28 December 2008

Un anno vissuto pericolosamente


Sul finir di gennaio cadde il governo Prodi e fece un pesante tonfo come tutte le mortadelle appese ad un filo, quando poi il filo si spezza. Seduto su cumuli di rifiuti napoletani anche la mortadella cominciava a imputridire. Perciò...
In febbraio gli Americani proclamano la Secessione unilaterale del Kosovo dalla Serbia. Credevamo ce l'avessero con l'islam, a causa dell'11 settembre, e invece in quattro e quattr'otto ci hanno regalato uno stato islamico alle porte di casa. Chissenefrega? Mullah vostri - sembra essere lo yankeepensiero.
Marzo è dedicato alle baruffe elettorali, ma intanto Alitalia finisce nella fontana di Trevi tra gli aeromodellini che galleggiano, ma non decollano. Frattanto con la bella stagione gli sbarchi a Lampedusa (mai interrotti) si intensificano. Finché l'Italia di un Aprile dal dolce dormire si desta di destra (si fa per dire) e ah rieccolo da Arcore, quel mai morto d'un Silvio. Ma c'è da sistemare Alitaliota, l'emergenza rom, l'illegalità e la criminalità, la Ue che spacchetta i pacchetti sicurezza e...du' Maroni così. Tolleranza zero? Not possible, please!



In un battibaleno arriva giugno e, la falce in pugno, giungono bad news dall'Europa degli Idioti: e cioè la minaccia di mettere le mani (anzi, le manacce) sul web e sui blog. L'Irlanda si ribella al Trattato di Lisbona e Barroso non ci dorme. Okay, ho un pensiero stupendo e...portoghese: sapete che si fa? Un bel replay di referendum - dice l'Eurokomissar.
Mentre da noi, il nobile Napoletano Crapapelata ci costringe a mangiare 'sta minestra o a saltare 'sta finestra con un paio di sue fisse quotidiane: il NWO e il Trattato di Lisbona. E non solo.
Tra la metà e la fine di Luglio, si vota alle due camere per l'instaurazione della dittatura eurocratica. Nessuno si oppone, nemmeno la Lega. In Agosto c'è la provocazione georgiana sull'Ossezia guidata dagli Usa, e la Russia interviene militarmente.


Settembre, andiamo è tempo di migrare e le transumanze mai terminate, riprendono a spron battuto, con il Vaticano che benedice la Sacra Famiglia poligamica islamica e le moschee per ogni rione cittadino, optando per le ricongiunzioni familiari dei "migranti". Mentre a Castelvolturno sono proprio i "migranti" (quasi tutti clandestini) che provocano rivolte con auto rovesciate, incendi ai cassonetti in stile banlieue francese made in Campania. Frattanto, Alitaliota dovrebbe fallire, ma prima manda in fallimento gli Italiani. Alimortacci, che scioperi!
Il Berlusca firma l' accordo stratosferico del secolo col Beduino Gheddafi, ma... parola di Bedù se gli sbarchi non ci son più...
Arriva ottobre ( sempre rosso, naturalmente) e puntuale come la morte, giunge a noi anche il '68 d'ogni anno, per poi volatilizzarsi con le prime nevi e i primi freddi di un inverno precoce. Ma ottobre è anche il mese del crollo, anzi del tonfo di Wall Street a causa della Lehman & Bros, e altre banche bancarottiere. Chissenefrega?! Sono cracki vostri, cari americani! Ma no! non si può, siamo tutti sullo stesso Titanic che affonda e che fa acqua, perciò noi vassalli, valvassori e valvassini europei, dobbiamo socializzare le perdite. Sta scritto nell'Arca dell'Alleanza che la crisi va spartita. Mentre i Predatori del Mutuo Perduto, bolla su bolla, hanno già messo al riparo le loro...risorse personali.
In novembre in Usa eleggono Obama e improvvisamente si viene a sapere che quelle stesse banche che spillano denari al governo con iniezioni di liquidità, hanno trovato "liquidi" per sostenere l'abbronzato, con una campagna elettorale costosissima che è durata due anni. Misteri...neri. Con tanto di riti voodoo.



Dicembre è già qui con la megatruffa di Bernie Madoff, un altro avvoltoio "internazionalista", un vero "filantropo" e benefattore dell'umanità. Le sue truffe galattiche a catena di S.Antonio (detta la catena di S. Madoff) sono arrivate perfino alle porte della Svizzera, che nel frattempo, per non essere da meno, è entrata nell'area Schengen. Il resto delle strenne del 2008 bisesto-funesto che sta per lasciarci (non lo rimpiangeremo), lo trovate qui, in questi stessi post dell'ultimo mese.
Aggiungo solo che ne uccidono più gli ubriachi della guerra, ma che se appartengono all'etnia rom, hanno diritto a una sbornia colossale senza l'etilometro. Protestano i poveri mona veneti dalle innocue ombrete nostrane. Se escono da una baia di montagna appena un po' alticci, a loro tocca, per molto meno, il ritiro della patente per un anno e il sequestro del veicolo. Mentre gli zingari hanno tanto di sconto di pena se uccidono e stuprano. Specie poi, se la vittima si ribella.
A sentire di queste notizie, verrebbe proprio voglia di fare come quel tal Bruce Jeffrey Pardo della California che si è vestito da Babbo Natale per vendicarsi dei probabili torti subiti ed è andato in giro con la pistola e la tanica di benzina avvolta in carta da regalo, bussando a casa dei suoceri. Ecco un copione cinematografico per un nuovo thriller-panettone da proiettare sotto le feste: La rivolta dei Babbi Natali ovvero Babbi Natali sparano. Santa Claus is coming to town... Yes, with a gun :-)



Frattanto a Lampedusa il sindaco, vicesindaco e gli assessori non hanno potuto nemmeno festeggiarlo, il Natale né le altre feste comandate. Perchè? Perchè dal Canale di Sicilia... fatece largo che passamo noi. A migliaia di migliaia, in un'emergenza senza fine. Ma non dovevano esserci gli accordi tra il Berlusca e Gheddafi? Parola di Levantino libico. Ah beh, si beh...




Sarà un po' più calmo e sereno di questo che sta passando, l'anno che verrà? E' quel che mi auguro. Intanto, Buon Anno a tutti!

21 December 2008

Il Mosaico delle Natività dei grandi Maestri Italiani



































La scelta di questi nostri grandi maestri del colore che rappresentano, con stili diversi, la Natività e la Sacra famiglia, non è stata casuale. Sono maestri, grazie ai quali siamo famosi e invidiati in tutto il mondo, in quanto ci hanno tramandato degli autentici tesori che elevano lo spirito, solo a contemplarli.

Il Primo in alto è di Raffaello Sanzio, il secondo, di Leonardo, nel cerchio, Botticelli; in basso, da sinistra, Domenico Ghirlandaio, seguito da Ambrogio Lorenzetti, più in basso a destra, Jacopo Carrucci detto il Pontormo.



Se faranno di tutto per cancellare le vestigia del nostro passato, della nostra storia, civiltà, cultura e religione, noi ce ne ricorderemo con maggior forza e tenacia, e ancor più saldi, le tramanderemo. L'Unione Europea, in prossimità di Natale, ha confezionato la pillola abortiva la RU486 , una strenna avvelenata che ricorda gli scherzi atroci fatti ai bambini, dal cattivo spettro-cartoon di Tim Burton in "Nightmare before Christmas".


E lo ha fatto ancora una volta in modo subdolo affinché i cittadini non potessero scegliere, azzerando di proposito le coscienze, i dibattiti e le opinioni. Questa è l'Unione Europea bancocratica e iconoclasta della moneta unica, del mercato unico, del pensiero unico, della cancellazione delle radici cristiane dei popoli d'Europa, dell'inciviltà e del liberticidio, a cui siamo chiamati a dover resistere.




Questo blog sarà temporaneamente sospeso per la tradizionale pausa natalizia . Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito e auguro a tutti i blogger amici e vicini di casa virtuale, ai visitatori e lettori frequenti e occasionali che siano, un Santo e sereno Natale e un Felice Anno Nuovo!











Musica di Haendel qui












































19 December 2008

Murano: il Natale del Vetro incrinato


Venezia muore. E l'isola di Murano affonda. Non certo per l'acqua alta e l'umidità di questi interminabili giorni di pioggia, ma per colpa della crisi che ha fatto precipitare in modo esponenziale le botteghe artigiane dei mastri vetrai di Murano: 120 tra fabbriche e fabbrichette concentrate sul territorio se la stanno passando assai male. Ce ne dà notizia il Corriere di mercoledi 17 dicembre in un articolo di Marisa Fumagalli, dal titolo Fornaci chiuse e vasi dalla Cina.
Basterà lo shopping di Berlusconi promesso per il G8? Non credo.
Il Cavaliere per dare una mano ha ordinato 150 candelabri artistici da 1.100 euro cadauno, per un totale di 165.000 euro. Ma nonostante i manifesti appesi ai vaporetti con la scritta "Natale a Murano", i turisti e i compratori si fanno attendere. In particolare i turisti americani che rappresentavano lo zoccolo duro degli acquisti (oltre il 60%), per le evidenti ragioni della crisi statunitense. Anche una vetreria qualificata come la Venini, non riesce a stare al passo e a gennaio scatterà la cassa integrazione per i lavoratori con chiusura dell'azienda per almeno tre mesi. Le cause della crisi sono tante, ma Murano e l'artigianato italiano in genere, risentono del mercato globale, della concorrenza sleale ad opera delle cineserie tarocche a basso costo. Non ultimo anche delle leggi Ue ammazza-artigianato storico. Piove sempre sul bagnato e come se non bastasse la recessione, l'Europa ha condannato i mastri vetrai di Murano rappresentati nella Confindustria da Guido Ferro, a restituire 20 milioni di euro per "sgravi fiscali non dovuti".


"La questione" dichiara Ferro, "risale al '95 quando la nostra isola fu assimilata al Mezzogiorno, nel ricevere i contributi sotto forma di sgravi fiscali".

Non è stata una buona idea, associarsi alle solite politiche assistite del Sud, ammettiamolo. Due anni dopo Bruxelles se ne accorge e ci ripensa...a colpi di sanzioni. Ora i vetrai associati hanno fatto appello a Brunetta (il quale è veneziano). Ma intanto si raccolgono i cocci e i frantumi dell'incapacità di gestire il cambiamento. O forse, l'affondo di queste realtà autenticamente made in Italy che dovrebbero diventare "patrimonio dell'Unesco", solo per gli antichi saperi ad opera delle maestranze che ci stanno dietro, tramandati da una generazione all'altra, è proprio quello che si vuole. Vetrai che si delocalizzano da Murano e da Venezia non sarebbero nemmeno pensabili. Per questi antichi mestieri, la stanzialità è la conditio sine qua non. Lì sono sorti dal 1295 e lì devono rimanere.
(foto in alto: una creazione di albero di Natale coi vetri di Murano e le luci; foto a destra in basso: oggettistica natalizia in vetro decorato).

17 December 2008

Chi ha paura del Presepe classico?


Quando vado ripetendo che la vera rivoluzione del terzo millennio è la conservazione delle nostre tradizioni, cultura e valori, sembra un paradosso, ma è la verità. Pare che ci sia una sorta di orticaria e di allergia globale verso tutto ciò che rientra nella tradizione. Addirittura aggettivi come "classico" e "tradizionale" vengono messi fastidiosamente al bando dalla nostra società sempre più secolarizzata, dessacralizzata e in perenne ricerca di chissà quali stimoli e sollecitazioni. Conseguenza di ciò, è che avanzano religioni altrui assai più retrograde del nostro Cristianesimo. Anno dopo anno, dicembre dopo dicembre, con l'approssimarsi del Natale arrivano i soliti poveri di spirito (per i quali non vi è Regno dei Cieli) che attaccano con le solite solfe relativiste della "festa della Luce", "festa del Solstizio", "Season's Greatings", presepi multietnici, presepi dei folletti . Ora siamo addirittura, arrivati alla negazione del Presepio perché troppo palesemente "cattolico". L'albero viene certamente meno "aggredito" dai relativisti, perché può trasformarsi facilmente in un consumistico "albero della cuccagna" per i commercianti che spesso vi appendono oggetti e merci da mettere in vendita. E mai come in questi tempi difficili, cresce la consapevolezza che l'unico vero dio adorato dall'Occidente è il Dio Denaro. Purtroppo.

Tra questi poveri di spirito, spiccano gli insegnanti di scuole materne ed elementari. Maestre troppo elementari rovinano la vita dei piccoli. Tutto si inventano (perfino Gesù Bambino astronauta, pellerossa o eschimese) fuorché prendere le classiche statuine di gesso, un po' di muschio fatto raccogliere dai bambini, qualche pezzo di corteccia d'albero per la capanna, manciate di sassolini per il greto di un ruscello di carta stagnola, un po' di sabbia per il deserto, la carta stellata per il fondale, la stella cometa, gli angioletti, i pastori ed è fatta. L'allestimento di un Presepio è un gesto di piccola grande creatività perché educa i bambini a interagire con gli elementi della natura e con materiali poveri, per la composizione (ancorché un po' ingenua) di un paesaggio sacro, lontano nel tempo, in cui si rinnova il miracolo della Natività. Ma anche a tenere alti i nostri valori, riti e ricorrenze.

Ora arrivano i bambini musulmani e allora...bisogna aver rispetto per la loro cultura e religione - dicono le signore maestre di Fermo nelle Marche, mostrando una sudditanza psicologica a dir poco nauseante. Defenestrando e mettendo in mora la nostra cultura, religione e tradizione, ovviamente. Però, che intelligenza! e che acume! Ce ne dà notizia, ancora una volta il Corriere Adriatico.
Il ministro Gelmini che era partito col piede giusto, ma poi è stata "fermata", dovrebbe mettere a fuoco che non si può andare avanti con oltre il 30% di bambini stranieri nelle aule scolastiche. Col rischio che a "integrarsi" devono essere i bambini autoctoni nei confronti degli allogeni. L'allarme lo ha già lanciato Luis Durnwalder della provincia di Bolzano, in Alto Adige. E non si può andare avanti con docenti nostrani, pronti a trasformare ogni Natale in un iconoclasta Ramadan.

15 December 2008

La Basilica di San Nicola di Bari e il potere ortodosso



Chi frequenta questo blog sa che non faccio quasi mai dei copiancolla. Penso , però, che questo pezzo da titolo Il potere ortodosso avanza e Barack lancia la guerra cibernetica tratto dal blog Etleboro Italia sulla Basilica di S.Nicola di Bari, meriti una riflessione attenta circa gli equilibri prossimi venturi sul Mediterraneo e anche sul dialogo tra Cristiani, quello che dovrebbe essere privilegiato tra tutti gli altri. La sottoscritta non crede nel dialogo interreligioso con fedi distanti dalla cristianità, poiché trattasi nella maggior parte dei casi, di un'abdicazione dei propri principi-cardine in favore di un sincretismo e di un irenismo improduttivo. Mentre invece, è bene e perfino necessario che la Chiesa d'Oriente e quella d'Occidente superino i motivi dei passati conflitti, contrasti e scismi per riallacciare legami. Putin si era già recato lo scorso anno nella Basilica di S.Nicola di Bari, un santo molto venerato dalla Cristianità ortodossa e una basilica che ha rappresentato in passato un crocevia tra cristiani d'Occidente e cristiani d'Oriente. E poiché il Mediterraneo è sempre stato il campo di contesa delle due Superpotenze ai tempi della Guerra Fredda, vale la pena di ipotizzare e riflettere oggi su quali potrebbero essere i futuri scenari di una potenza attualmente in declino come l'America a fronte di una potenza come la Russia, per ora al di fuori dei meccanismi perversi basati sul debito dell'economia globalizzata. Cosa accadrà dal nuovo accordo tra il Vaticano e la Chiesa ortodossa? Farà da ponte per nuovi accordi economici?politici?geostrategici?






"Il Patriarcato Ortodosso russo otterrà presto l'assegnazione della Chiesa russa di Bari, che sarà consegnata dal Governo italiano alla presenza delle alte istituzioni di Italia, Russia e Vaticano. Dietro questo evento di "comunione ecumenica" tra le religioni cristiane, vi è un profondo significato politico. Mentre la Russia avanza nella sua guerra economica, gli Stati Uniti si preparano alla nuova guerra cibernetica, con l'istituzione di una Commissione di Cibernetica, che coordinerà tutti i dipartimenti di sicurezza e di difesa del Paese. La morte del Patriarca Alessio II, ha solo rinviato temporaneamente la consegna da parte del governo italiano al patriarcato ortodosso di Mosca, e dunque alla Russia, della Chiesa russa di Bari. Si tratta della storica Chiesa ortodossa che lo Zar russo fece costruire agli inizi del XX secolo per accogliere i pellegrini russi che si recavano a Bari per adorare le reliquie di San Nicola. La cerimonia, che si doveva tenere lo scorso 6 dicembre, avrebbe visto la partecipazione del Presidente russo Dmitri Medvedev, il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, alcuni rappresentanti del Vaticano e del Patriarcato di Mosca. Dietro questo evento di "comunione ecumenica" tra le religioni cristiane, vi è un profondo significato politico, giunto a termine di interminabili negoziati che, probabilmente, riscriveranno la storia del Sud Italia. Nel 1937, l'edificio divenne proprietà del comune di Bari, ma solo nel marzo del 2007, in occasione della visita dell'allora premier russo Vladimir Putin a Bari, sono state intraprese le trattative per la consegna della chiesa ai russi. Inoltre, molto presto verrà edificata a Roma la prima chiesa ortodossa russa, tra l'altro molto vicina alla grande Basilica di San Pietro.

Sono segnali questi molto importanti, che indicano come il Governo italiano e lo stesso Vaticano hanno raggiunto uno storico accordo con la Russia e la Chiesa Ortodossa, che farà da ponte per una nuova alleanza economica e politica. Un'alleanza che era stata preannunciata proprio dal nostro media e dalla Etleboro ONG, il primo ad aver parlato dell'esistenza del servizio segreto ortodosso e del pericolo ortodosso, dinanzi al quale la chiesa cattolica italiana doveva necessariamente fare un accordo. La presenza di una voce russa così forte sul territorio italiano, come quella del patriarcato russo, farà da vettore politico per riunire questi due mondi così lontani. Il Sud Italia diventerà destinazione di investimenti ma anche origine di nuovi flussi migratori verso la Russia, e non più verso l'America, e la storia potrà ancora cambiare. Già oggi avvertiamo i primi segnali di cedimento di un'Europa che si sta spaccando in due parti, sono i colpi delle nuove alleanze che si sono formate accanto alla Russia, che portano alcuni degli Stati Europei sempre più lontano dall'America. Così mentre Berlusconi va in Albania promettendo l'ingresso in Europa, la Commissione sconfessa le grandi promesse e avverte Tirana sulla necessità di prestare attenzione alle regole per l'integrazione.


Nel frattempo, oltreoceano, i vertici USA preparano a tavolino la nuova Guerra, che sarà sempre più invisibile ma non meno inesorabile. Il Presidente Barack Obama ha annunciato infatti la creazione di un nuovo consiglio presso la Casa Bianca, il Consiglio della sicurezza "cibernetica", per combattere - come riportano le fonti ufficiali - contro gli "hackers, i pirati di internet, le spie nemiche". Questa commissione, a cui parteciperanno tre suoi uomini fidati già operanti nell'Amministrazione Clinton ed esperti di elettronica, dovrà ideare una "rete difensiva" dei ministeri e delle agenzie americane, contro ogni violazione esterna. In realtà sarà uno dei dipartimenti più importanti della difesa americana, in quanto coordinerà le difese di tutti i ministeri e le agenzie statali, dalla Cia al Pentagono e dall'Fbi al Tesoro. Il sistema "cibernetico" che verrà creato sarà una vera arma "offensiva" che l'America utilizzerà per imporre la nuova guerra virtuale, e continuare a perpetuare un controllo delle risorse mondiali, che questa volta saranno misurate in "dati e informazioni". Questa rappresenta non solo la prova dell'esistenza della nuova guerra, ma anche del "crimine invisibile" che è stato da sempre denunciato dalla Etleboro come la forma di crimine più pericolosa, perché gli Stati non possiedono ancora gli strumenti per contrastarlo.Non solo non vi sarà alcuna riforma del sistema economico e finanziario globale, ma la Federal Reserve rimarrà comunque ad imperare, mentre accanto ad essa verrà costruita la nuova Banca Centrale Mondiale e il Ministero della Cybernetica, mediante il quale difendere ma anche violare i sistemi informatici ed elettronici degli "Stati nemici". E quando parliamo di sistemi, ci riferiamo non solo a quelli che controllano i dati delle Agenzie di Sicurezza e dei Ministeri, ma anche quelli delle banche, degli Istituti di Statica, del Genio civile, dei CNR e delle infrastrutture energetiche. Questa è una guerra sotterranea, aspettando la nuova Guerra cybernetica americana, che partirà proprio da server pirata, proprio come al tempo delle navi. Dinanzi a tali nemici, non esistono armi o sistemi di difesa, né si potrà distinguere tra amici e non amici, saremo tutti bersagli di ritorsioni o rapine mascherate da "false collaborazioni". Sarà allora che capiremo la differenza tra una tela e una rete, e se i Governi ammetteranno che esiste veramente il crimine invisibile, contro il quale sono ancora totalmente impreparati. Noi sappiamo cosa significa "crimine invisibile", e che oggi è possibile creare un buco all'interno di questa rete con dei domini di vari livelli, e scomparire in un labirinto, che è possibile attaccare un server senza essere rintracciato, perché basterà modificare qualcosa all'interno del pc. I criminali saranno come inesistenti, irrintracciabili e persi nel labirinto elettronico. Allora non potranno certo dare la colpa ai Casalesi, alla mafia, ad Al Qaeda, non sarà neanche colpa dei serbi, o di Mladic e Karadzic che stanno attentando alla sicurezza dei server da un bunker con qualche pc pirata. Obama se la vedrà "nera" quando sarà costretto a dire, proprio come ha fatto Bush, che il nemico invisibile è ancora Bin Laden, che bisogna scatenare una nuova guerra per catturarlo e giustiziarlo.

Così, quello che si preannunciava come il Presidente del cambiamento e della rivoluzione del mondo, si è rivelato un'arma ben più pericolosa, perché è riuscito ad ingannare le masse facendo credere di essere la risposta al fallimento degli Stati Uniti. Dopo la festa, l'ubriacatura di massa, tutti acclamavano la venuta del Presidente venuto dal basso, dal web, l'uomo che avrebbe pagato i debiti e salvato il popolo americano. Alla fine non accadrà nulla di tutto questo. Cosa farà allora Obama quando la Guerra sarà planetaria e invisibile?Obbligherà la gente ad impiantare un microchip sottopelle, in nome e per conto della guerra alla cybernetica? Ne abbiamo visto di guerre umanitarie, dittatoriali, terroristiche, ma quella per un chip sarà la Guerra di un Presidente che non ha assolutamente il pensiero e gli ideali di Martin Luter King, bensì quello di un googliano, di un uomo che sta creando una nuova civiltà umana attraverso il web. Questa è la risposta degli Stati Uniti al fallimento e alla paura del crollo del sistema globale, mentre la Russia avanza nel Mediterraneo inesorabilmente, cambiando gli equilibri interni in Europa e nelle Nazioni Unite: due strategie che viaggiano senz'altro con una forte differenza temporale, che vede purtroppo l'America fallita di Obama in netto vantaggio nella guerra cybernetica, mentre la Russia ha già vinto la guerra economica risollevandosi da un fallimento". Dal blog Etleboro Italia.

http://etleboro.blogspot.com/







































13 December 2008

Area Schengen: tu quoque o Helvetia?

Apprendo con grande dispiacere che da ieri 12 dicembre, anche la Svizzera si è convertita all'allargamento del suo territorio all'area mercantile detta "di Schengen", propugnata dalla Ue. Ce ne danno notizia oltre ai quotidiani nazionali, anche Varese news nella sua dettagliata pagina Insubria. Le ragioni sono facilmente deducibili: i vantaggi economici sono superiori agli svantaggi legati all'insicurezza dei suoi cittadini e alla perdita del controllo del territorio, un territorio piccolo e pittoresco fatto di montagne, laghi alpini, fiumi, torrenti, città e villaggi lindi e stupendi. Eppoi chi sono ormai i cittadini nell'era della dissoluzione delle nazioni? Né più né meno che una scheggia di quel PIL globalizzato, che ci rende tutti tristemente uguali davanti al Dio Mercato. La materia sarà sottoposta a referendum, ultima spiaggia del popolo svizzero. I cittadini dell Confederazione Elvetica, gelosi custodi della loro terra, potrebbero bocciarlo. La patria di Guglielmo Tell si è già mostrata intransigente durante le ultime elezioni, facendo avanzare il partito conservatore di Blocher, l'SVP, rimasto celebre per il suo manifesto sulla sicurezza delle pecore bianche che cacciano la pecora nera. Il Canton Ticino annovera la Lega dei Ticinesi, senz'altro più intransigente della nostra Lega, la quale ha ormai le mani in pasta nel governo e deve tenere equilibri e compromessi col resto della coalizione. Quella Lega Ticinese autrice del manifesto sugli Indiani con la scritta: "Loro non hanno potuto mettere regole all'immigrazione. Adesso vivono nelle riserve", poi ripresa e copiata di sana pianta dalla Lega di Bossi. Se l'Helvetia del franco svizzero, si piegherà alle norme Ue, arriverà un momento (non troppo lontano), in cui darà fastidio perfino la croce bianca su fondo rosso, della sua bandiera. Se ne ricordi. E si ricordi anche che questo già succede con la Croce Rossa del suo esimio cittadino ginevrino, il benefattore Henry Dunant, trasformata a livello internazionale in un insignificante rombo.

11 December 2008

Ahmetovic: neanche un anno di galera per ogni giovane vita spezzata


Anche questa volta Ingiustizia è stata fatta. Con la complicità vile e pusilla della stampa dalla sordina facile per gli stranieri, ma dai mostri sbattuti in prima pagina, se italiani.
Che l'Ue sia diventata xenofila con gli stranieri e xenofoba con gli autoctoni, che il razzismo più in voga sia l'autorazzismo è ormai un fatto accertato. Le nostre Procure capiscono e si adeguano. Anzi, per dirla nell ' euroburocratese, si armonizzano. Marco Ahmetovic lo zingaro che, ubriaco al volante, ha falciato le vite dei quattro adolescenti di Appignano (Ascoli Piceno) ,è finito di soppiatto nelle cronache locali, bypassando le nazionali. E anche qui, nessuno specifica chiaramente che i tre anni in più se li è buscati per una rapina in Posta. Non ci fosse stata la rapina, la vita dei quattro ragazzini marchigiani sarebbe stata sanzionata con appena tre anni di galera. Tre diviso quattro che fa? Quasi un bel niente. Ecco le cronache della stampa "minore" come il Corriere Adriatico.
Il suo avvocato pretendeva pene ancora più lievi, poiché l'ubriachezza è "tradizione dei popoli nomadi". Siamo dunque all'"ebbrezza etnica", alla "prostituzione etnica", allo "sfruttamento di minori etnico", e al "furto etnico". E nel caso del giovane Mailat, assassino di Giovanna Reggiani, anche allo "stupro etnico": tutti giustificati nel nome dell'etnia. E siamo perciò, alle sentenze-taglia-e-cuci basate sul relativismo e soggettivismo giudiziario.


Ricordo, per chi se ne fosse dimenticato, che l'italiano Stefano Lucidi che ha investito un uomo uccidendolo, non ha ottenuto l'attenuante "etnico" per il medesimo stato di ubriachezza. E che uno zelante GIP gli ha schiaffato 10 anni tondi tondi nonché la condanna per "omicidio volontario".

Marco Ahmetovic fu condotto a soggiornare in una villa della Riviera del Conero, messagli a disposizione da un mecenate imbecille che volle restare anonimo. Poi un altro minus habens di cui non ricordo il nome (e nemmeno me ne voglio ricordare), cercò pure di lanciarlo come testimonial sul web per una linea di prodotti detta rom-jeans in sfregio e in disprezzo verso il dolore inconsolabile dei genitori dei 4 ragazzini morti. Ricordiamoli per nome questi quattro angeli, nuovi martiri dell' Italia di quell'era globale che tutto travolge e sconvolge, falciati sul motorino mentre si recavano a comprare un gelato. Non avevano nemmeno 20 anni: Eleonora Allevi anni 19; Danilo Traini (17 anni) ; Alex Luciani 16 anni); Davide Corradetto (16 anni). Quest'ultimo era figlio di un carabiniere.


Ora voglio proprio vedere Don Colmegna della Caritas digiunare per simili fecce. O Tettamanzi porgergli la sua benedizione. Ora voglio vedere il rabbino Di Segni andare nei campi nomadi a portare "solidarietà", paventando surrettiziamente il solito spettro dei pogrom, mentre i poveri genitori dei quattro adolescenti non hanno più lacrime per piangere i loro ragazzi deceduti. Una sentenza dunque, che rappresenta una ferita nella ferita.
Ricordo che quando alcuni zingarelli rimasero bruciati vivi in un campo nomadi nei pressi di Livorno per colpa dell'incuria dei loro irresponsabili genitori (che certamente non saranno stati trattenuti in galera da nessuna autorità giudiziaria), al loro funerale c'erano in prima fila Rosy Bindi e Rutelli dell'allora governo Prodi. Per i funerali dei quattro ragazzini di Appignano le "autorità governative" non erano presenti: né a destra né a sinistra. Qualcuno si chieda cosa vale oggi la vita degli Italiani.
Post Scriptum: Sei Italiano? Allora ti meno, ti piglio a calci, ti mando dritto all'ospedale con trauma cranico e pure in stato comatoso. Tanto la vostra giustizia ci fa il solletico, anche se crepi. E' accaduto a Vicenza a un operaio di 26 anni per mano di tre romeni. Leggere qui. Usque tandem?

09 December 2008

TGV, un treno strettamente...sorvegliato

Ma non dovevano non esserci più "zone franche" a Milano secondo le rassicurazione del sindaco Letizia Moratti? Qui siamo sempre di più alle promesse da marinaio, esattamente come la faccenda della "tolleranza zero" di Alemanno per i campi nomadi a Roma. Milano è stata protagonista durante il week-end di S. Ambrogio, conosciuto in tutta Italia come "ponte dell'Immacolata", di fatti ricattatori e incresciosi come la Fiera degli Oh Bej , oh Bej nei quali gli abusivi (in buona parte extracomunitari) hanno cinto d'assedio la città per proclamare il loro diritto a esserci e ad esporre la loro mercanzia (abusiva) con le loro bancarelle (abusive), pena il blocco della circolazione. Vedere il post Non porgiamo l'altra guancia sul tema.


In aggiunta a ciò, c'è la faccenda dei treni "strettamente sorvegliati". Si pagano le pattuglie della polizia o dei carabinieri, si allerta l'esercito in Stazione Centrale per che cosa, caro ministro dell'Interno? Per lasciar correre, evidentemente. Mentre ero via fuori città, l'amica Vanda mi invia un'email con l'inquietante link del Corriere della Sera (di cui prego di guardare la sequenza delle foto interne) in cui si dichiare che il TGV Milano-Parigi, treno francese ad alta velocità e di superlusso, è in realtà un ostello per clochards, tossici, clandestini, punkabbestia, una sorta di corte dei miracoli su ruote e rotaie, dove durante la sosta in stazione, stranieri e italiani si contendono il diritto ad allungarsi sui sedili per dormire, a prendere d'assalto le cucine e a servirsi del forno a micro-onde. Naturalmente al mattino i compartimenti sono ridotti a dei porcili e il personale addetto alle pulizie deve tribolare non poco per ripristinare un minimo di decenza e di decoro. Ma la disinfezione e disinfestazione sono una cosa, le pulizie sommarie puramente di facciata, sono un'altra. Morale: l'ignaro passeggero viene turlupinato nel prezzo del biglietto su un servizio nato declassato, a rischio batteri d'ogni tipo, e a rischio imminente degrado e fatiscenza. Un tempo i derelitti si acquartieravano dietro a Notre Dame di Parigi, descritti da Victor Hugo nell'omonimo romanzo. Ora invece si sono modernizzati sull'alta velocità della Stazione Centrale. La Moratti dorme, la polizia gioca alle tre scimmiette (non vedo, non sento e non parlo) e i passeggeri paganti sono sempre più vessati da pesanti rincari e da norme restrittive. Che valgono, ovviamente, sempre e solo per loro. Ci vuole tanto a chiudere con le chiavi inglesi i compartimenti durante la sosta in stazione? O anche la Polizia ferroviaria è stata debitamente istruita a chiudere un occhio (e anche l'altro) dal solito malvagio buonista cardinal Tettamanzi?

04 December 2008

Rama Yade del governo Sarkozy beccata in flagrante


Adesso anche gli africani si permettono di comandare a casa nostra in materia di immigrazione. L'ex assessore della giunta romana di Veltroni e oggi parlamentare del PD Jean Léonard Taoudi proveniente dal Congo, ha parlato di recente al NY Times per dire che l'Italia diventerà multietnica o non sarà. Questo in occasione della campagna elettorale americana che portò poi alla vittoria di Obama mentre Veltroni era a New York nel suo loft di nuovo acquisto. In aggiunta a ciò, leggo che Rama Yade di origine senegalese in un'intervista comparsa anche su Alice video, lamenta che in Italia non ci sono abbastanza africani di seconda generazione come in Francia. Quasi che la seconda generazione fosse garanzia di "integrazione". L'attuale segretaria di stato per i diritti umani di Sarkozy ( il quale finge di essere a capo di un governo di destra, ma è per composizione, un governo di sinistra con parecchi repéchage di uomini della sinistra come Kouchner, la stessa Yade e molti altri collaboratori; non ultima, sua moglie, l'inutile radical chic Carla Bruni), forse in una crisi di amnesia, dimentica che i disordini, i roghi e i vandalismi dei casseurs delle banlieues fu attuato da magrebini di seconda e perfino di terza generazione. Che le bombe alla metropolitana londinese furono messi da pachistani di seconda generazione. E che pure di recente a casa nostra chi pensava di mettere le bombe al Duomo erano islamici perfettamente "integrati" con tanto di lavoro "regolare".

Sarebbe dunque, secondo Rama Yade, un grande fattore di stabilità per il nostro tessuto sociale se questi "travailleurs", potessero essere raggiunti dalle loro famiglie. Sentite quale imbarazzante coerenza dimostra in detta intervista qui:


1) Prima dice che gli immigrati in Italia vengono, lavorano e ripartono (ils n'ont pas la vocation à rester).

2) Tre minuti dopo si contraddice e afferma che le famiglie li raggiungono perché dopotutto si tratta di "jeunes hommes" tutti soli che hanno il diritto a installarsi qui da noi con le loro famiglie. E questi, caro Sarkozy, sarebbero i frutti della tanto decantata "Union des Peuples Mediterranéens"? Complimenti!


Tutto questo quando lui in Francia ha già iniziato coi "rimpatri umanitari", astuto neologismo per indicare che molti clandestini non graditi, vengono rispediti a casa loro.
Nessun cenno da parte della Yade sul fatto che l'Italia non è l'Eldorado e che con la crisi nera che c'è, di lavoro non ce ne sarà più neanche per noi, che molte attività artigianali e numerose piccole e medie imprese verranno dismesse e che nel comune di Spresiano (Treviso) , si paga fino a duemila euro, perché i suoi conterranei africani se ne vadano altrove. Che l'immigrazione fuori controllo non è "una risorsa" e non risolve i problemi, ma li crea. Che il razzismo si combatte cercando di non importarne le cause "oggettive" e "scatenanti" come la guerra tra i poveracci autoctoni e quelli che provengono da altri mondi. Un 'ultima domanda: da chi siamo governati? Da Rama Yade o dai nostri ministri italiani? E come si permette costei di fare i conti senza l'oste?

01 December 2008

Evvabene, metteteci tutti in galera!



In questi ultimi giorni l'ANSA e i principali organi di stampa hanno diramato la notizia sul Provvedimento proveniente da Bruxelles dell' eurocommissario alla "giustizia" (sic!) Jacques Barrot che prevede da 1 a 3 anni di galera per:


"Coloro che incitano pubblicamente e intenzionalmente alla violenza e all'odio, anche attraverso la disseminazione o la distribuzione di trattati, foto o altro materiale diretto contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in base alla razza, al colore, alla religione, discendenza o origini nazionali o etniche".


"La 'decisione quadro' dell'Ue si applica anche a chi condona o nega atti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, in base alla definizione della Corte penale internazionale e del tribunale di Norimberga. I governi nazionali hanno due anni di tempo per tradurre il provvedimento nelle loro legislazioni nazionali, disponendo di un certo margine di flessibilità": "Razzismo e xenofobia non hanno luogo in Europa, né dovrebbero averlo in nessun altra parte del mondo". Eccetera.
E giù con la pappardella edificante sul dialogo e la comprensione tra i popoli ecc. ecc.

Per chi non lo avesse ancora capito questo è il leviatano imposto dal Trattato di Lisbona. Quello che fece scrivere a Ida Magli già nel 21 luglio scorso: "Inaugurazione della dittatura". Da oggi quindi è ufficiale: il Codice Rocco di mussoliniana memoria, sarà una carezza in confronto alle più vaste norme liberticide del Trattato europeo. E che dire dell'Europol e del suo mandato d'arresto "europeo"? Dell'autorizzazione a perseguire mal definiti crimini come "razzismo" e "xenofobia"? per crimini del genere non c'è una definizione precisa e di fatto rientrerà in questa categoria, qualsiasi forma di dissenso. Non si consoli chi pensa che ci restano i blog, perché presto faremo la fine dei blogger della Cina e dell'Iran con...altri "più democratici" mezzi di...persuasione-dissuasione.

Infatti, contestualmente a ciò, vediamo che la destra e la sinistra che non vanno mai d'accordo su niente stanno per accordarsi sullo scannamento dell'unico coniglio sparuto rimasto in giro senza protezione: i blog. Demiurgo di quest'operazione bipartisan è stato, Ricardo Franco Levi del PD, già sottosegretario di Prodi nel precedente governo. Il quale approfittando che un po' dei suoi correligionari si sono spostati con disinvoltura da sinistra (Alessandro Ruben della ADL, già autore del deprecabile ddl Mastella) a destra, adesso riprova a far digerire la pasticca della legge ammazzablog. Il deputato genovese Roberto Cassinelli del PdL ha sottratto i blog dall'obbligo di iscrizione a essere considerati testata o "prodotti editoriali veri e propri", applicando l'art 21 della Costituzione. Ma temo che sia poca cosa, rispetto al più vasto e forcaiolo progetto "europeo".

Chi ha scritto sulla blogosfera che questa è un'operazione di sinistra o non ha capito o finge di non capire. L'Internet libero conviene tanto al popolo di destra che a quello di sinistra. E del resto lo si era già visto quando ci fu la sollevazione "di (e da) sinistra" anti-Levi capeggiata da Grillo. E anche adesso Beppe Grillo continua a raccogliere firme e adesioni sulla legge che da cancella-blogger, sarebbe la "fottiblogger". Cioè il suo sito, ma non solo. Altri siti sono nella sua situazione e ragionare con una logica di schieramento del tipo "Fino a quando trattasi di Grillo chissenefrega" è pericoloso e sbagliato in questo frangente, anche se la sottoscritta è lontanissima dalle sue idee. Tuttavia, la rete libera conviene a tutti: al popolo di destra come a quello di sinistra. Viceversa, una rete sequestrata è una forma di moderno liberticidio. Chi diffama o usa termini che ledono la dignità degli uomini può facilmente essere rintracciato con l' IP dalla polizia postale. Ma perchè allora mettere le mani su Internet?

In terza e ultima istanza c'è anche la questione dei gay e dei trans appena ringalluzziti dall'Isola del Famosi, con la vittoria di Luxuria. Mettiamo anche loro nel pacchetto-sorpresa e cominciamo ad approntare il reato di "omofobia". Fini che deve depurarsi dalla sua nomea di ex MSI non sa più come fare per genuflettersi e far sapere che è diventato "un sincero democratico, liberale e progressista" a 24 carati. E allora vuoi scommettere che tra "i mali assoluti" salterà fuori anche quel reato d'omofobia che si sta approntando in commissioni bipartisan? Pare che Fini abbia affidato a una tale Paola Concia del PD, l'incarico di stendere un progettino per l'uopo.
Evvabene allora: metteteci tutti in galera! ma non potrete soffocare i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Se i blog e l'Internet verranno attaccati useremo altri mezzi per comunicare. Ma lo zittificio globale, potete scordarvelo, perché non lo riavrete più. Questo è certo. Non si possono far rientrare i buoi nella stalla dopo aver loro spalancato le porte.

28 November 2008

La Classe, un film claustrofobico

La Classe (titolo originale "La classe entre les murs") di Laurent Cantet è un film claustrofobico nel quale l'ambiente di lavoro (la scuola) ha il sopravvento sulla vita. E' una scuola media di periferia della Francia multirazziale dove gli insegnanti, poveretti, non sanno più che pesci pigliare. E fin qui nulla di strano. Ma la cosa sgradevole è non riuscire a impartire una disciplina, un metodo di lavoro, dei contenuti, è vedere dei ragazzi 15 enni della Francia multikulti comportarsi come dei bambini di 7 anni. Fare i mocciosi strafottenti, i bulli, rispondere male e contestare qualsiasi progetto didattico, trovare mille scuse per non eseguire compiti né studiare lezioni, non portare un minimo di materiale didattico come libri e quaderni, trasformare i docenti in "assistenti sociali", dargli del tu, come fossero loro coetanei eppoi prenderli pure in giro se vogliono essere rispettati. Che poi è quanto avviene sempre più anche da noi. Il film ha ottenuto la Palma d'Oro Cannes, ma questo oggi significa poco: Oscar , Nobel e Palme d'oro, Leoni di Venezia, non si negano più a nessuno. François Bégaudeau il professore di Lettere, suscita simpatia umana, perchè le tenta tutte e sembra innamorato del suo lavoro, ma quei collegi dei docenti dove si gira e rigira intorno al lume, dove si parla il "pedagogese" e lo "psicanalese" o il "sociologhese", dove c'è la pedagogista, la consigliera d'orientamento (i conseillers d'orientation, sono figure parascolastiche francesi) il Preside; dove c'è il tal collega che ti mette il bastone tra le ruote se vuoi effettuare una dura sanzione disciplinare contro chi fa il violento e lo smargiasso in aula, dove alla riunioni dei docenti partecipano anche due rappresentanti scolastiche di detta classe. Cioè due studentesse magrebine sciocche e svogliate in preda alla "stupidera" adolescienziale che poi si metteranno pure a fare le pettegole presso i loro compagni riportando falsità e mettendo zizzanie sulle decisioni prese dai professori in riunione, grazie al modello delle "democrazia assemblearista" trasferita dal Parlamento alla scuola. Dove cantano tanti - troppi galli - ma non si fa mai giorno; dove, da giorno si fa notte e tu sei là dentro a fare dei buchi nell'acqua, convinto di svolgere la missione dell'integrazione au Nom de la République. Beh, tutto ciò, risulta parecchio deprimente, almeno per me. Sono i frutti amari della democrazia europea nella sua fase degenerativa e nichilista detta "multiculturalismo"; sono l'ombra dell'eterno sessantottismo che ora, quasi per nemesi storica, si rivolta contro le generazioni che l'hanno fatto (gli insegnanti, vestiti nel film in modo molto sciatto e inelegante, con capelli incolti e arruffati in perfetto stile "gauchiste").
Il professore Bégaudeau che ha scritto questo romanzo autobiografico, ora ha potuto uscire dai muri della classe, grazie ai diritti d'autore che gli permettono di campare di scrittura. Che abbia almeno il coraggio di ammettere che la scuola multikulti è davvero l'improba fatica di Sisifo da cui non se ne viene a capo mai, per sua natura endemica. E che se alla fine delle medie (trattasi di una quarta, secondo l'ordinamento francese) non si può nemmeno far leggere il "Candido" o "Il giro del mondo in 80 giorni ", o "Il Diario di Anna Frank", tutti libri che un ragazzo di 15 o 16 anni comunemente alfabetizzato può leggere in 15 giorni, beh, allora sarebbe bene chiuderle le scuole. Buonismo e una certa dose di sinistrismo ipocrita e orsolino permea per tutto il film. Alle favolette edificanti, io non credo più da un pezzo, nonostante le ovazioni sul film da parte dei soliti Repubblica e Corriere. Ma questo era scontato.

26 November 2008

La stampa etilica e gli UBRIACHI al volante

Sul blog di Elly dopo l'ennesimo fattaccio di cronaca concernente i soliti "ubriachi" che uccidono, feriscono, rendono gravemente disabili gli investiti italiani, ho posto in un commento: stiamo assistendo ad una stampa etilica in preda ai fumi dell'alcol . La quale si limita a chiamarli genericamente UBRIACHI o anche UBRIACHI E DROGATI. Ovviamente fa parte anche questo di quella desertificazione del linguaggio voluta dagli organismi transnazionali (ONU in testa) dove c'è una direttiva esplicita data ai giornalisti dalla commissaria Laura Boldrini che invita (leggi: impone) a non creare allarme sociale nel dare le notizie di cronaca nera concernenti gli stranieri. Ecco perchè l'aggettivo "ubriaco" è diventato improvvisamente un sostantivo. Ubriaco di qui, ubriaco di là, ubriaco investe 10 persone (poi tra le righe si scopre che era uno zingaro); ubriaco investe due anziani morti sul colpo (poi si scopre più sotto la provenienza geografica: marocchino).
Si può dire? Sì, ma a condizione che prima si dica che era ubriaco, dato che occorre dargli il tempo di smaltire i fumi della sbornia colossale che si è buscato. Insomma, per chi non se ne fosse ancora accorto, la stampa tende a trasformare il delinquente strafatto di droga e che beve come una spugna, in una vittima in preda al possibile linciaggio di quei cattivacci del parenti. E allora protegge e sottrae preventivamente la "vittima" (ovvero il criminale in oggetto) al linciaggio degli "assassini potenziali" (cioè gli autoctoni-vittime) con dei titoli fantasiosamente "etilici" o drogati al cloroformio più tranquillizzante: UBRIACHI.
O cronisti somari, non ve l'hanno insegnato a scuola che aggettivo è qualcosa che si aggiunge al nome ovvero al sostantivo? Non ve l'hanno insegnato all'esame di Stato che per diventare giornalisti- professionisti bisogna rispettare, nel dare notizia, l'uso delle 5 W (WHO? (chi?) WHAT? (che cosa) WHERE? (dove?) WHEN? (quando?) WHY? (perchè?);
Bene, allora vista l'asineria della nostra stampa Cuor di Coniglio, riscrivo brevemente le due ultime notizie di interesse generale, avendo cura di rispettare le Five W :

Notizia Corriere 1) Il mio titolo: Bruno Radosavljevic il rom ubriaco e drogato che ha investito 11 persone torna al campo nomadi.
Il tribunale del riesame di Roma ha deciso di scarcerare Bruno Radosavljevic il nomade che era al volante ubriaco e drogato investendo 11 persone (chiamate sprezzantemente dal Corriere "pedoni"), rinviandolo agli arresti domiciliari che non esistono : cioè un campo nomadi abusivo, dove può darsi alla fuga quando e come vuole. A Regina Coeli è rimasto solo 20 giorni. Lo ha scarcerato il Procuratore Giovanni Ferrara con le vive proteste dell'on. Alfredo Mantovano che invoca i caschi blu (ci mancherebbero solo quelli!) per l'Associazione Nazionale Magistrati. .
Tuba come un piccioncino Gianni Alemanno che nei giorni in cui queste cose accadevano sotto l'amministrazione di Veltroni faceva invece lo sceriffo-tolleranza-zero: "E' un segnale sbagliato, perché non si possono concedere i "domiciliari" a chi ha dimostrato un tale disprezzo della vita. Credo questa decisione debba essere rivista». Ah sì? Tutto qui? Alemanno avrebbe l'intera comunità dalla parte sua: perché non ha preso parte a un sit in di protesta coi parenti delle vittime? Lo zingaro in questione si è limitato a mostrarsi "frustrato". Però...

Notizia Giornale 2) Il mio titolo: Marocchino senza patente e ubriaco uccide due anziani .Noterete che la seconda notizia è del Giornale, quotidiano di destra ma che si mostra nella titolazione, "etilico" quanto il Corriere della prima notizia Solo dopo la sesta riga "l'ubriaco" ha un nome, cognome e provenienza geografica: si chiama Ichallah Abdallah, ha 35 anni e guidava senza patente una Citroen C1 non sua, travolgendo due poveri anziani coniugi di Sommo (PV) su una Panda, morti sul colpo. Ora si trova in galera. Domani non si sa...Dobbiamo aspettare che smaltisca la sbornia. - Fine - .

Avanti con il prossimo Superciuk dalla fiatata mortifera. Se qualche nesci osa passare di qui a scrivermi l'ovvietà demenziale che si ubriacano anche gli Italiani, è pregato di stare alla larga e di guardarsi le statistiche di questi incidenti. Quanto alla popolazione carceraria, provino a chiedere ai secondini delle non più "patrie" galere, quanti detenuti stranieri ci sono: la maggioranza.
Aggiornamento: Qualcuno a dire il vero, fra "gli ubriachi" in galera ci va: ieri a Roma il GUP Marina Finiti si è espressa con la sentenza di "omicidio volontario" per il "pirata" (così l'ha chiamato il Corriere nel titolo) Stefano Lucidi. Dieci anni di galera per aver ucciso una coppia di fidanzati, mentre era ubriaco alla guida. Sentenza giusta in termini di anni da scontare, ma xenofila, perché attuata in via sperimentale per la prima volta su di un Italiano, che fa da cavia. Perché lo zingaro Marc Ahmetovic non ha fatto un sol giorno di galera dopo aver stroncato quattro giovani vite? Perché ha trovato subito un mecenate che gli ha offerto riparo in una villa al mare sulla Riviera del Conero?Ingiustizia è fatta, ancora una volta!

24 November 2008

Via i crocifissi in Spagna e denunce alla Binetti in Italia


Non si può non mettere in relazione quanto sta avvenendo a Valladolid (la città spagnola dove morì incatenato in galera il nostro Cristoforo Colombo) con quando sta accadendo in Italia.

La rimozione dei crocifissi nelle aule per decreto giudiziario era già nell'aria da parecchio tempo. Del resto un paese come la Spagna di Zapatero che autorizza a mettere nei documenti Genitore A e Genitore B a prescindere dal sesso, cancellando i termini "padre" e "madre", abrogando il concetto di "famiglia", non poteva che procedere a questa desertificazione della sua tradizione cattolica nel nome di un laicismo del quale non potrà mai godere i frutti. I quali frutti nascono già avvelenati a causa della pesante invasione islamica. La natura (e anche la società) rifiutano la tabula rasa e quando un posto viene lasciato vacante, c'è chi si affanna a riempirlo e a sostituire in fretta il vuoto lasciato.
I sostituti di questa iconoclastia decristianizzante la Spagna li ha già: l'immigrazione islamica che in un domani imminente prevarrà attraverso una demografia fuori controllo. E allora i signori giudici (per me, degli autentici destabilizzatori come del resto è già avvenuto in Italia) si piegheranno alla sharia. Maramaldi col Cristianesimo, succubi con l'Islam, è la migliore delle ipotesi.


La seconda notizia sulla scia di questa pericolosa china riguarda la deputata "cattolica" nel raggruppamento del centrosinistra Paola Binetti, denunciata dall'Arcigay per aver espresso idee non gradite alla lobby omosessuale. Siamo, per chi non lo avesse ancora capito, davanti ad un altro caso simile a quello di Buttiglione costretto a viva forza a dimettersi dal Parlamento europeo per idee non gradite alla premiata lobby, la quale ora parte alla riscossa con nuove manifestazioni pro Pacs. Voglio aggiungerne un'altra. Nei mesi scorsi i deputati del PD Emanuele Fiano di fede ebraica e Khaled Fouad Allam di fede musulmana (da non confondere con Magdi con cui ha il cognome in comune) annunciarono il progetto di voler estendere e inasprire la famigerata Legge Mancino sui reati d'opinione anche alla questione omosessuale nella forma di "lotta alla discriminazione sessuale". Leggere qui per saperne di più. Con la scusa della lotta all'antisemitismo ci si agganciano altri target che tendono al bavaglio d'ogni legittima opinione e dissenso. Così si confeziona un pacchetto-omaggio della serie, paghi uno e pigli tre.

Voltaire e i capisaldi d'Occidente sul diritto d'espressione si rivolta nella tomba e l'art. 21 della Costituzione si fa sempre più carta straccia. Tutti religiosamente "sacri" e "inviolabili" tranne i soliti Cristiani svillaneggiati, citati in tribunale, martirizzati e uccisi in talune zone del mondo sotto il silenzio dell'opinione pubblica, con gli arredi sacri in via di smantellamento (vedi i crocifissi) e le chiese in disarmo. Cristiani, non porgete l'altra guancia!

20 November 2008

Garcia Lorca: "Ahi, Wall Street!"



Danza della Morte
Ormai i cobra fischieranno sugli ultimi piani
Ormai le ortiche faranno tremare cortili e terrazzi
Ormai la Borsa sarà una piramide di muschio
Ormai verranno le liane dopo i fucili
E molto presto, molto presto, molto presto,
Ahi, Wall Street!


Ancora intossicato da ciò che ha visto, Lorca durante il suo viaggio a New York (sbarcò nel giugno 1929) scrive di getto i suoi versi raccolti e pubblicati da Einaudi con il titolo Poeta a New York. Pietro Calabrese che ha scritto nel Magazine del Corriere di giovedi 6 novembre scorso "Dolore e poesia di un crack", esordisce con un "Bisogna credere ai sogni diei poeti. Bisogna credere soprattutto alle loro visioni. Se poi a essere visionario e profetico è il trentunenne Federico Garcia Lorca, si può essere certi del risultato". In quei mesi del suo soggiorno americano, Lorca vive in diretta il crollo di Wall Street.

"E' qui che ho avuto un' idea chiara di quel che è una folla che lotta per il denaro" annota il Poeta andaluso. "Si tratta di una vera guerra internazionale con una lieve traccia di cortesia. Colin aveva 5 dollari in tasca, io 3, e mi disse con eleganza:"Siamo circondati da milioni, eppure i due unici gentiluomini che ci sono qui siamo tu e io.".
Il 28 ottobre la Borsa più solida del mondo si inabissa in poche ore e il panico si impossessa di un'intera nazione. Lorca rimane soggiogato dallo spettacolo crudele della gente che s'aggira come una farfalla impazzita e narra nei suoi appunti:

"Sono stato lì per sette ore in mezzo alla folla nei momenti del grande panico finanziario Gli uomini gridavano e discutevano come belve e dappertutto le donne piangevano. Alcuni gruppi di ebrei lanciavano forti grida e lamenti sulle scalinate agli angoli delle strade. Era questa la gente che entrava nella miseria dalla sera alla mattina. Le strade, o meglio i terribili passaggi in mezzo ai grattacieli, versavano in un disordine e in un isterismo che soltanto a vedere si poteva comprendere la sofferenza e l'angoscia di quella gente: persone svenute, clackson, squilli dei telefoni ".
Il Poeta si fa per noi cronista e testimone del dramma di allora.

Nel '39 gli USA ebbero un cantore della Grande Depressione in John Steinbeck autore di "Grapes of Wrath" ( I Frutti dell'Ira, titolo che richiama una citazione biblica) , romanzo di grande vigore espressivo che fu distribuito in Italia col titolo di " Furore". Steinbeck descrive con spietato verismo, la frantumazione del sogno, la povera gente che si sposta affamata in cerca di cibo e le lotte sociali tra lavoratori stagionali e i proprietari terrieri. Venne criticato per il finale drammatico e per il linguaggio duro e crudo dei personaggi del suo romanzo. E quando John Ford un paio d' anni dopo, si mise al lavoro basandosi sul quel libro per tirarne fuori un magnifico capolavoro filmico dallo stesso titolo con protagonista Henry Fonda, i produttori gli ordinarono di dargli una sorta di happy ending , in ossequio al New Deal roosveltiano. Hollywood fu e resta ancor oggi una formidabile macchina di propaganda, la più prestigiosa del sistema americano.




Un' altra artista della Grande Depressione fu la fotografa Dorothea Lange della quale cui ho potuto visitare una mostra a lei dedicata (seconda sua foto piccola a destra e terza in basso a sinistra). La sua , è una capillare opera di ricognizione tra disoccupati e senzatetto della California.

Le poesie del Lorca "newyorkese" sono state ristampate mentre i giornali del secolo successivo al suo, di concerto con i nostri TG, bruciano quotidianamente cifre astronomiche impossibili da comprendere. Ma - conclude Pietro Calabrese nel suo pezzo - dietro a ognuno di questi zeri ci sono i "gemiti" delle migliaia di operai disoccupati.
I versi di Lorca, il romanzo di Steinbeck, il film di John Ford e le foto della Lange non diminuiranno certamente il numero dei nuovi disoccupati del terzo millennio, ma ci inducono a riflettere sul "tormentato motore del mondo", i cui ingranaggi sembrano incepparsi ieri come oggi. Chi saranno i nuovi dolenti cantori della crisi del secolo che stiamo attraversando?










NB: Sullo stesso tema anche il post di Marshall De Profundis del sogno americano

17 November 2008

Zampognaro di lusso

Purtroppo esiste ogni anno la pessima abitudine di anticipare sempre di più il Natale. In pratica non si sono ancora seppelliti i morti del 2 novembre che già attaccano con le luminarie natalizie. Pessima cosa, perché se l'anno è fatto di due mesi e mezzo di Natale, rischiamo di avere un Nightmare before Christmas assai pagano, prosaico e globoconsumistico. E non è che allestendo vetrine , mettendo luminarie costose quest'anno i commercianti guadagneranno di più, data la recessione in atto. Anzi...Ma il vero Incubo pre, durante e post natalizio lo abbiamo con gli zampognari, personaggi che provenivan dagli Abruzzi, dal Molise, dall'Alta Sabina o dalla Ciociaria, e che nemmeno gli attuali tempi prosaici - ahimé! - pare abbiano cancellato. Ve li ricordate con quelle pive nel sacco e quelle cornamuse piva piva l'olio di uliva, firulì firulà? Sì, quelli a cui tiravamo le monetine dalla finestra, affinchè si spostassero più in là e la smettessero di rompere con quella solfa insistente. Viene avanti ora una sorta di nuovo Zampognaro vestito in rassicuranti grisaglie di fresco lana vergine (altro che il manto di pecorone sulla schiena) , viaggia in Mercedes, percepisce un emolumento da maragià e, tra un "che ci azzecca" e l'altro, si permette pure delle amanti. Chiamasi Tonino O' Zampognaro da Bisaccia. Già, Montenero di Bisaccia, un nome che fa pensare a un borgo sperduto tra i bricchi, situato in culo ai lupi.

Che fa Tonino o Zampagnaro? Vive. E come vive? Lui vive. Sciala da gran Signore tra zampogne, rampogne e chimere sostituendo il megafono alle antiche ciaramelle. E' sempre in cerca di buone cause in cui buttarsi. E' un arruffapopolo in cerca di proteste da sponsorizzare. Perfino gli strapagati piloti, steward e hostess di Alitalia gli vanno bene, pur di gettarsi anima e core nei tumulti. Parla in un improbabile Italiano sgangherato e sgrammaticato zeppo di errori d' ortografia e perfino di pronuncia. Bei tempi in cui i parlamentari venivano criticati solo per l'uso errato del congiuntivo o della consecutio tempori. Si crede un gran simpaticone strabuzzando gli occhi come O' Pazzariello napoletano, agitando le mani a carciofo e ripetendo "che c'azzecca? che c'azzecca?". Le ha cavalcate proprio tutte le sue tigri. "Io a quello lì lo sfascio" ( disse di Berlusconi ai tempi di Mani Pulite). Poi la svestizione plateale della toga davanti alla Tv, perchè alla fine, riuscì a litigare anche coi suoi delle Procure. Gli piace, al nostro Zampognaro, fare l'uomo "contro", l'intellettuale scomodo in versione villaneggiante. E allora le tenta proprio tutte: ai tempi del governo Prodi, dov'era ministro, si smarcò dall'inchiesta della scuola Diaz di Bolzaneto (GE) durante il G8 e fece mancare i numeri perché, avendo fatto nella vita, il poliziotto, non poteva mettersi contro i suoi colleghi.
Ora invece, dopo la sentenza, vuole ricorrere in Parlamento per vedere come mai i vertici della polizia della suddetta scuola Diaz sono stati assolti. Quando le telecamere lo inquadrano è come se gli si gonfiassero i polmoni a mo' di zampogne. E allora prende fiato, si gasa, si guarda in giro per vedere l'effetto preventivo che farà e dice: "Signor Presidente del Consiglio " ...e uno pensa che si rivolga rispettosamente al Premier in carica. Macché, va avanti e aggiunge: "Signor Primo Ministro Videla" (ndr: quello argentino dei desaparicidos). Berlusconi, manco a dirlo, è l'ossessione della sua vita. Ma povero Zampognaro, alle reti del Berlusca che ambisce sfilargli ad una ad una da quando è sceso in politica, può tuttalpù aspirare a finire nel Blob di Ghezzi. Ovvero nel regno dell'indistinzione televisiva più triturata e frullata. E ora infatti è congelato là dentro a ripetere "Signor Primo Ministro Videla".




Fu sempre Tonino O' Zampognaro che sostenne il suo collega spagnolo Garzòn (un altro che non ne ha mai azzeccata una) quando pensarono di processare Pinochet per mezzo degli avvisi di garanzia invece che in patria a furor di popolo come storia comanda.
L'ultima sua sparata è nota: sulla commissione di vigilanza parlamentare RAI dove aveva caldeggiato con forza alla Presidenza nientemeno che un altro collega di rampogne permanenti nonché chiagni-fottista di gran concetto: Leoluca Orlando. Sarebbe stato troppo: passi uno zampognaro molisano, ma anche il suo "doppio" siculo, proprio non è il caso. Entrambi, tuttalpiù, vanno bene per il Presepe natalizio come statuine di gesso. Sempre che Gesù Bambino ce li voglia.


Udii tra il sonno le ciaramelle/ho udito un suono di ninne nanne,/ci sono in cielo tutte le stelle,/
ci sono i lumi nelle capanne.


Sono venute dai monti oscuri /le ciaramelle senza dir niente; /hanno destata ne' suoi tuguri/
tutta la buona povera gente (G. Pascoli).









Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne,
ci sono in cielo tutte le stelle,

14 November 2008

Fatece largo che passamo noi!


C'è un spot pubblicitario ipocrita e irritante da parte del Ministero degli Esteri - politiche per l'Integrazione, che circola in tv. Quello di stranieri che cantano nei dialetti delle nostre regioni. Una filippina badante mentre spinge una carrozzina con un'anziana signora disabile, attraversando un ponticello, canta in romanesco "Fatece largo che passamo noi/ li giovanotti de 'sta Roma bella", un impiegato ucraino canta in siciliano "Sciuri Sciuri", un egiziano canta in milanese "La mia bèla Madunina" mentre sforna un pizza. E via con quest'orgia di carinerie tutte false. Non sono pochi gli italiani provenienti da alcune regioni che non capiscono dialetti e vernacoli di altre regioni, figuriamoci se è vera la fòla di stranieri che canticchiano nei dialetti che nessuno parla quasi più. Inoltre l'integrazione è già un processo difficile e delicato fra italiani che si spostano da una regione all'altra (non dimentichiamo il fatto che l'Unità d'Italia, sia dal punto di vista storico-politico che anche dal punto di vista linguistico, è un fenomeno relativamente recente); figuriamoci per quelli che provengono da altri continenti. Menzogne spudorate, dunque! Pubblicità ministeriale mendace. E pazienza se una simile demagogia la facesse Prodi o Veltroni, ma è ridicolo che la faccia un governo di centrodesra.
Perché l'uomo non è fatto per vivere ovunque e per piantare radici avventizie in ogni angolo del pianeta con la facilità di un ramoscello d' edera. Ma la globalizzazione esige masse in perenne spostamento insieme ai capitali e alle merci. E l'integrazione è l'ennesimo mito-bufala dell'Europa degli Idioti. Chi non si adegua a questo 11esimo comandamento creato per spostare denaro e masse di uomini mercificati, allettati da improbabili Eldoradi, è un "razzista". L'atteggiamento arcigno e autoritario riguardo la proposta della Lega di chiudere gli ingressi per due anni e concedere i diritti sanitari solo a chi ha la residenza, è stata la risposta di Napolitano e di Fini. Il primo dei due , eternamente fautore del NWO, ha frustrato sul nascere la proposta leghista, parlando di anacronistiche diffidenze. Quanto a Fini, è ormai un uomo senza più alcuna "identità" politica che dice solo "cose di sinistra" mentre tace sul fatto che il 2008 è stato l'anno peggiore in materia di esodi biblici e di richieste d'asilo nel nostro paese. La moratoria proposta dalla Lega di due anni è la classica pezza per porre un freno al disastro (anche ambientale) che questi flussi indiscriminati stanno provocando. Un modo per cercare di arginare la catastrofe che può così riassumersi:

  • degrado nelle nostre aree urbane

  • criminalità diffusa con legami tra malavita endogena e quella di nuovo acquisto

  • aumento esponenziale di rapine, stupri e scippi e ammazzamenti impuniti

  • possible guerra tra poveri autoctoni e poveri allogeni a causa di una crisi spaventosa.

  • coabitazione interetnica forzata, istigatrice di discordie e d' incompatibilità di usi e costumi differenti, tra allogeni e autoctoni, nei quartieri delle periferie

L'amica Mary del blog Orpheus ha sottolineato con forza gli ultimi sviluppi sul diario della paura quotidiana con il suo post "Italiani figli di un dio minore: apriteci pure la testa a sprangate. L'ultimo episodio della lunga scia delittuosa è un moldavo che a Urbino (la splendida città di Raffaello) ha fracassato la testa a sprangate al datore di lavoro che lo ha licenziato. E', evidentemente, un modo democratico per rivendicare i suoi "diritti sindacali".

Non un cenno da parte di Napolitano e di Fini (quest'ultimo, sempre più asservito a logiche globaliste relative alla cittadinanza facile) a proposito di questa lunga sequela di fatti delittuosi. Tanto, che volete mai, noi autoctoni siamo carne da macello. Eppoi, suvvia, non bisogna "generalizzare", no? Lo dice anche il Vaticano che dobbiamo essere accoglienti. Napolitano fa sempre più rima con Vaticano e Vaticano fa rima con Napolitano. Sarà un caso di rime baciate, ma è così. Udite infine l'ipocrisa dell'Uomo del Colle in questa affermazione"Questo afflusso di nuove energie, provenienti da ogni parte del mondo e radicatesi nel nostro paese, è un fattore di freschezza e di forza per la nazione italiana".
Della serie, fatece largo che passamo noi...Cioè loro.
Si tratta di vedere ora, se la Lega saprà davvero impuntarsi con rigore e determinazione a fronte di una grave crisi senza precedenti, stoppando gli ingressi per almeno due anni, o se sarà l'ennesima politica degli annunci. I cittadini che l'hanno votata esigono coerenza.

11 November 2008

Che cosa nasconde il livore dei media contro Berlusconi


A-a-abbronzatissimo. Molti italiani dopo l'elezione di Obama hanno letteralmente portato il cervello all'ammasso, rivelando sempre più una vocazione pulcinellesca, sapientemente indotta dalla macchina mediatica. Qualcuno è convinto di vivere sogni non suoi, quando la realtà prossima ventura saranno invece altri incubi economici provenienti dagli Usa. Che c'entriamo noi, ad esempio con questi incubi, che siamo un popolo di formichine risparmiatrici, che compriamo pochissime cose usando la carta di credito (in Usa sempre più "di debito") senza mai "splafonare" (brutto termine economico che signica andare in rosso)? Che quando andiamo in banca troviamo (per nostra fortuna) dei banchieri parrucconi che vogliono avere almeno 10 documenti probatori della nostra redditività prima di erogarci un mutuo? Niente! ma a quanto pare, anche le formiche dovrebbero cicaleggiare facendo i "puffi" (che non sono gli omini azzurri dei cartoons, ma i debiti); puffi all'americana. Prima o poi anche le formiche italiane nel loro piccolo si incazzeranno, oso sperare.
Ma torno a quelli che corrono a scrivere sui blog "not in my name", "ho scritto a Obama per chiedere scusa sul mio Premier imbecille", "mi vergogno di essere italiano" e così via, tutti riportati dal Corriere on line in questi giorni.

I media nostrani, e stranieri sono macchine del consenso e in quanto tale, anche gioiose macchine da guerra mediatica. Avete notato la poca differenza di forma e di sostanza tra testate italiane e testate straniere? stessi argomenti, stessi scoop e stesso stile perbenista political correct omologante. Le famose campagne di sputtanamento servono, tant'è vero che la stampa viene chiamata Quarto Potere.

Ora, io non avrei nulla contro un vero contropotere preposto a smascherare gli intrighi di Palazzo. Anzi, sarebbe questa la sua funzione... Ma normalmente la stampa è l'altra faccia dei vari Santuari (della Finanza, delle Banche, delle Imprese, dei poteri forti ecc.), di quelli, cioè, che il Palazzo lo vorrebbero condizionare e dirigere secondo i loro tornaconti. Che non sono i miei, e nemmeno del resto degli Italiani. Nella stizza di quel giornalista americano a Bruxelles contro Berlusconi che ha insistito affinché porgesse le scuse a Obama, c'è dell'altro e non solo il suo disappunto per la battuta sull'abbronzatura. Ed ecco rivelato cosa Italia-Russia: un'alleanza da nascondere sul sito etleboro di cui al link.

C'è che la visita di Berlusconi in Russia non è stata così gradita. C'è che le committenze commerciali, nemmeno. E neanche i contratti sull'energia. Berlusconi incontra Medvedev e firma oltre 20 accordi di cooperazione istituzionale ed economica con la Russia, gettando le basi per ulteriori spiragli di collaborazione bilaterale. L'Italia si conferma così uno dei partner europei privilegiati di Mosca. C'è che la verità sull'Ossezia e l'aggressione georgiana nell' agosto scorso, è molto meglio se non la si viene a sapere. Berlusconi sa come è andata, ma non può dirlo apertamente. Così si barcamena tra Scilla e Cariddi. C' è tutto questo e molto altro ancora. Intanto il popolino bue di Internet si diletta a fare il moralista, il perbenista, l'amerikano alla Alberto Sordi con in testa il berrettino da base ball. Mentre i media cosiddetti "seri" e "accreditati" ci riempiono di statistiche idiote alla Mannheimer (ex comunista filocinese di Servire il Pollo), VOTA anche tu: Berlusconi dovrebbe chiedere scusa a Obama? SI, NO, NON SO.
Che tristezza!

10 November 2008

From Marx to Market: il lato oscuro della globalizzazione


Il 9 novembre 1989 è caduto il Muro di Berlino e con esso la fine del comunismo. Molti blogger lo hanno ricordato con opportune immagini. Ma questa, purtroppo, non sarà mai una data da poter ricordare con la stessa esultanza con cui si festeggiò la fine della IIa guerra mondiale e con essa la caduta del nazifascismo. Perchè? Perchè non tutti i muri cadono per portarci gioia e letizia... E perchè a volte sono anche peggio del vaso di Pandora...
Leggi tutto a Occidente di questo blog...

08 November 2008

Nicholas Farrell, inglese antiamericano

Tempi duri. Fare l'americano è facile, facilissimo: oggi lo sono tutti, anche i piromani di bandiere a stelle e strisce comunisti. Perfino la sinistra più livorosamente antiamericanista e sovietica oggi dice "Chi? io? Mai stato antiamericano". Io ero anti BUSH, contro la guerra, ma da quando c'è Obama...". Lo dice perfino Lilli Gruber, le cui cronache dall'Iraq erano marcatamente saddamitiche. Beh, Obama Obama in excelsis Deo. A Natale non canteremo più Osanna Osanna, ma Obama Obama, con tanto di striscia scritta sul Presepe tenuta da due angeli.
Nicholas Farrell, dal nome e cognome che più anglosassone non si può, che rassomiglia un po' a Errol Flynn, naturalizzato italiano dopo aver sposato una giovane donna romagnola nonché scrittore nella nostra lingua che padroneggia splendidamente, va invece contromano. E scrive un pezzo di una paradossalità esilarante. Mi spiace per quei tirchioni di Libero che fanno pagare l'accesso al loro giornale on line, ma ora una volta tanto copio. Certo non posso incollare perché lavoro sul cartaceo di un pezzo ritagliato. E allora copio manualmente. Ma il pezzo di mercoledi 5 novembre è troppo divertente e merita la fatica di amanuense che sto per compiere. Titolo: Sono inglese e scusate se ce l'ho con gli americani.

La scelta è tra McCain e Obama ma diciamolo: come ci stanno sull'anima 'sti americani! Il mondo deve parlare solo di loro. Perché? Chissenefrega?! Forse ce l'ho con l'America perché sono inglese e prima di loro comandavamo noi. Fatto sta però che da poliziotti mondiali creano casini ovunque. L'impero britannico gestiva molto meglio la situazione. Meno ipocrita. Gli americani dicono: non vogliamo assolutamente governare il Vostro Paese, vogliamo solo aiutarvi a fondare la democrazia.


Noi inglesi dicevamo: noi vogliamo governare il vostro Paese, tutto lì, poi vedremo. Ma diciamolo: in fin dei conti funzionava molto meglio il sistema inglese.In ogni caso, chiunque di questi due pupazzi vince, l'America farà come ha sempre fatto. Farà L'Americano Whisky soda rock & roll, cioè il presuntuso e il prepotente con quel nauseante sorriso "Have a Nice Day". Sorriso finto che proviene dalla Costituzione con quella famosa clausola dove si parla del diritto alla felicità.

Macché felicità! Nessuno è felice perché la felicità è impossibile. Quindi nessuno ha diritto alla felicità. Al limite, esistono momenti di felicità. E basta. L'America però dispensa la felicità con la forza "if necessary" come il Duce dispensava il fascismo con l'olio di ricino. (...)

Confesso: quando penso all'America mi sento non solo "di sinistra" ma "comunista" (ndr: in realtà l'autore è un conservatore thatcheriano). Mi ritrovo negli slogan "Yankee go home" e "Hasta la victoria" (...).

L'America mi dà fastidio per tanti altri motivi. Non solo i mutui subprime ma anche la sinistra italiana è un "derivato" americano: no America no Veltroni . La sinistra della vecchia Europa si è trasformata dopo il crollo del muro di Berlino, da "cosa comunista" stile sovietico in "cosa democratica" stile politically correct. Questa political correctness è roba inventata non in Europa, ma in America, sia in California (costa ovest) sia in New England (costa est). Ma cos'è questa correctness? Beh, tante cose, ma tra l'altro Vittorio Feltri sarebbe stato licenziato per il suo fondo di ieri. In proposito di Obama il grande Feltri ha scritto:"Massì, quel nègher lì della Casa Bianca". No direttore, ma no.Scrivere una cosa del genere non si può, in America, perchè lì la legge la proibisce da 20 anni. La gente comune che abita nel Mid-West pensa esattamente come te, direttore. Ma i salottieri al comando a Los Angeles e a New York hanno deciso che non si può più dire quello che si pensa.
Gli americani sono ossessionati con i propri denti. Vogliono vivere per sempre. Sono ossessionati con shopping, jogging e lifting. Ma a me, inglese thatcheriano e anarchico, amante della libertà, l'America mi sta sull'anima.(...)
Peggio, forse senza l'America non ci sarebbe Veltroni.
(il pezzo è stato ridotto da Libero- rubrica "Fumo di Londra").


Domandina postuma da un milione di sterline: Nicholas Farrell, lei è inglese, parla la lingua di Shakespeare e scrive in ottimo italiano. Proviene da un ex grande potenza imperiale, alleata di ferro degli USA. Mi chiedo però: avrebbe potuto, un giornalista italiano di una grande testata, scrivere un pezzo simile? pensa che glielo avrebbero lasciato fare in tranquillità?