosessuali si identificano con la gayezza chiassosa e istrionica dell'Arci. Le femministe facciano altrettanto: parlino per sé.  E così via.
Qui, a quanto pare, da quando è crollato il Muro, si va affermando uno strano marxismo-leninismo universale basato sui diritti di quelle minoranze che credono di parlare a nome del resto del mondo. Marx è morto, W Marx!.  Egli vive, è gay, fa la lotta di classe e di sesso. E cerca alleati nei due emisferi del mondo.
A tutti costoro vorrei  ricordare che alla mia dignità di donna ci penso io, senza delegarla ad altri gruppi di pressione. O dobbiamo trasformare il mondo in un eterno Sindacato permanente con tanto di diritto di delega a rappresentare tutti gli altri, pena l'ostracismo globale per chi non si allinea? In tal caso, mi candido a fare la marcia dei quarantamila.